La mattina di venerdì 13 settembre 2013 davanti a Montecitorio Marco Pannella ha partecipato a una manifestazione sull'eutanasia promossa dalla associazione Luca Coscioni. Nell'intervento il leader radicale ha avuto parole di fuoco nei confronti del segretario Pd, Guglielmo Epifani, cui contesta il radicalismo giustizialista mostrato in tv nei confronti della vicenda di Silvio Berlusconi, sui referendum promossi da Pannella e delle ipotesi di amnistia. A Epifani il leader radicale ha dato prima del "gran zozzone", poi del "maiale", infine dell' "avvoltoio", arricchendo così il già nutrito vocabolario zoologico della politica italiana.
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La furia di Pannella su Epifani: "maiale, zozzone, avvoltoio"
La mattina di venerdì 13 settembre 2013 davanti a Montecitorio Marco Pannella ha partecipato a una manifestazione sull'eutanasia promossa dalla associazione Luca Coscioni. Nell'intervento il leader radicale ha avuto parole di fuoco nei confronti del segretario Pd, Guglielmo Epifani, cui contesta il radicalismo giustizialista mostrato in tv nei confronti della vicenda di Silvio Berlusconi, sui referendum promossi da Pannella e delle ipotesi di amnistia. A Epifani il leader radicale ha dato prima del "gran zozzone", poi del "maiale", infine dell' "avvoltoio", arricchendo così il già nutrito vocabolario zoologico della politica italiana.
Epifani tira la cinghia. La crisi morde anche i conti della Cgil. E Vodafone le lancia una ciambella
La crisi finanziaria ha
colpito anche la Cgil ,
facendo franare per colpa della cassa integrazione e della disoccupazione quel
monte-premi sicuro delle trattenute sindacali automatiche che da sempre tiene
in piedi i conti del primo sindacato italiano. Per questo nel 2009 Guglielmo
Epifani e i suoi stretti collaboratori hanno dovuto tirare la cinghia con un
piano di ristrutturazione interna che ha tagliato costi e personale della Cgil
ricavando però risorse da destinare alla nuova missione: “l’attività politica”.
Lo rivela un documento riservato interno sulle finanze della Cgil compilato da
uno dei suoi massimi dirigenti, Enrico Panini, segretario confederale con
delega anche sulle politiche amministrative e finanziarie. Primo punto del
documento proprio l’effetto della crisi sui conti Cgil: “l’esplosione della cassa
integrazione”, scrive Panini, “ comporterà una riduzione delle risorse per gli
effetti che essa produce sulle deleghe sindacali; alle conseguenze che
deriveranno dal mancato rinnovo di tanti rapporti di lavoro precari; agli
effetti della riduzione dell’occupazione. A tutto ciò si devono aggiungere diverse questioni relative al tesseramento.
Basti ricordare che stanno andando in pensione generazioni con rapporti di
lavoro a tempo indeterminato e con retribuzioni alte, che vengono sostituite
con nuovi iscritti che sono, quando va bene, all’inizio della loro carriera o
che hanno rapporti di lavoro discontinui. Contemporaneamente nel passaggio
attivi/pensionati perdiamo ogni anno migliaia di deleghe che non passano allo
SPI”, e cioè al sindacato pensionati della Cgil. Proprio quello pizzicato a
Piacenza a riparare a questa caduta di consensi con falsi tesseramenti. Le
tessere dei pensionati ammontavano per la Cgil a oltre 13 milioni di euro nel 2008, ma si
sono ridotte a 10,8 milioni di euro nel 2009. La situazione finanziaria
preoccupa molto i massimi dirigenti Cgil, tanto è che Panini spiega: “dobbiamo
cominciare a fare i conti – per la prima volta dal dopoguerra – con una
consistente riduzione delle entrate che durerà per un periodo non breve”.
Il piano messo a punto nel 2009 prevede taglio dei
costi a tutti i livelli come è avvenuto nelle aziende. E’ un sindacalista a
scrivere, ma sembra di leggere un top manager di qualche multinazionale: “in
alcuni casi viviamo decisamente sopra le nostre disponibilità, o assumiamo
impegni di spesa non coperti adeguatamente, e tutto ciò è inaccettabile. Registro,
inoltre, per la totale assenza di una cultura di sistema nelle nostre politiche
sull’uso delle risorse, sprechi molto consistenti”. Panini ricorda come la
prima riorganizzazione sia avvenuta nel settembre 2008 con la creazione di una
rete telefonica Cgil che ha fatto risparmiare 50 mila euro con il passaggio da
Tim a Vodafone su tutto il territorio nazionale eccetto la Lombardia (lì le penali
di Tim per la rescissione anticipata dei contratti sarebbero state molto alte),
sostituendo con un solo contratto ben 700 tipologie contrattuali diverse “che
semplicemente comportavano il fatto che a parlare fra di noi ognuno di noi
spendeva una follia”. Altri tagli di spesa con la riorganizzazione dei Caaf: “Attualmente
abbiamo in uso, per compilare un 730 uguale in tutt’Italia, ben cinque
applicativi fiscali. Il solo costo di manutenzione ordinaria è stimato, per
difetto, in due milioni di euro ogni anno. Risorse letteralmente buttate dalla
finestra. Abbiamo circa 90 società fiscale, oltre a quindici Caaf regionali. La
sola decisione di ridurre in modo significativo le società fiscali
comporterebbe un risparmio stimato fra i dieci ed i quindici milioni di euro
all’anno. Considerate che il numero delle società fiscali che chiudono in rosso
i loro bilanci sta aumentando e che il Governo sta scaricando costi consistenti
sui servizi fiscali. A fronte di una situazione che si fa più difficile noi
continuiamo a buttare risorse dalla
finestra quando si potrebbe evitare”. Altre misure immaginate, oltre a quello
dell’aumento dei contributi per allargare le entrate, anche il controllo delle
spese per abbonamenti a riviste e libri vari e sui viaggi dei dirigenti del
sindacato ( il taglio solo qui nel 2009 è stato di 320 mila euro) e perfino la
riduzione delle spese per il personale: “un deciso contenimento dell’organico
del Centro confederale, con una migliore organizzazione, una progressiva
riduzione del personale investendo all’interno di questa riduzione su una
presenza di compagne e giovani”. Aboliti
i 100 mila euro circa che si spendevano ogni anno per tradurre i documenti Cgil
nelle regioni bilingue: anche in Alto Adige se li leggeranno ora in italiano.
Tagliati del tutto nel 2009 i 100 mila euro di finanziamento assicurato ad
organizzazioni dei consumatori come Sunia e Federconsumatori.
In questo quadro di lacrime e sangue, anche a costo
di sacrificare i lavoratori interni del sindacato, sono state trovate risorse
per la nuova missione Cgil, chiamata “investire sulle politica”. Sui questo
piatto che non dovrebbe apparire nel menù tradizionale di una attività
sindacale Epifani ha gettato nel 2009 una fiche consistente: “+ 720 mila euro
in iniziative, dalla conferenza di programma a manifestazioni nazionali e
incremento delle risorse per l’attività relativa ad immigrazione e disabilità”.
Secondo il documento interno “che il ruolo della CGIL in questa fase richiede
di indirizzare molte più risorse verso l’iniziativa politica. Ma dare
attuazione alle nostre decisioni sul versante politico comporta una
destinazione consistente di risorse sulle voci relative all’iniziativa politica
e ciò dovrà essere previsto, salvo cambi di fase non preventivabili ad oggi,
per più anni”.
La Bonino si vendica e disattiva il bancomat della Cgil
A vederla così sembra quasi
una perfida vendetta contro il Pd che non l’ha supportata a dovere nel Lazio.
Assegnato in commissione Lavoro, stampato il 2 aprile a pochi giorni dal
verdetto delle regionali, è piombato come un missile su palazzo Madama il
disegno di legge di Emma Bonino e dei radicali (a firma Donatella Porretti e
Marco Perduca) di riforma dei sindacati. Missile vero per Cgil e Cisl e Uil
perché oltre a obbligare tutte le confederazioni sindacali a una certa
democrazia interna e a una trasparenza di bilancio identica a quella delle
società per azioni il ddl radicale stabilisce il divieto “di ogni trattenuta
sindacale, anche se derivante da contratto di lavoro”. Alla Cgil e a tutte le
altre confederazioni quindi si potrà aderire come a un partito politico o a un
club: solo su base volontaria e con versamento diretto. Una tragedia per tutti
i sindacati, visto che i loro bilanci custoditi gelosamente nel segreto delle
confederazioni (salvo sintetiche note pubblicate) si reggono in gran parte
proprio su quelle trattenute sindacali automatiche contrattate più che con i
lavoratori con i datori di lavoro. Nel bilancio 2008 della Uil i proventi da
tesseramento ammontavano a 11,2 milioni di euro, oltre a 2,3 milioni di crediti
da tesseramento. Nel documento contabile della Cisl per lo stesso anno sono
indicati 19,7 milioni di euro di ricavi per “quote di tessere annuali di
competenza confederazioni” e nello stato patrimoniale fra le attività 28,5
milioni di euro di “crediti per tessere”. In quello Cgil del 2006, l’ultimo
reso pubblico i ricavi da tessere erano in tutto 22,9 milioni di euro e i
crediti alla stessa voce verso le strutture ammontavano ad altri 3,9 milioni di
euro. Ma tutte queste somme sono da considerare per grande difetto, perché
quelle poche note inserite nei prospetti di bilancio resi pubblici non
fotografano la verità sindacale. Potrebbe farlo un eventuale bilancio
consolidato che non esiste, ma che così comprenderebbe tutte le strutture
territoriali e di categoria dei sindacati. Si pensi che il reale fatturato
della Cgil e spa secondo stime rese pubbliche e non smentite ufficialmente è
assai più vicino al miliardo di euro che non a quella trentina di milioni
indicati nei prospetti del bilancio nazionale. Più della metà di quel giro di
affari dovrebbe arrivare proprio dalle trattenute sindacali dirette sui 5,7
milioni di iscritti Cgil dichiarati nel 2009. Abolire la trattenuta sindacale
automatica è proprio come togliere il bancomat ai sindacati, Cgil in testa.
Così invece della cassa continua da cui prelevare rischierebbero davvero la
bancarotta. Perché la volontarietà del contributo diretto costringerebbe ogni
volta i tesserati anche più affezionati a riflettere su cosa possano ricevere
in cambio di quel gettone generosamente erogato.
Il ddl Bonino prevede il
riconoscimento della personalità giuridica dei sindacati in cambio della quale
si stabiliscono norme per la democrazia interna e obblighi di trasparenza.
Nello statuto dei nuovi sindacati debbono essere indicati “gli organi dirigenti
e le relative competenze, le procedure per l’approvazione degli atti che
impegnano il sindacato, i diritti e i doveri degli iscritti, la previsione di
un bilanciamento delle presenze di genere negli organi collegiali nella misura
massima dei due terzi e la garanzia di presenza delle minoranze negli stessi,
le misure disciplinari adottabili e le corrispondenti procedure di ricorso”. Si
stabilisce l’obbligo di redazione e pubblicazione del bilancio annuale del
sindacato, corredato di nota integrativa secondo quanto stabilisce il codice
civile per le società per azioni. E’ obbligatoria la pubblicazione del bilancio
entro il 30 giugno di ogni anno “si almeno tre quotidiani a diffusione
nazionale e corredato da una sintesi della relazione sulla gestione e della
nota integrativa”. In caso di violazione di questi obblighi di trasparenza
oltre a una sanzione amministrativa pecuniaria compresa fra 50 mila e 500 mila
euro ai sindacati inadempienti con decreto verranno sospese le “contribuzioni a
favore del sindacato o dell’associazione”. Dopo norme di agevolazione fiscale
per le libere contribuzioni detraibili dalla dichiarazione dei redditi dei
contribuenti fra 100 e 100 mila euro e l’esenzione fiscale per le attività
sindacali proprie, arriva la mazzata dell’articolo 5 sulle trattenute
sindacali: “A decorrere dalla data di entrata in vigore della presente legge è
vietata ogni forma di trattenuta sindacale, anche se derivante da contratto di
lavoro. Il pagamento delle quote associative ai sindacati da parte del
lavoratore dipendente o autonomo avviene attraverso diretto versamento
volontario. La legge 4 giugno 1973, n. 311, è abrogata”. Un testo chiaro e
netto, che sicuramente risulterà indigesto al Pd, ma che farà convolare a nozze
il Pdl rischiando così grazie ai radicali di fare trovare in Parlamento la
stessa maggioranza che si è trovata in commissione di vigilanza per applicare
radicalmente al par condicio in questa campagna elettorale facendo sospendere
tutti i talk show.
Epifani, che fiuto per il mattone. Tre case in un anno. Pronto per guidare il sindacato dei palazzinari
Tre case in meno di dodici mesi. Guglielmo Epifani può aspirare ora alla guida del sindacato degli immobiliaristi, grazie a una improvvisa passione per il mattone che ha fatto cogliere al volo al segretario della Cgil fra l’estate del 2008 e quella del 2009 tre affari immobiliari fra Roma e la Toscana insieme alla moglie Maria Giuseppina De Luca. Due i colpacci di mercato messi a segno dalla coppia: uno per un appartamento da 9,5 vani al settimo piano di un prestigioso immobile di viale Liegi, nell’esclusivo quartiere romano dei Parioli. E uno a Castelnuovo Berardenga, nel senese, dove la coppia è riuscita a conquistare una sorta di buen retiro nell’esclusivissimo Borgo di San Gusmè, un gioiello dell’architettura medioevale fresco di restauro. Tutto grazie ai propri risparmi (anche se il segretario della Cgil può contare su uno stipendio di circa 3.500 euro al mese, il più basso dei segretari dei sindacati) e a una girandola di mutui e finanziamenti il cui valore è cambiato sensibilmente nell’ultimo anno, ma che aveva toccato la punta di una esposizione ipotecaria per circa un milione e mezzo di euro.
La gentile consorte per altro ha donato al marito Guglielmo Ettore proprio nell’aprile 2009 la sua quota in un’altra casa, posseduta nel quartiere africano a Roma, a due passi dalla circonvallazione Salaria. L’atto, firmato davanti al notaio Gennaro Mariconda, uno dei più noti professionisti della capitale. Seconda la cortese formula di rito depositata alla banca dati del catasto capitolino “la signora Maria Giuseppina De Luca ha donato con riserva al signor Ettore Guglielmo Epifani che, con animo grato, ha accettato, la propria quota pari alla metà indivisa sulle porzioni immobiliare site in (…) comune di Roma. La signora si riserva espressamente la facoltà di disporre dei diritti pari alla metà indivisa dell’appartamento e della soffitta in oggetto, con esclusione della metà indivisa del posto auto, che resta definitivamente acquisita nel patrimonio del donatario”. Insomma, casa e soffitta con diritti di entrambi i coniugi e quel box auto che insieme avevano acquistato nel 2005 da una anziana signora di Piacenza, ora è tutto del segretario generale della Cgil. Grazie alla donazione il 23 dicembre scorso i coniugi Epifani hanno deciso di estinguere con 13 anni di anticipo il mutuo ipotecario da 125 mila euro da poco concesso dal Monte dei Paschi di Siena con un tasso di interesse annuo del 5,27%. D’altra parte proprio nell’anno d’oro del mattone per il numero uno della Cgil, il 15 ottobre 2008, Ettore Guglielmo ha anche ereditato insieme al fratello Gianfranco dal compianto padre Giuseppe un quarto immobile a Roma, da 7 vani e ampia cantina.
Pur conservando la casa nel quartiere africano, gli Epifani l’8 aprile 2009 hanno acquistato appunto ai Parioli di Roma un appartamento assai più prestigioso e grande, da 9,5 vani, ma sprovvisto di soffitta e box auto come nell’altra casa. A vendere l’appartamento uno dei nomi più noti della neurologia della capitale, Efrem Ferretti (classe 1917) che proprio nella nuova casa Epifani per lunghi anni ha esercitato la professione medica, scrivendo anche importanti saggi di psicanalisi. Il palazzo ha anche un ampio cortile trasformato in giardino lussureggiante con palme e vegetazione rara. Per l’acquisto gli Epifani, sei mesi prima di estinguere il mutuo in corso per l’altra proprietà, hanno bussato alla porta della banca di fiducia, il Monte dei Paschi di Siena. Che ha concesso al segretario Cgil (che compirà 60 anni il prossimo 24 marzo) un mutuo trentennale di 450 mila euro di capitale e un tasso di interesse annuo dello 3,01%, iscrivendo ipoteca sull’immobile per un valore di 900 mila euro. Il contratto prevede un tasso pari a quello Euribor di un mese maggiorato di un punto netto all’anno.
Risale invece alla primavera del 2008 il compromesso firmato dai coniugi Epifani con la Borgo di San Gusmè srl per l’acquisto di un appartamento di 104 metri quadrati nell’esclusivo e omonimo borgo medioevale a pochi km dal comune di Castelnuovo Berardenga, provincia di Siena. Il borgo è diventato in questi anni di moda, tanto che molti vip di sono precipitati ad acquistare gli appartamenti appena restaurati. Appena fuori dalle mura anche per favorire l’arrivo dei nuovi cittadini onorari è stata realizzata una piccola pista per l’atterraggio degli elicotteri. Gli Epifani vivono nella piazza centrale, a fianco dell’ufficio del turismo e a pochi passi da un giornalista e conduttore televisivo con cui hanno stretto subito amicizia, Tiberio Timperi. Ottimi i rapporti anche con una celebre attrice protagonista delle pellicole sexy degli anni Settanta, l’ancora affascinante Barbara Bouchet con cui i rapporti sono diventati ormai di grande simpatia. Per altro la cittadina non si è fatta sfuggire l’occasione dei suoi inquilini vip premiando sia Epifani che la Bouchet l’estate scorsa con la coppa Silvio Gigli (noto conduttore toscano dei tempi pioneristici della radio). A consegnare ad Epifani l’ambito riconoscimento è stata un’altra inquilina vip del borgo:Iva Zanicchi.
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