La mattina di venerdì 13 settembre 2013 davanti a Montecitorio Marco Pannella ha partecipato a una manifestazione sull'eutanasia promossa dalla associazione Luca Coscioni. Nell'intervento il leader radicale ha avuto parole di fuoco nei confronti del segretario Pd, Guglielmo Epifani, cui contesta il radicalismo giustizialista mostrato in tv nei confronti della vicenda di Silvio Berlusconi, sui referendum promossi da Pannella e delle ipotesi di amnistia. A Epifani il leader radicale ha dato prima del "gran zozzone", poi del "maiale", infine dell' "avvoltoio", arricchendo così il già nutrito vocabolario zoologico della politica italiana.
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La furia di Pannella su Epifani: "maiale, zozzone, avvoltoio"
La mattina di venerdì 13 settembre 2013 davanti a Montecitorio Marco Pannella ha partecipato a una manifestazione sull'eutanasia promossa dalla associazione Luca Coscioni. Nell'intervento il leader radicale ha avuto parole di fuoco nei confronti del segretario Pd, Guglielmo Epifani, cui contesta il radicalismo giustizialista mostrato in tv nei confronti della vicenda di Silvio Berlusconi, sui referendum promossi da Pannella e delle ipotesi di amnistia. A Epifani il leader radicale ha dato prima del "gran zozzone", poi del "maiale", infine dell' "avvoltoio", arricchendo così il già nutrito vocabolario zoologico della politica italiana.
Ma quale scandalo! Tutti hanno infilzato a modo loro la Corte Costituzionale
Il Francesco Rutelli che ieri invitava alla moderazione ammonendo “'E' il momento di tenere i nervi saldi: ciascuno rispetti le decisioni che vengono prese dalle istituzioni della Repubblica” deve essersi dimenticato del Rutelli Francesco che il 13 settembre 1984 sostava davanti alla sede della Corte Costituzionale coperto da cartelli e urlando “Via i piduisti dalla Corte!”. E si chiamava sempre Francesco Rutelli il capogruppo dell’allora partito radicale che un paio di anni dopo tuonava contro “l’ennesima gravissima prevaricazione partitocratica della Corte Costituzionale” che non gli aveva ammesso i referendum anti-caccia a lui così cari. Parolone grosse che hanno fatto la storia dei radicali, oggi costola (o meglio costoletta) del Partito democratico nelle cui fila è stato eletto un manipolo di parlamentari. Marco Pannella ha apostrofato lungo gli anni i giudici della Corte come esponenti della “partitocrazia”, addirittura “golpisti”. E divenuto un po’ più anziano ha moderato i toni (1999): “Non credo che la Corte abbia un' etica nè un' economia giuridico-costituzionale.Vota in base agli affaracci suoi, che in genere sono ignobilmente politici…”. Radicali ed ex radicali hanno sempre spinto sui toni, e via via nessuno si è più scandalizzato. Ma la critica anche accesa delle sentenze della Consulta è una costante anche nel centrosinistra che in queste ore veste i panni dell’indignato speciale di fronte alla rabbia del centrodestra. Mica tanto tempo fa…
Era il 9 luglio scorso quando la Corte decise di annullare un rinvio a giudizio di Altero Matteoli per una vicenda di abusi edilizi a Livorno. Chi ci aveva costruito una mezza campagna politica contro ammutolì. Il pd Lanfranco Tenaglia- già ministro ombra della giustizia sotto la guida di Walter Veltroni- la giudica “sorprendente. Non si possono allargare in questo modo le prerogative ministeriali”. Antonio Di Pietro come sempre un po’ più duro: “Una decisione che fa insorgere. Ancora una volta vale il principio per cui la casta la farà sempre franca al contrario dei poveri cristi”. Pochi mesi prima si irritava per una sentenza della Corte sulla defenestrazione dalla Rai del consigliere Angelo Maria Petroni il responsabile Pd dell’informazione, Fabrizio Morri “mi sembra incredibile”. Ma poi si consolava. “ma non esulti il Pdl, mica da ragione a loro fino in fondo”.
Le sentenze della Corte fanno infuriare, altro che silenzio, quando deludono le attese di un fronte politico. Proprio quell’Udc che oggi invita a non commentare la decisione sul Lodo Alfano, quando la Corte ha deciso sulla procreazione assistita in modo difforme alle attese, non è stata tenera. Il suo presidente, Rocco Buttiglione (2 aprile 2009), tuonò “Credo sia ora che qualcuno dica che la Corte sbaglia, ed è culturalmente vecchia. Invade competenze degli organi elettivi, invece di attenersi a un orientamento di self restraint”. Colpi di fioretto certo, da professore. Ma poi la considerazione non è tanto diversa da quella di Silvio Berlusconi sulla bocciatura del lodo Alfano. Per altro quando su temi simili la Consulta un anno prima aveva deciso in senso opposto cassando un provvedimento del governo Prodi, era insorto un altro radicale finito nel centro sinistra, Maurizio Turco. Tuonando: “Non so se arrivare ad evocare un nuovo golpe bianco della Consulta, ma certo posso richiamare le tante volte che nel giudicare l' ammissibilita' del referendum la Consulta è venuta meno ai
propri doveri e si è data dei diritti che non aveva, stravolgendo il nostro sistema e sostituendosi al potere legislativo come fa con questa sentenza''
Anche i magistrati talvolta si sono fatti prendere la mano dopo una decisione non gradita della Corte. Se ieri tutti se la ridevano sotto i baffi a Milano procedendo impettiti per i corridoi di palazzo di giustizia, qualche mese prima, all’indomani di una decisione sgradita sul caso Abu Omar, i due pm milanesi Armando Spataro e Fernando Pomarici accusavano la Consulta di politicizzazione: “si sono appiattiti sul governo”. E meglio avrebbero detto “sui governi”, perché le tesi accolte erano quelle di due esecutivi, quello a guida Berlusconi e quello guidato da Romano Prodi. E così continuavano: “''Pur giudicando un fatto illecito il sequestro, condividendo l'opinione del parlamento europeo esclude che si tratti di fatto eversivo dell'ordine costituzionale, perchè è un fatto che è avvenuto una sola volta. Quante volte deve accadere perchè diventi un fatto eversivo dell'ordine costituzionale?”.
Un anno prima- eravamo nel luglio 2007- la sola decisione della Consulta di esaminare la sospensione del giudizio della Corte dei conti della Sardegna sul bilancio della Regione aveva scatenato l’allora presidente Pd Renato Soru: “E’ solo un attacco politico nei miei confronti, frutto della volontà di protagonismo eccessiva dei magistrati”. Soru è l’editore della stessa Unità che il giorno della firma del lodo Alfano attaccò frontalmente Giorgio Napolitano. Cose consentite, solo se il fuoco è amico.
Viva i radicali, che mettono in piazza stipendi e spese dei parlamentari
Su 945 parlamentari eletti alla Camera e al Senato italiano solo nove hanno reso pubblici i loro stipendi e il dettaglio delle spese effettuate ogni mese. Su 78 eurodeputati italiani uscenti dal Parlamento di Strasburgo solo due hanno fatto la medesima scelta. Undici in tutto su più di mille: i radicali. Mentre ancora una volta parandosi dietro regolamenti e camarille la Camera dei deputati ha rifiutato questa settimana in ogni modo un invito a rendere conto di come ogni eletto spende i rimborsi forfettari concessi (si tratta di più di 8 mila euro netti al mese per ciascuno), Marco Pannella, Emma Bonino e la piccola truppa radicale, ha messo ogni dato sul sito internet del partito, sotto la voce «anagrafe pubblica degli eletti». Grazie a questa opera di trasparenza assolutamente unica nel suo genere (è vero che c’è qualche altro singolo volenteroso che ci prova, come il giovane parlamentare del Pd, Andrea Sarubbi, ma nessuno lo fa come i radicali), è finalmente possibile sapere il netto che ogni mese viene consegnato a ciascun deputato e senatore. Per chi sta a Montecitorio si tratta di 14.778 euro netti al mese (non c’è però tredicesima), composti da una indennità base di 5.236 euro netti, dal rimborso spese di soggiorno netto di 4.003 euro al mese, di altri 4.190 euro a titolo di rimborso forfettario “per le spese inerenti al rapporto fra eletto ed elettori”, di un ulteriore rimborso forfettario mensile per le spese di trasporto di 1.091 euro e infine di un rimborso spese telefoniche da 258 euro mensili. Che quel netto resti tale dipende appunto da quanto ciascun deputato liberamente decide di mettersi in tasca o di usare per fare politica. I radicali più della metà la girano al partito, altro spendono per i collaboratori o per restare a Roma non avendovi residenza. Per ognuno di loro è elencato il dettaglio. Un senatore, grazie a regolamenti un po’ diversi, intasca ogni mese netto quasi mille euro più di un deputato: in tutto sono 15.924 euro netti, perchè l’unica voce identica a quella dei deputati è il rimborso delle spese di soggiorno. Tutte le altre sono più generose, indennità base compresa (5.614 euro). Un ex parlamentare europeo come Marco Pannella prende netto al mese un po’ più di un deputato, un po’ meno di un senatore: 15.060 euro netti fra indennità e rimborsi a forfait. Ad Emma Bonino invece arrivano ogni mese 20.693 euro netti (ma 10.375 li gira alla lista Pannella). Si tratta dei 15.294 euro dei senatori, più l’indennità da vicepresidente del Senato (2.950 euro) e la pensione da parlamentare europeo (1.819 euro). Evviva la loro trasparenza.
Franco Bechis
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