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Bassolino, oplà. E i rifiuti non ci sono più. Sull'Unità

La Campania? E' già uscita dall'emergenza rifiuti. E' bastato un salto di Antonio Bassolino. Oplà. Ma solo sull'Unità. Dove sabato il gruppo consiliare del Pd della Regione Campania ha pubblicato quattro pagine piene sotto il titolo "Dossier Rifiuti- La Campania oltre l'emergenza", non si sa se accolte a pagamento (non c'è la dizione "informazione pubblicitaria"), per interesse giornalistico o per contiguità politica. Domina nell'inserto una appassionata autodifesa di Bassolino, che prima rivendica tutte le mirabolanti azioni sue da presidente della Regione e naturalmente da commissario all'emergenza rifiuti, osteggiate dal suo nemico numero uno, la camorra, seguita dal nemico numero due, la Cdl, e dal nemico numero tre, Rifondazione comunista. Ma dopo avere replicato punto dopo punto alle accuse ricevute, Bassolino si lascia andare alla mozione d'affetti: ah, ma chi glielo ha fatto fare di andare a presiedere la Regione Campania? Fosse stato per lui sarebbe rimasto sindaco di Napoli, dove il suo cuore oggi ferito è restato: "Napoli", scrive Bassolino, "è la cosa più importante della mia vita. Una città dove ho fatto il lavoro d Sindaco, quello che più mi ha coinvolto e che purtroppo non ho potuto continuare perché la legge lo vietava". Significa che Bassolino è pronto a gettare la spugna, a travolgere con sè Rosa Russo Jervolino e a riprovare la scalata alla poltrona di primo cittadino di Napoli? Macchè. Per lui le polemiche sono già alle spalle: "Emergenza rifiuti, nuovi strumenti per le nomine, statuto, deleghe agli enti locali. Questa è la partita che ci stiamo giocando. E' la partita dello sviluppo e della democrazia. Per vincerla abbiamo bisogno di stabilità istituzionale e di rinnovata energia decisionale..." ...

CONDONO DI PRODI AI COMUNI ANTI-RIFIUTI

Come si dice a Napoli, Romano Prodi ha fatto la faccia feroce. Porta infatti la sua firma il decreto 11 maggio 2007, n. 61 dal titolo «Interventi straordinari nel settore dello smaltimento dei rifiuti nella regione Campania». Pugno di ferro del premier, spiegato all'epoca con il desiderio di mettere fine una volta per tutte allo scandalo della spazzatura a Napoli e dintorni. All'articolo 7 uno schiaffone a tutti i comuni: entro dicembre avrebbero dovuto adottare un piano straordinario per lo smaltimento e auto-finanziarselo. Il 29 dicembre scorso proprio in piena emergenza rifiuti il governo ha fatto marcia indietro: il diktat e quella norma sono saltati, cancellati da una norma malandrina inserita nel Milleproroghe Quando aveva fatto finta di fare la faccia feroce, Prodi aveva stabilito (e la Gazzetta ufficiale pubblicato) che in deroga alle norme generali sulla Tarsu, «i comuni della regione Campania adottano immediatamente le iniziative urgenti per assicurare che, a decorrere dal 1° gennaio 2008 e per un periodo di cinque anni, ai fini della tassa di smaltimento dei rifiuti solidi urbani, siano applicate misure tariffarie per garantire complessivamente la copertura integrale dei costi di gestione del servizio di smaltimento dei rifiuti». Visto che in campo a parte la scandalizzata stampa internazionale era sceso anche il Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, il presidente del Consiglio aveva voluto fare vedere come si comanda, risolvendo i problemi. E aveva aggiunto minaccioso: «Ai comuni che non provvedono nei termini previsti si applicano le disposizioni di cui all’articolo 141, comma 1, lettera a), del testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali, di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267». Tradotto dal burocratese suona così: i comuni campani che non si fossero messi in regola entro il dicembre 2007 sarebbero stati sciolti dal ministro dell’Interno, Giorgio Napolitano, affidando l’emergenza rifiuti ai prefetti. Un’ottima norma che, se applicata, avrebbe forse evitato i disastri delle ultime settimane. Partenopea hanno risposto con una bella pernacchia al premier. Di piani manco l’ombra e di proposte sull’autofinanziamento ancora meno. Ci si sarebbe attesi allora già ai primi di gennaio una raffica di scioglimenti di comuni campani e il passaggio del comando nelle mani dei prefetti. Ma proprio alla vigilia delle meritate vacanze sui campi da sci, il presidente del Consiglio ha varato un bel condono per tutti i disubbidienti. Che dovevano mettersi in regola entro il 31 dicembre 2007, ma grazie alla norma inserita fra molte altre nel decreto milleproroghe di fine anno, potranno farlo comodamente entro il 31 dicembre 2008. Un segnale più che eloquente arrivato proprio nelle ore in cui stava esplodendo il dramma rifiuti in Campania. Di peggio c’è solo la spiegazione fornita nella stessa relazione di accompagnamento al milleproroghe. Il condono, con relativo rinvio di un anno, ai comuni campani viene inserito all’articolo 33 del nuovo decreto legge con questa spiegazione: «La disposizione è volta ad assicurare che la progressiva copertura dei costi sullo smaltimento dei rifiuti per il tramite della relativa tassa avvenga in maniera e con tempistica uniforme sull’intero territorio nazionale». Ma il decreto legge sui rifiuti campani varato a maggio serviva proprio a derogare, vista la situazione eccezionale, dalle regole previste per tutti gli altri comuni italiani. Insomma, una sceneggiata napoletana in piena regola, che mette decisamente in ombra le piccole querelle politiche scoppiate nelle ultime ore con il più classico degli scaricabarili: Rosa Russo Jervolino (fresca di condono del premier) contro Prodi (che l’ha condonata), Antonio Di Pietro contro Antonio Bassolino, Alfonso Pecoraro Scanio in fuga da tutti e i napoletani sommersi dalla spazzatura. Certo, lo scandalo rifiuti campani è nato ben prima di questo governo, ed è prima di tutto specchio di cosa è l’Italia. Ma la sceneggiata in corso è specchio soprattutto di questo esecutivo, della sua debolezza, della sua impossibilità di prendere decisioni e farle rispettare. Di casi Napoli ce ne sono a bizzeffe, grandi e piccoli ma tutti con lo stesso destino e la finzione di un governo non in grado di governare. Ne citiamo un altro su Italia Oggi, nella sezione Diritto e Fisco. Minuscolo, ma significativo. Nella sua manovra economica per il 2008 il governo fra i tanti atti presunti di “giustizia redistributiva”, ha esonerato una serie di incapienti dal pagamento del canone Rai, per altro appena aumentato a 106 euro. Un poveretto fra i possibili beneficiari, per essere sicuro di non incorrere in sanzioni, ha spiegato alla Rai: «secondo la finanziaria non dovrei pagare il canone. Va bene? Tutto in regola?». E si è sentito rispondere dalla televisione di Stato: «Sì, lei rientrerebbe fra gli esonerati. Ma il governo ha stanziato pochi fondi per pagare al posto vostro, va a finire che molti di voi non potranno beneficiarne. La cosa migliore è che lei paghi subito quei 106 euro, così sarà fra i primi a chiederne il rimborso...». Questa è invece una sceneggiata alla romana..