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Tremonti fa il Babbo Natale del Csm

La vera sorpresa è arrivata l’ultima settimana a palazzo dei Marescialli. Ai membri del Consiglio superiore della Magistratura, a poche ore dal Natale, è stato il segretario generale dell’organo a rilevanza costituzionale, Carlo Visconti, a portare la buona novella: “Giulio Tremonti ha cambiato idea. Arrivano due milioni di euro in più in cassa”. Un vero e proprio regalo di Natale in anticipo per Nicola Mancino & c, che ormai vi disperavano: nonostante i tagli draconiani imposti fin dal suo primo giro davanti alle Camere dalle tabelle di bilancio allegate alla finanziaria, il durissimo Tremonti si è fatto commuovere dai magistrati. Loro chiedevano una integrazione di bilancio di 5 milioni di euro, le porte sembravano chiuse, ma alla fine la notizia dei due milioni di euro in arrivo ha fatto sorridere tutti. Forse almeno per Natale i magistrati saranno un po’ più buoni con il governo che tanta generosità ha mostrato nei loro confronti. Tanta, anche perché quella del Csm non è proprio una storia di povertà alla San Francesco di Assisi. Basti pensare che per fare funzionare il parlamentino dei giudici togati e non togati che con cuore assai tenero controllano e puniscono (praticamente mai) le malefatte della categoria nel 2001 bastavano 18,9 milioni di euro. La cifra è lievitata nel bilancio di previsione 2009 (solo contributo pubblico, perché di entrate ce ne sono altre) a 29,6 milioni di euro, con un aumento percentuale del 56,7%. Insomma, non erano gli alti papaveri della magistratura i primi a doversi lamentare per la rigidità della crisi, tanto più che per loro tirare un po’ la cinghia non sarebbe stato un dramma: il grosso del bilancio- a parte gli stipendi- se ne va a pagare spese di viaggio e “formazione” di componenti e dipendenti. Ma proprio il loro caso segnala la svolta natalizia del ministro Tremonti. La trasformazione dell’arcigno custode dei conti e forzieri pubblici in un Babbo Giulio Natale è stata per altro più che evidente in Senato in occasione dell’approvazione in terza lettura della legge finanziaria. A palazzo Madama il governo non ha messo la fiducia nel testo, anche se non ha concesso alcun tipo di modifica per non dovere tornare alla Camera per la quarta lettura. Qualche maldipancia più nella maggioranza che nell’opposizione è sbucato fuori qua e là. In commissione difesa anche più di un maldipancia, con un intervento assai pesante da parte del relatore Luigi Ramponi (Pdl- ex An) molto critico sulla decisione di spostare fondi dei militari a tamponare i problemi di bilancio di Gianni Alemanno al comune di Roma. Ma in mezzo alle baruffe e pur dovendo spostare ogni decisione concreta all’anno prossimo, è arrivata la strenna natalizia del vice-Tremonti, Giuseppe Vegas. E’ stato l’uomo della finanziaria nella commissione Bilancio ad accettare- come mai era avvenuto in questi anni- tutti gli ordini del giorno di maggioranza e opposizione, perfino quelli bocciati in altre commissioni proprio per la perplessità del governo. Un dono di Natale (gli ordini del giorno impegnano il governo formalmente se non sono accettati come seplice raccomandazione) inatteso ai più. Anche perché nella lista delle richieste che il governo ha detto “esaudirò, non subito, ma esaudirò”, c’è davvero di tutto, e non proprio di poco conto: riforma dell’Irpef, limatura dal 2010 di un po’ di Irap, revisione di quegli studi di settore che da anni sono diventati un incubo per le partite Iva, estensione della cedolare secca sugli affitti -che in finanziaria è prevista per la sola provincia de L’Aquila- in via sperimentale già nel 2010 su tutto il territorio nazionale con una prima possibilità di detrazione delle spese sostenute per il canone di locazione della prima casa. E come capita con i regali di Natale, il governo promettendo di esaudire non ha separato letterina da letterina, accettando davvero di tutto: dalla richiesta di rimettere qualche soldarello nel Fondo unico per lo spettacolo, a quella di finanziare la partecipazione delle scuole ai prossimi giochi della Gioventù, fino alla assicurazione che l’anno prossimo verranno integrati i fondi delle associazioni combattentistiche. Una rivoluzione copernicana per Tremonti. Che ha commosso tutti, con questo suo cuore improvvisamente grande come un melone. Ma chissà quanto durerà…

Pd e Pdl, l'unica cosa che amano insieme è la guerra

L’unica cosa che li unisce tutti è la guerra. Non solo perchè se la fanno tutti i giorni e quasi sempre senza indossare l’alta uniforme e per ragioni assai banali. Ma perché in mezzo a tante polemiche e colpi bassi c’è un posto quasi nascosto nel Parlamento in cui Pd e Pdl (e perfino Udc, Lega Nord e Italia dei Valori), marciano insieme e colpiscono uniti. E’ la commissione Difesa del Senato, guidata da una vecchia volpe della politica come Giampiero Cantoni (Pdl). A lui è riuscito, proprio di questi tempi, un mezzo miracolo: tenere compatte le truppe di maggioranza e opposizione. E in due sole sedute (l’ultima martedì) ha fatto licenziare programmi di acquisto d’arma per circa un miliardo di euro... C’è un po’ di tutto nelle decisioni votate all’unanimità dalla commissione di Cantoni: sistemi di protezione radaristica, acquisizione di missili di nuova generazione, armi anti-carro e perfino alcune ambulanze blindate per il soccorso ai feriti nelle zone di guerra (per 45 milioni, utili certo in Afghanistan). La raffica di approvazioni nell’ultima settimana ha sbloccato programmi pluriennali per un valore di un miliardo e 50 milioni, sia pure spalmati su più anni. Ma non è un precedente alla commissione Difesa, perchè in tutta la legislatura i partiti hanno marciato insieme in quasi tutte le occasioni. Unica eccezione vistosa l’8 aprile scorso, quando una parte del Pd non ha partecipato alla votazione sul programma di acquisizione del caccia americano Joint Strike Fighter, rilevando come di fronte a un investimento di oltre 1 miliardo di dollari ci sarebbe stato un ritorno certo per Finmeccanica non superiore ai 150 milioni. Nella decisione c’era poi l’antica divisione fra i sostenitori del caccia JSF e quelli di Eurofighter, l’analogo velivolo dell’industria europea. Ma si è trattato di un’eccezione alla regola. Nella concordia della commissione certo ha un peso il fatto che i rappresentati dei vari partiti siano ex militari, come i generali Mauro Del Vecchio (Pd) e Luigi Ramponi (Pdl). Ma anche questo può diventare un esempio: quando i partiti inviano in commissione esperti reali dei temi che si discutono, è più facile raggiungere intese sul bene comune senza giocare alla guerriglia inutile fra le parti. Non sarebbe stato male potere marciare in questo modo anche sui provvedimenti economici contro la crisi, con un po’ di capacità e buona volontà nelle fila dell’uno e dell’altro fronte. Ma purtroppo l’unica cosa che unisce tutti è proprio la guerra... Franco Bechis