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Come è bella, come è bella la mugliera di Mastella

"T'accompagno, vico vico, sulo a te che si' n'amico, accussì vide cumme sta chesta povera città; camminando tra 'sti mucchi viene voglia 'e chiude l'uocchi, ma poi pienso cumm'è bella a mugliera de Mastella. Dopo anne 'e Pomicino è arrivato Bassolino, che si è unito in matrimonio co' la Russo Iervolino, nun bastava stu binomio pe' acchiappa' tutte ste' milioni è venuto a da' 'na mano pure 'o re di Ceppaloni. 'Sta città aspetta ancora il suo rinascimento, nel frattempo ce tenimme chesta sorta 'e inquinamento; dove so' 'o cielo e 'o mare, a poesia e 'a bellezza? So' fernuti 'n miezz 'a via, insieme a tutta sta' munnezza. Finirà chisto burdello, qualcuno farà pulizia, e come sarà bello vederli andare via. Il giorno che finirà tutto avranno ormai piena la panza, saluteranno con un rutto e allora avremo una speranza... E sarà di nuovo bella 'a città 'e pulicinella , tornerà ancora bella cumme 'a mugliera 'e Mastella..." E' il testo della canzone di Giorgio Carosone, cantautore abruzzese con piglio napoletano e un passato americano, che sta spopolando fra gli italiani all'estero, in particolare quelli in Germania. Carosone (nessuna parentela con il celebre Renato), è autore di numerose canzoni per bambini e anche di alcuni pezzi di "satira politico-musicale". Tra i suoi titoli un "Tu sei buono e ti tirano Di Pietro" e un "Eppure so' Fazio" che ebbero qualche successo in passato...

OFFERTA DI NOMINE UDEUR- Il racconto di un testimone- Gino Capotosti, deputato Udeur

Gino Capotosti, avvocato e deputato Udeur, era presente mercoledì pomeriggio nel cortile di Montecitorio insieme a Mauro Fabris, vicesegretario Udeur e ad altri due esponenti del partito: Paolo Del Mese, presidente della commissione Finanze di Montecitorio e Pasqualino Giuditta. In attesa del voto di fiducia a Romano Prodi il capannello si è messo a parlare di nomine pubbliche. E con un sospiro Paolo Del Mese ha spiegato la rinuncia a 30 poltrone. Fabris ha commentato :"l'Udeur non è Giuda, non prende 30 denari". Al colloquio erano presenti due giornalisti, io e l'inviato de La Stampa, Augusto Minzolini. Entrambi abbiamo riportato su Italia Oggi e su La Stampa il contenuto di quel colloquio (www.italiaoggi.it). Il giorno dopo hanno reagito duramente Romano Prodi ed Enrico Micheli, negando l'offerta. In Senato ne abbiamo riparlato con i diretti protagonisti. Ecco la prima testimonianza, quella di Gino Capotosti, che era presente a quel colloquio e che spiega come l'offerta fosse una percentuale di circa 600 poltrone in consigli di amministrazione vari su cui i principali partiti di maggioranza stavano già discutendo. Nel documento audio-video tutti i particolari...

PRODI E' SICURO: UNO DI LORO TRADIRA'- Prevista l'influenza per uno dei 35 senatori del centro destra che perde la pensione se finisce la legislatura

Romano Prodi lo ha confidato ai suoi. giovedì in Senato qualcuno del centrodestra tradirà. Un'improvvisa malattia potrebbe colpire nelle prossime ore uno dei 35 senatori che dicendo no- come chiede il partito di appartenenza- al governo di Romano Prodi rischia di non maturare il preziosissimo diritto al vitalizio parlamentare, che scatta solo dopo 30 mesi di legislatura, e quindi nel prossimo mese di ottobre. I 35 sospettati sono quelli della foto (tutti alla loro prima legislatura). Partendo dall'alto, da sinistra verso destra. Nella fila in alto: Vincenzo Barba (Fi), Tommaso Barbato (Udeur), Sergio Divina (Lnp), Sergio De Gregorio (Misto), Sandra Monacelli (Udc), Salvatore Ruggeri (Udc), Paolo Amato (Fi), Nicola Buccico (An), Nedo Lorenzo Poli (Udc), Michelino Davico (Lnp). Nella seconda fila. da sinistra verso destra: Mauro Libè (Udc), Massimo Fantola (Udc), Marcello De Angelis (An), Luigi Di Bartolomeo (Fi), Luca Marconi (Udc), Laura Allegrini (An), Giulio Marini (Fi), Giovanni Pistorio (Mpa), Giorgio Stracquadanio (Fi), Franco Malvano (Fi). Nella terza fila, sempre da sinistra verso destra: Francesco Pionati (Udc), Francesco Divella (An), Francesco Casoli (Fi), Filippo Piccone (Fi), Fedele Sancio (Fi), Dario Fruscio (Lnp), Claudio Fazzone (Fi), Cinzia Bonfrisco (Fi), Antonio Paravia (An), Antonella Rebuzzi (Fi). IN quarta e ultima fila, da sinistra: Andrea Augello (An), Andrea Fluttero (An), Albertino Gabana (Lnp), Achille Totaro (An) e Vincenzo Taddei (Fi)

INCHIESTA MASTELLA- C'è anche polpa sulle sponde del Sele

Da Italia Oggi in edicola:

Carlo Camilleri non è solo il consuocero di Clemente Mastella. Non è solo l'uomo di raccordo per tutte le nomine campane dell'Udeur. È anche segretario generale dell'Autorità di bacino del fiume Sele. L'autorità della riva sinistra, perché ce ne è anche una per la riva destra. Sarebbe toccato a lui e ai suoi tecnici dare il parere decisivo per la costruzione di un villaggio turistico a Sapri che stava a cuore ai mastelliani locali. Tutti danno parere negativo. I suoi tecnici avvertono: «Se lo chiede, è negativo!». Lui guarda il progetto. Dice «Ma sono dei pazzi, lì mi scoppia il tubo sotto il centro abitato e salta tutto il paese». Sono dei pazzi, ma il villaggio si deve fare. Basta non fare la domanda, dare un parere generico (...) L'intercettazione, contenuta nella maxi-ordinanza sul caso Mastella, risale all'estate scorsa. Camilleri è al telefono con un certo Antonio Barbieri, interessato al progetto di villaggio turistico. Sentendosi ringraziare risponde: “... ci mancherebbe. A disposizione... E' un dovere da parte mia. Ma deve ringraziare il cielo che ci stai tu. Perché poi... vedi... il tecnico mi ha confermato quello che mi hanno detto i miei. Perché là... sai che cazzo hanno fatto per passare... sono dei pazzi! (...) camminano sul vecchio programma di fabbricazione e poi concedono a tutti queste cose come variante alla... Questo intervento sta a monte dell'abitato. Che cosa hanno fatto? Hanno pensato bene poi... nel centro del paese- perché attraversa tutto il paese il vallone... di intubarlo, Per cui io non solo non mi ritrovo con le sezioni aperte che- bene o male- se sondo non faccio grandi danni e può darsi che allago solamente senza fare niente... no. Ma essendo incubato... dice... quello mi scoppia il tubo...». Può saltare in aria un paese, ma pazienza. E' stato sufficiente dare un ok più generico, che non affrontava il fatto. E il favore al potente mastelliano locale è stato fatto. Ci sono anche fatti di questo tipo nelle centinaia di pagine dell'inchiesta della procura della Repubblica di Santa Maria Capua a Vetere. Fatti gravi, non di solo costume campano. Perché sono altrettanto preoccupanti le decine di pagine che raccontano i concorsi per l'assunzione o per le consulenze all'Autorità di bacino del Sele, riva destra o riva sinistra non importa. Ingegneri, geometri, geologi, tecnici che dovrebbero essere superqualificati perché si occupano della sicurezza di un intero territorio, di decine di migliaia di cittadini. Viene lottizzata la commissione di esame, ma qualche esterno qualificato bisogna pur inserirlo. Servono 6 ingegneri, 8 geometri, altrettanti geologi. Tutti gli esami si riducono a una farsa. Perché i candidati sono accompagnati da auguste sponsorizzazioni: il sindaco di quel paesino, l'assessore di quell'altra città, il dirigente Udeur, l'assessore regionale. Un ingegnere super-raccomandato si presenta e fa scena muta. Dramma, ci sono anche esterni, non è stato in grado di rispondere alle domande più elementari della selezione. Se ne rende conto anche lui, rassegnandosi alla sconfitta. Camilleri però non demorde: insiste con i commissari di esame, prova ogni strada possibile, giunge perfino a minacciare velatamente il presidente della commissione. Alla fine il candidato che non dice una parola esce fra gli ammessi. Con una furbata: non può essere fra i 6 ingegneri, perché anche esterni hanno assistito all'esame imbarazzante e non sarebbe stato motivato. Finisce però quarto fra i geometri e il posto così è ottenuto. Purtroppo fra i candidati ce ne era anche uno bravo, bravissimo. Esame straordinario. Perfino un buon cognome: Iervolino. Parente? Macchè. Raccomandato da qualcuno? Niente, nemmeno da un segretario di una comunità montana. Al concorso si è presentato con le sue gambe. Irritazione di Camilleri: “ma come ha fatto, nemmeno uno sponsor?”. Già, come è possibile in Campania, in un concorso pubblico? Soluzione di un esaminatore: “peccato, così bravo. Credo proprio che sarà fra i primi esclusi...”. Secondo escluso. Così non si correva proprio il rischio che entrasse. CI sarebbe da ridere, come c'è da sorridere per molti altri episodi contenuti in quella inchiesta. A dire il vero per quasi tutti i fatti imputati direttamente ai coniugi Mastella. Ma gestire così un'Autorità di Bacino è ben altra cosa. E non fa ridere: quando una frana si abbatte su Sarno, quando un'alluvione sommerge interi paesi, quando parti intere dell'Italia vivono in continua emergenza ambientale rischiando tragedie, è anche perché un ingegnere che ci sapeva fare si trova senza lavoro e uno che non sa rispondere alle domande- ma è raccomandato- trova alla fine almeno un posto da geometra. In un'inchiesta in più parti zoppicante (lo riconosce anche il gip che ha cassato molte richieste dei pm), dove si scambia la barzelletta per un reato, ci sono fatti gravi che la giustificano. Uno spaccato tutt'altro che minore del cancro che divora questo paese e lo ha messo in ginocchio...

CASO RAI, QUANTE FACCE DI TOLLA! VOGLIAMO CHIEDERE A CELLI?

Ma quante facce di tolla fra gli indignati commentatori delle intercettazioni sulla Rai! Perfino il sindacato interno dei giornalisti dell'azienda, il celebre Usigrai, che minaccia una class action contro i responsabili dell'inciucione aziendale con Mediaset... Scandalizzati, scandalizzatissimi degli stretti legami di qualche dirigente con il presidente del Consiglio dell'epoca, Silvio Berlusconi o il politico di turno. Infatti tutti, dal segretario dell'Usigrai in giù, nel sindacato dei giornalisti Rai essendo entrati per concorso e poi divenuti sordi, non hanno mai cercato raccomandazioni di sorta ascoltato il politico-sponsor che poi reclamava i suoi diritti. Non ce ne è uno di loro che ogni giorno prima di cercare una notizia non si faccia il giro delle sette chiese politiche per avere una raccomandazione. Non c'è uno di loro che sia divenuto conduttore, caposervizio, caporedattore, vicedirettore o direttore per meriti personali: ha sempre, in tutti i casi, telefonato il politico-sponsor a chi doveva prendere quella decisione. Non c'è una sola scaletta di Tg Rai che sia pensata per le esigenze del telespettatore: tutte decise a tavolino con lunghe riunioni di strategie politica su come fare risaltare o evitare di deprimere l'uomo politico del cuore. Non c'è un giornalista o un dirigente Rai che prima di tutto non pensi questo. Vogliamo chiedere a Pierluigi Celli, ex capo del personale ed ex direttore generale dell'azienda? Ora che è fuori dai giochi può anche esplicitare meglio quello che riservatamente ha già raccontato e velatamente ha scritto per allegorie. Vogliamo fare raccontare a Claudio Velardi cosa era contenuto nelle liste che inviava al direttore generale della Rai o ai consiglieri di amministrazione quando era il principale collaboratore di Massimo D'Alema? E allora fate un bella pernacchia quando sentite l'Usigrai tuonare: "via la politica dalla Rai!". Se così fosse bisognerebbe licenziare 1800 giornalisti...