Sono tre i gruppi specializzati in intercettazioni telefoniche a cui le procure di Roma e Firenze hanno dato le commesse milionarie per registrare tutti i colloqui della cricca degli appalti e della cricca dei telefoni. Insieme i tre gruppi hanno fatturato nel 2008 oltre 100 milioni di euro, quasi tutti legati alle richieste delle procure italiane. Per seguire Angelo Balducci & c è stato firmato un mandato alla società Area del gruppo Formenti. Per l’inchiesta su Fastweb, Telecom Italia e Gennaro Mokbel sono state due invece le società coinvolte dalla procura di Roma: la Sio di Cantù del gruppo Danting e la Etm di Napoli del gruppo Rcs (nulla a vedere con la Rizzoli). Fra le migliaia di pagine (oltre 200 mila nelle due inchieste) depositate insieme alle due ordinanze di arresto, ci sono anche i mandati ufficiali per le intercettazioni. Non le relative fatture, che sono ritenute riservatissime, anche se in parte quei lavori compaiono fra le righe di bilancio delle singole società. I tre grandi orecchi al servizio delle procure hanno in mano oltre la metà del mercato italiano del settore. Affari in parte coperti da segretezza, in parte anche da qualche mistero. Come nel caso della Sio di Cantù. Appartiene sulla carta al manager che la guida, Elio Cattaneo, che proprio nei primi giorni di gennaio ha proceduto a un riassetto delle partecipazioni delle varie controllate. Ma tutto il gruppo riporta a una misteriosa holding di diritto olandese, la Danting B.V., il cui azionariato non è palese. La holding estera (che sulla carta può appartenere a Cattaneo come ad altri azionisti non dichiarati), probabilmente costituita in origine anche per motivi fiscali, ha infatti la partecipazione di maggioranza della Gsh, altra scatola societaria sotto il cui ombrello ci sono tre società italiane specializzate nel business delle intercettazioni e della security, la Sio, la Sicurezza attiva e la Sicurint, due società collegate (Ctr e Sicurezza attiva) e altre due società straniere, la Sionet societeè anonyme e la Sioska sro. Pur avendo in mano complessivamente quasi 25 milioni di euro di fatturato dal sistema giustizia italiano, e operando in inchieste delicatissime come appunto quella su Fastweb e Telecom Italia, il gruppo Danting non brilla dunque per trasparenza, offrendo qualche dubbio sulla opportunità che le intercettazioni della giustizia italiana siano in qualche modo controllate da una struttura estera.
Più lineare la catena di controllo degli altri due gruppi specializzati in intercettazioni coinvolti nelle due inchieste. Fattura circa 35 milioni di euro all’anno in Italia il gruppo Rcs che a parte l’omonima azienda controlla anche la Etm sicurezza srl di Napoli e tre società straniere: la Foretec sa in Francia, la Dars Telecom sl in Spagna e la Telinco llc negli Stati Uniti. La Rcs è società leader di mercato in Italia, anche se ha sofferto come tutti i concorrenti della lentezza dei pagamenti del ministero della Giustizia. Per questo, scrive nel suo bilancio, nel 2008 ha deciso di cedere a società di factoring oltre 31 milioni di euro di crediti pro solvendo “per fare fronte agli ingenti ritardi negli incassi delle fatture per prestazioni di servizi rese nei confronti della Pubblica amministrazione”. Ciònonostante con orgoglio si sottolinea che “è aumentata la presenza di Rcs nelle procure della Repubblica”. E se i pagamenti tardano, basta diversificare l’attività: “la vera novità è costituita dall’attività svolta nel mercato estero. Nell’esercizio in commento si è concretizzata una importante vendita di apparecchiature e servizi connessi al governo vietnamita”.
La società che ha seguito la cricca degli appalti e anche le avventure rosa e osèe di alcuni dei suoi protagonisti è l’Area del gruppo Formenti, che fattura circa 32 milioni di euro e che è collegata ad altre due società specializzate: la A&A srl di Varese e la Tsi (tecnologie al servizio delle informazioni) srl di Cuneo. Dei tre è il gruppo più casalingo, con una catena di comando lombarda e poche ambizioni di sbarcare su mercati internazionali: va benissimo restare in casa dei vari magistrati che continuano ad assegnare commesse. Redditizie: nel 2008 a fronte di un fatturato di 31,6 milioni di euro il “risultato operativo è stato di 15,7 milioni di euro, corrispondente al 49,7% del fatturato, su livelli di sicura eccellenza che confermano l’estrema solidità del business in cui la società ha operato”. Anche l’Area si lamenta naturalmente dei ritardi nei pagamenti da parte del sistema giudiziario italiano, imputabili secondo la società a Pierluigi Bersani, che quando faceva il ministro del governo di Romano Prodi ha “posto fine al sistema di anticipi di cassa operati dalle Poste italiane per conto del ministero della Giustizia, Per questo le procure si sono trovate prive delle risorse per fare fronte con regolarità agli impegni assunti”. Si sono accumulati così a inizio 2009 oltre 200 milioni di crediti che hanno rischiato di mandare gambe all’aria molte società del settore. Poi è arrivata la soluzione rateale del ministro Angelino Alfano e soprattutto sono arrivate le nuove commesse delle maxi-inchieste a rasserenare gli animi e a fare quadrare tutti i conti. Due sono ormai sotto gli occhi di tutti, la terza è in corso d’opera (fondi neri di alcune società pubbliche) e non sono ancora noti i nomi delle società di intercettazione coinvolte.
E' in Olanda il grande orecchio che intercetta per i pm italiani
Sono tre i gruppi specializzati in intercettazioni telefoniche a cui le procure di Roma e Firenze hanno dato le commesse milionarie per registrare tutti i colloqui della cricca degli appalti e della cricca dei telefoni. Insieme i tre gruppi hanno fatturato nel 2008 oltre 100 milioni di euro, quasi tutti legati alle richieste delle procure italiane. Per seguire Angelo Balducci & c è stato firmato un mandato alla società Area del gruppo Formenti. Per l’inchiesta su Fastweb, Telecom Italia e Gennaro Mokbel sono state due invece le società coinvolte dalla procura di Roma: la Sio di Cantù del gruppo Danting e la Etm di Napoli del gruppo Rcs (nulla a vedere con la Rizzoli). Fra le migliaia di pagine (oltre 200 mila nelle due inchieste) depositate insieme alle due ordinanze di arresto, ci sono anche i mandati ufficiali per le intercettazioni. Non le relative fatture, che sono ritenute riservatissime, anche se in parte quei lavori compaiono fra le righe di bilancio delle singole società. I tre grandi orecchi al servizio delle procure hanno in mano oltre la metà del mercato italiano del settore. Affari in parte coperti da segretezza, in parte anche da qualche mistero. Come nel caso della Sio di Cantù. Appartiene sulla carta al manager che la guida, Elio Cattaneo, che proprio nei primi giorni di gennaio ha proceduto a un riassetto delle partecipazioni delle varie controllate. Ma tutto il gruppo riporta a una misteriosa holding di diritto olandese, la Danting B.V., il cui azionariato non è palese. La holding estera (che sulla carta può appartenere a Cattaneo come ad altri azionisti non dichiarati), probabilmente costituita in origine anche per motivi fiscali, ha infatti la partecipazione di maggioranza della Gsh, altra scatola societaria sotto il cui ombrello ci sono tre società italiane specializzate nel business delle intercettazioni e della security, la Sio, la Sicurezza attiva e la Sicurint, due società collegate (Ctr e Sicurezza attiva) e altre due società straniere, la Sionet societeè anonyme e la Sioska sro. Pur avendo in mano complessivamente quasi 25 milioni di euro di fatturato dal sistema giustizia italiano, e operando in inchieste delicatissime come appunto quella su Fastweb e Telecom Italia, il gruppo Danting non brilla dunque per trasparenza, offrendo qualche dubbio sulla opportunità che le intercettazioni della giustizia italiana siano in qualche modo controllate da una struttura estera.
Più lineare la catena di controllo degli altri due gruppi specializzati in intercettazioni coinvolti nelle due inchieste. Fattura circa 35 milioni di euro all’anno in Italia il gruppo Rcs che a parte l’omonima azienda controlla anche la Etm sicurezza srl di Napoli e tre società straniere: la Foretec sa in Francia, la Dars Telecom sl in Spagna e la Telinco llc negli Stati Uniti. La Rcs è società leader di mercato in Italia, anche se ha sofferto come tutti i concorrenti della lentezza dei pagamenti del ministero della Giustizia. Per questo, scrive nel suo bilancio, nel 2008 ha deciso di cedere a società di factoring oltre 31 milioni di euro di crediti pro solvendo “per fare fronte agli ingenti ritardi negli incassi delle fatture per prestazioni di servizi rese nei confronti della Pubblica amministrazione”. Ciònonostante con orgoglio si sottolinea che “è aumentata la presenza di Rcs nelle procure della Repubblica”. E se i pagamenti tardano, basta diversificare l’attività: “la vera novità è costituita dall’attività svolta nel mercato estero. Nell’esercizio in commento si è concretizzata una importante vendita di apparecchiature e servizi connessi al governo vietnamita”.
La società che ha seguito la cricca degli appalti e anche le avventure rosa e osèe di alcuni dei suoi protagonisti è l’Area del gruppo Formenti, che fattura circa 32 milioni di euro e che è collegata ad altre due società specializzate: la A&A srl di Varese e la Tsi (tecnologie al servizio delle informazioni) srl di Cuneo. Dei tre è il gruppo più casalingo, con una catena di comando lombarda e poche ambizioni di sbarcare su mercati internazionali: va benissimo restare in casa dei vari magistrati che continuano ad assegnare commesse. Redditizie: nel 2008 a fronte di un fatturato di 31,6 milioni di euro il “risultato operativo è stato di 15,7 milioni di euro, corrispondente al 49,7% del fatturato, su livelli di sicura eccellenza che confermano l’estrema solidità del business in cui la società ha operato”. Anche l’Area si lamenta naturalmente dei ritardi nei pagamenti da parte del sistema giudiziario italiano, imputabili secondo la società a Pierluigi Bersani, che quando faceva il ministro del governo di Romano Prodi ha “posto fine al sistema di anticipi di cassa operati dalle Poste italiane per conto del ministero della Giustizia, Per questo le procure si sono trovate prive delle risorse per fare fronte con regolarità agli impegni assunti”. Si sono accumulati così a inizio 2009 oltre 200 milioni di crediti che hanno rischiato di mandare gambe all’aria molte società del settore. Poi è arrivata la soluzione rateale del ministro Angelino Alfano e soprattutto sono arrivate le nuove commesse delle maxi-inchieste a rasserenare gli animi e a fare quadrare tutti i conti. Due sono ormai sotto gli occhi di tutti, la terza è in corso d’opera (fondi neri di alcune società pubbliche) e non sono ancora noti i nomi delle società di intercettazione coinvolte.
Quando c'è di mezzo un giudice, il Csm manda a quel paese la legge
Con 10 voti a favore, 4 contrari, 5 assenti e 7 astenuti il plenum del Csm ieri ha salvato il giudice Leonardo Bonsignore, presidente del Tribunale di Cagliari, dal trasferimento di ufficio per incompatibilità familiare, riconoscendo in effetti che la legge lo avrebbe imposto, ma si può non rispettare. La decisione ha lasciato qualche ferita interna, sia perché il voto finale ha ribaltato la decisione presa in commissione, sia perché il relatore di maggioranza, Mauro Volpi (votato da Rifondazione), ha fatto un riferimento alle recenti polemiche sulle procedure elettorali spiegando come “in questo periodo che tanto si protesta è bene che la forma prevalga sulla sostanza”. Il caso è molto semplice, e per altro nasce dalla segnalazione del diretto interessato: a Cagliari il giudice Bonsignore presiede il Tribunale, e la sua legittima consorte, Lucia La Corte, presiede il Tribunale per i minorenni. Secondo l’articolo 19 della legge sull’ordinamento giudiziario e le circolari interpretative “sussiste sempre situazione di incompatibilità fra magistrati in rapporto di parentela o affinità sino al terzo grado, coniugio o convivenza, preposti alla dirigenza di uffici giudiziari giudicanti o requirenti della stessa sede. Nel solo caso di Tribunali o Corti organizzati con una pluralità di sezioni per ciascun settore di attività civile e penale, il Consiglio può escludere che ricorra in concreto una situazione di incompatibilità se siano adottati accorgimenti tali da assicurare che i magistrati operino senza alcuna interferenza e senza che si abbia alcuna incidenza negativa sulla funzionalità dell’ufficio”. Ascoltato dal Csm il giudice Bonsignore ha assicurato che con la moglie non poteva esserci alcuna interferenza possibile: lei giudica i minori e lui gli adulti: “né in astratto né in concreto si ravvisa alcuna incompatibilità, stante l’insussistenza di interferenze fra le attività e le funzioni dei due uffici considerate le competenze del tutto separate di detti uffici”. Probabilmente in sostanza il giudice Bonsignore, che a Cagliari sta bene e che comprensibilmente non aveva alcun desiderio di essere allontanato dalla consorte, aveva ragione: lui e la signora avrebbero avuto davvero poche o nulle occasioni per pestarsi i piedi o agire in cartello familiare. Ma la legge consentiva di chiudere occhio solo in occasioni particolari, precisamente elencate. E in quelle non rientrava il caso di Cagliari. Peggio: con una piccola inchiesta, è venuto fuori che per legge il presidente del Tribunale distrettuale ha “dovere di vigilanza nei confronti dei giudici del tribunale dei minorenni”, quindi anche sulla moglie. Bonsignore si è difeso: “è una legge del 1946, totalmente e integralmente disapplicata in tutta Italia. In ogni caso assolutamente mai si sono verificate a Cagliari in concreto interferenze né mai c’è stata esplicazione alcuna del potere di sorveglianza”. Per la commissione del Csm poco contava la buona condotta auto-certificata dal magistrato: la legge è legge, e si deve rispettare, per cui marito e moglie non potevano stare entrambi a Cagliari. Ieri il plenum grazie anche al voto di Nicola Mancino ha graziato invece per buona condotta i due coniugi, decretando che le leggi si possono anche non rispettare
Chi è il giudice Argento. Inflessibile con il Pdl, tenera con gli spinelli
C’è una sentenza che ben prima della sua decisione di escludere la lista Pdl di Roma e provincia dalle prossime elezioni regionali ha dato al giudice Anna Argento il suo quarto d’ora di celebrità. Risale a 10 anni fa, l’11 febbraio 2000, ed è diventata da un lato un punto di riferimento per i radicali antiproibizionisti e dal lato opposto uno scandalo per le comunità anti-droga. Quel giorno infatti il giudice Argento assolse un restauratore di mobili romano pizzicato dalla guardia di Finanza con 8.230 dosi di hashish, prendendo per buona la tesi della difesa: erano per esclusivo uso personale. Il restauratore fu arrestato il 24 gennaio e con processo per direttissima portato davanti al giudice monocratico Anna Argenti. Non è noto se all’epoca nel suo ufficio fosse già presente il ritratto di Che Guevara che tante polemiche ha scatenato in queste ore. E’ nota però la scelta del giudice di sposare integralmente la meravigliosa tesi avanzata dal difensore del restauratore, l’avvocato Francesco Caroleo Grimaldi: le 8.230 dosi di hashish avevano puro scopo terapeutico per lenire i dolori per cure dentali mal riuscite. Nella clamorosa sentenza il giudice Argento scrisse che le condizioni dell’imputato, colpito da “stato di forte depressione dovuta a patologie di tipo odontoiatrico” inducevano a “non ritenere improbabile che lo stesso si fosse approvvigionato di tutta quella quantità di hashish per assicurarsi la possibilità di continuare a trarre sollievo ai dolori che gli procurava la caduta dei denti”. Certo, avere in casa due chili e mezzo di dosi “terapeutiche” poteva sembrare “incompatibile con il solo consumo personale, anche in considerazione del possibile scadimento degli effetti, ma è pur vero che il solo dato quantitativo, in mancanza di sicuri elementi di prova dell’attività di spaccio, non può ritenersi sufficiente, secondo un consolidato orientamento della Cassazione, ad affermare la penale responsabilità dello stesso”. L’imputato fu così assolto e il povero giudice Argento anche all’epoca fu subissato di critiche. Pungenti quelle di Andrea Muccioli, responsabile della comunità di San Patrignano: “Per evitare eccessi di discrezionalità come questo”, disse, “pazzeschi, ma purtroppo all’ordine del giorno, bisognerebbe istituire come negli Stati Uniti i tribunali speciali per i reati legati alle tossicodipendenze che sono composti da magistrati esperti solo in droghe e tecnici del settore”.
Non fu quello l’unico episodio per cui il giudice Argento passò all’onore delle cronache. Fu lei ad assolvere il marocchino Nabil Benyahya dalle accuse delle procura di avere assassinato nella notte fra il 19 e il 20 agosto 2004 una turista tedesca a Roma, Vera Heinzl. Il caso fece clamore e se ne occupò a lungo la stampa, con grande sorpresa per quel finale. Sempre la Argento condannò a 400 euro di multa e 1500 euro di risarcimento danni un politico romano, Edmondo Angelè per avere tirato un orecchio al ginecologo Severino Antinori durante una riunione della lista “Per Tajani sindaco”. Un precedente giudiziario quindi in casa Pdl con protagonista lo stesso magistrato. Che in qualche modo aveva già intersecato le vicende di Silvio Berlusconi apparendo come teste il 22 aprile 2002 al processo Imi-Sir. L’Argento fu convocata il 22 aprile 2002 come ex dipendente del ministero di Grazia e Giustizia per testimoniare su una vecchia riunione che si sarebbe dovuta tenere al ministero sulla edilizia carceraria convocando (per toglierselo dai piedi) il presidente del collegio giudicante sulla causa Imi-Sir. La testimonianza della Argento fu essenziale per la pubblica accusa contro Cesare Previti, tanto da essere più volte riportata in sentenza.
La libreria bianca che turba la cricca
Questa telefonata è allegata agli atti della inchiesta sulla cricca degli appalti pubblici. Secondo i giudici dimostrerebbe uno dei casi di regalia degli imprenditori (qui Diego Anemone)ai dirigenti pubblici che gestiscono gli appalti. Il beneficiario è qui Fabio De Santis, a colloquio con la moglie Silvia sull'arrivo di una libreria in regalo che però è bianca e non del colore gradito, noce.
"Il pomeriggio del giorno successivo, MONTANARI Rita, attuale socio e amministratore
unico della citata TECNOWOOD srl, mentre il marito MONTEROTTI Antonio e amministratore unico della AMP srl, partecipata al 66%; società di produzione di arredi entrambe di fatto riferibili ad ANEMONE Diego e al fratello Daniele come oramai emerso in più conversazioni intercettate, avvisa l’ing. Fabio DE SANTIS che il lunedì successivo(1 dicembre) gli manderà due operai a montare la roba...
La mattina di lunedì 1 dicembre, alle ore 10.36, MONTANARI Rita informa Fabio DE
SANTIS che gli operai staranno a casa per le 11.30 successive ..." aho! verso le 11.30 stanno là eh? … (…) … okay … meno male … (inc) ... perchè io speravo per le 11.00 ma stanno andando via adesso ..." DE SANTIS assicura che ha già avvisato a casa ... "grande, grande Rita ... sì … sì sono tutti avvertiti a casa! … (…)
Alle ore 11.41 FAUSTI Silvia si lamenta con il marito Fabio DE SANTIS che la libreria
che hanno portato a casa è bianca quando invece doveva essere colore noce ... "Fabio ... ma la libreria bianca l'hanno fatta?" Anche DE SANTIS manifesta disappunto per l’inconveniente "no ... doveva essere… mannaggia la miseria !!" La moglie rimprovera al marito per l’errore del colore.
La sera DE SANTIS Fabio chiede140 alla moglie come sta procedendo il montaggio dei
mobili (ore 18.53.50) "... ahò! …(…) … ma il mobile lo hanno fatto in camera tua?"
Silvia ribatte che per oggi hanno montanto solo la libreria, rimarcando ancora una volta che il colore bianco non le piace "la libreria è bellissima ... certo bianca ... ma insomma... non è la morte sua, come dicono a Roma… comunque... vedi un po' tu … giudica..." Silvia sembra che però si sia fatta una ragione per il colore sbagliato, ammettendo che, dopo tutto, si tratta di mobili non pagati e quindi bisogna accontentarsi ... "no soprattutto mi fa incavolare... l'unica cosa ... capisco a caval donato non si guarda in bocca ... è sempre ...però dico che cazzo! ... però la sedia me la potevano scurire ..."
Ma guarda te chi c'è dietro l'inchiesta su Telecom e Fastweb: il grande fratello di Di Pietro. Il solito Genchi...
Tutti i tabulati e i tracciati di traffico telefonico, per un totale di almeno 700 mila files, dell’inchiesta su Fastweb e Telecom Italia Sparkle, sono finiti nelle mani del superconsulente delle procure, Gioacchino Genchi. Sì, proprio il poliziotto più volte sospeso dall’incarico per le polemiche nate sulla sua attività professionale privata, che ora si è messo al riparo sotto l’ombrello politico di Antonio Di Pietro intervenendo al congresso dell’Italia dei Valori e suscitando un mare di polemiche per avere sostenuto che Silvio Berlusconi si era inventato il tiro della statutetta del Duomo prima di Natale. Nonostante le perplessità già emerse con il ruolo di Genchi nelle inchieste di Luigi De Magistris, la procura di Roma ha deciso di ricorrere ancora una volta al superconsulente proprio per la sua inchiesta probabilmente più delicata. A chiamare Genchi in campo è stato il sostituto procuratore Giovanni Di Leo. A Genchi sono stati via via affidati i documenti informatici sequestrati dalla procura in case e uffici degli indagati. Nelle sue mani sono finitib alcuni computer e floppy disk sequestrati a Telecom Italia Sparkle, fra cui quattro con la dicitura “Informazioni Telecom Italia riservate”. Sempre a Genchi sono finiti quattron pacchi di materiale e documentazione sequestrati sia presso Telecom che presso Fastweb, fra cui tutto il materiale informatico acquisito in ufficio e nella abitazione di Bruno Zito, uno dei dirigenti Fastweb coinvolti nell’inchiesta. Con successivo atto la procura di Roma ha affidato sempre a Genchi l’analisi del traffico telefonico di tutte le utenze intestate a protagonisti dell’inchiesta, iniziando da quelle di Carlo Focarelli e focalizzandosi in particolare su quelle di due dirigenti di Fastweb, il già citato Zito e Giuseppe Crudele. Genchi ha tracciato anche tutta la mappatura del traffico telefonico originato dalle utenze di Francesco Micheli, che non risulta a dire il vero fra i destinatari di provvedimenti finali dell’inchiesta. Parte del traffico telefonico del finanziere musicofilo è comunque negli allegati provvisto dalla classica mappatura di Genchi. Il poliziotto che in privato (essendo in aspettativa) fa il consulente delle procure ha messo sotto anche tutti i gestori telefonici, facendo spesso la voce grossa. Agli atti sono depositate infatti numerose lettere di Genchi a Tim, Vodafone e H3g, con la minaccia di bloccare i pagamenti loro dovuti dalla procura in caso di scarsa collaborazione ricevuta
Se sbaglia il Pdl, si punisca il Pdl. Non i suoi elettori
Che sia per i pasticci dei polli del Pdl o per quelle volpi dei magistrati che una ne pensano e cento ne trovano, alla fine i soli ad essere puniti saranno gli elettori. Dopo la decisione del Tar del Lazio di non ammettere il simbolo del Pdl non avranno infatti diritto di scelta le centinaia di migliaia di cittadini simpatizzanti per il Pdl nella provincia di Roma. Di più: siccome il merito del ricorso verrà discusso a maggio, dopo avere votato, c’è anche il fondato rischio che il voto delle Regionali venga successivamente invalidato. E’ già accaduto in tempi recenti a Messina per molto meno: una lite sull’eredità del simbolo ex Psi fra Bobo Craxi e Gianni De Michelis. Così alla beffa iniziale per gli elettori Pdl potrebbe aggiungtersi la beffa bis per tutti: sostenere con le proprie tasche i costi di due elezioni invece di una.
Ieri sera l’unica cosa certa era che il contestato decreto interpretativo varato dal governo venerdì scorso a nulla è servito. I listini di Roberto Formigoni in Lombardia e di Renata Polverini nel Lazio sono stati ammessi alla competizione elettorale a prescindere. Il Tar del Lazio di quel decreto se n’è semplicemente fatto un baffo. Non avevano tutti i torti quindi Giorgio Napolitano, e il suo predecessore Oscar Luigi Scalfaro a sostenere che non il Pdl bisognava salvare, ma il diritto costituzionale di scelta dei suoi elettori, che oggi sono maggioranza nel paese e anche nelle due regioni, Lazio e Lombardia, dove si è verificato il braccio di ferro sull’ammissione delle liste. Lo spirito della Costituzione e delle leggi elettorali non può essere quello di punire gli elettori. Semmai sono loro che possono punire i partiti negando il loro voto. Bisognerebbe dunque trovare nelle norme elettorali la soluzione opposta a quella che emerge da questa vicenda: punire i partiti che commettano leggerezze ed errori e non gli elettori, che colpe non possono avere. Una sanzione proporzionata a un caso come quello di Roma, in cui il presentatore di lista arriva all’appuntamento in colpevole ritardo, potrebbe essere quella della decadenza dal diritto del rimborso elettorale per quella lista. Non è piccola punizione: per il Pdl del Lazio significherebbe dire addio a circa 11 milioni di euro in cinque anni, stando ai sondaggi della vigilia. Questo tipo di sanzione colpirebbe davvero i polli e non gli elettori (che anzi risparmierebbero qualcosa, visto che quei rimborsi vengono finanziati con le loro tasse). Poi ciascun partito se la vedrebbe con i responsabili delle negligenze da cui pretendere ristoro per il danno subito.
Una soluzione simile offrirebbe giustizia e non soppressione di diritti costituzionali come sta avvenendo. L’applicazione alla lettere della forma delle attuali regole elettorali non ha nulla a che vedere con la vera giustizia. Tanto più che le regole non sono uguali per tutti in tutta Italia. Ad esempio scalda tanto gli animi il decreto interpretativo del governo che non ha modificato nulla della legge (tanto che a nulla è servito), ma il Pd è stato zitto e ben felice davanti alla scelta della Regione Umbria di cambiare le regole del gioco elettorale con una nuova legge del gennaio 2010, che ha modificato tempi e modi di presentazione delle liste esentando dalla raccolta firme tutti i partiti che potevano contare su un gruppo consiliare già costituito. Sappiamo quanto sianmo generose le assemblee legislative nel concedere deroghe alla composizione dei gruppi: così nel Parlamento si è già fatto un regalino non da poco ad Antonio Di Pietro. In Umbria il gioco è servito a tenere fuori dalla porta i radicali, che lì davano fastidio. Un sopruso passato in cavalleria. Si riempono tutti la bocca di prediche sul rispetto delle regole, ma appena le regole mettono a rischio la loro pagnotta, possono finire tranquillamente sotto i piedi. E’ quella pagnotta che deve essere pena del contrappasso. Ma la tolgano ai partiti, non ai cittadini.
Bertolaso? La cricca ne aveva terrore
Guido Bertolaso era temutissimo dagli appartenenti alla cricca degli appalti. Un po' preoccupati per come avevano fatto lievitare il costo degli appalti legati al G8 della Maddalena. Questa telefonata è del 4 settembre 2008, al telefono ci sono Fabio De Santis, numero due di Angelo Balducci e un ingegnere, Susanna Gara, dipendente del Ministero delle Infrastrutture. Oggetto del colloquio proprio il lievitare dei costi G8 e il timore per la reazione di Bertolaso
Ecco come l'ordinanza sulla cricca racconta questa telefonata:
"La mattina del 4 settembre l’ing. Susanna GARA, dipendente del Ministero delleInfrastrutture, che fa anch’essa parte della Struttura di Missione che coordina i lavori alla Maddalena, con tono preoccupato, informa126 l’ing. DE SANTIS che nella predisposizione del progetto definivo per la realizzazione del main conference affidati all’impresa ANEMONE, è prevista una maggiorazione della spesa di minino 28 milioni di euro ... per quanto riguarda invece ANEMONE ... il Main Conference ... (…) … lì loro stanno per produrre un definitivo che è in aumento di qualcosa tipo il 50 % ... senza fare ... (…) … da 32 di lavori tranne le maggiorazioni eccetera ... stanno per arrivare a quasi 50 ... (…) … più le maggiorazioni ... (…) … a tutte quelle cose speciali che sono state richieste per realizzare l'involucro della ... della cosa ... del Main Conference e via discorrendo ... DE SANTIS è preoccupato per la reazione che può avere BERTOLASO se gli prospetta esigenza di dover incrementare la spesa complessiva di 100 milioni di euro ... quella bisogna che facciamo una riunioncina a Roma con Mauro e con tutti quanti perchè bisogna ... (…) … eh, perchè bisogna prospettarla …(…) … a BERTOLASO perchè sennò ci si incula quello ... cioè gli mandiamo un conto che sarà 100 milioni di euro in più ... (…) … eh ... (ride) ... cioè mi fa i peli ...
Girandola di telefonate per pagare le vacanze lusso al segretario generale di Romano Prodi
Vorticoso giro di telefonate fra il 28 aprile e il 2 maggio 2008 fra imprenditori e dirigenti pubblici della cricca degli appalti per pagare ponti, week end e vacanze estive all'allora segretario generale di palazzo Chigi, Carlo Malinconico, ancora in carica negli ultimi giorni del governo di Romano Prodi. Il favore per lui è chiesto dal capo della cricca, l'ingegnere Angelo Balducci, signore dei lavori pubblici in Italia. Si attiva subito Diego Anemone, imprenditore di fiducia, che chiama Francesco Piscicelli, che ben conosce l'hotel agognato da Malinconico, Il Pellicano di Porto Santo Stefano all'Argentario. Così girandola di contatti con Roberto Sciò, direttore dell'Hotel, prenotato e pagato il ponte del primo maggio, qualche week end successivo e il meritato riposo ad agosto. Malinconico educatamente ringrazia Balducci in una telefonata che è un capolavoro di mozziconi di parole e allusioni.
Ecco la telefonata degli sciacalli
Ecco la famosa telefonata degli sciacalli, quella del 6 aprile, il mattino del terremoto in Abruzzo, fra un imprenditore, Francesco Maria Piscicelli De Vito e suo cognato, Pierfrancesco Gagliardi. Quando è stata pubblicata sui giornali Piscicelli ha scaricato la colpa sul cognato, sostenendo che c’era un errore nell’ordinanza. E invece è lui a pronunciare la frase più sgradevole, gradita però dal cognato che ha fatto capire che alle 3 e mezzo anche lui se la rideva dentro il letto…
Così è raccontata la telefonata nel decimo faldone allegato all’ordinanza sulla cricca degli appalti.
“Alle ore 03.30 circa del 6 aprile 2009, l’Abruzzo è stato sconvolto da un terremoto che ha causato quasi 300 vittime e distrutto numerosi edifici sia pubblici che privati. Sono state intercettate numerose conversazioni da cui si rileva che alcuni soggetti interessati nella presente indagine, sia imprenditori che non, si sono subito attivati per inserirsi nel lucroso affare della ricostruzione.
Già nel primo pomeriggio del 6 aprile GAGLIARDI Pierfrancesco esorta il cognato
PISCICELLI a prendere contatti con i suoi referenti presso gli uffici di via della Ferratella per approfittare dell’emergenza terremoto per partire rapidamente con dei lavori ... oh ma alla Ferratella occupati di 'sta roba del terremoto perchè qui bisogna partire in quarta subito ... non è che c'è un terremoto al giorno …(…) … così per dire per carità... poveracci PISCICELLI, cinicamente, ribatte che è la prima cosa a cui ha pensato appena percepita la scossa alle 3 e mezzo del mattino ... eh certo ... io ridevo stamattina alle 3 e mezzo dentro al letto …”
Balducci, Bertolaso e Soru distratto dalla campagna elettorale
Visto che le intercettazioni della inchiesta sulla cricca degli appalti sono ormai pubbliche e pubblicate, è un servizio a lettori e perfino agli stessi protagonisti fare ascoltare l'audio originale di quelle telefonate per capirne toni, accenti e sfumature. Questa è la telefonata fra Guido Bertolaso e Angelo Balducci del 14 gennaio 2009, più volte pubblicata in questi giorni. Tutte le telefonate chiave dell'inchiesta sono disponibili sul sito del quotidiano Libero a www.libero-news.it
"Il pomeriggio del 14 gennaio il dr.BERTOLASO chiede390 a BALDUCCI di intervenire nei
confronti della dottoressa Maria Pia FORLEO che sta in qualche modo rallentando l’indizione delle gare per l’affidamento della successiva gestione delle opere che si stanno realizzando alla Maddalena per il vertice G8, quando ci sarebbe da approfittare del periodo di campagna elettorale in Sardegna per poter lanciare in bandi di gara ... dovresti parlare un attimo con la dottoressa FORLEO … (…) … allora lei continua a fare tutta una serie di domande per riuscire a chiudere questi benedetti bandi di gara ... lì per la gestione …(…) … che non hanno luogo di essere poste ... come questioni perchè ... a mio giudizio ... non spetta a lei decidere se noi dobbiamo fare una sola gara per i 2 alberghi e per l'Arsenale ... oppure dobbiamo fare 3 gare ... 2 gare ... e quello che sia...questo purtroppo è compito del
sottoscritto quindi ... se lei si vede con i nostri e definisce ... io ho bisogno di avere questo benedetto bando nelle prossime ore ... perchè se no poi non ce la faccio più …(…) … che non si ponesse problemi ... lei non deve parlare con la Regione ... coi ... non deve parlare con nessuno ... lei mi deve dare ...(…) …tecnico ... poi la durata del contratto ... la modalità di contratto eh ... questa ... la decido io …(…) …perchè ... è ovvio che io lo voglio sfruttare questi giorni … (…) … di campagna elettorale ... dove SORU pensa ad altre cose e nessuno eh! ... per chiudere un qualche cosa che altrimenti se ci mettiamo a fare la concertazione ... fra 2 anni stiamo ancora a discutere del bando di gara …(…) … hai capito? ... quindi dille per cortesia ... tanto lei so che ha già fatto il 99,9 per cento del lavoro
... se lei me lo chiude e me lo fa avere a me poi noi lo lanciamo subito e lei non si
preoccupasse ... va bene?"
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