La scelta al momento l’hanno
fatta in sei, ma è possibile che alla fine diventi una caratteristica comune a
tutta la nuova giunta della Regione Calabria, guidata da Giuseppe Scopelliti:
la squadra di governo è stata dotata di un autista personale di fiducia
liberamente scelto al di fuori della pubblica amministrazione. Il primo a
togliere i colleghi dall’imbarazzo è stato il 19 aprile scorso l’assessore
all’Urbanistica, Piero Aiello, in carica da tre giorni. Ha preso carta e penna
e scritto al dirigente dell’ufficio dle personale chiedendo l’assunzione come
autista di fiducia (stipendio base standard della Regione: 35.707,44 euro
all’anno) di Salvatore Ionà, “estraneo alla pubblica amministrazione”. La Regione Calabria naturalmente
ha i suoi autisti regolarmente assunti, ma non erano di fiducia dell’assessore,
che per regolamento regionale ha diritto ha una sua “struttura speciale” di
collaborazione in cui sono consentite immissioni di personale dall’esterno.
Spezzato il ghiaccio, quello dell’autista di fiducia è diventato un cult in
Regione. Il 21 aprile è arrivata la richiesta dell’assessore all’Agricoltura e
alla Forestazione, Michele Trematerra per chiedere l’assunzione dell’autista di
fiducia Giovanni Siciliano. Con lettera del 22 aprile anche l’assessore al
Bilancio, Giacomo Mancini, ha preteso (e poi ottenuto) l’assunzione
dall’esterno del suo chauffeur: Francesco Manna. Il 27 aprile all’ufficio del
personale è arrivata la lettera- con analoga richiesta- scritta dall’avvocato
Francescantonio Stillitani: l’autista prescelto (anche lui estraneo alla
pubblica amministrazione) è stato Emanuele Mancuso. Il 30 aprile altra lettera,
questa volta firmata dal neoassessore alle Attività Produttive, Antonio Caridi.
Chaffeur personale dall’esterno: Domenico Laganà, assunto effettivamente dal 5
maggio con decreto n. 7018 di inserimento nel “registro dei decreti dei
dirigenti della Regione Calabria”. Quello stesso giorno all’ufficio del
personale è arrivata un’altra lettera- con analoga richiesta- da parte
dell’assessore all’Ambiente, Francesco Pugliano, che non aveva trovato
all’interno della Regione un autista di fiducia e con la sua richiesta ha fatto
strabuzzare gli occhi ai dirigenti della Regione. Il prescelto infatti è un
omonimo: Francesco Pugliano, nato come l’assessore a Rocca di Neto in provincia
di Crotone. L’assessore però è del 1955 e l’autista è del 1969. Uno faceva il
veterinario prima di arrivare in Regione, l’altro (l’autista) aveva una omonima
impresa agricola.
l'Italia giocava? Solo i Bossi e Calderoli's boys lavoravano come sempre
| Durante la disfatta azzurra di Italia- Slovacchia molti nei ministeri erano talmente presi dalla partita da non potere rispondere al telefono. Nella segreteria del ministro delle Pari Opportunità, Mara Carfagna, solo durante l'intervallo qualcuno si è degnato di rispondere. E solo lo staff della Lega ha risposto al primo colpo: i Bossi e Calderoli boy's non stavano guardando l'Italia. Prova effettuata da Franco Bechis dal primo minuto della partita | |||||||
| Ministero | Titolare | Ufficio | Secondi per avere risposta | ||||
| Commercio estero | Adolfo Urso | centralino | 1.972 | ||||
| Pari Opportunità | Mara Carfagna | segreteria ministro | 1.863 | ||||
| Salute | Ferruccio Fazio | centralino | 1.122 | ||||
| Sviluppo Economico | int. Silvio Berlusconi | centralino | 274 | ||||
| Economia | Giulio Tremonti | centralino | 137 | ||||
| Infrastrutture | Altero Matteoli | centralino | 42 | ||||
| Turismo | Michela V. Brambilla | centralino | 31 | ||||
| Lavoro | Maurizio Sacconi | centralino | 27 | ||||
| Giustizia | Angelino Alfano | centralino | 22 | ||||
| Politiche Ue | Andrea Ronchi | segreteria ministro | 21 | ||||
| Beni Culturali | Sandro Bondi | centralino | 13 | ||||
| Difesa | Ignazio La Russa | gabinetto | 12 | ||||
| Pubblica istruz |
Maristella Gelmini | centralino | 11 | ||||
| Difesa | Esercito | centralino | 11 | ||||
| Interno | Roberto Maroni | centralino | 9 | ||||
| Ambiente | Stefania Prestigiacomo | centralino | 9 | ||||
| Politiche agricole | Giancarlo Galan | centralino | 7 | ||||
| Pa e Innovazione | Renato Brunetta | centralino | 6 | ||||
| Camera deputati | Gianfranco Fini | centralino | 5 | ||||
| Rapporti regioni | Raffaele Fitto | segreteria ministro | 5 | ||||
| Gioventù | Giorgia Meloni | segreteria ministro | 4 | ||||
| Difesa | Marina militare | centralino | 4 | ||||
| Senato | Renato Schifani | centralino | 3 | ||||
| Esteri | Franco Frattini | centralino | 3 | ||||
| Rapporti Parlamento | Elio Vito | segreteria ministro | 3 | ||||
| Attuazione programma | Gianfraco Rotondi | segreteria ministro | 2 | ||||
| Difesa | Aeronautica | centralino | 2 | ||||
| Pres. Cons. min. | Silvio Berlusconi | centralino | 2 | ||||
| Semplificazione | Roberto Calderoli | segreteria ministro | 1 | ||||
| Riforme e federalismo | Umberto Bossi | segreteria ministro | 1 | ||||
| Comunicazioni | Paolo Romani | numero verde | staccato sempre | ||||
Per il Cavaliere (dopo Topolanek) tassa Zappadu da 30 milioni
Ha dovuto prima staccare un assegno da 24,5 milioni di euro a titolo di finanziamento infruttifero. E poi trovarsi di fronte a una perdita di 7,6 milioni di euro, che è quella con cui si è chiuso il bilancio 2009 della Immobiliare Idra. Silvio Berlusconi ha dovuto pagare a caro prezzo la difesa della sua privacy dopo le incursioni con tanto di tele-obiettivo di Antonello Zappadu, il fotografo che lo ritrasse fra il 2008 e il
Alla pensione dei calciatori ci pensa Simona
L’isola dei famosi ha messo
un mattoncino per costruire la pensione dei calciatori e degli allenatori un
po’ meno famosi degli altri. E’ grazie anche a Magnolia, società di produzione
del celebre programma tv guidato da Simona Ventura, che si tengono in piedi i
conti della previdenza calcistica. Magnolia- che in Italia è rappresentata
dall’ex direttore di Canale 5, Giorgio Gori, è infatti l’inquilino più celebre
dei palazzi della Sport Invest 2000 investimenti immobiliari sportivi spa,
società guidata dall’avvocato Salvatore Catalano (già presidente del collegio
sindacale Rai) e controllata al 100% dal Fondo di accantonamento delle
indennità di fine carriera per i giocatori e gli allenatori di calcio. La Sport Invest 2000 insomma ha il
compito di investire in immobili per mantenere la solvibilità del fondo per il
congedo di allenatori e giocatori di calcio. E lo ha fatto a Roma, Milano e in
altre città, dove ha in portafoglio terreni e fabbricati per 33,7 milioni di
euro. Fra gli immobili anche uno nella capitale, in via della Farnesina, che è
diventato la sede romana di Magnolia che si è garantita la locazione con una
fidejussione da 112.500 euro rilasciata dalla Banca San Paolo di Brescia. E’ il
contratto di affitto più rilevante della Sport invest 2000 e così Gori e
Ventura danno una mano ai calciatori più anziani. In attesa di averli all’Isola
dei famosi…
Papi si è comprato il suo primo comunista: Peppone
Grazie a una lunga e complessa transazione durata più di un decennio Silvio Berlusconi è diventato dal 2009 ufficialmente l’erede di Giovanni Guareschi. O quasi. Fatto sta che gli appartiene in diritto Peppone insieme al suo eterno rivale don Camillo, in versione cinematografica. Pagando 41.562 euro all’anno di royalties infatti la Videodue srl controllata indirettamente (attraverso Dolcedrago) dal premier italiano si è conquistata il diritto di trasmettere dove e quando vuole la serie su don Camillo e Peppone. La piccola tassa finirà (come spiega il bilancio 2009 della Videodue, appena depositato) agli eredi di Renè Barjavel e Julien Duvivier, sceneggiatori della fortunatissima serie interpretata da Fernandel e Gino Cervi.
Come capo azienda ora è meglio Piersilvio di Silvio
Nell’anno più difficile 254
nuovi investitori pubblicitari sui 1.017 complessivi di Publitalia. E un’altra
quarantina già arrivati nel primo trimestre 2010. Non solo, Digitalia 08, la
concessionaria del digitale Mediaset, che ha raggiunto il punto di pareggio già
nel 2009 con un anno di anticipo rispetto alla tabella di marcia. Così
Piersilvio Berlusconi è riuscito proprio nel 2009-2010, in cui la crisi
internazionale ha piegato gran parte delle economie occidentali, a battere
l’orso e a fare assai meglio di quanto non sia riuscito a papà Silvio che con
Giulio Tremonti era alla guida dell’azienda Italia. Mentre i conti pubblici
avevano innestato il passo del gambero lasciando sul campo migliaia di feriti,
Piersilvio ha tenuto la corazzata Mediaset e perfino la creatura più colpita
dalla crisi, Publitalia, sulla cresta dell’onda, facendo addirittura guadagnare
fette di mercato (la concessionaria del primo gruppo di tv private italiana ha
conquistato nel 2009 il 64% del mercato, un punto in più dell’anno precedente).
Proprio mentre Sipra (concessionaria Rai) perdeva il 17,4%, Rcs (Rizzoli
Corriere della Sera) il 17,6%, Il Sole 24 System il 21,5%, Manzoni (Repubblica
e Finegil) il 24 per cento (e la sola Repubblica il 14,5% del proprio fatturato
pubblicitario). Ma la vera scommessa vinta da Piersilvio è proprio quella del
digitale, testimoniata oltre che dal sorprendente risultato di Digitalia 08,
anche dai ricavi 2010 di Mediaset premium, cresciuti del 54,6% nei primi tre
mesi dell’anno sfiorando i 215 milioni di euro e avviandosi ormai a ripagare
anche nel risultato gli investimenti effettuati.
Lippi pareggia, Cannavaro la butta giù. De Rossi la ritira su. La nazionale azzurra quando fa affari è uguale a quella in campo
Tutti insieme fatturano
probabilmente meno dei loro 740. Però non sono da buttare via nemmeno quei 58
milioni di euro che vengono da business diversi che tra un allenamento e l’altro
sono riusciti a mettere in piedi i componenti della Nazionale di calcio che ha
esordito lunedì ai mondiali del Sudafrica. Un allenatore, Marcello Lippi e 23 giocatori. Di loro 11 (Lippi più dieci
giocatori) hanno già pensato al futuro, a quando appenderanno le scarpette al
chiodo. E hanno provato a prepararsi un altro mestiere, perfino a lanciare un
business. Il successo non è stato grandissimo, perché se i 58 milioni di valore
della produzione sono comunque un risultato rispettabile da media azienda, non
altrettanto si può dire del risultato consolidato formato sommando utili e
perdite dei loro bilanci. Perché gli 11 azzurri in campo nel mondo degli affari
nell’ultimo anno si sono rivelati una nazionale perdente. Hanno dovuto sborsare
di tasca loro 198.664 euro, che rappresenta il rosso complessivo della loro
avventura finanziaria. Hanno giocato maluccio, ma come nel campo reale anche
qui è soprattutto questione di formazione. L’allenatore non è una certezza: con
Lippi nel mondo degli affari si può vincere o perdere. Ma alla fine il
risultato dell’anno è un pareggio: sommando utili e perdite delle sue
partecipazioni l’allenatore azzurro è andato in rosso di appena 76 euro. Le due
velocità sono una costante nelle storie degli 11 azzurri businessman. Che incredibilmente
sembrano parallele a quel che si è visto in campo nella partita di esordio con
il Paraguay. Il conto economico della Nazionale è infatti tirato su da uno
spumeggiante Daniele De Rossi (utile consolidato di 539.090 euro), ma tirato
giù da Fabio Cannavaro che alla fine perde più di un milione di euro. Senza i
suoi errori di valutazione la
Nazionale spa sarebbe oggi in attivo.
Gli undici azzurri hanno
imparato a fare davvero un po’ di tutto nella vita. Molti si sono buttati nel
mattone, costituendo immobiliari, ma anche utilizzando sistemi più sofisticati
come i fondi del settore o il leasing. Alcuni hanno cercato di valorizzare il
proprio marchio di origine, acquisendo società sportive, palestre, o società
organizzatrici di pr. Altri hanno provato con fantasia a fare tutt’altro: c’è
chi alleva bovini e chi pesci e crostacei, chi gestisce catene di ristoranti e
chi prova con spiagge e locali notturni , chi idea campagne pubblicitarie e
perfino chi ha messo un piedino nel business energetico del futuro: quello
dell’eolico e delle energie rinnovabili. Ecco nome per nome le attività.
Marcello Lippi. Guadagna bei
soldini con la Mammamia srl, la società proprietaria del Twiga di Forte dei
Marmi, che Lippi possiede insieme a Paolo Brosio ma soprattutto alla Laridel
partecipations di Flavio Briatore e alla Dani comunicazioni di Daniela
Santanchè. Ma li perde al momento con le altre attività. Che vanno dallo Health
and sport International center di Firenze alla Capraia diving service (corsi
sportivi) alla immobiliare di famiglia Dast all’altra immobiliare fiorentina
Promoinvest, in contenzioso con il comune di Firenze che da tempo non rilascia
le autorizzazioni che servono per un immobile da acquistare in via dei
Cimatori. Lippi si è anche buttato nel campo delle energie alternative con al
sua Sviluppo Energia pulita srl.
Ivan Gattuso. Possiede una
società immobiliare con la moglie, con immobili in Calabria e a Varese. Ha una
omonima srl a Corigliano per l’allevamento di pesci a crostacei e ha poi
fondato con un socio la Gattuso e
Bianchi srl per la vendita di pesci e crostacei. Il socio si chiama Andrea
Bianchi e curiosamente per associarsi a Gattuso ha dovuto presentare un
attestato di partecipazione a jun corso per la qualifica di responsabile
dell’autocontrollo. Gattuso ha messo in piedi una catena alimentare completa:
il pesce lo coltiva, lo vende e poi lo serve al ristorante attraverso la sue
Ottantasette srl
Giampaolo Pazzini. Per ora
l’attaccante della Sampdoria si limita all’immobiliare. E’ sua la twenty-nine
srl di Montecatini. Ma il portafoglio non è affatto da buttare via: un
fabbricato a Firenze e 17 in
provincia di Pistoia, in gran parte a Montecatini.
Vincenzo
Iaquinta.L’attaccante bianconero con la famiglia (soprattutto con il papà,
molto giovane, classe 1957) conduce un’azienda di costruzioni edili omonima. E
proprio prima del mondiale ha fondato la Champions Re spa,
attiva nel leasing immobiliare: fra i soci ci sono anche calciatori o ex
calciatori come Sebastian Giovinco e Matteo Guardalben e un procuratore di
calcio come Luca Pasqualin.
Fabio Quagliarella. Per ora
il suo è solo un esordio nel mondo degli affari: ha costituito e gestisce con
la famiglia un’azienda immobiliare, la Faviad srl la cui sede è da poco stata trasferita
a Roma.
Giorgio Chiellini. Ha
costituito a Livorno con il fratello Claudio una società, la Twin Group srl,
specializzata in organizzazione di eventi e pubbliche relazioni. E va piuttosto
bene, visto che ha chiuso in utile di 43 mila euro.
Daniele De Rossi. Ha due
immobiliari con la moglie (Aleutine 106 e Gaia immobiliare 2005) e una società
che fa da agenzia per spettacolo e sport, la Dagat srl. Da poco ha costituito anche la Wgt srl che si occupa di
“gestione di piano bar, discoteche, enoteche e pubs”.
Gianluca Zambrotta. Ha una
immobiliare, la Giza
srl con alcune proprietà a Como, a la Young Boys srl che ha tentato di acquistare
all’asta giudiziaria il centro sportivo di San Fermo della Battaglia, ma il
tribunale di Como si è messo di traverso.
Gianluigi Buffon. L’ultima
sua avventura è stata l’acquisto dell’Hotel Stella della Versilia srl a Massa,
proprietaria dell’omonimo albergo. Ha anche immobiliari come la Buffon & co e la Suolo & ambiente srl.
Anche lui però è in contenzioso come Lippi con il comune di Carrara e Massa che
non gli lascia costruire una strada essenziale per recuperare un immobile in
disuso di proprietà. Così le ruspe sono ferme e la società nell’attesa continua
a perdere soldi.
Angelo Palombo. A parte
l’immobiliare di famiglia, la P &P
immobiliare, possiede la Palo
17 srl. Già dal nome non sembra ci sia troppa fantasia. Eppure dovrebbe ideare
campagne pubblicitarie. In attesa dell’idea vincente, perde soldi.
Fabio Cannavaro. Più che un
giocatore è un’industria. Ha due capogruppo: una immobiliare (Cma immobiliare
srl) e una holding di partecipazioni (Cma holding e servizi). Si è salvato dal
fallimento delle farmacie Maddaloni, che hanno ottenuto da poco il concordato
preventivo. Il suo impero spazia dall’immobiliare (Margot srl) , ai trasporti
marittimi (Fd service srl), ai servizi societari (Gm global trading), allo sfruttamento dei diritti di immagine
(Fenix srl), all’allevamento e produzione di latte (La Fattoria gaia,
Biancolatte srl) alla gestione di spiagge (Pharaon srl) e di ristoranti (Como 8
srl, Fn number One, Vittoria srl, Le Millionaire srl, Le Millionair e Caserta
srl). Le ultime tre società di ristorazione aperte (Millionaire 4, Millionaire
5 e Sveva srl) hanno nella compagine un socio di rilievo: Antonio Martusciello,
già coordinatore campano di Forza Italia e ancora oggi uno dei leader del Pdl
in Regione.
Tremonti, guerra santa ai carrozzoni. Però salva il suo...
Venti enti pubblici sciolti per decreto. Duecentotrentadue associazioni, fondazioni, istituti e centri di varia cultura e umanità per cui d’ora in avanti sarà assai difficile ottenere un contributo pubblico. La finanziaria tutta tagli di Giulio Tremonti non ha fatto poco nella sua parte di eliminazione degli sprechi. Eppure la notizia vera non è in quei 20 che volano via e in quei 232 messi in parziale quarantena (il Tesoro comunque conserverà il 30% dei fondi erogati a loro da corrispondere a quelli più bisognosi e meritevoli). La vera notizia è quella degli enti che rimangono. Sono dieci volte quelli che si sciolgono. O le fondazioni, le associazioni e gli istituti che continueranno a vivere di contributo pubblico: un elenco anche qui dieci volte più lungo di quello che deve stringere la cinghia. Solo il ministro dell’Economia, dopo anni di privatizzazioni e liberalizzazioni, è ancora azionista diretto di una trentina di società pubbliche, che a loro volta ne controllano decine di altre. Tutte fondamentali e utilissime, naturalmente. E chissà se Tremonti conosce la fondamentale missione di Studiare Sviluppo srl, che lui controlla al 100%. Se gli è sfuggita, faccia un giretto sul sito Internet della società. Lo spiegano i manager sotto la pomposa voce “mission” (perché usare l’italiano nel tempio della finanza pubblica di Roma è ormai proibito). Eccola: “Studiare Sviluppo, soggetto strumentale di Amministrazioni centrali, realizza attività orientate principalmente verso settori tematici e progettuali coerenti con gli interessi prioritari e gli obiettivi strategici dei propri referenti istituzionali”. Avete capito qualcosa? Direi di no. Allora facciamoci spiegare meglio: “In particolare, la Società opera a valere su due linee di intervento: supporto ad Amministrazioni o Enti pubblici, sul territorio nazionale, nella programmazione e gestione di strumenti di sviluppo territoriale e locale; partecipazione a progetti internazionali, finanziati prevalentemente dall’Unione Europea, relativi a consulenza istituzionale, institutional building e assistenza tecnica a Governi e Amministrazioni pubbliche di Paesi terzi”. Ancora nulla? Sembra l’ultimo inutile carrozzone dello Stato italiano? I manager di Studiare Sviluppo pensano di essere fondamentali: “la Società gestisce iniziative che si caratterizzano per il loro contenuto innovativo e sperimentale, e rispetto alle quali l’azione permette all’Amministrazione di ricavare utili indicazioni di policy sulla materia trattata”. Per carità di patria bisognerebbe non procedere oltre. E tacere uno dei progetti fondamentali che il Tesoro sta finanziando. Si chiama “Storie interrotte” e “consiste nella diffusione, con diversi mezzi di divulgazione e comunicazione (sperimentazione scolastica, produzione teatrale, trasmissioni radiofoniche tematiche, produzioni editoriali, audio-riviste, web), della conoscenza del ruolo, del pensiero e dell’azione di cinque figure-chiave originarie del Sud d’Italia, che hanno segnato la storia nazionale: Francesco Crispi, Francesco Saverio Nitti, Donato Menichella, Luigi Sturzo e Giuseppe Di Vittorio”. Davanti a un monumento simile all’inutilità di cui Tremonti è unico azionista e che sopravvive anche a una finanziaria come questa, allora si capisce meglio il piagnucolìo delle vittime dei tagli. Viene quasi voglia di solidarizzare con chi si è visto portare via il contributo pubblico o ridurre i gettoni di presenza. Perché a lui sì e a studiare sviluppo no? Domande che restano senza risposta. E che possono essere ripetute all’infinito. I carrozzoni sono centinaia e centinaia. Ma perché lo è il comitato nazionale per la nascita di Cesare Pavese cui Tremonti ha tolto i 33.600 euro del finanziamento dei Beni culturali e non lo è invece quello per le celebrazioni della nascita di Amintore Fanfani, rifinanziato senza battere ciglio con 60 mila euro? E per gli amanti del genere restano in vita con soldi pubblici anche il comitato per il centenario della nascita di Mario Pannunzio (222 mila euro), quello per i 400 anni della morte di padre Matteo Ricci (180 mila euro), quello per lo studio e la valorizzazione del Tesoro di San Gennaro (174 mila euro), quello per ricordare la nascita di Massimo Mila (90 mila euro), di Paolo Bonomi (60 mila euro), di Mario Tobino (90 mila euro) e decine di altri. Basta non essere stati proprio nessuno ed essere morti o nati da almeno un secolo, che anche in tempi di magra come questi continuano ad arrivare finanziamenti pubblici: 5 milioni nel 2010 a questo scopo. Brindano perché salvano il tesoretto gli altri duemila sfuggiti all’occhio di Tremonti. Il Centro di ecologia teorica, come la Fondazione Gramsci Romagna che beffa l’omonima fondazione nazionale, depennata dalla lista. L’associazione combattenti e reduci insieme ai partigiani salvi per un soffio. Niente fondi alla Fondazione Adriano Olivetti, ma arrivano 48 mila euro al Comitato per i 100 anni della nascita della Olivetti spa. Chiusi i rubinetti alla Pro civitate cristiana di Assisi, ma affluiscono fondi pubblici nelle casse del Forum per i problemi della pace e della guerra. L’elenco è infinito, e lo offriremo giorno dopo giorno ai lettori di Libero. Certo, se si vuole tagliare, non mancheranno altre occasioni.
Sacconi senzatetto, Romani però conquista la palestrina
Nel governo c’è anche qualcuno che non segue le indicazioni della casa madre. Qualcuno che non ha investito sul mattone per seguire l’esempio del presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi. A ribellarsi (o almeno a celare diabolicamente la proprietà dei propri investimenti) anche un pezzo da novanta come il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi. Nessuna casa è ufficialmente intestata a lui in alcuna parte di Italia, e altrettanto dicasi della gentile graziosa consorte, che fa il direttore generale di Confindustria. Insomma, o il ministro preferisce stare in affitto o ha gabbato noi e le banche dati del catasto con qualche trucco. Come lui pochi altri nel governo: non ci sono immobili intestati al ministro Andrea Ronchi, ma la spiegazione qui l’ha offerta il diretto interessato: la casa c’era, da poco però è stata donata alla figliola che ne aveva più bisogno di papà, pronto ad arrangiarsi in affitto. Nessuna casa riconducibile a un vecchio professionista della politica, come Enzo Scotti, che oggi è ancora sottosegretario agli Esteri, e nessuna riportabile direttamente al sottosegretario al Tesoro, Luigi Casero. Due buchi perfino ai Trasporti, dove risultano senza casa di proprietà i sottosegretari Bartolomeo Giachino, detto Mino e il suo collega Giuseppe Maria Reina.
Se un gruppetto di ministri e vice dichiara zero mattoni, c’è in compenso chi nelle fila del governo ha pensato non solo a casa, ma a qualche affare immobiliare alternativo. Lo ha fatto da pochissimo il viceministro alle Comunicazioni, Paolo Romani, che oggi è in pole position per sostituire alle attività Produttive Claudio Scajola, che proprio la casa si è portato via. Romani si è comprato una palestra privata a Cusano Milanino: 67 metri quadrati e un po’ di terreno intorno, un bell’affare. Che però non deve essere piaciuto molto al fisco italiano. Nel gennaio scorso come un avvoltoio è zompata lì sopra Equitalia Esatri (concessionaria di Milano) iscrivendo ipoteca legale per un contenzioso con il viceministro da 26.292,52 euro. Lui appena se ne è accorto ha messo mano al portafoglio e saldato da gran signore il debito. Così l’ipoteca è stata cancellata del tutto lo scorso 4 marzo.
Se un gruppetto di ministri e vice dichiara zero mattoni, c’è in compenso chi nelle fila del governo ha pensato non solo a casa, ma a qualche affare immobiliare alternativo. Lo ha fatto da pochissimo il viceministro alle Comunicazioni, Paolo Romani, che oggi è in pole position per sostituire alle attività Produttive Claudio Scajola, che proprio la casa si è portato via. Romani si è comprato una palestra privata a Cusano Milanino: 67 metri quadrati e un po’ di terreno intorno, un bell’affare. Che però non deve essere piaciuto molto al fisco italiano. Nel gennaio scorso come un avvoltoio è zompata lì sopra Equitalia Esatri (concessionaria di Milano) iscrivendo ipoteca legale per un contenzioso con il viceministro da 26.292,52 euro. Lui appena se ne è accorto ha messo mano al portafoglio e saldato da gran signore il debito. Così l’ipoteca è stata cancellata del tutto lo scorso 4 marzo.
Compagni, tutti in campagna! Ecco le seconde, terze e quarte case dei leader della sinistra
Compagni, si va in campagna! E se non si trova il casalino toscano, umbro o pugliese che fa tanto chic, allora si va al mare! A sinistra è esplosa da qualche anno la moda della seconda o terza casa di proprietà, purchè silenziosa, accogliente e accomodante le buone letture. Grazie alla moda è tutto un fiorire di affaroni immobiliari che contagiano senza distinzione di credo nouvelle e ancient vague del Pd, vecchi comunisti all’amatriciana, rifondaroli dell’ultima ora e radical chic che sorridono ormai trionfanti per avere imposto ad ogni portafoglio il trend preferito. Il luogo preferito dagli agenti immobiliari rossi- si sa- è quello spicchio di terra fra campagna e mare in Toscana, poco oltre il confine con il Lazio. Tanto per intenderci, Capalbio e dintorni. Hanno lì casa (qualcuno la prima, altri la seconda e la terza) Furio Colombo e Alice Oxman, Giorgio Napolitano e Claudio Petruccioli con rispettive consorti, ma a pochi chilometri la truppa si ingrossa. Cìè Giuliano Amato con signora che da anni svernano e passano l’estate ad Ansedonia, chissà se ancora a giocare un buon tennis. C’è Piero Fassino che con un mutuo si è ristrutturato un casale dalle parti di Scansano, dove va con la moglie Anna Serafini quando gli viene a noia la casa romana a due passi dal Pantheon (che battaglie con i locali della piazza che non chiudono mai i battenti, né di sabato né di domenica!). C’è un professore rivoluzionario attualmente in prestito all’Italia dei Valori, come Pancho Pardi che ha in pochi chilometri ha ben due case: una nell’esclusivo Monte Argentario, regno della compianta Susanna Agnelli, e l’altra davanti alla spiaggia della Giannella, quasi attaccata ad Orbetello. Pulsa lì il cuore della seconda casa di sinistra. Ma non pochi hanno scelto l’Umbria. Vi è approdato con la consorte l’ex presidente della Camera ed ex padre di Rifondazione comunista, Fausto Bertinotti: relax nella magione di Massa Martana, sui colli perugini per fuggire dalla casona dei Parioli e dal suo traffico insolente. Bertinotti da anni ha pure un’alternativa piena di magia, come la seconda casa (quella umbra è la terza) di Dolceacqua all’ombra del castello e vicino alle rive del fiume che vi passa in mezzo. Incantevole, ma un po’ lontanina per chi abita a Roma: si è praticamente a Ventimiglia, sul confine con la Francia. Ottima- certo- in questi giorni, se si vuole cfare un salto a Cannes e vedersi Draquila, l’ultima diabolica invenzione della amata Sabina Guzzanti.
Sulle colline umbre oziano volentieri nella seconda o terza magione altri protagonisti delle migliori stagioni della sinistra. Come Andrea Manzella, a Città della Pieve, Tommaso Padoa Schioppa e la sua compagna Barbara Spinelli fra Orvieto e Parrano, in provincia di Terni. O Giovanna Melandri a Ficulle, nel casale donatole dalla seconda moglie del padre. A metà strada fra i toscani e gli umbri si aggira invece Giuseppe Fioroni, che nella sua Viterbo ha possedimenti immobiliari in più di un paese (sono cinque le case a lui intestate). Preferiscono il mare e il ritorno nelle terre natie invece Umberto Ranieri, che ha acquistato a Maiori sulla spiaggia salernitana la sua terza casa (le altre a Roma e Napoli). O Alfonso Pecoraro Scanio che può fermarsi a dormire quando vuole in due case nel salernitano, in quella di Napoli o in quella della capitale. A sinistra non dispiace neppure la Puglia. Ci abita ovviamente Niki Vendola, governatore della Regione, anche se non è molto che ha comprato una sua casa a Terlizzi. Ci viene Vincenzo Visco, a Martinafranca in provincia di Taranto, quando non preferisce raggiungere la sua seconda casa in Pantelleria. Ci ha messo piede dal febbraio scorso anche un altro ex presidente della Camera, Luciano Violante, che ha acquistato a Francavilla Fontana, provincia di Brindisi, forse un po’ stanco delle vacanze un po’ in grigio nella sua seconda casa di Cogne, in Valle D’Aosta.
Sulle colline umbre oziano volentieri nella seconda o terza magione altri protagonisti delle migliori stagioni della sinistra. Come Andrea Manzella, a Città della Pieve, Tommaso Padoa Schioppa e la sua compagna Barbara Spinelli fra Orvieto e Parrano, in provincia di Terni. O Giovanna Melandri a Ficulle, nel casale donatole dalla seconda moglie del padre. A metà strada fra i toscani e gli umbri si aggira invece Giuseppe Fioroni, che nella sua Viterbo ha possedimenti immobiliari in più di un paese (sono cinque le case a lui intestate). Preferiscono il mare e il ritorno nelle terre natie invece Umberto Ranieri, che ha acquistato a Maiori sulla spiaggia salernitana la sua terza casa (le altre a Roma e Napoli). O Alfonso Pecoraro Scanio che può fermarsi a dormire quando vuole in due case nel salernitano, in quella di Napoli o in quella della capitale. A sinistra non dispiace neppure la Puglia. Ci abita ovviamente Niki Vendola, governatore della Regione, anche se non è molto che ha comprato una sua casa a Terlizzi. Ci viene Vincenzo Visco, a Martinafranca in provincia di Taranto, quando non preferisce raggiungere la sua seconda casa in Pantelleria. Ci ha messo piede dal febbraio scorso anche un altro ex presidente della Camera, Luciano Violante, che ha acquistato a Francavilla Fontana, provincia di Brindisi, forse un po’ stanco delle vacanze un po’ in grigio nella sua seconda casa di Cogne, in Valle D’Aosta.
Iscriviti a:
Post (Atom)









