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Bassolino, oplà. E i rifiuti non ci sono più. Sull'Unità

La Campania? E' già uscita dall'emergenza rifiuti. E' bastato un salto di Antonio Bassolino. Oplà. Ma solo sull'Unità. Dove sabato il gruppo consiliare del Pd della Regione Campania ha pubblicato quattro pagine piene sotto il titolo "Dossier Rifiuti- La Campania oltre l'emergenza", non si sa se accolte a pagamento (non c'è la dizione "informazione pubblicitaria"), per interesse giornalistico o per contiguità politica. Domina nell'inserto una appassionata autodifesa di Bassolino, che prima rivendica tutte le mirabolanti azioni sue da presidente della Regione e naturalmente da commissario all'emergenza rifiuti, osteggiate dal suo nemico numero uno, la camorra, seguita dal nemico numero due, la Cdl, e dal nemico numero tre, Rifondazione comunista. Ma dopo avere replicato punto dopo punto alle accuse ricevute, Bassolino si lascia andare alla mozione d'affetti: ah, ma chi glielo ha fatto fare di andare a presiedere la Regione Campania? Fosse stato per lui sarebbe rimasto sindaco di Napoli, dove il suo cuore oggi ferito è restato: "Napoli", scrive Bassolino, "è la cosa più importante della mia vita. Una città dove ho fatto il lavoro d Sindaco, quello che più mi ha coinvolto e che purtroppo non ho potuto continuare perché la legge lo vietava". Significa che Bassolino è pronto a gettare la spugna, a travolgere con sè Rosa Russo Jervolino e a riprovare la scalata alla poltrona di primo cittadino di Napoli? Macchè. Per lui le polemiche sono già alle spalle: "Emergenza rifiuti, nuovi strumenti per le nomine, statuto, deleghe agli enti locali. Questa è la partita che ci stiamo giocando. E' la partita dello sviluppo e della democrazia. Per vincerla abbiamo bisogno di stabilità istituzionale e di rinnovata energia decisionale..." ...

DA ITALIA OGGI IN EDICOLA/ Il comandante Bassolino e il suo esercito di spazzini

Antonio Bassolino è uno dei pochi politici santo già in vita. È il santo protettore degli spazzini, perché nessuno al mondo vuole bene loro come il presidente della Regione Campania. Ogni anno paga infatti 176,5 milioni di euro in stipendi per lo smaltimento dei rifiuti. Nel 2001 in un colpo solo ne ha assunti 2.316, pagandoli ogni anno 55 milioni. Secondo le tabelle sui conti pubblici territoriali del ministero dello sviluppo economico, nessun'altra regione in Italia (e probabilmente anche all'estero) spende così tanto. Nella Lombardia di Roberto Formigoni la stessa spesa ammonta a 27,99 milioni di euro, circa un sesto della Campania. Solo la Toscana ha puntato sugli spazzini.Spendendo la metà...Il Piemonte spende 57 milioni l'anno in spazzini, il Veneto appena 18,5, l'Emilia Romagna una sessantina, la Sicilia ne spende 66, la Calabria 33 milioni. Non c'è nessun paragone con il cuore assai generoso di Bassolino. Il piccolo esercito cui è stato garantito uno stipendio sicuro a fine mese fa naturalmente quello che può, come si può vedere dalle immagini di queste settimane. Anche perché lo stipendio lo riceve, lavorare è un'altra cosa. Secondo la relazione di uno dei tanti commissari all'emergenza, Catenacci, solo nel 2005 per la prima volta 700 fra quei 2.316 spazzini assunti dal presidente della Regione Campania sono stati impiegati effettivamente. Molti altri prendevano lo stipendio, non si presentavano a un lavoro che non c'era e arrotondavano altrove. I mezzi loro affidati, pagati dallo Stato italiano con i trasferimenti alla gestione commissariale campana, o sono rimasti in deposito o sono usciti con le proprie gambe trafugati (una settantina) dai consorzi messi su alla bell'e buona dalla camorra per offrire (facendoseli pagare) il servizio ai comuni minori dell'area. Ovunque ci si addentri fra le migliaia di pagine delle varie relazioni dei commissari delegati o delle commissioni di inchiesta parlamentari sulla gestione dei rifiuti in Campania, saltano fuori perle di questo genere. Quelle pagine- che non sono scritte da un oppositore politico, ma da chi ha provato in qualche modo a tappare la falla- non sono un atto di accusa nei confronti di Bassolino: sono molto di più. Basti la storia della Pan, la società creata dal presidente della Regione Campania per assorbire altri 200 lavoratori socialmente utili e mettere in piedi un call center ambientale. Per quella gestione fallimentare la Corte dei Conti ha chiesto 3,2 milioni di danni direttamente a Bassolino, lo scorso 27 dicembre. Ma la Pan dal 2002 ad oggi ha bruciato per nulla più del doppio di quella somma. Allora oggi saranno politically correct tutte le rampogne sulla solidarietà nazionale, sul dovere di venire incontro a un'emergenza che danna la vita anche a migliaia di cittadini incolpevoli. Ma la domanda non è fuori luogo: comprereste un'auto usata da uno che ha gestito l'emergenza rifiuti come Bassolino? Se la risposta fosse no- come gli stessi cittadini napoletani pensano in queste ore- perché mai altri dovrebbero prima togliergli le castagne dal fuoco e poi magari drenare altre risorse per farle gestire proprio a chi le ha bruciate in questo modo? E' d'accordo- ad esempio- su nuovi finanziamenti alla Campania (magari per assumere qualche altro spazzino in vista di una tornata elettorale) un ministro rigorista sulla spesa come il titolare dell'Economia, Tommaso Padoa Schioppa? Considera possibile la continuazione di questi sprechi non solo di fronte al mondo, ma anche a chi giustamente bussa in queste settimane alla sua porta invocando misure per ridare potere di acquisto ai salari? Perché se soldi non ci saranno per quanto chiedono i sindacati nei tavoli a palazzo Chigi, è anche perché si buttano via così. E stiamo parlando di oltre 6 miliardi di euro gestiti da Bassolino presidente della Regione Campania, non di noccioline.