Per pagare la campagna elettorale delle ultime europee e il lancio di alcuni volti nuovi della politica come David Sassoli, il Partito democratico di Dario Franceschini ha messo all’asta all’inizio della primavera ben 19 milioni di euro di Bot e Cct. Titoli di Stato in cui erano stati investiti l’anno precedente da Walter Veltroni i primi rimborsi elettorali arrivati nelle casse del neo-partito, assai superiori alle spese per le elezioni politiche 2008. Lo rivela il tesoriere del Partito democratico, il senatore Mauro Agostini, nella nota integrativa al primo bilancio della storia Pd, pubblicato ieri sui due quotidiani che ancora fanno riferimento al partito, L’Unità ed Europa... Il disinvestimento dal tesoretto accumulato in titoli di Stato è annunciato dal tesoriere fra i fatti di rilievo avvenuti dopo la chiusura dell’esercizio e si spiega che è stato necessario “al fine di fare fronte agli impegni della campagna elettorale relativa al Parlamento europeo e delle altre elezioni amministrative. Quei 19 milioni fanno capire quanto Franceschini abbia davvero puntato su Sassoli e questa tornata elettorale di provinciali e comunali. Perché secondo lo stesso bilancio Pd il partito l’anno precedente aveva speso per le politiche e le contemporanee amministrative 18 milioni di euro nei quali però erano compresi ben 9 milioni spesi dalle strutture regionali e provinciali del partito. Quindi Franceschini questa volta ha raddoppiato l’investimento, rendendo ancora più doloroso il tonfo elettorale. Una ferita politica e non finanziaria, perché grazie al generoso sistema dei rimborsi elettorali nel 2008 il Pd pur dichiarando spese per 18 milioni si è visto concedere dallo stato una cambiale da 182 milioni di euro. Grazie a questo maxi-rimborso (che in realtà verrà rateizzato fino al 2012) il primo bilancio del Pd segna un utile che nella storia della sinistra non si è mai visto: 146,5 milioni di euro. Un po’ virtuali, perché il bilancio è stato costruito di competenza e non di cassa (come per altro da anni usa fare Forza Italia), ma con gli altrettanto generosi rimborsi delle europee anche il 2009 sarà da record. Assoluta novità del nuovo partito anche l’assenza totale di indebitamento con il sistema bancario. Finanziariamente Franceschini ha tagliato tutte le radici con la storia passata ( i debiti ci sono, ma restano in carico a Ds e Margherita) e per la prima volta simbolicamente la sinistra italiana non ha più in bilancio quel rosso che l’aveva sempre contraddistinta...
Franco Bechis
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Franceschini si è venduto tutti i Bot per fare flop alle europee
Per pagare la campagna elettorale delle ultime europee e il lancio di alcuni volti nuovi della politica come David Sassoli, il Partito democratico di Dario Franceschini ha messo all’asta all’inizio della primavera ben 19 milioni di euro di Bot e Cct. Titoli di Stato in cui erano stati investiti l’anno precedente da Walter Veltroni i primi rimborsi elettorali arrivati nelle casse del neo-partito, assai superiori alle spese per le elezioni politiche 2008. Lo rivela il tesoriere del Partito democratico, il senatore Mauro Agostini, nella nota integrativa al primo bilancio della storia Pd, pubblicato ieri sui due quotidiani che ancora fanno riferimento al partito, L’Unità ed Europa... Il disinvestimento dal tesoretto accumulato in titoli di Stato è annunciato dal tesoriere fra i fatti di rilievo avvenuti dopo la chiusura dell’esercizio e si spiega che è stato necessario “al fine di fare fronte agli impegni della campagna elettorale relativa al Parlamento europeo e delle altre elezioni amministrative. Quei 19 milioni fanno capire quanto Franceschini abbia davvero puntato su Sassoli e questa tornata elettorale di provinciali e comunali. Perché secondo lo stesso bilancio Pd il partito l’anno precedente aveva speso per le politiche e le contemporanee amministrative 18 milioni di euro nei quali però erano compresi ben 9 milioni spesi dalle strutture regionali e provinciali del partito. Quindi Franceschini questa volta ha raddoppiato l’investimento, rendendo ancora più doloroso il tonfo elettorale. Una ferita politica e non finanziaria, perché grazie al generoso sistema dei rimborsi elettorali nel 2008 il Pd pur dichiarando spese per 18 milioni si è visto concedere dallo stato una cambiale da 182 milioni di euro. Grazie a questo maxi-rimborso (che in realtà verrà rateizzato fino al 2012) il primo bilancio del Pd segna un utile che nella storia della sinistra non si è mai visto: 146,5 milioni di euro. Un po’ virtuali, perché il bilancio è stato costruito di competenza e non di cassa (come per altro da anni usa fare Forza Italia), ma con gli altrettanto generosi rimborsi delle europee anche il 2009 sarà da record. Assoluta novità del nuovo partito anche l’assenza totale di indebitamento con il sistema bancario. Finanziariamente Franceschini ha tagliato tutte le radici con la storia passata ( i debiti ci sono, ma restano in carico a Ds e Margherita) e per la prima volta simbolicamente la sinistra italiana non ha più in bilancio quel rosso che l’aveva sempre contraddistinta...
Franco Bechis
PD, ce ne era uno bravo. Ma non è una segretaria. A casa!
Paolo Gambescia è stato direttore dell'Unità, del Mattino, del Messaggero. Dopo una vita da giornalista Piero Fassino e Walter Veltroni due anni fa gli chiesero il grande salto, in politica. Eletto a Montecitorio si è rimboccato le maniche come un ragazzino al primo giorno di scuola. Ha studiato, ascoltato consigli, lavorato. Di 630 deputati è risultato l'11° per presenze in aula, il settimo dell'Unione: ha partecipato al 99,25% delle sedute. Entrato in commissione giustizia è stato relatore dei provvedimenti più delicati, come quello sulle intercettazioni. Un deputato modello, uno dei 100 panda da salvare proposti dai lettori di ItaliaOggi. Bravo. Quindi se ne torna a casa, perché Veltroni non l'ha ricandidato . Ad ascoltare dal diretto interessato anche i modi della liquidazione, senza una telefonata, senza il coraggio di una spiegazione, ben si comprende cosa ci sia dietro ai finti sorrisi in tv e al bon ton bipartisan che doveva fare svoltare questa campagna elettorale. Solo un romanticone un po' ingenuo come Gambescia poteva fidarsi e affidarsi alle moine di questa nuova politica patinata, senza intravedere dietro i sorrisi di circostanza la più tipica dentatura da pescecane. Intendiamoci, Gambescia tornerà a fare il giornalista e fra poco si godrà la meritata pensione (è nato nel 1945), non siamo qui ad occuparci di nuova disoccupazione. Il suo caso però non è isolato. Basta scorrere le liste elettorali del partito democratico e fra un capatàz da salvare con le deroghe alle rigidissime regole di partito, fra una giovane carina e di buoni salotti, un industriale di buona famiglia, una precaria che tale poi non era, una lavoratrice che non lavora da sei anni, una ragazzina fresca di laurea, una portaborse, una figlia del notabile di turno, beh, si fatica a trovarne anche uno bravo e competente. Si contano sulle dita di una mano, il migliore in quelle liste è Giancarlo Sangalli, una vita spesa nella Cna, un curriculum manageriale che pochi possono vantare in Italia, e una passione politica non comune. Portare in Parlamento una squadra così è rischio non piccolo, un dramma in caso di vittoria elettorale: quasi nessuno padroneggerebbe i segreti del palazzo, sarebbe a conoscenza dei regolamenti parlamentari, potrebbe lavorare con profitto. Fra qualche ora saranno rese pubbliche anche le liste del Pdl, che finora ha seguito belletto dopo belletto la grande incipriata di Veltroni. Con un parlamento del genere, molto antipolitico, finalmente si riuscirà a fare peggio. E non era facile...
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