Gianni Riotta batte Augusto Minzolini 77 a 4. Per settantasette volte in due anni e mezzo l’ex direttore è comparso sugli schermi del Tg1 da lui diretto commentando, intervistando e perfino intervistandosi. Minzolini quattro volte in sei mesi e per pareggiare i conti con il suo predecessore avrebbe bisogno di ingranare la sesta marcia, d’ora in avanti con almeno un intervento ogni dieci giorni. Nel disinteresse assoluto di vertici aziendali, commissioni parlamentari di vigilanza e politica in genere, Riotta è riuscito ad utilizzare tutte le frecce all’arco di un vero professionista. Per ventidue volte ha fatto il commentatore: 19 editoriali veri e propri e tre ricordi autobiografici (in gergo giornalistico “coccodrilli”) di altrettanti autorevoli giornalisti scomparsi: Enzo Biagi, Emilio Rossi e Sandro Curzi. Dodici volte Riotta è comparso in studio durante le principali edizioni del Tg1 per farsi intervistare dal conduttore di turno. Ma in sostanza per auto intervistarsi, perché le domande erano concordate se non proprio scritte insieme prima di andare in onda. Altre 43 volte l’ex direttore del Tg1 è andato in onda facendo da intervistatore, e anche in quel caso qualche commento è scappato a chiosa del dialogo con il suo ospite. L’apice è stato raggiunto da Riotta il 13 ottobre del 2007, quando in studio il direttore del Tg1 è apparso insieme a un altro ospite, Vincenzo Conticello, proprietario dell’Antica focacceria San Francesco di Palermo, un imprenditore balzato agli onori della cronaca per il suo rifiuto di pagare il pizzo alla mafia. La conduttrice, Tiziana Ferrario intervistò Conticello, poi intervistò il suo direttore e ancora cedette a lui la possibilità di fare ulteriori domande all’ospite. Riotta le fece, poi fissò la telecamera per un editorialino volante: “sono orgoglioso di potere ospitare un imprenditore così. Sono due volte orgoglioso, perché Conticello è mio cugino”.
L’editoriale al Tg1 non è dunque innovazione di Minzolini, anche se ogni volta che l’attuale direttore apre bocca in studio succede un pandemonio e si strepita alla violenza perpetrata nei confronti del servizio pubblico. Certo finora Minzolini è andato al risparmio: a parte il primo saluto ai telespettatori solo altre tre volte è andato in video offrendo commenti dedicati al caso Berlusconi-escort, alla libertà di informazione (in occasione della manifestazione Fnsi a piazza del Popolo) e ai rapporti fra giudici e politica (il caso Ingroia sollevato proprio da Libero).
Nei suoi ventidue commenti Riotta ha naturalmente spaziato su un ventaglio di argomenti più vasto. Essendo la politica estera la sua passione, per sette volte se ne è occupato: due su terrorismo e Medio Oriente, cinque sulle elezioni americane. Come Minzolini si è occupato di libertà di informazione anche se Riotta (il 3 maggio 2008) ha preso spunto da una manifestazione internazionale: la giornata per la libera stampa indetta dall’Onu. Ma in non poche occasioni il predecessore di Minzolini si è occupato di politica interna. Editoriale il 14 luglio 2007 sulle difficoltà della situazione politica italiana. Altro editoriale il 13 ottobre 2007 sui risvolti provocati nel quadro politico italiano dalla nascita del Partito democratico. E ancora, panoramica di politica interna ed estera nell’editoriale del 30 dicembre 2007 dove si fanno anche gli auguri di buon anno ai telespettatori con un giorno di anticipo (per non mettersi in gara il giorno dopo con il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano). Il 4 marzo 2008 Riotta fece un editoriale sui programmi dei due principali schieramenti in campagna elettorale finendo con un’intervista all’economista Mario Monti. Dodici giorni altro editoriale di politica, partendo però dal trentennale del sequestro di Aldo Moro. Un mese dopo, il 15 aprile 2008, ancora un Riotta commentatore politico in video per dire la sua sul risultato delle elezioni politiche in Italia. Poi una sfilza di editoriali sulle elezioni americane in cui non è stata del tutto assente la politica italiana. Fino all’editoriale omnibus del primo gennaio 2009, in cui Riotta ha commentato il discorso di Napolitano della sera prima e l’agenda politica del governo per il nuovo anno.
In mezzo le 43 interviste, un genere in cui la parte del leone è toccata a Roberto Benigni (intervistato per 13 volte anche per lanciare un programma in onda su Rai Uno), e di cui hanno tratto beneficio dopo la vittoria elettorale anche esponenti del centro-destra come Giulio Tremonti (intervistato da Riotta sul Tg1 cinque volte) e Gianfranco Fini (due volte, come Romano Prodi nel periodo precedente).
Non può essere quindi al genere giornalistico che il centrosinistra aziendale o no oggi sta facendo il processo. Sono i contenuti e non la forma dei commenti di Minzolini che si vorrebbe censurare. Come mai è accaduto nella storia dell’informazione pubblica dell’Italia libera e repubblicana.
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Johnny Riotta, era lui il direttore del Tg1 dall'editoriale facile
Gianni Riotta batte Augusto Minzolini 77 a 4. Per settantasette volte in due anni e mezzo l’ex direttore è comparso sugli schermi del Tg1 da lui diretto commentando, intervistando e perfino intervistandosi. Minzolini quattro volte in sei mesi e per pareggiare i conti con il suo predecessore avrebbe bisogno di ingranare la sesta marcia, d’ora in avanti con almeno un intervento ogni dieci giorni. Nel disinteresse assoluto di vertici aziendali, commissioni parlamentari di vigilanza e politica in genere, Riotta è riuscito ad utilizzare tutte le frecce all’arco di un vero professionista. Per ventidue volte ha fatto il commentatore: 19 editoriali veri e propri e tre ricordi autobiografici (in gergo giornalistico “coccodrilli”) di altrettanti autorevoli giornalisti scomparsi: Enzo Biagi, Emilio Rossi e Sandro Curzi. Dodici volte Riotta è comparso in studio durante le principali edizioni del Tg1 per farsi intervistare dal conduttore di turno. Ma in sostanza per auto intervistarsi, perché le domande erano concordate se non proprio scritte insieme prima di andare in onda. Altre 43 volte l’ex direttore del Tg1 è andato in onda facendo da intervistatore, e anche in quel caso qualche commento è scappato a chiosa del dialogo con il suo ospite. L’apice è stato raggiunto da Riotta il 13 ottobre del 2007, quando in studio il direttore del Tg1 è apparso insieme a un altro ospite, Vincenzo Conticello, proprietario dell’Antica focacceria San Francesco di Palermo, un imprenditore balzato agli onori della cronaca per il suo rifiuto di pagare il pizzo alla mafia. La conduttrice, Tiziana Ferrario intervistò Conticello, poi intervistò il suo direttore e ancora cedette a lui la possibilità di fare ulteriori domande all’ospite. Riotta le fece, poi fissò la telecamera per un editorialino volante: “sono orgoglioso di potere ospitare un imprenditore così. Sono due volte orgoglioso, perché Conticello è mio cugino”.
L’editoriale al Tg1 non è dunque innovazione di Minzolini, anche se ogni volta che l’attuale direttore apre bocca in studio succede un pandemonio e si strepita alla violenza perpetrata nei confronti del servizio pubblico. Certo finora Minzolini è andato al risparmio: a parte il primo saluto ai telespettatori solo altre tre volte è andato in video offrendo commenti dedicati al caso Berlusconi-escort, alla libertà di informazione (in occasione della manifestazione Fnsi a piazza del Popolo) e ai rapporti fra giudici e politica (il caso Ingroia sollevato proprio da Libero).
Nei suoi ventidue commenti Riotta ha naturalmente spaziato su un ventaglio di argomenti più vasto. Essendo la politica estera la sua passione, per sette volte se ne è occupato: due su terrorismo e Medio Oriente, cinque sulle elezioni americane. Come Minzolini si è occupato di libertà di informazione anche se Riotta (il 3 maggio 2008) ha preso spunto da una manifestazione internazionale: la giornata per la libera stampa indetta dall’Onu. Ma in non poche occasioni il predecessore di Minzolini si è occupato di politica interna. Editoriale il 14 luglio 2007 sulle difficoltà della situazione politica italiana. Altro editoriale il 13 ottobre 2007 sui risvolti provocati nel quadro politico italiano dalla nascita del Partito democratico. E ancora, panoramica di politica interna ed estera nell’editoriale del 30 dicembre 2007 dove si fanno anche gli auguri di buon anno ai telespettatori con un giorno di anticipo (per non mettersi in gara il giorno dopo con il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano). Il 4 marzo 2008 Riotta fece un editoriale sui programmi dei due principali schieramenti in campagna elettorale finendo con un’intervista all’economista Mario Monti. Dodici giorni altro editoriale di politica, partendo però dal trentennale del sequestro di Aldo Moro. Un mese dopo, il 15 aprile 2008, ancora un Riotta commentatore politico in video per dire la sua sul risultato delle elezioni politiche in Italia. Poi una sfilza di editoriali sulle elezioni americane in cui non è stata del tutto assente la politica italiana. Fino all’editoriale omnibus del primo gennaio 2009, in cui Riotta ha commentato il discorso di Napolitano della sera prima e l’agenda politica del governo per il nuovo anno.
In mezzo le 43 interviste, un genere in cui la parte del leone è toccata a Roberto Benigni (intervistato per 13 volte anche per lanciare un programma in onda su Rai Uno), e di cui hanno tratto beneficio dopo la vittoria elettorale anche esponenti del centro-destra come Giulio Tremonti (intervistato da Riotta sul Tg1 cinque volte) e Gianfranco Fini (due volte, come Romano Prodi nel periodo precedente).
Non può essere quindi al genere giornalistico che il centrosinistra aziendale o no oggi sta facendo il processo. Sono i contenuti e non la forma dei commenti di Minzolini che si vorrebbe censurare. Come mai è accaduto nella storia dell’informazione pubblica dell’Italia libera e repubblicana.
Benigni e signora in piazza. Contro le ruspe di Matteoli
Roberto Benigni e la sua gentile consorte-manager, Nicoletta Braschi, sono furiosi con il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Altero Matteoli e con il supermanager dell’Anas, Pietro Ciucci. Da un anno e più, appena arrivato a palazzo Chigi Silvio Berlusconi, infatti il ministero ha adottato e velocizzato fra le poche un’opera pubblica importante per il centro-Italia: il completamento della superstrada Orte-Terni-Rieti. Ma il problema è che per gli affari del comico toscano l’opera si è trasformata in un inferno che mette a rischio anche i guadagni provenienti da quello dantesco: l’Anas infatti sta scavando una galleria di fianco agli studios di Benigni. Rendendo impossibile ogni registrazione. Il problema è emerso fra le righe dell’ultimo bilancio degli studios del gruppo Melampo, che un tempo si chiamava Spitfire e ora Cinecittà Papigno, grazie all’alleanza con Cinecittà studios cui i coniugi Benigni hanno piano piano trasferito la maggioranza del capitale, mantenendo comunque il 40%. Alle porte di Terni, grazie a un accordo con il Comune e a un affitto di assoluta affezione (22.568 euro l’anno) la società gestisce per proprie produzioni o per locazione a terzi gli Stabilimenti di Papigno. Il piano industriale prevedeva una notevole redditività da dividere fra i soci. Ma alla fine del 2008, che doveva essere l’anno della svolta, da dividersi sono restati appena 3.660 euro. Spiccioli per due come il cavaliere di gran Croce Benigni che nel 2005 ha dichiarato un reddito da 3.580.995 e come la consorte-manager Nicoletta Braschi che lo stesso anno ha dichiarato 1.699.365 euro. E una certa rabbia, perchè se quegli studios (che custodiscono ancora le scenografie-premio Oscar di Pinocchio) non rendono il dovuto, la colpa non è della gestione. Come scrive nella relazione al bilancio 2008 il presidente di Cinecittà Papigno, Lamberto Mancini, la responsabilità è dello «svolgimento dei lavori di realizzazione, a ridosso degli studi, del viadotto sulla Valnerina e della relativa galleria di collegamento nell’ambito del completamento della superstrada Orte-Rieti che, causa il rumore prodotto dai mezzi d’opera, hanno praticamente reso impossibile l’uso proprio degli studi». Non è servito fare sollevare un po’ di politici locali preoccupati per la caduta della manodopera: Matteoli e Ciucci sono stati inflessibili e nel febbraio 2009 hanno perfino celebrato la caduta del primo diaframma della galleria lì di fianco. Chissà se è anche con questa rabbia che i coniugi Benigni hanno promesso di sfilare in piazza contro Berlusconi...
Franco Bechis
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