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IN RAI NOMINE POLITICHE? Guai a pensarlo. Si offende "la persona" giuridica. Che vuole 2 milioni di danni

C'è qualcuno che ha mai sospettato che la nomina di un direttore di un Tg, di un manager, di un caporedattore Rai possa essere stata suggerita da rappresentanti della politica e delle istituzioni? Beh, si tenga stretto e segreto il suo sospetto, perché se reso pubblico offenderebbe la dignità della persona. Quale persona? La Rai, naturalmente, che è anche persona giuridica. Mi è arrivato infatti l'atto di citazione civile della Rai- Radiotelevisione italiana- che chiede 2 milioni di euro di anni per un articolo di Italia Oggi in cui si riportava un'indiscrezione sulle indicazioni di palazzo Chigi su alcune nomine Rai. Ecco i passaggi della citazione: "(...) E' noto che la dottrina e la giurisprudenza più attente ai valori della persona hanno elaborato da tempo- accanto al diritto al nome e all'immagine, alla vita e alla integrità fisica, nonché al diritto all'onore- il diritto all'identità personale, inteso come diritto alla verità personale e sostanziantesi nel diritto ad essere conosciuti per quello che realmente si è, quindi di essere rappresentati o narrati in modo veritiero (...) Come è ben noto anche le personalità giuridiche sono ricomprese fra i soggetti titolari di diritti della personalità e che pertanto, in particolare, anche esse sono legittimate a reagire alle lesioni dei diritti della reputazione e all'identità personale (...) Nell'articolo edito il 28 novembre 2007 si riferisce, in sostanza, che 'le più importanti nomine Rai'- vale a dire quella di Gianni Riotta a Direttore del Tg1 e quella di Maurizio Braccialarghe a Direttore del personale- sarebbero state 'determinate' da 'un bigliettino' che 'Angelone Rovati, il mitico amicone-consulente dell'attuale Presidente del Consiglio Romano Prodi', avrebbe 'consegnato al Direttore Generale di viale Mazzini, Claudio Cappon... su richiesta del presidente del Consiglio'. Il teorema, dunque, è inequivocabilmente quello a tenore del quale i ruoli più rilevanti nella Rai sarebbero attualmente ricoperti non già in base a considerazioni di merito, di effettive capacità e di idoneità a rivestirli, ma esclusivamente in base a diktat dell'attuale premier (...) Alla stregua di tutto quanto sopra, l'articolo in questione risulta gravemente lesivo del diritto all'identità personale della Rai, per contenere affermazioni non veritiere, nonché offensivo della reputazione della stessa, in quanto certamente idoneo a vulnerare la considerazione che il pubblico dei lettori ha di essa: invero, lo scritto del 28 novembre 2007 contiene- lo si ribadisce- inequivoco riferimento alla matrice esclusivamente politica della nomina del Direttore del Tg1 e del Direttore del personale della Rai, disancorata dunque da qualunque merito e supinamente recepita, ciò è certo devastante per l'immagine dell'odierna deducente presso il pubblico dei telespettatori..."

CHE DISASTRO CALABRESE TESTIMONIAL! Il 26 fa lo spot pro Kenya sul Tg1 e il paese sprofonda nella guerra civile...

Gianni Riotta l'aveva scelto come testimonial sul Tg1 per non scoraggiare gli italiani vacanzieri in Kenya. Così il 26 dicembre scorso, subito dopo la notizia sull'uccisione a pochi km da Malindi dell'animatore torinese Andrea Pace durante una rapina, il primo telegiornale italiano si è collegato per telefono con Pietro Calabrese, ex direttore di Panorama. Pronto, come molti vip italiani, a festeggiare in Kenya il Capodanno 2008. E lo spot sembrava riuscito: "Vengo a Malindi", ha raccontato Calabrese quella sera, "da tanti anni. E' un posto dove i rischi che si corrono sono certamente inferiori ai rischi che si corrono in una qualunque grande città italiana". Nemmeno otto ore dopo l'infausto spot di Calabrese il Kenya è precipitato nella guerra civile. Città messe a ferro e fuoco, centinaia di vittime civili, una chiesa bruciata con numerosi bambini periti nell'incendio. E la Farnesina, che già il 27 mattina aveva messo in guardia i turisti italiani dalla recrudescenza della criminalità comune, che ora consiglia a tutti di non partire per il Kenya, preparandosi ad organizzare il rimpatrio dei 3 mila italiani lì in vacanza. Compreso il serafico e sfortunato Calabrese...

IL TG1 DI RIOTTA? FARCITO DI POLITICA ASSAI PIU' DI QUELLO DI MIMUN

Il direttore del Tg1, Gianni Riotta, ha replicato sabato scorso con una lettera al quotidiano Libero ai dati sulla par condicio pubblicati su Italia Oggi e ripresi dal quotidiano diretto da Vittorio Feltri. Riotta sostiene che quel confronto aprile 2005- aprile 2007 è relativo a "due sole settimane" e che nel 2005 "il tg1 era in condizioni di par condicio elettorale". Di più: sostiene Riotta di potere vantare un dato di cui va fiero: avrebbe dimezzato la politica trasmessa sul Tg1. Per sostenere la sua tesi l'attuale direttore del Tg1 cita fonti non pubbliche. Quelle pubbliche invece sono fornite sul sito Internet dell'Autorità di garanzia nelle comunicazioni. E dicono l'esatto opposto. Innanzitutto il raffronto contestato non era relativo a due settimane, ma a 30 giorni: quelli del mese di aprile 2005 e 2007. Di questi 30 giorni solo uno, il primo aprile 2005, era in regime di par condicio. Un giorno su 30 evidentemente non può sfalsare la media. Quanto agli spazi dedicati alla politica nel video si può vedere il raffronto sugli ultimi sei mesi censiti dall'Autorità: dal 1° aprile al 30 settembre 2007, raffrontati evidentemente con gli stessi mesi del 2005, quando a dirigere il Tg1 era Clemente J. Mimun. Il Tg1 di Riotta in questi sei mesi ha dedicato alla politica 73 ore, 21 minuti e 51 secondi Il Tg1 di Mimun negli stessi mesi ha dedicato alla politica 69 ore, 16 minuti e 18 secondi Il Tg1 di Riotta ha intervistato politici per 19 ore 49 minuti e 55 secondi Il Tg1 di Mimun ha intervistato politici per 17 ore, 24 minuti e 35 secondi I dati non lasciano dubbi: Riotta offre più spazi alla politica del predecessore

CASO RIOTTA. 3/ Il bigliettino di Capezzone

Qualche giorno prima della nomina di Gianni Riotta al Tg1 l'allora presidente della commissione attività produttive della Camera, Daniele Capezzone, rivelò di avere trovato a Montecitorio "un bigliettino" sui cui erano indicate le candidature per le nomine Rai. Era il 5 settembre 2006, e Capezzone lesse quel bigliettino. C'era scritto. "Riotta al Tg1, Braccialarghe alla direzione del personale, Badaloni a Rainews 24...". Nomi azzeccati, due caselle pure giuste al millimetro: Riotta e Braccialarghe! Capezzone o chi aveva scritto quel bigliettino erano in grado di prevedere il futuro!

CASO RIOTTA. 2/ Quella frase di Prodi in Cina...

Quando Gianni Riotta fu nominato al Tg1 Romano Prodi era in Cina, dove stava rifiutando i colloqui con i giornalisti in fuga da un bigliettino inquietante, quello che Angelo Rovati aveva inviato al presidente di Telecom Italia, Marco Tronchetti Provera, allegato a un imbarazzante piano per ristatalizzare le telecomunicazioni italiane. Ai giornalisti che gli chiedevano un commento sulle nomine appena varate dal consiglio di amministrazione della Rai, Prodi sibilò seccato: "Tutti ora dicono che Riotta va bene. Non capisco perché si dice che va bene solo a me..."

CASO RIOTTA.1/ Quell'intervista apri-pista

Che cosa accadde 40 giorni prima della nomina di Gianni Riotta al Tg1? Basta andare di archivio. Corriere della Sera, 21 luglio 2006. Intervista di Gianni Riotta al presidente del Consiglio, Romano Prodi. Eccone alcuni dei passaggi più aggressivi: "L'antipasto del presidente è semplice, una fetta di pane fresco con poche gocce di aceto balsamico di Scandiano. Guarda la Colonna Traiana che riempie la finestra, «Quelle erano guerre senza proporzione. Roma si metteva in marcia e poteva distruggere un popolo intero. Il mondo è cambiato, ma dolore, morale, restano questioni centrali». Il presidente del Consiglio Romano Prodi fa colazione con il suo staff ed esamina le questioni del giorno, la storia che è ancora cronaca, non fissata nella pietra come nella Colonna dell'imperatore Traiano e su cui ogni leader politico spera di intervenire (...) Prodi ha una camicia a righe e una cravatta celeste, i suoi collaboratori (c'era anche Rovati? ndr) ne seguono la conversazione, come sempre pacata, scandita, con la tradizionale ansia di chi lavora con i leader: dirà troppo? dirà troppo poco? Il presidente li coinvolge nella conversazione, ne ascolta i suggerimenti, e poi continua, secondo il suo filo..." Ed ecco le domande incalzanti: 1- Presidente, prima di andare ai tassisti, restiamo ancora nel mondo... 2- Davanti alle immagini della guerra in Medio Oriente, c'è in Prodi una doppia reazione, l'angoscia per il da farsi e per lo stop che il conflitto lungo 60 anni pone a tutti gli altri dossier mondiali: «Dovremmo parlare di Asia, di Europa, del rapporto perfetto che abbiamo con la Merkel a Berlino, e che nemmeno quel gol di Grosso al 118' della semifinale non ha spezzato. Dovremmo parlare di voli diretti Roma- Pechino, di turismo dalla Cina, e di Banca del Mediterraneo. Invece tutto fermo». 3- Il mondo è grande e terribile, presidente. Ma anche governare i tassì non è semplice. Chi ha vinto, a proposito, il governo o i tassisti? 4- Il suo avversario, l'ex premier Silvio Berlusconi, sta facendo il suo surplace e si dice convinto che lei andrà fuori pista alla Finanziaria (sic.. Già allora, e la spalla non si è lussata... ndr) 5- Guardando il nostro paese non si vede troppa passione, presidente. Poca crescita, poco sviluppo, niente innovazione, pochi figli. 6- Almeno attorno al Mondiale un po' di passione s'è vista, in campo e fuori. Poi ci siamo risvegliati con il calcio degli scandali. 7- S'è fatto tardi, il caffé è freddo nelle tazzine, l'agenda del premier incalza. Niente vacanze, quest'anno? Eh sì... Uno così non poteva che finire al Tg1...

Rovati- Riotta, un bigliettino che non cade dal cielo- Italia Oggi scrive un indiscreto, querelano Cappon, Rovati e mezzo mondo. Ecco la ricostruzione

Italia Oggi ha scritto mercoledì una indiscrezione che circolava fra importanti manager Rai sulle origini della nomina di Gianni Riotta al Tg1. Secondo la versione di un importante manager (la cui voce è distorta per coprire la fonte nel filmato qui messo a disposizione) poco prima di quella scelta sarebbe arrivato in Rai un bigliettino da parte della presidenza del Consiglio, compilato da Angelo Rovati, allora consulente di Romano Prodi. Ecco il testo pubblicato:

Rovati e il biglietto su riotta al tg1... IL CASO DEL GIORNO Il retroscena delle nomine Rai del governo Prodi Ancora Angelone Rovati, il mitico amico-consulente dell'attuale presidente del consiglio, Romano Prodi. Ancora un bigliettino, come quello spedito a Marco Tronchetti Provera sul piano Telecom che costò al povero Rovati il posto ufficiale a palazzo Chigi (non quello ufficioso). Beh, a sentire la versione fornita ad amici e colleghi da Marcello Del Bosco, dirigente diessino di lungo corso in Rai, sarebbe stato proprio un bigliettino di Rovati a determinare un anno fa le più importanti nomine della Rai. Secondo Del Bosco, considerato assai vicino a Massimo D'Alema, quel bigliettino sarebbe stato consegnato al direttore generale di viale Mazzini, Claudio Cappon, da Rovati su richiesta del presidente del consiglio. Sopra c'erano scritti solo due nomi. Il primo era quello di Gianni Riotta, che da lì a poco sarebbe stato nominato direttore del Tg1. Il secondo nome era quello di Maurizio Braccialarghe, già direttore generale della Sipra (concessionaria Rai della pubblicità) e in passato direttore della divisione radiofonica. Braccialarghe sarebbe stato nominato direttore del personale di viale Mazzini lo stesso giorno- 13 settembre 2006- di Riotta. Bigliettino Telecom e bigliettino Rai erano contemporanei...

Al testo è seguito annuncio di querela da parte di Claudio Cappon, direttore generale della Rai, il giorno stesso. In modo ufficioso ha fatto sapere di essere intenzionato a perseguire la stessa strada anche Marcello Del Bosco. Il giorno successivo, giovedì 29 novembre, da palazzo Chigi è stata fatta filtrare alle agenzie la medesima intenzione da parte di Angelo Rovati. Querelare è sempre un modo di minacciare la libertà di stampa. Ed è moda assai in voga. Si può smentire e io personalmente ho sempre dato il massimo spazio a chi lo ha fatto con civiltà (gli insulti no, visto che negli articoli contestati non ci sono). Giudichi chiunque la continenza dell'articolo contestato, l'interesse pubblico della notizia, e la sua veridicità ascoltando la ricostruzione di una fonte di alto livello. Ho storpiato la voce con il computer per non mettere in difficoltà eccessiva la fonte. In un eventuale processo per diffamazione (reato che esiste se non c'è continenza dello stile, interesse pubblico della notizia e veridicità dei fatti raccontati), naturalmente porterò con me l'originale...