Come il Leonard Zelig di Woody Allen Claudio Bisio soffre di camaleontismo. Ma per lui non è una malattia. Di notte accarezza il suo cuore da sempre a sinistra, cavalcando con battute al fulmicotone i cabaret che lo hanno reso celebre fino a farlo diventare il mattatore di Zelig su Canale 5. Di giorno cura il suo portafoglio a destra, per cui deve ringraziare le tv di Silvio Berlusconi. Un superportafoglio, perché Bisio guadagna più di 2 milioni di euro all’anno ed è il comico più ricco, anzi, straricco, di tutta la banda Zelig. Lascia a distanza siderale perfino Luciana Littizzetto, la comica più ricca. Lei lo supera solo sul mercato immobiliare: ha 13 case fra Torino e Milano. Bisio si è fermato a 12. Alla banca dati del catasto il compagno Zelig di Novi Ligure (dove è nato il 19 marzo 1957) risulta proprietario di 5 fabbricati a Milano, due in provincia di Savona, tre a Firenze e due in provincia di Genova (ad Arenzano). In più ci sono cinque terreni nell’alessandrino e tre nel fiorentino. Ma a differenza della Littizzetto Bisio viene da famiglia benestante, e buona parte del patrimonio di immobili e terreni lo ha ereditato dal padre insieme alla sorella Marilena, di tre anni più giovane. Sugli immobili vale di più lei. Ma sul vile denaro Bisio sbaraglia la collega, grazie soprattutto agli ottimi contratti ottenuti con Mediaset e con Seat-Pagine gialle per cui da anni è testimonial di un fortunatissimo spot. Quando la Littizzetto ha iniziato a lavorare con Fabio Fazio in Rai, al fisco ha dichiarato 1,8 milioni di euro, cifra che la inserisce di diritto fra le donne più ricche di Italia. Bisio però le ha bagnato il naso, lasciandola a grande distanza. Con il suo reddito di 2.299.611 euro dal 2005 è entrato nell’empireo dei milionari italiani, 384° in classifica. Tanto per capirci al 385° posto figurava Andrea Della Valle, presidente della Fiorentina, che guadagnava 9 mila euro meno di lui. Sopra i due milioni di euro, ma alle spalle di Bisio c’erano anche Donatella Versace, l’amministratore delegato dell’Enel Fulvio Conti (che da domani secondo un emendamento alla legge comunitaria passato ieri in Senato dovrà ridursi lo stipendio sotto i 200 mila euro lordi, parificato ai parlamentari), l’ex manager della Juventus, Antonio Giraudo, il calciatore-allenatore ancora per poco della stessa squadra, Ciro Ferrara, e perfino uno scrittore-intellettuale che campa di diritti di autore d’oro come Umberto Eco (2 milioni e 128 mila euro).
A costruire il super-reddito di Bisio oltre ai cachet cinematografici e per le serate, ci sono anche le partecipazioni in società. Il comico ha il 2 per cento della Bananas srl, creata da Gino e Michele proprio per dare forma societaria alle fortune di Zelig. Ma è intestata a lui anche l’80 per cento di una immobiliare, la Solea srl, di cui è amministratore unico. Nel 2008 ha fatturato poco più di un milione di euro con un utile di 469.277 euro. Non ha immobili di proprietà, ma ha preso in leasing un ufficio con autorimessa (valore 1,3 milioni) e una abitazione (valore 602 mila euro) che gestisce e riaffitta a terzi. Bisio ha una quota anche di una società di promozione pubblicitaria (la Moviement srl) che fattura circa 2 milioni di euro all’anno e ha chiuso il 2008 in utile per 33.093 euro. Meno fortunata un’altra avventura imprenditoriale in cui si è tuffato insieme ad altri colleghi di Zelig: quella della Steek Hutzee srl, azienda di abbigliamento in corso di trasformazione. Dopo qualche anno in cui si è barcamenata, ha dedicato l’intero 2008 a cercare di riscuotere i crediti dai clienti che non pagavano. Risultato: 13 mila euro di perdita. Per Bisio non è un dramma: ha solo l’8 per cento. Per gli affari (e non solo quelli), Claudio ha davvero naso.
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Claudio Bisio, il comico che ha più naso per gli affari
Come il Leonard Zelig di Woody Allen Claudio Bisio soffre di camaleontismo. Ma per lui non è una malattia. Di notte accarezza il suo cuore da sempre a sinistra, cavalcando con battute al fulmicotone i cabaret che lo hanno reso celebre fino a farlo diventare il mattatore di Zelig su Canale 5. Di giorno cura il suo portafoglio a destra, per cui deve ringraziare le tv di Silvio Berlusconi. Un superportafoglio, perché Bisio guadagna più di 2 milioni di euro all’anno ed è il comico più ricco, anzi, straricco, di tutta la banda Zelig. Lascia a distanza siderale perfino Luciana Littizzetto, la comica più ricca. Lei lo supera solo sul mercato immobiliare: ha 13 case fra Torino e Milano. Bisio si è fermato a 12. Alla banca dati del catasto il compagno Zelig di Novi Ligure (dove è nato il 19 marzo 1957) risulta proprietario di 5 fabbricati a Milano, due in provincia di Savona, tre a Firenze e due in provincia di Genova (ad Arenzano). In più ci sono cinque terreni nell’alessandrino e tre nel fiorentino. Ma a differenza della Littizzetto Bisio viene da famiglia benestante, e buona parte del patrimonio di immobili e terreni lo ha ereditato dal padre insieme alla sorella Marilena, di tre anni più giovane. Sugli immobili vale di più lei. Ma sul vile denaro Bisio sbaraglia la collega, grazie soprattutto agli ottimi contratti ottenuti con Mediaset e con Seat-Pagine gialle per cui da anni è testimonial di un fortunatissimo spot. Quando la Littizzetto ha iniziato a lavorare con Fabio Fazio in Rai, al fisco ha dichiarato 1,8 milioni di euro, cifra che la inserisce di diritto fra le donne più ricche di Italia. Bisio però le ha bagnato il naso, lasciandola a grande distanza. Con il suo reddito di 2.299.611 euro dal 2005 è entrato nell’empireo dei milionari italiani, 384° in classifica. Tanto per capirci al 385° posto figurava Andrea Della Valle, presidente della Fiorentina, che guadagnava 9 mila euro meno di lui. Sopra i due milioni di euro, ma alle spalle di Bisio c’erano anche Donatella Versace, l’amministratore delegato dell’Enel Fulvio Conti (che da domani secondo un emendamento alla legge comunitaria passato ieri in Senato dovrà ridursi lo stipendio sotto i 200 mila euro lordi, parificato ai parlamentari), l’ex manager della Juventus, Antonio Giraudo, il calciatore-allenatore ancora per poco della stessa squadra, Ciro Ferrara, e perfino uno scrittore-intellettuale che campa di diritti di autore d’oro come Umberto Eco (2 milioni e 128 mila euro).
A costruire il super-reddito di Bisio oltre ai cachet cinematografici e per le serate, ci sono anche le partecipazioni in società. Il comico ha il 2 per cento della Bananas srl, creata da Gino e Michele proprio per dare forma societaria alle fortune di Zelig. Ma è intestata a lui anche l’80 per cento di una immobiliare, la Solea srl, di cui è amministratore unico. Nel 2008 ha fatturato poco più di un milione di euro con un utile di 469.277 euro. Non ha immobili di proprietà, ma ha preso in leasing un ufficio con autorimessa (valore 1,3 milioni) e una abitazione (valore 602 mila euro) che gestisce e riaffitta a terzi. Bisio ha una quota anche di una società di promozione pubblicitaria (la Moviement srl) che fattura circa 2 milioni di euro all’anno e ha chiuso il 2008 in utile per 33.093 euro. Meno fortunata un’altra avventura imprenditoriale in cui si è tuffato insieme ad altri colleghi di Zelig: quella della Steek Hutzee srl, azienda di abbigliamento in corso di trasformazione. Dopo qualche anno in cui si è barcamenata, ha dedicato l’intero 2008 a cercare di riscuotere i crediti dai clienti che non pagavano. Risultato: 13 mila euro di perdita. Per Bisio non è un dramma: ha solo l’8 per cento. Per gli affari (e non solo quelli), Claudio ha davvero naso.
Dalla Rai a Della Valle tutti incappati nel cracl Lehman
La lista è lunghissima, gli importi spesso a sei cifre- anche se in dollari. E’ un piccolo esercito quello degli italiani in fila con il cappello in mano per il fallimento della Lehman Brothers. Sono in tutto 678 quelli che entro la tgerza settimana di settembre hanno presentato domanda di risarcimento diretta o indiretta ai curatori fallimentari della banca americana che ha suonato il gong per la crisi finanziaria internazionale. Ci sono società, singole persone, manager e dipendenti della filiale italiana della Lehman. Quasi tutte le banche italiane, Banca Intesa, Monte dei Paschi, Unicredit, Ubi , Mediobanca e Banca popolare di Milano in testa. Lo Stato, in primis il ministero dell’Economia e le sue società controllate. Praticamente tutti i grandi gruppi imprenditoriali italiani: Fiat, De Benedetti, Berlusconi, Benetton, Ligresti, Pesenti, Telecom Italia, Ferrero, De Longhi, Della Valle e decine di altri. Il record ce l’ha il ramo italiano della Zurich life, con 194 milioni di dollari di crediti verso Lehman. Ma non scherzano nemmeno la Cassa depositi e prestiti con i suoi 133 milioni, Carimonte con 113 e Telecom Italia con 68 milioni. E’ già un caso politico l’esposizione della Regione Marche che chiede al fallimento 72,4 milioni di dollari dopo avere assicurato all’indomani del crack di avere una esposizione ridicola e rischiare al massimo due milioni di euro. E’ in buona compagnia, perché nella lista dei creditori ci sono anche altre due regioni, il Lazio e la Sicilia, che hanno presentato domanda tenendo riservato l’importo richiesto. Con una cifra non particolarmente alta, 526 mila dollari, c’è anche la Rai che è stata fra le prime società italiane a insinuarsi nel fallimento già nel gennaio 2009. A suscitare qualche perplessità più che l’importo è la documentazione allegata. A parte una lettera per rivendicare il dovujto firmata dal direttore degli affari legali dell’azienda di viale Mazzini, Rubens Esposito, una tabella elenca le 21 operazioni intercorse fra la tv pubblica italiana finanziata dal canone di tutti i cittadini e la Lehman brothers: alcune (11) riguardano finanziamenti- anche derivati- alla capogruppo, altre (10) la controllata Rai cinema. E’ quasi andata bene alla fine se sui 56 e oltre milioni di dollari di rapporti con Lehman Rai rischia di rimetterci solo una mezza milionata.
Certo, anche personaggi che con la finanza ci sanno fare da una vita si sono bruciati le dita con Lehman. Ci è cascato Carlo De Benedetti con la sua Cir International sa, qualche guaio hanno subito perfino i suoi banchieri e commercialisti di fiducia, quei Segre che controllano la Bim di Torino. Fra le persone fisiche la più famosa ad avere presentato il conto è Andrea Della Valle- fratello di Diego e presidente uscente della Fiorentina- che con Lehman ha rimesso 3,5 milioni di dollari di investimenti personali. Mancano all’appello delle sue tasche sei strumenti finanziari sottoscritti fra il 2003 e il 2008, l’ultimo proprio alla vigilia del naufragio della banca americana. Ma anche questo non è un caso isolato. E d’altra parte al tribunale fallimentare di Milano la Lehman era stata inserita nel novembre 2007 dal presidente della sezione, Bartolomeo Quatraro, fra le società che potevano offrire i loro servizi ai creditori. Titoli e strumenti finanziari erano ritenuti dagli esperti altamente affidabili e quasi privi di rischio. Nell’elenco c’è più di un singolo investitore italiano che allega anche la lettera-beffa (una è di Banca Aletti, che ci ha rimesso non poco del suo) che all’improvviso comunicava al cliente che milioni di risparmi erano passati a valutazione di alto rischio. La settimana dopo quei soldi erano semplicemente svaniti insieme alle casse che i dipendenti della Lehman portavano in strada.
Un capitolo a parte meritano le richieste di risarcimento presentate dagli stessi top manager e dirigenti del gruppo Lehman. In un un lungo elenco di poveri dipendenti che reclamano il dovuto: liquidazione e pagamento degli ultimi stipendi,. Svettano i 15 milioni di dollari chiesti da Ruggero Magnoni e le decine e decine di milioni vantati come crediti dai suoi colleghi. Vogliono perfino il pagamento dei bonus legati a maxi-operazioni con cui hanno piazzato derivati a banche, società ed enti pubblici in Italia. Bonus per avere messo nei guai più di un ente locale del loro paese.
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