Visualizzazione post con etichetta Mara Carfagna. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Mara Carfagna. Mostra tutti i post

l'Italia giocava? Solo i Bossi e Calderoli's boys lavoravano come sempre



 Durante la disfatta azzurra di Italia- Slovacchia molti nei ministeri erano talmente presi dalla partita da non potere rispondere al telefono. Nella segreteria del ministro delle Pari Opportunità, Mara Carfagna, solo durante l'intervallo qualcuno si è degnato di rispondere. E solo lo staff della Lega ha risposto al primo colpo: i Bossi e Calderoli boy's non stavano guardando l'Italia. Prova effettuata da Franco Bechis dal primo minuto della partita 






Ministero Titolare Ufficio Secondi per avere risposta
Commercio estero Adolfo Urso centralino 1.972
Pari Opportunità Mara Carfagna segreteria ministro 1.863
Salute Ferruccio Fazio centralino 1.122
Sviluppo Economico int. Silvio Berlusconi centralino 274
Economia Giulio Tremonti centralino 137
Infrastrutture Altero Matteoli centralino 42
Turismo Michela V. Brambilla centralino 31
Lavoro Maurizio Sacconi centralino 27
Giustizia Angelino Alfano centralino 22
Politiche Ue Andrea Ronchi segreteria ministro 21
Beni Culturali Sandro Bondi centralino 13
Difesa  Ignazio La Russa gabinetto 12
Pubblica istruz Maristella Gelmini centralino 11
Difesa  Esercito centralino 11
Interno Roberto Maroni centralino 9
Ambiente Stefania Prestigiacomo centralino 9
Politiche agricole Giancarlo Galan centralino 7
Pa e Innovazione Renato Brunetta centralino 6
Camera deputati Gianfranco Fini centralino 5
Rapporti regioni Raffaele Fitto segreteria ministro 5
Gioventù Giorgia Meloni segreteria ministro 4
Difesa  Marina militare centralino 4
Senato Renato Schifani centralino 3
Esteri Franco Frattini centralino 3
Rapporti Parlamento Elio Vito segreteria ministro 3
Attuazione programma Gianfraco Rotondi segreteria ministro 2
Difesa  Aeronautica centralino 2
Pres. Cons. min. Silvio Berlusconi centralino 2
Semplificazione Roberto Calderoli segreteria ministro 1
Riforme e federalismo Umberto Bossi segreteria ministro 1




Comunicazioni Paolo Romani numero verde staccato sempre




Le 350 abitazioni dei casalinghi del governo Berlusconi

I ministri del governo di Silvio Berlusconi sono diventati tutti perfetti casalinghi. Possono lavorare al ministero, andare in giro per convegni o anche restare a casa. In una delle loro tante case: ne hanno 126, in media fra 5 e 6 ciascuno. Certo, nessuno di loro batte il capo del governo che ha una decine di ville di rappresentanza e molti più appartamenti disseminati in giro per il mondo. Ma anche senza avere i milioni o i miliardi che escono dalle tasche, ministri, viceministri e sottosegretari hanno certamente un buon fiuto immobiliare. Tutti insieme- secondo i dati di Sister-Agenzia del Territorio, posseggono la bellezza di 348 fabbricati (126 ministri e viceministri e 222 i sottosegretari), a cui si aggiungono 295 appezzamenti di terreno (154 i ministri e 141 i sottosegretari). Fanno in tutto 643 proprietà immobiliari, e anche se in quel numero ci sono pure rustici, box auto indipendenti e soffitte magari da ristrutturare, fa sempre una bella impressione: se non una città, riunendole tutte insieme si fa un bel paese solo per il governo. La passione per il mattone sembra per altro coincidere proprio con l’attività politica e l’ingresso nell’esecutivo. Quasi tutti hanno acquistato casa a Roma, anche se ne avevano già nella città natale e magari in campagna, al mare o in montagna. Qualcuno l’affarone l’ha fatto proprio durante l’ultimo governo. Quello più prezioso l’ha portato a casa (proprio così), il viceministro del Commercio Estero, il finiano Adolfo Urso. Più che una casa, un complesso immobiliare centralissimo vicino al Palazzaccio, dove ha sede la Corte di Cassazione. Urso ha acquistato dal gruppo Refin casa (9,5 vani), cantina, locali annessi e un preziosissimo box auto a fine maggio del 2009. Top secret il prezzo, ma qualcosa dice il supermutuo ipotecario che lo stesso giorno il viceministro ha stipulato con Intesa-San Paolo ex Banco di Napoli. L’importo è il più alto che sia mai stato concesso a un membro del Parlamento: 1,6 milioni di euro spalmabile in 30 anni (anche per alleggerire rate che comunque valgono assai più dell’indennità parlamentare) a un tasso di interesse annuo del 5,5%. Con quel mutuo non restano grandi risorse per altri acquisti, così il proprietario dell’immobile di deve essere intenerito e qualche giorno fa, con atto depositato il 6 maggio 2010, ha ceduto ad Urso gratuitamente i diritti reali sul lastrico solare dell’immobile. Tanta generosità non hanno trovato invece i suoi colleghi di governo che in questo biennio hanno deciso all’unisono di prendere casa (o una nuova casa). Mara Carfagna a Roma abitava già dal 2001, ma sulla Cortina di Ampezzo che è un po’ lontana dalla sede ministeriale. Una casetta: 2,5 vani comprata con un mutuo Bnl da 77.648 euro. Ma erano i primi tempi nella capitale e qualche sacrificio bisognava pure fare. Diventata ministro, la Carfagna ha iniziato a cercare una casa più di rappresentanza e anche più vicina al lavoro. L’ha trovata proprio a quattro passi, all’inizio del 2009. Prima ha venduto la sua vecchia casetta a una società medica di Napoli, la Nice srl di Valeria De Magistris. Poi ha acquistato da una signora venezuelana la nuova casa centralissima: quinto piano, grande vista e 7,5 vani. Prezzo? L’ha rivelato la stessa Carfagna: 930 mila euro. Affare immobiliare poco dopo l’insediamento anche per Gianfranco Rotondi, uno che a proprietà immobiliari non scherza (ha case ad Avellino, Firenze, Roma e Teramo). Era da poco al governo, e la transazione si è conclusa ad inizio agosto del 2008, proprio nella sua Avellino. Bella casa, su due piani e un’autorimessa da 50 metri quadrati. L’ha venduta a Rotondi la Edil Av srl per 550 mila euro. Il ministro ha però chiesto e ottenuto dal Banco di Napoli un mutuo da 440 mila euro da restituire in 30 anni al tasso di interesse annuo del 5,67%. Anche Renato Brunetta, rapido come la solito, non si è fatto sfuggire qualche buon affare nei pochi momenti lasciati liberi dalla continua caccia ai fannulloni. Lui lavora come un matto, ma a dare un’occhiata al patrimonio è fra i più casalinghi dell’esecutivo: ha infatti case nel perugino (Monte castello di Vibio), a Roma, Venezia, Ravello e nelle Cinque terre. Proprio qui, a Riomaggiore, Brunetta ha realizzato il suo ultimo affare. Sarà per i suoi pressanti impegni, ma l’atto porta la data del 24 dicembre 2009. Ha acquistato sia il terreno che un fabbricato in corso di ristrutturazione da cui godersi uno dei panorami costieri più straordinari di Italia (fa concorrenza alla sua altra casa di Ravello). Nessuna indicazione di prezzo, ma non depone a favore di Brunetta il cognome del venditore: si chiamava Stefano Pecunia. Fra i ministri che hanno comprato casa da quando sono al governo un posticino l’ha conquistato anche Giorgia Meloni, che nel gennaio 2009 ha conquistato il suo piccolo rifugio all’Ardeatino per 370 mila euro e grazie a un mutuo Banco di Napoli da 151.572 euro, durata quinquennale e tasso del 3,63%.

Berlusconi-Sircana, le morali capovolte (ma il premier ritiri il ddl anti-prostituzione)

C’è un disegno di legge approvato dal consiglio dei ministri guidato da Silvio Berlusconi nel settembre 2008 e trasmesso in Senato dal primo firmatario, il ministro delle Pari Opportunità, Mara Carfagna, che rischia di dovere essere cestinato. Porta il numero 1079 e il titolo «Misure contro la prostituzione». E’ molto duro e punisce anche i clienti delle belle di notte. Spiegando «Se la prostituzione come tale deve considerarsi fenomeno di allarme sociale, non può ammettersi un distinto trattamento fra chi la eserciti e chi se ne avvalga (il cliente)». Per entrambi quindi, in casi dettagliati dalla norma, si rischia l’arresto da 5 a 15 giorni. Norme ancora più dure per chi «compie atti sessuali con minori»... Secondo le norme in vigore salvo rari casi specificati un minore sopra i 16 anni (e con una casistica più ristretta sopra i 14 anni) può decidere liberamente di avere una relazione sessuale con un adulto maggiorenne, indipendentemente dalla sua età. Secondo il ddl Berlusconi-Carfagna invece «Chi compie atti sessuali con minori in cambio di denaro o qualunque tipo di utilità (anche non economica), anche solo promessi, è punito con la reclusione da sei mesi a quattro anni e con la multa da 1.500 a 6 mila euro». Norme assai dure proposte dal legislatore, allo scopo di punire severamente la tratta delle ragazzine- quasi sempre straniere- costrette spesso con la violenza a prostituirsi in Italia. E’ proprio per questo disegno di legge e per i suoi contenuti particolarmente cogenti e limitanti la libertà dei cittadini che nessun membro del governo in carica ha diritto ad invocare la privacy sulle proprie abitudini sessuali. Chi avendo nelle mani il potere legislativo restringe anche in questo campo limitandola (anche per ottime ragioni) la libertà di tutti, è tenuto poi a rendere conto anche dei suoi comportamenti privati nello stesso campo. Questa- che nessuno invoca- è la vera questione politica che emerge dalla inchiesta di Bari nata sugli appalti nella Sanità pugliese e poi deviata sulle feste, le cene e i ricevimenti del premier Silvio Berlusconi nelle sue residenza private. L’unico tema politico in un paese liberale è che chi ha il potere legislativo non vieti ad altri quello che invece concede a se stesso. Per questo oggi quel disegno di legge, che il governo per altro ha abbastanza abbandonato nel suo iter legislativo, stride con quanto sembrerebbe emergere dalle deposizioni di alcune ragazze davanti alla procura di Bari. Lo dico perché non è uno scandalo, anzi, è legittimo che la vicenda Bari si trasformi in polemica politica. E non è invocabile la privacy sullo stesso tema su cui il premier legifera oltretutto in modo assai restrittivo della libertà altrui. Detto questo appare evidente come la vicenda barese sia stata utilizzata dagli avversari politici esclusivamente come clava da bandire in campagna elettorale, e non per sventolare un vessillo liberale. E’ una vicenda da prendere assai con le molle, frutto di dichiarazioni di una ragazza che si reca dal presidente del Consiglio italiano allo scopo confessato di vendicarsi di un presunto torto subito e poi provare a ricattarlo. Vicenda cui una fuga di notizie che non si sa se provenga dalla magistratura inquirente o dalla forze di polizia giudiziaria offre il detonatore, e alcuni quotidiani e uomini politici la cassa di risonanza buona per consentirle di fare il giro del mondo. Curioso tanto scandalo in un paese che ha concesso la massima onorificenza pubblica, il seggio da senatore a vita a Emilio Colombo, e lo ha fatto per il suo ruolo politico, mettendo giustamente in secondo piano ogni aspetto della sua vita privata o sanitaria. Il paese che oggi dedica tanta attenzione alle foto-ricordo di due ragazze in un bagno di palazzo Grazioli è lo stesso che due anni fa linciò in ogni modo Maurizio Belpietro, reo di avere pubblicato una foto che era stata sequestrata: quella di Silvio Sircana, portavoce del premier Romano Prodi, in auto fermo a parlare con un travestito. Molti di quelli che oggi si scandalizzano per la vita privata di Berlusconi, allora si indignarono per il “fango” gettato su Sircana e sull’utilizzo di alcuni media per fare solo “gossip senza rilevanza penale”. Walter Veltroni chiese di “rispettare le persone ed evitare che finiscano nel frullatore. Non si può rovinare la vita delle persone per vendere mille copie in più». Berlusconi prese le parti di Sircana e perfino delle veline intercettate da un pm di Potenza. Fu coerente e liberale, anche se oggi non ha par condicio. Ma è proprio per quella coerenza che dovrebbe riporre nel cassetto quel ddl sulla prostituzione. O rivederne alcune norme, che rischiano di essere assai illiberali... Franco Bechis