Visualizzazione post con etichetta D'Alema. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta D'Alema. Mostra tutti i post

Il Pd è nato già vecchio, per questo non funziona

Perfino un novantenne come Oscar Luigi Scalfaro esposto al freddo di Roma come unica bandiera a disposizione per difendere la Costituzione. E' l'ultimo atto della vita politica di quello che avrebbe voluto essere un nuovo partito, il Partito Democratico, e che ormai sta franando anche nelle attese e nelle speranze degli elettori di centro sinistra. Mai nella storia di questi anni il centrosinistra aveva raccolto così poco consenso nelle urne come è accaduto nella primavera del 2008. Mai un leader di schieramento è stato sconfitto con tanta distanza come è accaduto al segretario del Pd in quella situazione. Una debacle senza precedenti che non può essere solo addossata alla incapacità del leader, che pure non ha brillato. Se va così male l'errore è proprio nel suo dna costituzionale. Non che dall'altra parte tutto brilli, e che il Pdl mai pensato e creato un po' come Eva dalla costola di Adamo-Silvio Berlusconi sia un partito vero. Ma provate a pensare se nel centrodestra a qualcuno un giorno fosse venuto in mente "ma sì, facciamo un nuovo partito. E per la guida scegliamo fra Arnaldo Forlani e Claudio Martelli (visto che non c'è più Bettino Craxi)". Che successo avrebbe avuto un Pdl guidato così? Beh, questo sta accadendo sul fronte opposto. In qualsiasi professione con 35 anni di contributi si può accedere alla pensione di vecchiaia. Walter Veltroni ha iniziato la sua carriera politica 33 anni fa: nel 1976 era già consigliere comunale a Roma. Massimo D'Alema era segretario della Fgci 34 anni fa, nel 1975. Entrambi sono deputati da 22 anni, dal 1987. Pensare che un nuovo partito si fa con due ex pci che da più di 30 anni lavorano in politica e che hanno già occupato il potere in ogni modo, è come mettere davvero alla guida di una nuova esperienza Craxi (o Martelli) e Forlani. Perché litigano D'Alema e Veltroni? Per idee diverse sul futuro della politica? Macchè, per cose di 30 anni fa accadute fra loro. Guerre di delfinato ancora nel vecchio pci, scontro per la segreteria del pds, battaglie per poltrone di governo di esecutivi già consegnati alla storia. Si può fare un nuovo partito, chiedere il voto a italiani che quando quei due litigavano ancora dovevano nascere o avevano il grembiulino a scuola, mettendo in primo piano due esponenti che nel resto del mondo si avvierebbero alla pensione? Come fa ad essere credibile un nuovo partito con una leadership così intrisa di una storia da cui dovrebbe liberarsi (quella comunista) e così gonfia di vecchi rancori personali? Che sa esprimere un partito così? Un novantenne sul predellino di una piazzetta ad eccitare gli animi? C'è bisogno ancora di alternanza in Italia, e comunque anche ora di una opposizione intelligente e creativa. Ma non ci sarà mai finchè ci si affida ai Craxi e Forlani di casa...

CONSORTE ACCUSATO DI VIOLARE LA LEGGE AL TELEFONO CON FASSINO, LATORRE D'ALEMA. E dall'altro capo del telefono?

Pubblico qui il testo del reato di insider trading previsto dal testo unico della finanza. Eccolo: Art. 180 Abuso di informazioni privilegiate 1 . È punito con la reclusione fino a due anni e con la multa da venti a seicento milioni di lire chiunque, essendo in possesso di informazioni privilegiate in ragione della partecipazione al capitale di una società, ovvero dell'esercizio di una funzione, anche pubblica, di una professione o di un ufficio: a) acquista, vende o compie altre operazioni, anche per interposta persona, su strumenti finanziari avvalendosi delle informazioni medesime; b) senza giustificato motivo, dà comunicazione delle informazioni, ovvero consiglia ad altri, sulla base di esse, il compimento di taluna delle operazione indicate nella lettera a). 2 . Con la stessa pena è altresì punito chiunque, avendo ottenuto, direttamente o indirettamente, informazioni privilegiate dai soggetti indicati nel comma 1, compie taluno dei fatti descritti nella lettera a) del medesimo comma. 3 . Ai fini dell'applicazione delle disposizioni dei commi 1 e 2, per informazione privilegiata si intende un'informazione specifica di contenuto determinato, di cui il pubblico non dispone, concernente strumenti finanziari o emittenti di strumenti finanziari, che, se resa pubblica, sarebbe idonea a influenzare sensibilmente il prezzo. Questa ipotesi di reato è stata contestata dalla procura di Milano all’ex presidente di Unipol, Giovanni Consorte. Per avere comunicato notizie riservate, in grado di incidere sull’andamento dei titoli coinvolti, ad alcuni interlocutori al telefono: Piero Fassino e Nicola Latorre, che durante una di queste telefonate passa il suo cellulare a Massimo D’Alema, cui Consorte offre altri particolari della scalata Unipol a Bnl. Se la procura contesta questo reato significa che Clementina Forleo non era poi così sola quando scriveva la richiesta di utilizzo di quelle intercettazioni alle Camere. Ma sarebbe curioso che la stessa ipotesi di reato non venga contestata a quegli interlocutori al telefono. Se è colpevole Consorte infatti, potrebbero esserlo anche i suoi interlocutori, messi nelle condizioni di sfruttare a proprio vantaggio o vantaggio di terzi quelle informazioni riservate. Per appurarlo- come accadrebbe a qualsiasi altri cittadino- bisognerebbe iscrivere nel registro degli indagati Fassino, Latorre e D’Alema, fare le relative indagini e magari scoprire che il reato non è mai esistito, avendo tenuto ognuno per sé quelle informazioni privilegiate. Per escludere questa ovvia ipotesi di reato bisognerebbe avere già indagato, e avere raccolto le prove dell’innocenza dei tre politici Ds. Che quindi sarebbero indagati da tempo. La terza ipotesi non si può nemmeno prendere in considerazione: che a Milano ci siano magistrati in grado di concedere un’immunità di principio a Fassino, Latorre e D’Alema. Pm che più o meno procedano così: “Ma no, quei tre sono persone per bene. Non possono avere nemmeno per ipotesi utilizzato a proprio vantaggio quelle informazioni riservate che contestiamo a Consorte di avere loro rivelato. Né a vantaggio loro, né a vantaggio del loro partito, di un banchiere o imprenditore amico successivamente raggiunto al telefono… Indagare su questo? Sarebbe come mettere in discussione la verginità della Madonna”. Sono certo che un magistrato così non esista né a Milano né in un’altra qualsiasi procura di Italia Quindi per l’insider trading di Unipol sono certamente indagati tutti e tre i politici diessini. E certamente tutti e tre sapranno dare prova della propria innocenza…

DA ITALIA OGGI IN EDICOLA/ D'Alema, condannato speciale

Fuori gioco Clementina Forleo, si è persa nei meandri del palazzo di giustizia di Milano il faldone da inviare al Parlamento europeo per richiedere l'autorizzazione a utilizzare le intercettazioni telefoniche che riguardano Massimo D'Alema. L'invio, preannunciato dagli uffici del tribunale meneghino a fine ottobre e atteso per i primi di novembre, è stato congelato dal processo intentato prima sui media poi davanti al Csm al giudice Forleo. C'è da scommettere che con la sua uscita di scena, quel faldone non prenderà più la via di Strasburgo. Condannando lo stesso D'Alema a non liberarsi più dal sospetto e a non potere dimostrare, come avrebbe fatto qualsiasi altro cittadino, la sua innocenza. Avendo tutti potuto leggere il testo delle intercettazioni fra lo stesso D'Alema e Giovanni Consorte, resteranno in piedi tutti i dubbi che da quelle righe emergono: ci fu o meno in quella telefonata un passaggio di informazioni riservate prima che le stesse fossero a disposizione del mercato? E se, come parrebbe da quei brogliacci, il passaggio di informazioni ci fu, se ne fece uso da parte di chicchessia? Altro dubbio che resterà fissato in quei brogliacci, senza possibilità di indagine e di difesa del sospettato, sarà quello del possibile favoreggiamento. In un passaggio di quella telefonata infatti D'Alema sembrò avvisare con una certa insistenza Consorte sulle intercettazioni effettivamente in corso sulle linee telefoniche dell'ex manager di Unipol. Sospetti, dunque, e dubbi sul capo di uno dei principali leader del nuovo partito democratico, politico fra i pochi preparati, intelligenti e competenti. Un aspetto, quello di D'Alema, che rende ancora più drammatico il siluramento della Forleo. E si sommano a numerosi altri dubbi che emergono dalla terza e ultima parte dell'audizione del gip milanese davanti al Csm che oggi pubblichiamo all'interno. Cito un particolare fra tutti: proprio quando un consulente del tribunale di Milano aveva appena finito di trascrivere le telefonate intercettate, su qualche giornale ne trapelarono degli spezzoni testuali. Uno di questi non coincideva, perché il consulente della Forleo non aveva compreso la registrazione, ritenendola troppo disturbata. Appuntò «frase incomprensibile». Riascoltata più volte, era proprio come era stata compresa dai giornali che l'avevano pubblicata. Ci fu dunque una fuga non di notizie, ma di bobine. Chissà se non scattò proprio in quel modo la trappolona alla Forleo. Sarebbe interesse proprio di D'Alema prima di tutti, dare una risposta chiara a questi interrogativi, chiedere ai magistrati di procedere con le indagini e di essere interrogato. È la sola fine nobile di questa indegna vicenda...

P.S. Nel primo post la terza e conclusiva puntata dell'audizione di Clementina Forleo al Csm.

DA ITALIA OGGI IN EDICOLA/ La Forleo lapidata

Il giudice Clementina Forleo non ne ha fatta una politicamente corretta. Ha graziato un gruppo di marocchini accusati di terrorismo nell'Italia governata dal centro-destra e nel mondo si mandavano dietro le sbarre senza troppi complimenti tutti i sospettati. Ha terremotato con l'inchiesta Unipol il vertice dei Ds non appena questi sono arrivati al governo. Ha accusato magistrati e carabinieri, irritando tutte le istituzioni possibili. Quando a difenderla è rimasto solo Antonio Di Pietro, lei è andata a denunciare tutti affidando le sue pene a un pm di Brescia, Fabio Salamone, il magistrato che perseguì per anni proprio Di Pietro. Non è un giudice di mondo, la Forleo. Per questo la stanno facendo fuori. Nello straordinario documento dell’audizione della Forleo davanti al Csm c’è tutto il processo che da destra e sinistra si intenta alla Forleo. Un giudice rompiscatole, che riscuote scarsa simpatia. Ho provato a cercare fra gli atti del passato, e non ho trovato tanto accanimento nei confronti di un collega da parte del Csm. Mai visto un processo tanto repentino in tutta la storia della giustizia italiana. Dal tono delle domande, dalla raffica delle contestazioni dei suoi inquisitori sembrava non si volesse perdere più tempo nel liquidare una pratica il cui destino era scritto stelle. Via la Forleo, e applausi bipartisan. Lei di fronte all’Inquisizione sembra un giudice ragazzina, con i nervi che cedono, le osservazioni un po’ ingenue, il timore e tremore, la assoluta non dimestichezza con la procedura. Ma bisogna mettersi nei suoi panni. Anni di minacce alla sua famiglia, lettere minatorie che prevedono la morte dei genitori, case bruciate, telefonate anonime. Tutti- magistrati, forze dell’ordine, politici dell’uno e dell’altro fronte che fanno spallucce e prendono le distanze. Non era mai accaduto così nei confronti di un magistrato. E i precedenti si riferiscono ad altro tipo di giudici ragazzini: isolati e poi falcidiati dalle raffiche di mitra della mafia. Se davvero la Forleo non è magistrato equilibrato o addirittura è attraversata da follia, allora chi ha permesso che diventasse giudice? Perché la si è applaudita quando ha sgominato i furbetti del quartierino? Ieri ero a una trasmissione tv con una prodiana doc, la senatrice Marina Magistrelli. Elencando le buone cose fatte del governo citato i 90 milioni sequestrati a Fiorani e trasformati in buoni asili. Le ho fatto notare che stavano per dare un calcio nel sedere a chi aveva sequestrato quelle somme. Mi ha risposto: “Non noi. L’organo di autogoverno della magistratura...”. In quella frase c’è tutta l’ipocrisia della classe politica italiana. E un buon motivo per stare dalla parte del giudice ragazzina... P.S. Su Italia Oggi in edicola il 5, il 6 e il 7 dicembre il testo integrale dell'audizione di Clementina Forleo davanti al Csm. Qui di seguito, nel primo post è allegato il testo pubblicato nei giorni 5 e 6 dicembre

Forleo 2/ Da Italia Oggi in edicola

L’Italia si è normalizzata

L'ultimo atto è arrivato ieri sera, al palazzo dei Marescialli. Davanti alla prima commissione del Consiglio superiore della Magistratura si è chiuso il caso di Clementina Forleo. Il gip milanese, stando alle prime scarne ricostruzioni strappate da Claudia Morelli (la testimonianza, o meglio l'interrogatorio è stato segretato), avrebbe fatto una robusta marcia indietro rispetto alle frasi dette durante la trasmissione tv di Michele Santoro. Ha negato di avere ricevuto pressioni istituzionali sul caso Unipol e sostenuto che il caso sia stato successivamente montato dalla stampa. Tolta a Luigi De Magistris l'inchiesta che minacciava il governo, con la retromarcia della Forleo l'Italia si è normalizzata... Intendiamoci, non abbiamo elementi per giudicare le ragioni che hanno portato ieri il giudice Forleo a dire quelle cose al Csm. Non sono mancati riflettori e microfoni in queste settimane (nè lei sembrava sottrarsene) per respingere con immediatezza un'interpretazione delle sue parole evidentemente ritenuta fuorviante. Ma la pressione di questi giorni nei suoi confronti e il destino assegnato a quel suo collega -De Magistris- che con tanta generosità aveva pubblicamente difeso devono avere consigliato prudenza. Non era mai accaduto che un pubblico ministero con in mano una inchiesta che toccava esponenti importanti del governo in carica fosse tolto di mezzo senza nemmeno preoccuparsi di salvare al forma: viale inchieste, licenziati i suoi consulenti, trasferito il suo principale collaboratore di polizia giudiziaria, probabilmente via anche lui. E si accontenti di mantenere scorta e protezione. Al di là del giudizio di merito sulle inchieste di De Magistris (che è solo una parte del processo, il pm) e sugli atti della Forleo (che è giudice), non si ricorda in Italia un isolamento istituzionale di questo tipo nei confronti di due magistrati dall'inizio degli anni Novanta. E i magistrati allora lasciati soli ed isolati da gran parte delle istituzioni avevano i nomi di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Certo il contesto è in parte diverso, ma la procedura davvero collimante, e fa una certa impressione. Temo di essere buon profeta nell'immaginare che anche quelle lacrime versate copiosamente ieri dalla Forleo davanti a quelli che avrebbero dovuto essere suoi difensori e invece costituivano una corte di giudizio le saranno volte contro. Donna. Emotiva. Instabile. Inadatta a un ruolo così delicato. Non è un caso se solo di quel pianto, assai enfatizzato, è trapelata a tarda sera qualche notizia sulle principali agenzie. Chiuso il caso De Magistris, inondato da lacrime quello Forleo. L'Italia è normalizzata..