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La strana storia del paffuto console di Parma che impone Patrizia D'Addario per raccogliere fondi pro bambini. E spunta perfino l'ombra di Gelli

Dietro il disco che sta per lanciare Patrizia D’Addario c’è un misterioso giallo, che unisce l’escort barese a un paffuto console di Parma, balzato agli onori delle cronache durante i giorni del sequestro e assassinio del piccolo Tommaso Onofri e ora plenipotenziario di una organizzazione Onu per salvare i bambini in difficoltà nata in Serbia, trasferitasi in Macedonia e cresciuta anche grazie ai buoni uffici del figlio di Licio Gelli, Raffaello. Il giallo emerge proprio all’ombra di un fatto di cronaca che ieri abbiamo raccontato ai lettori di Libero. Il 19 dicembre scorso un gruppo di cassintegrati della Metalli preziosi di Paderno Dugnano si è rifiutato di scendere in campo per una partitella di calcio di beneficienza con la Nazionale italiana solidale, proprio perché a dare il calcio di inizio sarebbe dovuta essere la D’Addario: “se c’è lei niente partita”. I dirigenti della nazionale a scopo benefico, composta da ex calciatori, artisti e perfino giocatori in attività, non hanno voluto rinunciare alla presenza della escort, e la partita non si è giocata. L’allenatore della squadra, Dario Casetta, ha regalato la maglia numero 10 alla D’Addario facendone la madrina ufficiale della squadra. Lei ha ricambiato l’attenzione promettendo di versare alla squadra a fini di beneficenza parte dei diritti di autore che avesse dovuto incassare con il suo primo disco promosso lunedì scorso al Midem di Cannes. Da quando però la D’Addario è diventata dodicesima giocatrice di quella nazionale, nessun avversario vuole più scendere in campo, rinunciando perfino alle iniziative di beneficenza collegate. Ieri con Libero ha voluto prendere le distanze dall’iniziativa un giocatore come Nicola Legrottaglie coinvolto nel varo della nazionale, ma tenuto all’oscuro del caso D’Addario. Ora sembra preoccupato anche il presidente della squadra, l’ex portiere dela Juventus e della nazionale A, Stefano Tacconi. Che confessa a Libero: “Avrà anche un visetto carino quella D’Addario, ma da quando è madrina non vuole giocare più nessuno con noi. Rischiano di saltare 5-6 partite già programmate dopo quella con i cassaintegrati. Meglio che salti lei…”. Già, ma chi ha voluto la D’Addario? “Ah, non è stata scelta della squadra: ce l’ha imposta il console di Parma”. Di che paese? “Il console italiano, Claudio Borghi”, spiega Tacconi. Ed italiano è il Borghi che anima le iniziative della Nazionale italiana solidale sperando di raccogliere fondi per adottare o salvare i bambini di tutto il mondo in difficoltà. E’ pure console, nominato a questo ufficio dopo avere ricoperto per qualche anno l’incarico di viceconsole, dalla prima ambasciata dei bambini nel mondo. L’ambasciata fu creata l’8 giugno 1991 nella ex Jugoslavia, a Medjashi e la sua sede fu poi trasferita a Skopje, in Macedonia, che la riconobbe giuridicamente nominando ambasciatore il suo fondatore, l’insegnante Dragj Zmijanac. Fu riconosciuta anche dall’Onu che le diede a pieno titolo i diritti diplomatici grazie all’intervento della sottocommissione per la promozioni e la protezione delle minoranze. In quel consesso sedevano due italiani in possesso di passaporto diplomatico, Raffaello Gelli, figlio del venerabile Licio e sua moglie Marta Gelli. In commissione al loro fianco fu cooptato Dragj Zmijanac. E da quel momento, avendo l’ex insegnante macedone la possibilità di offrire onorificenze e passaporti diplomatici, si allungò la lista italiana dei beneficiari. Subito fu nominato un ambasciatore onorario a Napoli, Antonio Diletto. Seguirono onorificenze a personaggi famosi, spesso calciatori (come Daniele Massaro). E infine veri e propri incarichi, come quello arrivato al parmigiano Borghi, nominato prima viceconsole e poi console effettivo della ambasciata per i bambini nel mondo. Lui si è dato un gran da fare. Anche se la prima volta che è balzato agli onori delle cronache è stato per un fatto tragico: il rapimento del piccolo Tommaso Onofri. Borghi si precipitò a casa dei genitori del piccolo, spiegando di essere il migliore amico del padre. Fondò subito un comitato “Liberate Tommaso”, e successivamente, appreso il tragico epilogo della vicenda, una fondazione benefica in memoria del piccolo. Prima iniziativa: una partita di beneficenza, poi l’apertura di due conti correnti, uno bancario e uno postale. Ma non è mai stato chiaro quali iniziative si fossero intraprese con quei fondi. Nel 2007 la mamma di Tommaso, Paola, in un’intervista sollevò qualche dubbio sulla gestione di Borghi: “Non voglio accusare nessuno in particolare, ma quei fondi sembrano spariti nel nulla”. Borghi non spiegò, ma piccato si dimise dalla fondazione e presentò querela nei confronti della signora. Il 20 ottobre però il gup di Milano ha prosciolto la signora da ogni accusa di diffamazione,. Sostenendo che non c’erano gli estremi nemmeno per arrivare a un rinvio a giudizio. E’ stato poche settimane dopo che Borghi ha deciso di utilizzare la D’Addario come prima testimonial delle iniziative del consolato per i bambini nel mondo. “Non so nemmeno”, sostiene con una certa saggezza Tacconi, “se lei possa essere una mascotte utile a iniziative del genere”. E in effetti mettere in primo piano una escort per convincere il buon cuore degli italiani a versare fondi a favore delle adozioni dei bambini sembra la mossa più controproducente che ci possa essere, come i fatti stanno dimostrando. Per questo è ancora più misterioso il legame fra il testardissimo Borghi e la D’Addario.

D'Addario madrina? I cassintegrati la rifiutano e Legrottaglie rinuncia alla beneficenza

Quando l’ha saputo Nicola Legrottaglie, difensore della Juventus e della Nazionale italiana, ha subito preso le distanze: “Ah, io con quella Patrizia D’Addario non voglio c’entrare proprio nulla. Non sapevo fosse stata coinvolta nella Nazionale italiana solidale (Nis) e anzi lo trovo imbarazzante”. A Legrottaglie, che in quella nazionale di vecchie e nuove glorie nata per uno dei tanti tour di beneficenza per iniziativa dell’ex portiere azzurro Stefano Tacconi, è sfuggito infatti che madrina della Nis fosse divenuta da un paio di mesi proprio l’escort barese che tentò di incastrare con il suo registratore Silvio Berlusconi. A lei Dario Casetta, allenatore della squadra benefica in cui hanno giocato oltre a Tacconi anche Marco Osio, Luca Bucci e Lorenzo Minotti, ha consegnato la maglia azzurra numero dieci, ottenendo in cambio la devoluzione alla onlus di parte dei diritti di autore che eventualmente la D’Addario incasserà con il suo prossimo disco, presentato lunedì al Midem di Cannes. Un matrimonio che ha suscitato un certo clamore, quello fra la escort barese e la squadra di Tacconi. Lasciando appunto all’oscuro uno dei partecipanti all’iniziativa, come Legrottaglie, che per altro ricorda: “a dire il vero non ho mai giocato in quella nazionale. Mi hanno proposto 5-6 partite l’estate scorsa spiegandomi che gli incassi sarebbero stati devoluti a una associazione benefica specializzata nell’adozione di bambini in difficoltà. Per giocare naturalmente avrei dovuto essere libero dagli impegni con la Juventus e con la nazionale A, e questo non è mai capitato. Appena nato, dunque, il matrimonio D’Addario- Nazionale italiana solidale rischia già di naufragare per le prese di distanza. La squadra di Tacconi, dopo avere giocato l’ultima partita il 19 settembre scorso a Fontanellato, vincendo 1 a 0 contro la nazionale della polizia di stato, non è più riuscita a scendere kin campo. L’esibizione clou sarebbe dovuta avvenire pochi giorni prima del Natale, a Paderno Dugnano, giocando contro una rappresentativa di cassintegrati della Metalli preziosi, che dal dicembre 2008 aveva di fatto chiuso i battenti. Quando però il 9 dicembre i dirigenti della Nazionale hanno posto la condizione irrinunciabile della presenza della D’Addario, che avrebbe dovuto dare il calcio di inizio, i cassintegrati si sono rifiutati di giocare. I loro rappresentanti sindacali (anche la Fiom Cgil) sono corsi dal sindaco di Paderno Dugnano, il giovane Marco Alparone, primo farmacista della cittadina, che ha subito condiviso le loro preoccupazioni. Spiega il primo cittadino: “ Due dirigenti della Nazionale italiana solidale si sono presentati il giorno della conferenza stampa tirando fuori all’improvviso la condizione della presenza della D’Addario, divenuta madrina della squadra. D’accordo con i cassintegrati ho risposto che non se ne parlava nemmeno. La partita serviva a portare solidarietà ai lavoratori, non a fare pubblicità a quella signorina. Loro hanno chiesto di fare due telefonate e poi ci hanno detto che la condizione D’Addario era irrinunciabile. Allora abbiamo rinunciato a loro. La partita si è giocata salvando l’incasso. Ma in campo è scesa più banalmente la mia giunta contro i lavoratori della Metalli preziosi in crisi”.