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Ci sono ancora 61 tasse di Bersani del 2006 che Berlusconi ha conservato e perfino aumentato

Una l’ha cancellata Silvio Berlusconi: l’Ici sulla prima casa. Cinque sono cadute per esaurimento naturale. Ma a 37 mesi dal loro varo sono ancora in vigore, qualcuna addirittura rinvigorita, 61 delle celebri 67 nuove tasse inventate nel 2006 dal governo di Romano Prodi, Vincenzo Visco e Pierluigi Bersani. Le mise l’Ulivo, non le ha tolte più nessuno (perché introdurle è facilissimo, per il centro sinistra quasi una gioia, ma poi trovare le coperture per abolirle è sempre complicato e ci vuole coraggio). Anche se contro quelle 67 nuove tasse il 2 dicembre 2006 l’allora Casa delle Libertà portò in piazza a Roma due milioni di persone. Forse Bersani ha pensato di chiudere il problema facendo fuori dai vertici del suo partito e mettendo per un po’ in quarantena l’amico Visco (che lo ha comunque appoggiato nella corsa alla segreteria). Forse Berlusconi ha immaginato che fatta quella manifestazione e tornato al governo tutte sparissero di incanto. Forse i contribuenti italiani si sono perfino abituati e con i tempi che corrono pensano più a coprirsi le spalle dal rischio di nuove gabelle: non averne avute è già un piccolo successo. Ma le 61 tasse del 2006 sono tutte ancora lì a sfilare risorse preziose dal portafoglio degli italiani. Quel lontanissimo 2 dicembre non pochi dei simpatizzanti berlusconiani indossarono uno dei tanti gadget predisposti per l’occasione: una t-shirt con sopra scritto: “ 67 nuove tasse. Padoa… Schioppa. E io pure!”. Tremonti euforico pronosticò: “Ha ragione Berlusconi. Ci sarà molta gente. E' una Finanziaria che scontenta tanta, tanta, tanta gente, anche fra quelli che hanno votato a sinistra”. E davanti ai due milioni di persone anche il compassato futuro ministro dell’Economia sbottò euforico: “Solo un demente, come quello che sta adesso al governo, poteva pensare di fare più spesa pubblica con più tasse”. Poi si scusò: “Ho esagerato, ma siccome lui in passato mi ha dato del delinquente politico, me lo posso permettere”. Quello stessa euforia tre anni fa che sembrano più di una vita contagiava anche il leader numero due del centro destra, Gianfranco Fini, convinto che arringava la folla contro le supertasse pronosticando: “così la Cdl è destinata a vincere e a dimostrare che la sinistra sarà battuta, ne siamo certi”. Ma 37 mesi dopo le 61 tasse sono lì come un macigno, e nemmeno tutte come allora. Qualcuna è perfino peggiorata con il centro destra al governo, divenuta più pesante di quel che era grazie ad automatismi di cui tutti pèaiono essersi dimenticati, e non è certo bandiera da sventolare. L’Irpef più cara voluta da Vincenzo Visco è con le stesse aliquote introdotte nel 2006. Voleva aiutare i contribuenti con meno reddito, ma le menti del Nens (il centro studi di Visco e Bersani) e i tecnici dell’Ulivo sbagliarono tutti i calcoli. Così il fisco portò via una parte di stipendio perfino a chi guadagnava mille euro al mese e certo non poteva essere considerato un ricco da fare piangere. Le detrazioni che sostituirono il sistema di deduzioni introdotto da Tremonti non sono state più modificate. Il contributo di solidarietà sulle pensioni più alte allora avversato è restato in vigore fino alla sua scadenza naturale, a fine 2009. La possibilità per i comuni di aumentare l’addizionale Irpef non è stata revocata. La criticatissima tassa di scopo (Iscop) concessa agli enti locali per piccole opere pubbliche non è stata mai abolita (e viene oggi usata, sia pure da piccoli comuni: il più grande è Rimini). Tuoni e fulmini accompagnarono la decisione di Prodi & c di introdurre una addizionale di 50 centesimi a passeggero sui diritti di imbarco sugli aeromobili. Con il Pdl al governo non solo non è stata abolita, ma è aumentata di un ulteriore euro a passeggero per pagare la crisi Alitalia. Nulla è cambiato in meglio su rendite catastali, tariffe per il rilascio del visto di soggiorno, tassazione sui tabacchi lavorati, tasse ipotecarie che Prodi introdusse e aggravò e che i tecnici di Berlusconi inserirono nella lista dei 67 misfatti fiscali contro cui manifestare. Sono restate immutate le norme introdotte sul Tfr, mentre l’aumento della pressione contributiva che fece gridare allo scandalo il centro destra non solo non è stato abrogato, ma è stato addirittura aggravato e in modo sensibile. Proprio grazie a una norma contenuta nella legge Visco-Bersani nel 2006 l’aliquota per le gestioni degli artigiani e dei commercianti era del 19%. Oggi è del 20 per cento. Fu fatta salire al 23% l’aliquota contributiva per la gestione separata Inps per i lavoratori autonomi che esercitano attività professionale o di collaborazione e al 16% per gli altri iscritti. Nel 2009 la prima è schizzata al 25% (e al 26% dal primo gennaio 2010), la seconda al 17%. Un aumento secco della pressione contributiva, contro il popolo delle partite Iva, considerato da Bersani e Visco un nemico di classe, ma dimenticato anche dal centrodestra. Non l’unico caso. Perché l’elenco delle nuove tasse dimenticate da Berlusconi & c in questi primi 20 mesi di governo è lungo, e potrebbe simbolicamente culminare con quella nuova tassazione Visco sulle donazioni e le successioni che solo pochi anni prima il Cavaliere no tax (ormai un pallido ricordo) aveva inutilmente disintegrato: oggi però a comandare è il fisco- vampiro della sinistra, non quello liberal del centrodestra restato solo nell’inchiostro dei pamphlet e dei programmi elettorali. I 61 fantasmi di Prodi però ogni giorno continuano ad infilarsi nelle tasche degli italiani e a ricordare agli elettori di Berlusconi che di tempo non ne resta molto: il 2010 non può essere l’anno dei grandi disegni di riforma, ma finalmente l’anno delle forbici fiscali. Non inchiostro, ma meno tasse per tutti finalmente.

Fisco choc per gli abruzzesi. Da gennaio tutte le tasse con gli arretrati. Ma le Marche hanno pagato solo il 40 per cento dopo 12 anni...

I senza casa de l’Aquila in attesa di uscire dalle tende, come promesso, dal prossimo autunno dovranno comunque mettersi rapidamente in cerca di un commercialista di fiducia. Sperando che il suo studio non sia crollato e che si siano salvati documenti degli anni passati. Perché da gennaio 2010 il fisco vuole tasse e contributi sospesi all’indomani del terremoto, senza fare più distinzioni fra abitanti della zona del cratere e quelli di altre zone. Lo stabilisce un apposito articolo del decreto legge anti-crisi approvato dal consiglio dei ministri il 30 giugno scorso. I pagamenti dovranno essere integrali, ma rateizzabili fino a 24 mesi. Il 16 giugno invece i terremotati di Marche e Umbria del 1997 hanno pagato la loro prima rata di tasse sospese. La stessa amministrazione fiscale che oggi chiede indietro i soldi agli abruzzesi colpiti dal terremoto era stata molto più generosa con i loro predecessori solo 7 mesi fa. A dicembre infatti il Parlamento aveva approvato definitivamente il decreto legge che stanziava i soldi per l’organizzazione del G8 (allora previsto alla Maddalena), inserendo una norma per il recupero delle tasse sospese alle popolazioni di Umbria e Marche nel 1997, 1998 e 1999. A dodici anni di distanza il governo aveva stabilito che dal gennaio 2009 in ben 120 rate gli ex terremotati dell’epoca dovessero iniziare a pagare allo Stato tributi e contributi che all’epoca come sempre avviene in questi casi furono sospesi. Con un picco di generosità ulteriore il Senato aveva approvato un emendamento per spostare quella data da gennaio a giugno. E in effetti il 16 giugno scorso marchigiani e umbri ex terremotati hanno versato la prima delle 120 rate dei tributi di 12 anni fa. Ma a loro è stato condonato il 60 per cento di quanto dovuto. Il pagamento rateizzato riguarda quindi solo il 40 per cento degli importi ovviamente senza aggravio di sanzioni. Può darsi che la generosità mostrata nei confronti di quei contribuenti sia stata eccessiva. Certo il raffronto con l’Abruzzo fa impressione. Perché realisticamente a gennaio sarà già un miracolo avere ripreso in una parte della popolazione colpita un minimo di normalità. Pensare che abbondino lavoro e attività economiche tanto da permettersi di pagare due volte le tasse dopo avere perso tutto, è semplice utopia. In ogni caso se lo stesso governo a pochi mesi di distanza offre un trattamento tanto diverso a due popolazioni anche geograficamente così vicine, compie un errore. Se ne è accorta la stessa maggioranza che alla Camera ha già chiesto l’immediato stralcio della norma... Franco Bechis