CAMERATA CIARRA, IL SUO PRIMO DISCORSO

Ecco alcuni brani del primo comizio di Giuseppe Ciarrapico a Piana delle Orme: "Il pensiero di Giorgio Almirante sarà sempre una grande scuola. In questi giorni ha parlato contro di me l’onorevole Casini. E’ lo stesso Casini che per anni ho finanziato al festival dell’amicizia a Fiuggi e che allora si diceva essere onorato di sedermi accanto. Pochi giorni fa ha detto che Berlusconi aveva raccolto di tutto, aveva raccolto pure Ciarrapico. Beh, sa, onorevole Casini, può darsi che Berlusconi mi abbia raccolto, onorevole Casini. Ma stia certo che io farò di tutto perché lei nella sua volta celeste non metta più piede, e questo è il sogno. Qui c’è gente perbene. C’è gente che non si genuflette quando esce qualche cardinale. Lei mi ha rampognato addirittura a piazza San Pietro quando andai ad esprimere con civiltà romana la nostra fedeltà cattolica- una fedeltà combattiva- e non mi inginocchiai (come fece lei) appena dissero “sta per uscire il cardinale Ruini”. Mi inchinai. Perché lei che oggi predica il verbo del laicismo si inginocchia quando vede un prete? Noi siamo rimasti a quel cattolicesimo combattente che ha difeso negli anni gloriosi il cattolicesimo sempre e dovunque, e non ce ne siamo mai fatti sgabello per fare politica. Vede, onorevole Casini, lei su di me la può pensare come vuole. Ma una cosa è certa: nel momento che lei ha voluto affermare il primato dell’Unione democratica di centro, io le ho portato via il sindaco più importante della provincia di Frosinone, il sindaco di Cassino! Alla prova del fuoco, onorevole Casini, lei e i suoi siete sempre mancati.. Lei deve tutto al suo maestro Arnaldo Forlani, eppure quando lo misero alla gogna lei non fu capace di un gesto, non fu capace di una parola… Ecco, fra me e lei, fra noi e voi c’è una sostanziale differenza: noi rappresentiamo i valori altri, noi sappiamo come pagare quando dobbiamo pagare.Perché ho scelto Piana delle Orme questa sera? Perché sono venuti qui a bagnarsi le scarpe 18 giornalisti sperando di cogliermi con il sorcio in bocca di qualche dichiarazione avventata? L’ho scelto apposta Piana delle Orme, perché qui tutto parla di noi come ha detto il camerata Finestra. Sì, Ancora per Casini. Quando ho scelto di affrontare questa battaglia politica, l’ho scelta con la consapevolezza che era il momento in cui era necessario scendere in campo. Ho sentito il richiamo della battagliaIo lo so che sono un personaggio scomodo, ruvido. Faccio l’editore a Latina da venti anni e lo faccio alle volte scomodamente anche per amici e alleati, partendo dal principio che un mascalzone, un ladro, uno che inciucia sulla cosa pubblica, non è necessario che sia di destra o di sinistra, è sempre un ladro. Questa è gente che non ci interessa.

Ho scelto Piana delle Orme non per un nostalgismo, perché ci sono le bandiere a noi care, i simboli a noi cari. L’ho scelta perché qui c’è la prova provata di una grande civiltà, la civiltà del lavoro che qui ha trionfato e lasciato le impronte. Ed è dalla civiltà del lavoro che l’Italia deve ripartire, se vuole vivere Non pensavo che la mia modesta figura suscitasse tanto clamore. Un mio amico che presiede una società di sondaggi internazionali mi ha detto che se avessi dovuto pagare la campagna pubblicitaria che hanno fatto sul mio nome non ci sarebbero bastate cifre da brivido Ho rilasciato quella intervista a Repubblica per una questione umana: sono amico da 40 anni, sono socio del rosso principe Caracciolo. Lui è rosso, io sono nero, nerissimo, non l’ho mai nascosto. Ma ci accettiamo. Lì però sono caduto nel tranello: mi hanno mandato- dicono. Il più velenoso giornalista del grande quotidiano Repubblica, tale Caporale. Ma a leggerla e rileggerla quella intervista non avevo detto tutto sommato nulla che non avevo sempre detto. Tutto sommato ha ragione il presidente Berlusconi quando mi ha detto “sperano che tu ti spaventi e scappi”… Io gli ho risposto: non ci penso per niente. Sono rimasto in lista, sono rimasto candidato e mi auguro proprio di provocargli più danno possibile. Non sapendo più cosa dire hanno detto che ero un antisemita, un perseguitatore di ebrei! Ma io ai tempi delle persecuzioni avevo 4 anni e mezzo. Sarò stato anche un enfant prodige, ma all’anima dell’enfant prodige! Una gentile signora giornalista ebrea, candidata nelle mostre liste, avrebbe dichiarato (perché poi a me lo ha negato) che non poteva stare in una compagine politica dove c’era Ciarrapico. MI ha chiesto invece di concludere la campagna elettorale con lei a La Spezia il giorno 10. Ci andrò, rinunciando a incontrare l’elettorato della mia circoscrizione, Ci andrò per dimostrare che tutto sommato non appartengo alla razza che volta la coda come i diavoli all’epoca di Belzebù. Ci vado per dimostrare che possiamo essere dei buoni cittadini del mondo anche senza fare la sfilata con la kippah. Tutto sommato la gente apprezza di più quelli che hanno il coraggio di dire e non rinnegano. Quelli che hanno ancora il coraggio di chiamare camerata il camerata, compagno il compagno! Onorevole Veltroni, ma sbaglio o lei dichiarava fino a qualche anno fa che era comunista? Io non sarò comunista. Voglio morire- il più tardi possibile- con le stesse idee con cui sono stato allevato… Tutto sommato quel Prodi là, un po’ gommoso come aspetto, mi fa pure pena. E’ rimasto solo, non lo guarda più nessuno. L’uomo onesto… che torna sempre sul luogo del delitto. Svendette tante aziende di stato, e ora svende pure l’Alitalia . Ecco la vita di Prodi: Più danni fai, più cresci in carriera. Sono stato condannato? Sì, condannato nell’epoca eccelsa della giustizia secondo Di Pietro. Non mi spaventate se mi rinfacciate la mia vita di imprenditore: ho avuito delle defaillance. Solo chi resta ferito in battaglia ha combattuto la battaglia. L’ho combattuta, e la combatto oggi in questa avventura politica…"

MITRAGLIETTA IN SPALLA, IL CIARRA SBARCA AD ANZIO

Inizia questa sera la campagna elettorale di Giuseppe Ciarrapico. Che presenterà il suo programma sbarcando ad Anzio e ricombattendo a Cassino. L'editore abruzzese di rito ciociaro, candidato al Senato al posto numero 11 della lista del Popolo della Libertà nel Lazio sud, infatti ha deciso di esordire in un posto simbolo come il Museo di Piana delle Orme (www.pianadelleorme.it) alle porte di Latina, dove sono raccolti tutti i più grandi cimeli della storia della bonifica pontina, della prima e della seconda guerra mondiale. Lì c'è il carro armato più richiesto nella storia del cinema, quello utilizzato nelle riprese de "Il paziente inglese" e de "La vita è bella". Sceneggiati pure le battaglie di Montecassino e lo sbarco ad Anzio. Ciarrapico è un appassionato collezionista militare. Se volete farlo felice, regalategli qualche soldatino raro... Di truppe avrà bisogno comunque per entrare in Senato. Con i sondaggi attuali il Pdl potrebbe perdere nel Lazio, e il Ciarra resterebbe tagliato fuori. Pronto a fare il tifo per un ingresso nel govermo di Lamberto Dini e Marcello Pera che- dimettendosi- gli lascerebbero il seggio...

E' L'ENI L'ARMA SEGRETA DI BERLUSCONI SU ALITALIA

Esiste o non esiste una cordata tutta italiana per l'Alitalia? Silvio Berlusconi ha lanciato il sasso in campagna elettorale, e a molti è apparsa una boutade. Ma il Cavaliere sta pensando davvero a un'alternativa seria alla soluzione Air France. In campo resta sempre il duo Banca Intesa-Air One, ma l'idea del leader del Popolo della Libertà è quella di affiancare altri istituti bancari (Unicredit-Capitalia, Banca popolare di Milano) qualche imprenditore noto (Luciano Benetton) e soprattutto l'Eni guidato da Paolo Scaroni, che ha le risorse finanziarie necessarie, è il gruppo portabandiera dell'Italia nel mondo e non è del tutto estraneo al business. Sia pure su piccola scala l'Eni possiede già una piccola compagnia di bandiera per i voli privati. Una mini-flotta che effettua servizi interni ma che affitta voli anche al management delle principali aziende italiane e ai privati che lo richiedono. Dell'ipotesi- secondo quanto rivelato da Berlusconi in privato- si è già fatto cenno a Scaroni, il manager che prima del cavaliere ha lanciato la moda del "tutti senza cravatta". Non si sa con quanto entusiasmo l'idea sia stata accolta dal diretto interessato. Ma è probabile, che a poche settimane dal rinnovo delle cariche in Eni, non sia arrivato un "no" scortese e roboante...

Ma sì che c'è un vero fascista in lista con Veltroni!

Sull'onda del caso Ciarrapico e spingendosi a una di quelle affermazioni apodittiche che mai si devono fare, tanto meno in politica, Dario Franceschini aveva sfidato chiunque a trovare un nostalgico del fascismo in lista con il Pd di Walter Veltroni. E ha perso la scommessa: c'è un fascista dichiarato, coordinatore nel Lazio di Alternativa sociale, partito di Alessandra Mussolini. Si chiama Paolo Arcivieri e corre per il Pd nel municipio VI di Roma-. L'ha pizzicato nelle liste depositate E polis, raccontando anche i sette mesi di galera che Arcivieri si è fatto nel 2006 non per apologia di fascismo ma per l'inchiesta sugli irriducibili della Lazio che ricattavano il presidente Claudio Lotito. Ora la candidatura, pare dovuta alla ex Margherita e a Giulio Pelonzi, consigliere comunale rutelliano di fede laziale, crea imbarazzo. E si sostiene che se anche eletto Arcivieri rifiuterò l'incarico. Ma come è finito in quel posto? E quale controllo c'è sulle liste in casa Pd?

CIARRAPICO, IL PAPISTA ANTI-PAPISTA

Giuseppe Ciarrapico ha annunciato urbi et orbi nel week end di non essere fascista, ma "papista e ghibellino", e così tutti i giornali hanno riportato, sintetizzando una intervista concessa dal futuro senatore del Pdl a Petrus, sito non ufficiale dei Ratzinger boys. Nessun giornale si è chiesto come si potesse essere allo stesso tempo anti-papista (ghibellino) e papista. Lunedì 17 marzo però il sito Petrus e il suo condirettore Bruno Volpe hanno corretto l'intervista a Ciarrapico, titolandola: "sono papista e guelfo". Lo stesso Volpe spiega che cosa è accaduto...

CASINI RIVELA I SEGRETI DEL VELTRUSCONI

Lui li ha visti da vicino per anni. Coverà qualche risentimento, ma è un testimone attendibile. Pierferdinando Casini sostiene di sapere già cosa accadrà dopo il voto del 13 e 14 aprile. Non usa toni di propaganda. Parla di governissimo, di un patto già scritto fra le vere eminenze dei due leader che stanno facendo campagna elettorale: Gianni Letta e Goffredo Bettini. Un accordo alla base della decisione di Walter Veltroni e Silvio Berlusconi di correre quasi da soli. Con gli altri, compresa l'Udc, alla finestra: «Se si penserà al bene del paese, ci saremo. Se il patto riguarda solo loro, faremo i cani da guardia. Vigileremo». In una lunga intervista a ItaliaOggi il leader dell'Udc si candida anche ad alfiere dei cattolici... La campagna elettorale è appena all'inizio, ma sembra iniziata da mesi. «Sono stanchissimo...», si sfoga Casini nel suo ufficio a Montecitorio, «ogni giorno un incontro. Sicilia, Lombardia, Bruxelles. E di notte non si dorme...». La moglie, Azzurra, è avanti nella seconda gravidanza. Alle cinque del mattino il piccolo sveglia tutti ancora prima di nascere. Si accumula sonno, e lo sforzo non era previsto. «Ma ormai è acqua passata. Inutile polemizzare». Il quorum è certo alla Camera. Per il Senato al momento sicuro in Sicilia «probabile in Campania, forse in Puglia. Possibile in Veneto o Lazio». Si punta al Senato, perché lì l'Udc (in lista tutti cattolici sicuri) potrebbe diventare determinante per la Chiesa, che in qualche modo è divenuta grande sponsor di questa avventura. Qualche giorno fa, prima di combinare l'intervista, Casini telefonò per replicare a una prima pagina di Italia Oggi che non gli era piaciuta. Cortese come sempre, si era lasciato andare: «Berlusconi aveva immaginato di schiacciarmi. Ora anche lui ha capito che non era possibile...». La rabbia giorno dopo giorno è svanita. Gli errori compiuti dai due padroni della campagna elettorale con la presentazione delle liste, e soprattutto quell'intesa che li costringe a correre paralleli senza mai graffiare aprono un'autostrada inattesa al piccolo centro che non aveva ottenuto la legge elettorale necessaria a diventare l'ago della bilancia. Nell'intervista (che sarà trasmessa anche su Class Cnbc) il leader Udc spiega naturalmente il programma, offre qualche retroscena gustoso delle ultime settimane, non si tira indietro quando si tratta di dare i voti alla campagna elettorale degli avversari. Sembra sincero, e non è poco. Non è un male che riesca a sopravvivere anche al grande patto...

Università di Siena? Mezza bugia di Silvio. Battuto da Walter che non azzecca la verità su nessuno dei candidati del Pd. ECCO LA SFIDA DELLE PATACCHE

Non esiste il rapporto dell'università di Siena che Silvio Berlusconi ha sventolato più volte in questo inizio di campagna elettorale vantandosi di avere una certificazione «di sinistra» sulla realizzazione dell'80% delle promesse elettorali del 2001. O meglio, esiste, è fatto da un centro di studi sulla politica collegato all'università di Siena (finanziato dal 2002 dal governo italiano), non ha professori di sinistra fra i ricercatori, e dice che nei suoi anni di governo Berlusconi ha portato in consiglio dei ministri l'80% dei provvedimenti promessi. Ma gran parte non sono diventati legge, e quindi non sono stati realizzati. Uno spot-patacca. Come quelli di Walter Veltroni sulle false candidature (...)Il leader del partito democratico aveva infatti promesso quote rosa-boom nelle sue liste, poi ha infilato in fondo la gran parte delle candidature femminili, trattandole peggio della servitù. Così si è preso i fischi dall'intera Milano di centrosinistra, città abituata a un sindaco donna, a un presidente di Assolombarda donna, a quote rosa nelle grandi aziende. E oggi scandalizzata a leggere i nomi presentati dal Pd per il Senato, dove sì e no si legge il nome della raccomandatina di turno o della poetessa svampita prestata alla politica. Clamoroso lo scivolone dello stesso Veltroni, che ha voluto presentare personalmente due sole candidate-simbolo: Loredana Ilardi, precaria di Palermo e Franca Biondelli, infermiera turnista di Borgomanero. Le ha presentate così: «Avere 33 anni e guadagnare 700 euro al mese è lo specchio di un paese dove la precarietà è la prima emergenza sociale. Precarietà non ha nulla a che vedere con la flessibilità ma va affrontata e risolta perché é un dovere...». Poi è saltato fuori che la Ilardi precaria non era per nulla: assunta a tempo determinato, ma con un part time di 4 ore al giorno che giustificava ovviamente i 700 euro al mese. E la Biondelli, donna-simbolo delle lavoratrici, al posto di lavoro non metteva piede dal lontano 2002, quando chiese ed ottenne il distacco sindacale, per altro essendo anche eletta in consiglio comunale. Due bugie, dunque. Come quella (a metà) di Berlusconi. E uno che fa? Chiede scusa, spiega di non essere stato ben informato? Macchè. Veltroni, livido di rabbia, si è vendicato sulle poverette: zitto zitto ha fatto slittare la Ilardi dal secondo al nono posto nelle liste in Sicilia. La Biondelli invece all'ottavo e ultimo posto in Piemonte. In fondo, una volta vendute al pubblico, le patacche non riguardano più chi le ha messe in commercio...

PD, ce ne era uno bravo. Ma non è una segretaria. A casa!

Paolo Gambescia è stato direttore dell'Unità, del Mattino, del Messaggero. Dopo una vita da giornalista Piero Fassino e Walter Veltroni due anni fa gli chiesero il grande salto, in politica. Eletto a Montecitorio si è rimboccato le maniche come un ragazzino al primo giorno di scuola. Ha studiato, ascoltato consigli, lavorato. Di 630 deputati è risultato l'11° per presenze in aula, il settimo dell'Unione: ha partecipato al 99,25% delle sedute. Entrato in commissione giustizia è stato relatore dei provvedimenti più delicati, come quello sulle intercettazioni. Un deputato modello, uno dei 100 panda da salvare proposti dai lettori di ItaliaOggi. Bravo. Quindi se ne torna a casa, perché Veltroni non l'ha ricandidato . Ad ascoltare dal diretto interessato anche i modi della liquidazione, senza una telefonata, senza il coraggio di una spiegazione, ben si comprende cosa ci sia dietro ai finti sorrisi in tv e al bon ton bipartisan che doveva fare svoltare questa campagna elettorale. Solo un romanticone un po' ingenuo come Gambescia poteva fidarsi e affidarsi alle moine di questa nuova politica patinata, senza intravedere dietro i sorrisi di circostanza la più tipica dentatura da pescecane. Intendiamoci, Gambescia tornerà a fare il giornalista e fra poco si godrà la meritata pensione (è nato nel 1945), non siamo qui ad occuparci di nuova disoccupazione. Il suo caso però non è isolato. Basta scorrere le liste elettorali del partito democratico e fra un capatàz da salvare con le deroghe alle rigidissime regole di partito, fra una giovane carina e di buoni salotti, un industriale di buona famiglia, una precaria che tale poi non era, una lavoratrice che non lavora da sei anni, una ragazzina fresca di laurea, una portaborse, una figlia del notabile di turno, beh, si fatica a trovarne anche uno bravo e competente. Si contano sulle dita di una mano, il migliore in quelle liste è Giancarlo Sangalli, una vita spesa nella Cna, un curriculum manageriale che pochi possono vantare in Italia, e una passione politica non comune. Portare in Parlamento una squadra così è rischio non piccolo, un dramma in caso di vittoria elettorale: quasi nessuno padroneggerebbe i segreti del palazzo, sarebbe a conoscenza dei regolamenti parlamentari, potrebbe lavorare con profitto. Fra qualche ora saranno rese pubbliche anche le liste del Pdl, che finora ha seguito belletto dopo belletto la grande incipriata di Veltroni. Con un parlamento del genere, molto antipolitico, finalmente si riuscirà a fare peggio. E non era facile...

Compagni, dàglie addosso ad Alitalia che con i suoi ritardi mi fa perdere la Juve!. Un ritratto di Walter da La Stampa del maggio 1997...

La Zingarata di Veltroni ( a La stampa del 20/05/1997, pagina 3) ROMA. L'idea con cui domenica si e' messo in viaggio per Torino era quella della scampagnata fuori porta, insieme a tutta la famiglia, con il pretesto della partita Juventus- Parma, il match dello scudetto. Anzi, con le persone che ha incontrato nella sala d'attesa dell'aeroporto di Fiumicino, il vicepresidente del Consiglio Walter Veltroni l'ha definita una "zingarata". Erano li', per lo stesso motivo, il vicedirettore del Tg5, Lamberto Sposini, e un altro telegiornalista, Piero Marrazzo del Tg2. Convenevoli e battute di circostanza fino a quando il personale dell'aeroporto non informa i passeggeri del ritardo Alitalia. A questo punto tutti i presenti si innervosiscono per il timore di non arrivare in tempo alla partita dell'anno. Anche lui, il vicepremier, non e' da meno. Tanto che ai giornalisti presenti chiede: "Ma perche' non fate un articolo contro l'Alitalia? Questa e' una situazione insostenibile...". Finalmente l'aereo parte. La "zingarata" del numero due di Prodi non e' piu' a rischio. Anche perche' le istituzioni corrono ai ripari: ad attenderlo sulla pista dell'aeroporto di Caselle, infatti, Veltroni trova un piccolo corteo di auto. C'e' la sua, quella della scorta e una civetta della polizia pronta a scortarlo di gran corsa allo stadio. Nella zingarata di Veltroni c'e' posto anche per Sposini, che approfitta di un passaggio per non mancare al match. Marrazzo, invece, sbaglia uscita, perde la carovana degli "zingari" e anche la partita. (r. r.) P.S. Questo La Stampa non lo ha scritto, ma insieme ad altri giornalisti su quell'aereo c'ero anche io. Non andavo alla partita, ma a fare il padrino di battesimo di mia nipote (cosa che non riuscii a fare, per il grande ritardo e poi per il blocco causato dalle auto blu di Veltroni..) F.B.

La Chiesa ha deciso: cattolici, non votate Veltroni!

Alla Chiesa ha offerto solo un rogo-simbolo, come fossimo ancora in tempi di Santa Inquisizione. Walter Veltroni ha deciso di escludere dalle liste un amico come Stefano Ceccanti, che ci è pure rimasto male per i modi. Ma il sacrificio si è reso necessario per bruciare sulla pira l'autore del testo di legge più estremo sui Dico, quello che uscì dagli uffici di Barbara Pollastrini e fu addolcito alla meglio da Rosy Bindi. Il fumo del rogo serviva a nascondere quel che nel frattempo stava avvenendo nella preparazione delle liste elettorali del Pd. Dove tutti i candidati cattolici di punta sono stati resi inoffensivi, spediti alla Camera dove non saranno determinanti. Aspetto che non è sfuggito alla Chiesa (...) Candidati simbolo come Paola Binetti e Luigi Bobba sono stati dirottati a Montecitorio, mentre in testa di lista per il Senato figurano tre radicali guidati da Emma Bonino. La pattuglia dei teodem di palazzo Madama che per la Chiesa è stata garanzia durante i faticosi mesi del governo di Romano Prodi, è stata sostanzialmente annientata da Veltroni. Resta in posizione sicura Emanuela Baio, è in bilico in Calabria Dorina Bianchi che dovrà sudare sette camice e accendere qualche cero per fare fruttare il quarto posto di lista cui è stata confinata (laggiù si eleggono 10 senatori: 6 per chi vince e 4 divisi fra tutti i perdenti). Al Senato approderà invece Umberto Veronesi, e con lui tanti altri sostenitori di leggi che preoccupano la Chiesa cattolica. Forse non era necessario nemmeno questo ultimo schiaffo, ma è probabile che le liste segnino definitivamente la linea del Piave per la Chiesa italiana (e non solo) in questa campagna elettorale. Ho avuto colloqui approfonditi in questi giorni con numerosi e autorevoli esponenti della Chiesa cattolica, al di qua e al di là del Tevere. E non è stato difficile cogliere una certa preoccupazione sulla competizione elettorale in corso. Nessuno tiferà apertamente, e non è più tempo di indicazioni vincolanti o di non expedit. Ma, nei colloqui pubblici come in quelli privati, quel che si coglie è lo scarso entusiasmo per la nascita del Partito democratico e l'impresa stessa tentata da Veltroni. Si è accennato nelle settimane scorse a due linee politiche esistenti, quella della Chiesa italiana ancora impersonata dal cardinale Camillo Ruini, e quella della segreteria di Stato Vaticana, guidata dal cardinale Tarcisio Bertone. La prima assai critica nei confronti del centrosinistra, e in tempi più recenti quasi solidale con il tentativo solitario di Pierferdinando Casini e della sua Udc. La seconda invece più ecumenica. Certo i ruoli solo diversi, e la segreteria di Stato del Vaticano non potrebbe mai permettersi rapporti freddi con qualsiasi tipo di governo italiano. Naturale quindi un rapporto costante di Bertone con il presidente del Consiglio in carica, Romano Prodi, che è anche un cattolico- modello nella vita personale prima che politica. Ma se i pastori seguono virtù e vizi dei singoli, chi guida alla Chiesa pensa più alla sostanza politica. Quali sono i temi che più contano oltretevere? Prima di tutto la vita umana. Viene considerato perciò non trattatabile qualsiasi proposito legislativo in grado di allargare le maglie della 194, di rivedere la legge sulla fecondazione assistita, di imboccare strade che per via diretta o indiretta portino all'eutanasia, e certo anche di smontare l'istituto della famiglia naturale. Propositi che in gran parte albergano nel dna del partito democratico di Veltroni e contro cui non sarà più possibile fare argine- come Prodi aveva garantito, mantenendo la promessa- attraverso la pattuglia dei teodem strategicamente posizionati. Per questo, mi dice un alto esponente delle gerachie vaticane «un cattolico colto e intelligente, in grado di riflettere, non può oggi votare per il Partito democratico. A meno che sia in chiara malafede». Un giudizio di fondo che accomuna le due linee apparenti della Chiesa italiana. Chiuse le porte al centrosinistra si guarda con interesse (pur senza particolare entusiasmo) ai programmi elettorali degli altri schieramenti. Docg quello dell'Udc di Casini, al di là degli stili di vita di molti suoi esponenti (che non sono passati inosservati). Importanti i riferimenti alla libertà di educazione contenuti nel programma del Pdl di Berlusconi e Gianfranco Fini, altri due politici che personalmente non suscitano grandi entusiasmi in Vaticano. Ma, come si dice, questo è quel che passa il convento.