Lamberto Dini, il leader che è in posizione chiave in questo momento politico, quasi è disposto a lasciargli il passo. «Silvio Berlusconi ha compiuto una mossa magistrale», spiega a ItaliaOggi commentando lo scioglimento di Forza Italia e l'annuncio della nascita del partito del Popolo delle libertà, e aggiunge: «Mossa che obbliga tutti a riconsiderarlo politicamente centrale». Stima ricambiata durante la conferenza stampa ufficiale con cui il Cavaliere ha definito i contorni della sua nuova stagione politica. «Non sono sorpreso di questa citazione», continua Dini, «d'altra parte proprio in parlamento abbiamo detto che riteniamo importante arrivare a un quadro politico differente. Ed è così». Giudizio senza mezzi termini, quello di Lamberto Dini. Segnale anche di una cordialità ritrovata con Berlusconi, dopo qualche incomprensione negli anni. Avrà conseguenze immediate sul governo di Romano Prodi? Non immediate, ma conseguenze sì. Una nuova fase politica è ormai iniziata, ed è particolare di poco conto chi e per quanto resti ancora a palazzo Chigi. Dopo che Berlusconi ha sparigliato tutte le carte, è possibile che la stizza di Pierferdinando Casini e soprattutto quella di Gianfranco Fini faccia da stampella all'esecutivo morente. Ma- come aggiunge lo stesso Dini- in primo piano resteranno solo Berlusconi e Walter Veltroni con il suo partito democratico, «ed è impensabile che sulla legge elettorale non avvenga un confronto fra due partiti che hanno all'incirca il 30 per cento ciascuno». Che accadrà dunque nei prossimi mesi? Semplice: che Veltroni e Berlusconi si metteranno d'accordo su legge elettorale e sulla tempistica con cui sigillare definitivamente l'avventura politica di Prodi. In che tempi? Entro il prossimo autunno, forse un poco prima, in ogni caso per votare al massimo nella primavera del 2009. E' finita la Casa delle libertà, ed è già stato seppellito con la nascita del Pd il cartello elettorale dell'Ulivo. L'Italia avrà due grandi partiti che si confronteranno, come avviene negli Stati Uniti d'America. Ma non sarà la stessa cosa: con la decisione di Berlusconi si chiude anche l'era bipolare. Lui si è messo al centro della politica, ed è pronto a sfruttare i vantaggi di posizione del sistema proporzionale: ci si puàò alleare con Umberto Bossi o con Veltroni. Anche se oggi storce il naso Casini non ha altra possibilità che confluire in quel partito. Gianfranco Fini è l'unico ad essere davvero in difficoltà, ma la sua alternativa è tornare a guidare una sorta di vecchio Msi di scarso peso, avendo il morso di Francesco Storace alla sua destra. E' lui, insieme a Prodi, il vero sconfitto...
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Da Italia Oggi in edicola/ DINI BENEDICE LA SVOLTA DI BERLUSCONI
Lamberto Dini, il leader che è in posizione chiave in questo momento politico, quasi è disposto a lasciargli il passo. «Silvio Berlusconi ha compiuto una mossa magistrale», spiega a ItaliaOggi commentando lo scioglimento di Forza Italia e l'annuncio della nascita del partito del Popolo delle libertà, e aggiunge: «Mossa che obbliga tutti a riconsiderarlo politicamente centrale». Stima ricambiata durante la conferenza stampa ufficiale con cui il Cavaliere ha definito i contorni della sua nuova stagione politica. «Non sono sorpreso di questa citazione», continua Dini, «d'altra parte proprio in parlamento abbiamo detto che riteniamo importante arrivare a un quadro politico differente. Ed è così». Giudizio senza mezzi termini, quello di Lamberto Dini. Segnale anche di una cordialità ritrovata con Berlusconi, dopo qualche incomprensione negli anni. Avrà conseguenze immediate sul governo di Romano Prodi? Non immediate, ma conseguenze sì. Una nuova fase politica è ormai iniziata, ed è particolare di poco conto chi e per quanto resti ancora a palazzo Chigi. Dopo che Berlusconi ha sparigliato tutte le carte, è possibile che la stizza di Pierferdinando Casini e soprattutto quella di Gianfranco Fini faccia da stampella all'esecutivo morente. Ma- come aggiunge lo stesso Dini- in primo piano resteranno solo Berlusconi e Walter Veltroni con il suo partito democratico, «ed è impensabile che sulla legge elettorale non avvenga un confronto fra due partiti che hanno all'incirca il 30 per cento ciascuno». Che accadrà dunque nei prossimi mesi? Semplice: che Veltroni e Berlusconi si metteranno d'accordo su legge elettorale e sulla tempistica con cui sigillare definitivamente l'avventura politica di Prodi. In che tempi? Entro il prossimo autunno, forse un poco prima, in ogni caso per votare al massimo nella primavera del 2009. E' finita la Casa delle libertà, ed è già stato seppellito con la nascita del Pd il cartello elettorale dell'Ulivo. L'Italia avrà due grandi partiti che si confronteranno, come avviene negli Stati Uniti d'America. Ma non sarà la stessa cosa: con la decisione di Berlusconi si chiude anche l'era bipolare. Lui si è messo al centro della politica, ed è pronto a sfruttare i vantaggi di posizione del sistema proporzionale: ci si puàò alleare con Umberto Bossi o con Veltroni. Anche se oggi storce il naso Casini non ha altra possibilità che confluire in quel partito. Gianfranco Fini è l'unico ad essere davvero in difficoltà, ma la sua alternativa è tornare a guidare una sorta di vecchio Msi di scarso peso, avendo il morso di Francesco Storace alla sua destra. E' lui, insieme a Prodi, il vero sconfitto...
DA ITALIA OGGI IN EDICOLA/ Dini e il suo ditino
Il governo italiano è appeso a un ditino. A un pollice: quello che Lamberto Dini girerà verso l'alto, salvando la vita a Romano Prodi, o verso il basso, salvando la faccia a Silvio Berlusconi. Quel pollice è lì, a mezz'aria. Ieri si è alzato più volte. E quando Prodi già confidava ai suoi «Lamberto è tornato a casa», trattando Dini come Lassie, ecco quel pollice girarsi verso il basso, e indicare ai suoi lo stesso voto della Cdl. Governo sotto e brivido nella maggioranza già certa di avere scampato il pericolo. E di nuovo a roteare. Prodi ci è abituato: l'anno scorso il suo destino dipendeva da Pallaro, ora la sua maggioranza è legata alle decisioni di un mini-partito, i liberaldemocratici fondati da Dini. In senato i diniani sono tre: il fondatore, Lamberto; Giuseppe Scalera e Nicola D'Amico. Quest'ultimo è nato e cresciuto con Dini in Banca d'Italia. Grazie a lui è sbarcato in politica. Ma secondo il chiacchericcio di palazzo Madama D'Amico oggi sarebbe la longa manus di Prodi nel gruppetto che potrebbe tradire. Il suo compito sarebbe quello di lanciare per tempo l'allarme e consentire di trovare una sponda d'emergenza alla maggioranza. Che sia vero o falso, è questo il clima con cui ci si avvia al voto finale sulla legge finanziaria. Possibile che sugli ultimi articoli votati questa mattina la maggioranza vada ancora sotto e che il voto finale diventi l'addio al governo Prodi, cosa di cui è talmente certo Berlusconi da avere messo a punto ieri sera una sua possibile conferenza stampa di oggi per chiedere il ricorso alle urne. Possibile- come è avvenuto sempre nei momenti critici di questi mesi- che il voto di un senatore a vita consenta di prolungare l'agonia a palazzo Madama fino alla prossima trappola. Chi tifa per questa seconda ipotesi sventola uno spauracchio che ha poche ragioni di esistere: quello del rischio dell'esercizio provvisorio. Se anche cadesse il governo, non è detto che cada la finanziaria. Già quando Prodi fu costretto a lasciare il timone a Massimo D'Alema, si dovette ricucire una manovra economica in corsa. Il massimo che può accadere è dovere lavorare anche sabato e domenica e rinunciare al maxi-ponte di Natale. Indipentementre dall'esito del voto odierno però un fatto è chiaro: una maggioranza politica rappresentata in Parlamento in questo momento non esiste più. Dini e i suoi non fanno più culturalmente parte dell'Unione. Non è più lì nemmeno l'Udeur di Clemente Mastella. Possono optare per la ragione di Stato, possono non essere entusiasti di doversi alleare (colpa della legge elettorale) con il centrodestra di Berlusconi. Ma entrambi sono coscienti che è finita...
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