Fini e la legalità/ La Contini rivela: impose lui il candidato del boss che pagò 100 mila euro al partito
La parola decisiva ai magistrati l’ha detta in un interrogatorio formale del 16 maggio 2008 Barbara Debra Contini. Convocata davanti al pubblico ministero Giancarlo Capaldo che cercava di capire qualcosa di più sulle irregolarità riscontate nella candidatura a senatore di Nicola Di Girolamo, la Contini assicurò “è stata una candidatura adottata direttamente dal presidente Fini”. Parole taglienti come il ghiaccio, che oggi sono allegate al fascicolo processuale dell’ex senatore coinvolto nello scandalo Fastweb- Telekom con accuse pesanti di concorso in riciclaggio e di brogli elettorali con la complicità della ‘ndrangheta. Qualche giorno fa, il 30 agosto, la procura di Roma ha deciso di mandare a giudizio immediato l’ex senatore che fu costretto a dimettersi nella primavera scorsa quando è scoppiato lo scandalo, finendo in carcere dopo avere perso l’immunità parlamentare. La prima udienza del processo è già stata fissata per il 2 novembre prossimo. Ma per Di Girolamo è possibile uno stralcio e se ci sarà l’ok dei pm anche il patteggiamento o il rito abbreviato. L’ex senatore infatti da mesi ha iniziato a collaborare con i magistrati sia sul troncone principale dell’inchiesta, sia sull’origine e le modalità della sua candidatura al Senato nella circoscrizione estera europea. C’è già stata una decina di interrogatori, ed è probabile che prima di dare il proprio assenso al patteggiamento i pubblici ministeri ne vogliano fare ancora qualcuno proprio sulla vicenda politica. Di Girolamo ha spiegato quel che già i magistrati avevano letto nelle intercettazioni. E cioè che la sua candidatura era stata ideata da Gennaro Mobkel, l’ex neofascista divenuto il boss al centro dell’inchiesta, avendo tirato le fila di tutte le operazioni illecite scoperte. Mobkel avvicinò un vecchio amico, Stefano Andrini (dirigente pubblico a Roma, costretto alle dimissioni dopo l’esplosione dello scandalo), che fece da tramite fra Di Girolamo e Marco Zacchera (An), uno dei tre coordinatori del Pdl che doveva occuparsi delle candidature degli italiani all’estero. Gli altri due erano appunto la Contini (Forza Italia) e Stefano Stefani (Lega). In più intercettazioni telefoniche e ambientali Mobkel sostiene parlando con amici e altri sodali di avere pagato "una piotta" solo per ottenere il sì di An alla candidatura di Di Girolamo. Le ricostruzioni sono confuse, in parte dice di averlo fatto lui direttamente, in altre occasioni sostiene che il pagamento lo avrebbe fatto lo stesso Di Girolamo. Gli inquirenti traducono dal romanesco "na piotta" identificando la cifra in 100 mila euro. Ma in altre intercettazioni allegate Mobkel ripete in più occasioni di avere pagato per la candidatura di Di Girolamo più di un milione di euro. Può essere che nella cifra siano compresi i costi della campagna elettorale. In un caso sostiene di avere dato per la mediazione con An ad Andrini 50 mila euro. Ma negli interrogatori in carcere Mobkel non ha voluto rispondere sul punto. Lo farà nel processo o nel prossimo interrogatorio nella speranza di ottenere il patteggiamento lo stesso Di Girolamo. Ai magistrati infatti interessa molto capire a chi andarono quei soldi e per quali strade il boss romano avesse costruito con l'appoggio di An quella che lui stesso chiamava "l'inizio di una scalata al potere". Per questo diventa oggi molto imbarazzante quella versione fornita dalla Contini ai magistrati romani: "Mi erano state fatte delle segnalazioni formali sulla circostanza che Di Girolamo non era conosciuto nelle comunità europee all'estero. Segnalai a Zacchera qusta circostanza chiedendogli di verificare e di valutare attentamente il nome. Zacchera mi rispose che la decisione era stata adottata direttamente dal Presidente Fini e Zacchera assicurava, contrariamente alle voci giuntemi la stima complessiva che Di Girolamo avrebbe avuto a suo dire in Europa". Dichiarazione imbarazzante, anche perchè nelle intercettazioni allegate il nome di Fini compare in moltissime occasioni. Anche all'indomani dell'elezione, quando chiama Di Girolamo per un incontro faccia a faccia. Il senatore a quel punto non è più intercettabile, e quindi non esistono brogliacci sulle chiaccherate. Ma all'incontro fa riferimento Mobkel con altri interlocutori, rivelamndo pure che Fini aveva ricevuto dall'ambasciata italiana in Belgio una lettera di supporto a Di Girolamo per futuri incarichi. Sarà tutta materia da dipanare al processo, a meno che la definitiva chiarezza non arrivi dai prossimi interrogatori dell'ex senatore. Certo quel processo diventa una ulteriore macigno nella battaglia per la legalità messa al centro della sua nuova avventura politica dall'attuale presidente della Camera
Così la cricca degli appalti era di casa negli uffici di Fini
Sono due i passi rilasciati dall’ufficio di sicurezza della Camera dei deputati che legano Gianfranco Fini alla cricca degli appalti pubblici. Sono stati rilasciati fra la fine di novembre 2009 e il gennaio 2010 per recarsi nell’ufficio del presidente della assemblea di Montecitorio a Francesco De Vito Piscicelli, l’imprenditore che con Diego Anemone è diventato il più noto alle cronache della nuova tangentopoli. De Vito Piscicelli è infatti l’imprenditore intercettato con il cognato mentre rideva e si fregava le mani la notte del terremoto de L’Aquila pensando a quanti affari avrebbe potuto realizzare con le sue imprese. Non è noto se in quelle occasioni avesse avuto un incontro diretto con Fini. E’ invece documentato- grazie a lunghe intercettazioni e pedinamenti dei carabinieri del Ros- l’incontro con Rita Marino, segretaria particolare del presidente della Camera che fu al suo fianco sia nel Msi che in An nei lunghi anni in cui Fini guidò quel partito. La Marino è risultata determinante per sbloccare con procedura anomala un pagamento da 1,5 milioni di euro a De Vito Piscicelli per uno degli appalti per i mondiali di nuoto, quello per la realizzazione della piscina di Valco San Paolo, poi finita nel mirino della magistratura. La segretaria di Fini mostra nelle telefonate intercettate un’antica conoscenza con De Vito Piscicelli e si dà un gran da fare per sbloccare la sua pratica. Sono numerose le telefonate intercettate che dimostrano un intervento diretto della Marino con la ragioneria del Comune di Roma per sbloccare il pagamento privilegiato per l’imprenditore amico. Non è impresa da poco, anche perché i lavori per la piscina non sono stati fatti a regola d’arte: a un certo punto lo stesso imprenditore si accorse di una crepa nella struttura e cercò di porvi riparo come poteva. Il responsabile sicurezza del cantiere, Giampaolo Gandola, fu intercettato mentre confessava: “Non c’è un ponteggio a norma, non c’è proprio un c… Figlio mio, qui non andiamo in procuram, andiamo a Regina Coeli…”. Per pagare quei lavori la delibera prevedeva l’accensione di un mutuo (con erogazioni quindi rateali), lasciando solo 1,7 milioni di euro a disposizione della struttura commissariale dei mondiali presso il Comune di Roma per le urgenze. Grazie all’intervento decisivo della segretaria di Fini (è la stessa persona di fiducia che il presidente della Camera inviò a Montecarlo per dare un’occhiata prima della vendita all’appartamento poi finito in mano a Giancarlo Tulliani) al solo De Vito Piscicelli il 20 gennaio scorso fu erogato usando quei fondi un anticipo da 1,5 milioni di euro. Secondo le indagini degli acquirenti alla Marino certamente è stato dato per il disturbo in occasione del Natale un monile acquistato da De Vito Piscicelli alla gioielleria Bonanni di Roma. L’imprenditore fece a Natale scorso solo due regali di valore. Uno destinato ad Angelo Balducci e uno alla segretaria di Fini.
24.11.2009 ore 10.48
Centralino Camera dei Deputati
PISCICELLI:... Buongiorno signorina .. De Vito Piscicelli ... avevo chiesto della dottoressa Marino .... segreteria del presidente
MARINO:...pronto
PISCICELLI:...Rita buongiorno come sta?
MARINO:...buongiorno bene grazie ... ha ricevuto tutto?
PISCICELLI:...non ancora... non ancora
MARINO:...e va bè
PISCICELLI:...va bè ci vuole ancora qualche giorno
MARINO:...arriva arriva
PISCICELLI: ... senta dottoressa avevo bisogno di vederla un minuto per una cosa vitale ... di una cosa importante che le devo parlare
MARINO:...e io sono qua
PISCICELLI:...mi dica lei quando vengo a disturbarla ... domani mattina per lei va bene?
MARINO:...quando vuole
PISCICELLI:...allora domani alle ... 10 e mezza 11 va bene?
MARINO:...domani un attimo ... allora domani è 25 ... sì sì va benissimo
PISCICELLI:...allora alle 10 e mezza sono da lei ....
MARINO:...okay
PISCICELLI:...grazie sempre Rita .. buona giornata arrivederla
9 dicembre 2009
La mattina del 9 dicembre, l’ing. Enrico BENTIVOGLIO (RUP dei lavori di Valco San Paolo), seguendo certamente un procedura anomala, chiede a PISCICELLI come poter contattare il capo della segreteria del sindaco di Roma per conto dell’ing. Mauro DELLA GIOVAMPAOLA (…) PISCICELLI, compiacendosi dell’importante ruolo di collegamento che gli viene riconosciuto, ribatte che occorre prima fare un passaggio insieme a Mauro (DELLA GIOVAMPAOLA) presso Rita MARINO: “(sospiro, ndr) ... aspetta un momento ... un attimo solo ... eh ... (sospiro) ... vuole andare dal sindaco ... vuole andare ? …(…) … e dobbiamo andare un attimo...dobbiamo fare un passaggio diverso… mi devo mettere in attività subito ... prendere Mauro …(…) … prendere Mauro... dobbiamo andare da Rita MARINO e ... va be dai, mò mi organizzo già …(…) … va bene mi organizzo …
18 dicembre 2009
La mattina del 18 dicembre, PISCICELLI chiede alla sua segretaria Veronica se i regali di Natale sono pronti: “...Veronica …(…) … che abbiamo fatto poi con quei ... cosi di Natale lì ... è tutto pronto? Veronica risponde che quelli destinati a BALDUCCI (Angelo) e a Rita MARINO sono pronti sulla scrivania in ufficio ... allora quei due ... aspetti ... quello di BALDUCCI … (…)… e quello di … (...) … di Rita MARINO stanno sulla sua scrivania ….
23 dicembre 2009- Ore 13,55
Nel primo pomeriggio del 23 dicembre l’arch. Paolo ZINI rappresenta a PISCICELLI la necessità di sollecitare l’”amica”, facendo riferimento a Rita MARINO, in relazione allo sblocco dei pagamenti del SAL :”... senti ...come ... come ... come va? ... non glielo vuoi fare uno squilletto alla ... alla tua amica? …(…) … ma ha fatto qualcosa o no? PISCICELLI ribatte di aver visto la donna proprio il giorno prima “eh ma l'ho vista ieri… perchè a te che ti risulta?” L’arch. ZINI lascia intendere che ha riscontrato qualche ostacolo per cui ritiene opportuno fare un richiamo : “ no, mi risulta che c'è bisogno di uno squilletto …”PISCICELLI assicura che provvederà ad effettuare la richiesta chiamata. Effettivamente dopo qualche minuto PISCICELLI chiama la dr.ssa Rita MARINO
MARINO:... pronto
PISCICELLI:... Rita buongiorno
MARINO:... buongiorno
PISCICELLI:... io la disturbo ancora
MARINO:... no ... io ho telefonato ... m'hanno detto che se ne occupavano ... quindi insomma per ... come si era rimasti d'accordo ... fine anno
PISCICELLI:... entro l'anno ce lo fanno
Questa rassicurante notizia appena ricevuta, PISCICELLI alle ore 15.00 immediatamente successive, la riporta all’arch. Paolo ZINI : “ti volevo solo dire che ho riparlato con la signora … la quale mi dice che ha già avuto la chiamata di ritorno ... che l'altro ieri quando sono andato ha chiamato. Ieri ha chiamato lei e stamattina ha avuto la chiamata di ritorno e dice che entro fine anno, come promesso, verrà fatto … Ma tu hai avuto sentore negativo?”. L’arch. ZINI risponde che in ogni caso la sollecitazione non è superflua: “Sì, no, comunque serviva … serviva ... okay?
30.12.2009, ore 10.48,
ZINI:... eccomi
PISCICELLI:... io il messaggio l'ho avuto ieri però non ho ben capito che vuol dire
ZINI:... eh niente io ieri sono stato mezza giornata lì e ho preso... gli ho fatto fare... firmare, dire ... ho preso... ho mandato tutto al Comune... alla ragioneria
PISCICELLI:... ah!
ZINI:... Perchè come al solito ... se non gli stai sopra le cose non le fanno
PISCICELLI:... e quindi è andato in ragioneria
ZINI:... sì, però adesso bo! , niente... una bottarella ci vorrebbe
PISCICELLI:... gliela devo far dare?
ZINI:... eh sì ... sì, sì ... gli dici che le cose si erano fermate... arenate come al solito, nonostante tutto e che siamo riusciti a far mandare il pagamento in ragioneria
PISCICELLI:... secondo te se non rompo le palle a questa non si muove niente?
ZINI:... no, no, no... penso di no... penso di no ... sono gli ultimi due giorni ... non gli entra proprio niente in mente a nessuno
Immediatamente PISCICELLI cerca di mettersi in contatto con la dottoressa Rita MARINO . L’operatrice del centralino gli risponde che la dottoressa Marino non è rintracciabile
4 gennaio 2010
La mattina del 4 gennaio, PISCICELLI chiede all’arch. Paolo ZINI a chi si deve rivolgere per avere un sollecito pagamento del suo SAL : “ Volevo sapere se avevi qualche notizia o a chi mi potevo rivolgere …” Paolo ZINI ribatte di aver già investito della questione il dr. PAGLIARULO (della Ragioneria del comune di Roma (…) PISCICELLI, premettendo di aver interessato per la questione anche Rita MARINO, teme di creare una sorta di cortocircuito mettendo in campo altri soggetti per lo stesso scopo: “Ma non lo so se accavallare le cose adesso perchè c'era Rita pure che se n'era occupata, ti ricordi no? ... non lo so…va bo’”
11 gennaio 2010
La mattina dell’11 gennaio, sollecitata da PISCICELLI in merito al pagamento dello stato di avanzamento, la dr.ssa Rita MARINO riferisce che la questione si sbloccherà entro pochi giorni
PISCICELLI:...buongiorno signorina ... per cortesia la segreteria del presidente ..la dottoressa MARINO
Operatrice:...chi devo annunciare?
PISCICELLI:...Francesco De Vito Piscicelli ... (omissis)
MARINO:... pronto
PISCICELLI:... dottoressa buongiorno
MARINO:... sì, buongiorno, allora io ho parlato ... mi dicevano che c'era stato un ... un qualche cosa di cui si era bloccato... e che avevano bisogno ancora di qualche giorno
PISCICELLI:... eh, eh
MARINO:... quindi appena erano nelle condizioni avrebbero provveduto a saldare il tutto
PISCICELLI:... grazie mille
MARINO:... aspettiamo ancora un pò e vediamo cosa accade
PISCICELLI:... grazie Rita... arrivederci, grazie arrivederci
12 gennaio 2010
PISCICELLI, chiede all’ing. RINALDI di interessare anche il dr. LUCARELLI (Antonio), per fare in modo che gli venga pagata la sua fattura con un’anticipazione di cassa: “ senti Claudio ... tu secondo me devi parlare con LUCARELLI che peraltro mi conosce … m'ha conosciuto che mi mandò la segretaria di FINI lì, perchè devono fare….almeno solo per la fattura mia … un'anticipazione di cassa…”
PISCICELLI chiama GENTILE Vincenzo, amministratore unico della SIEME srl di Napoli, impresa sub-appaltatrice impegnata per i lavori della piscina di Valco San Paolo, per informarlo che sta per incassare 1.500.000 di euro come prima tranche su uno stato di avanzamento e tratteggia le difficoltà che ha dovuto superare per raggiungere questo risultato: “Ti rendi conto che veramente guarda il nostro lavoro veramente ... era tutto fatto, tutto pronto ... il mandato alla ragioneria del Comune di Roma mi chiama la mia amica (Rita MARINO ndr) della segreteria di Gianfranco (FINI ndr) e va be! ... dice ...
Alle ore 15.12 PISCICELLI riceve dalla dottoressa Rita MARINO la notizia che la questione del pagamento del SAL si sta evolvendo in senso favorevole ...
MARINO:...pronto
PISCICELLI:...Rita?
MARINO:...si
PISCICELLI:...Rita buongiorno è Francesco PISCICELLI
MARINO:...ingegnere no la stava cercando la segreteria di ALEMANNO
PISCICELLI:...si
MARINO:...perchè ... hanno sbloccato quella vicenda
PISCICELLI:...ah bene
MARINO:...e quindi però ... adesso io ho dato il numero a lei … la cercherà
PISCICELLI:...va bene perfetto ... grazie mille Rita
La Tulliani ci provò con il giornalismo. Ma la carriera finì perchè pizzicata a copiare
Immobiliarista, come tutto
il resto della famiglia, grazie alla Wind Rose International finita ora al
centro della battaglia legale con Luciano Gaucci. Avvocato dopo essersi laureata
in giurisprudenza, anche se ha esercitato la professione poco o nulla. Showgirl
grazie a qualche buona entratura in Rai, ma dopo qualche programma è finita
l’avventura lasciando nella tv di Stato spazi ben più redditizi al fratello
Giancarlo e a mamma Francesca. Fra le tante strade professionali tentate da
Elisabetta Tulliani ce ne è anche una che è finita quasi sul nascere: quella
della giornalista. Ne resta traccia fra l’estate e l’autunno del 2006
nell’archivio (che è anche on line) del quotidiano Il Tempo, all’epoca diretto
da Gaetano Pedullà. La
Tulliani desiderava, dopo l’iscrizione all’ordine degli
avvocati, anche quella all’ordine dei giornalisti, elenco pubblicisti. E iniziò
la collaborazione, specializzandosi in economia e finanza. Poi scrisse qualche
articolo di cronaca e perfino uno di politica, proprio quello su cui scivolò
scatenando perfino il cdr del quotidiano e dovendo infine interrompere la sua
collaborazione. La
Tulliani non scriveva in redazione (nessuno ne ricorda
l’assidua presenza), ma fra settembre e ottobre di quell’anno sfornò articoli a
ripetizione. Apparvero con la sua firma- necessaria per raggiungere l’agognato
tesserino da pubblicista- ma non sempre erano farina del suo sacco. L’11 ottobre
2006 apparve ad esempio su Il Tempo un articolo della Tulliani sull’inchiesta
delle Iene a proposito dei deputati che facevano uso di droga. Titolo:
“L’associazione Polo tecnico vuole sapere chi sono i pusher degli onorevoli-
Esposto alla procura di Roma per fare aprire un’inchiesta”. Il testo però è
identico, parola per parola, perfino nella punteggiatura, a un dispaccio
dell’Ansa delle 19.02 della sera precedente dal titolo “Droga: Iene; Polo
tecnico, esposto per permettere l’inchiesta”. Un piccolo plagio, perché senza un
minimo di editing redazionale sui giornali non si dovrebbe firmare con il
proprio nome il lavoro fatto da altri. Ma nessuno se ne accorse. Nonostante
l’incidente di quel giorno non fosse né il primo né l’ultimo: la Tulliani aveva il vizietto
di appropriarsi del lavoro altrui mettendovi impropriamente il suo timbro in
calce. Il 27 settembre stesso incidente
nella sezione economia del quotidiano romano. Articolo sull’indagine Ue per i
trasferimenti dello Stato italiano alle Poste. Il testo è firmato Elisabetta Tulliani, ma è identico,
senza modifica nemmeno della punteggiatura, al dispaccio Ansa delle 17,42 del
giorno precedente, siglato Cao. Anche in questo caso appropriazione del lavoro
altrui. Stesso incidente il 18 settembre 2006. Su Il Tempo esce un articolo
della Tulliani sullo sciopero degli avvocati contro il decreto Bersani sulle
liberalizzazioni. Lei- pur tentando la strada da giornalista- è già avvocato, e
la materia dovrebbe ispirarla. Ma nell’articolo pubblicato a sua firma non c’è
nemmeno un aggettivo scelto dalla giornalista in erba: si tratta come sempre
della copia precisa alla virgola del dispaccio Ansa delle 15,43 del 17
settembre, titolato “Competitività: avvocati, al via settimana di sciopero”,
siglato FH-NM. Un paio di giorni prima, il 15 settembre, solito metodo. Sul
Tempo è uscito a firma Tulliani il dispaccio dell’Ansa sulle acquisizioni di
Unipol mandato in rete alle 18,24 della
sera precedente. Stesse parole, stessa punteggiatura, ma diversa fatica:
la Tulliani
ha copiato solo metà del dispaccio Ansa. Poi ha messo un punto e l’articolo si è
interrotto sul più bello (o forse è uno scherzetto fattole in redazione). Cerca
che ti cerca, salta fuori anche un articolo della Tulliani di cui non si trova
traccia negli archivi delle varie agenzie di stampa. Potrebbe essere davvero un
Gronchi rosa, l’unico dove l’avvocato e futura compagna del presidente della
Camera potrebbe avere messo farina del suo sacco. E’ un articolo di politica,
fra l’analisi e il commento. I nomi sono diversi, ma se si cambiassero, potrebbe
essere scritto oggi. “Pierferdinando Casini è riuscito laddove neanche Prodi
sarebbe riuscito. E’ bastato il suo ennesimo attacco alla leadership di
Berlusconi per ricompattare Forza, An e Lega. Tutti contro l’Udc. Mercoledì a
Pesaro, parlando con i suoi prima di partecipare alle feste dell’Unità, il
leader dell’Udc non aveva usato metafore: ‘Non vogliamo vivere e morire con
Berlusconi’. Ieri- puntuali- sono arrivate le reazioni. Non quella di Silvio
Berlusconi che ha trascorso l’intera giornata insieme a Umberto Bossi in
Sardegna…”. Sembra una premonizione di quel che si vede. All’epoca Casini, ora
Fini. E in entrambi i casi Berlusconi e Bossi insieme a fine estate in una villa
del Cavaliere. Analisi politica perfino raffinata, quasi da fare dimenticare
l’evidente violazione del diritto d’autore fin lì perpetrata ai danni dei poveri
redattori dell’Ansa. Ma anche quella non
era farina del suo sacco. A distanza di anni resta ancora un giallo. Perché
quell’articolo era stato scritto da una delle prime firme interne de Il Tempo.
Ma fu pubblicato con la firma di Elisabetta Tulliani. Se ne accorse l’autore,
che protestò. Insorse il cdr chiedendo spiegazioni. La questione fu risolta
all’interno e da lì a poco fu staccata la spina alla fotocopiatrice Tulliani,
mettendo fine ai sogni da pubblicista. Nella redazione il caso avvelenò il
rapporto con il direttore, con un braccio di ferro che da lì a poco sarebbe
costato la poltrona a Pedullà, che si è rifatto conquistando la direzione di un
polo tv interregionale della famiglia
Caltagirone.
Sul balcone di casa Fini a Roma un'aquila fascista?
Questa è la foto pubblicata da Libero di uno dei terrazzini della casa di Gianfranco Fini ed Elisabetta Tulliani a Roma. In grado di aprire un altro giallo. Presa con il tele-obiettivo l'aquila di legno che vi campeggia sulla parete sembra poggiare proprio su un fascio littorio. Come se i simboli rinnegati in pubblico dall'ex leader di An siano gelosamente custoditi in privato. Non ci sono dubbi invece sul busto bronzeo appoggiato alla balconata: non è quello di Benito Mussolini (anche se l'uomo bronzeo di cui si vede la nuca sembra privo di capigliatura)....
Berlusconi e Geronzi in lite per un parcheggio
A vederli insieme tutti
sorrisi, carinerie e complimenti nella recente cena a casa di Bruno Vespa,
nessuno l’avrebbe mai immaginato. Eppure Silvio Berlusconi e Cesare Geronzi,
dopo anni di frequentazione, lavoro comune e perfino amicizia, sembrano lì a
litigare come due vicini di casa pronti a rinfacciarsi il regolamento
condominiale. E la lite è proprio un classico: per un parcheggio. Non che uno
abbia occupato il posto dell’altro senza averne diritto, ma l’occasione non è
dissimile. L’utilizzatore del parcheggio è Berlusconi, Geronzi è il
parcheggiatore. Il motivo della lite è proprio nella tariffa oraria applicata:
davanti al parcheggio c’era scritta una somma, alla cassa invece Geronzi ha
applicato una tariffa assai superiore. In casa Berlusconi qualcuno ha guardato
gli scontrini, se ne è accorto e adesso rivuole indietro la supertassa applicata
senza avviso. Detta così è semplice, ma l’affaire è assai più sostanzioso,
perché in ballo ci sono circa 300 mila euro. Quando infatti dovevano prendere
gli aerei privati a Linate, Berlusconi, familiari e manager del gruppo Fininvest
erano soliti parcheggiare nell’attiguo centro direzionale di Milano Due. Il
parcheggio è di proprietà della Generali Immobiliare sgr del gruppo Generali
presieduto proprio da Geronzi. Visto che ce ne era bisogno quasi ogni giorno, i
posti auto sono stati affittati per tutto l’anno dalla Silvio Air (Alba servizi
aerotrasporti). Arrivavano le fatture, e Silvio pagava. Fino al controllo: in
dieci anni Generali avrebbe addebitato 300 mila euro di troppo. Così il 24
febbraio scorso è stata spedita a Geronzi una lettera di formale contestazione:
“restituiscimi la tassa extra sul parcheggio”. E se a casa Vespa non si è
trovata l’intesa, qui si rischia la carta bollata…
L'anno prossimo sui cieli di Italia sfreccerà un Berlusconi bis
L’ultimo arrivato si chiama
Premier IA ed è negli hangar della Silvio Berlusconi Air Force dal 30 giugno
dell’anno scorso. E’ un Hawker 390 con la sigla I-GSAL, pagato 3,5 milioni di
euro e già utilizzato per spostamenti privati anche dal presidente del Consiglio
italiano. Ma fra un anno esatto arriverà il Berlusconi bis dei cieli italiani.
Si chiamerà Hawker Premier II, è già stato opzionato da una caparra pagata e
secondo gli accordi verrà pagato 7,3 milioni di dollari. Chissà se dal volo si
avrà una indicazione politica, se quel passaggio dal Premier IA al Premier II
sia anche premonizione di rimpasti, di governi bis di cui sta tanto
chiacchierando la politica italiana. Certo è un profondo rimpasto aereonautico
quello che emerge dal bilancio 2009 di Alba servizi Aerotrasporti spa, la
società controllata da Fininvest che gestisce i viaggi su aerei privati di
azionisti e manager del gruppo di comunicazioni e che da sempre trasporta Silvio
Berlusconi via terra e via mare. Il rimpasto si è reso possibile grazie al
riscatto dal leasing e alla successiva vendita sul mercato a terzi (di cui viene
celata l’identità) dell’aereo più imponente della flotta, un Airbus A319 che era
stato la vera dannazione della piccola compagnia aerea berlusconiana. Nel 2008
aveva subito anche un danno rilevante, prontamente rimborsato dalla compagnia
assicuratrice. Ora che è stato venduto la società ha potuto realizzare una
discreta plusvalenza, mettere un po’ più in ordine i conti finanziari che non
brillavano (e comunque il 2009 si è chiuso ancora in perdita per 6,3 milioni di
euro) e puntare su nuovi acquisti per la
Air Silvio. E’ arrivato nella seconda parte
dello scorso anno il Premier IA (il nome è dato dalla Hawker che lo produce, ma
certo è evocativo) ed è stata già presa la decisione di mettere in flotta nella
seconda parte del 2011 il Premier II, un
vero e proprio gioiellino tecnologico. Non è l’unica novità. Perché il 28
gennaio scorso è entrato in flotta anche un Bombardier Challenger 604, vecchia
conoscenza dell’Alba servizi aerotrasporti spa. Il velivolo era di proprietà
della Airviaggi San Raffaele, la compagnia dell’omonima società di don Luigi
Verzè, che ha ottenuto da tempo l’abilitazione all’attività di elisoccorso in
convenzione con la Regione Lombardia.
Con il Bombardier l’elisoccorso c’entrava poco, perché è un piccolo aereo per
trasporto privato di persone. Ha un bel salottino a bordo e può portare 9-10
persone su viaggi non troppo lunghi. La manutenzione veniva fatta dalla società
di Berlusconi, che ora ne ha acquisito la proprietà e ne curerà l’esercizio
portando a bordo come cliente anche don Verzè o qualcuno dei suoi manager e
ospiti. Per questo l’Alba ha dovuto stanziare non poche risorse destinate a un
corso di addestramento piloti, perché la propria squadra non era abituata al
Bombardier.
Negli hangar di Silvio si è
fermato per la manutenzione e qualche piccolo ritocco anche l’aereo privato di
Miuccia Prada, di proprietà della sua Prada Company s.a. Il resto della
clientela è invece tutto interno alla famiglia Berlusconi e alle società del
gruppo Fininvest. Fra i creditori figurano infatti Mediolanum (395.018 euro),
Reti televisive italiane (278.762 euro), Mediaset (228.430 euro) e Publitalia
(210.056 euro).
Da oggi è invece in mare
anche la nuova barca di Pier Silvio Berlusconi. Si
tratta di un Custom Line da 124 piedi (37 metri ) costruito ad
Ancona dai cantieri Ferretti, scafo che sostituisce il precedente modello di cui
era proprietario, un 97
piedi (30 metri ) sempre Custom Line,
riacquistato dal Gruppo Ferretti. Secondo notizie di agenzia il prezzo finale
dell'imbarcazione è stato fissato tra 5 e 6 milioni di euro, un terzo rispetto
alle prime indiscrezioni che avevano già suscitato polemiche politiche. La cifra
infatti tiene conto sia dello scambio con il vecchio modello che del contributo
al progetto del prototipo fornito direttamente da Pier Silvio. L’ha disegnato in
parte lui, è piaciuto al produttore, e così al primogenito del premier finiranno
anche tutte le royalties sui modelli venduti a terzi. Il nome della nuova barca
resterà lo stesso di quella restituita:
Suegno.
Come gli zombie... I partiti che erano sciolti e già morti, resuscitano e ci portano via 85 milioni di euro
E’ come in quei film in cui
il caro estinto all’improvviso si sveglia, scopre di essere vivo e balza fuori
dalla bara sano come un pesce. Come gli zombie, come nel ritorno dei morti viventi
fra qualche giorno a luglio resusciteranno partiti politici di cui spesso ci si
era scordata l’esistenza. E con loro perfino quelli di cui in pompa magna si
era celebrato da tempo il funerale. Tutti pronti a correre con il cappello in
mano all’ufficio tesoreria dei due rami del Parlamento. E riscuotere insieme un
maxi assegno da 85 milioni di euro, gentilmente offerto da ignari contribuenti
italiani. Poverini, loro sui giornali si leggono in queste settimane di lite e
dispettucci fra chi vuole le correnti Pdl e chi le vede invece come fumo negli
occhi. Altro che correnti, però! Nel partitone fondato da Silvio Berlusconi ci
sono ancora due veri e propri cicloni: Forza Italia e Alleanza Nazionale. Li
avevamo dati per morti entrambi, e invece fra pochi giorni usciranno entrambi
dalla tomba per mettersi in tasca un assegnone uno da 25,7 milioni di euro e
l’altro da 13,1 milioni di euro. Spunterà perfino una sigletta di cui ci si era
ormai dimenticati: la Casa
delle libertà. Con il vestitino di Cdl Trentino riscuoterà 280 mila euro. Il
solito trattamento di favore per i cari estinti del governo? Macchè, gli zombie
stanno per saltare fuori anche dalle fila dell’opposizione. Si materializzerà
perfino quel fantasma di Romano Prodi che appena appare fa venire uno
stranguglione sia all’attuale segretario del Pd, Pierluigi Bersani che al suo
predecessore, Walter Veltroni. Perché dalla tomba sta per uscire nientemeno che
l’Ulivo. Passerà alla cassa per ritirare un assegno da 16,1 milioni di euro. E
sarà in buona compagnia, perché per la
manina terrà uno zombino, “Insieme con l’Unione” pronto a riscuotere un milione
e 677 mila euro. A sinistra c’è addirittura da organizzare un festival del caro
estinto. Perché oggi c’è il Pd, nato sulle ceneri dei Ds e della Margherita di
Francesco Rutelli, con qualche mozzicone verde, qualche altro socialista e le
intere truppe dei radicali. Dopo essere nato ha già divorziato da una parte di
se stesso: Rutelli ha preso il volo e fondato l’Api, già tonificata dai
rimborsi elettorali per le ultime regionali. Ma sotto la cenere c’è una
moltitudine di morti viventi che sta per svegliarsi. Defunti i Ds? Noo. Sono
morti che camminano e stanno per andare a incassare dal popolo italiano un
assegnone da 9,3 milioni di euro. Defunta la Margherita ? E chi l’ha
detto? E’ solo sciolto quel partito. Ma esiste ancora e sta per prendersi un
maxi-contributo da 6,1 milioni di euro. E radicali e socialisti? Un tempo si
fusero insieme e diventarono la
Rosa nel pugno, formazione politica tragicamente defunta ai
suoi primi passi. Niente lacrime: risorgerà a luglio per prendersi il milione e
331 mila euro a cui ha ancora diritto. I verdi? Qualcuno di loro si è riciclato
nel Pd, gli altri sono a spasso non più rappresentati in Parlamento. Morti però
no: li tiene in vita un assegnone lì pronto ad essere sventolato, e sono ancora
un milione e 54 mila euro.
Vi ricordate ancora di Fausto
Bertinotti e del suo erede alla guida di Rifondazione comunista? No? Niente
paura: loro si ricordano ancora di voi e del buon cuore di tutti i contribuenti
italiani. Perché se l’avete dimenticato, fra pochi giorni girerete a
Rifondazione comunista un bonifico da 6,98 milioni di euro. E siccome Oliviero
Diliberto è scomparso più di loro, ma un po’ di invidia ancora la coltiva,
passerà anche lui alla cassa. I suoi comunisti italiani hanno ancora diritto a
mettere le mani su un piatto ricco dove troveranno un milione e 188 mila euro.
Poco più di quelli restati per il povero Clemente Mastella che fosse stato per
lui mai avrebbe celebrato il funerale della sua Udeur. Buone notizie: ha ancora
da riscuotere un milione e 91 mila euro e l’estrema unzione può essere ancora
rimandata.
Per fare 85 milioni- tutti
sottratti alle tasche degli italiani nell’assoluto disinteresse di chi ha
firmato la finanziaria del gran rigore- manca ancora qualche mancia che
gentilmente bisogna offrire a mini-sigle forse nemmeno notate sui palcoscenici
della politica. Ha diritto a 366 mila euro l’Unione estero. Poco più di quei
316 mila euro che finiranno nelle tasche dell’Unione-Svp. mancano all’appello
113 mila euro della Lista consumatori, altri 77 mila euro destinati al
movimento politico “Per l’Italia-Tremaglia” che fa quasi rima e i poco meno di
34 mila euro dovuti a Forza Italia-An Valle D’Aosta, primo esperimento in
laboratorio alpino di quel sarebbe diventato il Pdl. Tutti morti, ma con le
tasche più vive che mai.
Compagni, non c'è un euvo. Così anche Rifondazione dà un calcio ai suoi lavoratori. Licenziati
Compagni, non c’è più un euvo e quindi ve ne andate a casa. Proprio nel giorno in cui investiva gli ultimi spiccioli per una paginata di pubblicità a favore della Fiom di Pomigliano con lo slogan “gli operai non si piegano” Rifondazione comunista e il suo segretario Paolo Ferrero hanno dato la triste notizia agli operai di casa propria. L’hanno dovuta leggere su Liberazione, quotidiano del partito che ieri ha ospitato la pubblicazione del bilancio 2009 firmata dal tesoriere di Rifondazione, Sergio Boccadutri. Lì, fra le pieghe della relazione hanno trovato prima una notizia buona che ha acceso le speranze di tutti: gli eredi di Fausto Bertinotti hanno ancora da riscuotere a luglio un rimborso elettorale da 6,5 milioni di euro. Subito dopo è arrivata la notizia cattiva: quelli sono gli ultimi soldi che arriveranno in cassa, e in pratica sono già tutti spesi prima ancora di riceverli. Ed ecco la doccia ghiacciata: “nel corso dell’anno 2010 e successivamente si dovrà operare una riduzione dei costi per la gestione della direzione del Partito della Rifondazione comunista che colpirà gravosamente sia il personale che la gestione corrente e l’iniziativa politica”. Certo, finiti i rimborsi pubblici e nell’attesa di potere partecipare a qualche altra campagna elettorale (solo però in caso di scioglimento anticipato della legislatura) Ferrero e soci cercheranno risorse aggiuntive bussando a qualche buon cuore. Ma non si sognino i dipendenti che quei soldi vadano a loro evitando qualche licenziamento! Mica siamo in Fiat con Sergio Marchionne che salva posti di lavoro chiedendo solo di produrre un po’ di più. “La ricerca di ulteriori risorse”, scrive il tesoriere di Rifondazione, “non sarà destinata a un minore impatto per questa riduzione, ma sarà necessaria al mantenimento in vita del Partito stesso nel prossimo triennio”. Niente illusioni per i i 79 dipendenti del partito che stanno per essere messi in libertà.
Preparate i telescherni. Ora Fini vuole lanciare la sua tv, zeppa di storia e cultura
Il progetto è ambizioso, e i
consulenti chiamati al capezzale anche. Gianfranco Fini ha deciso di
trasformare il canale satellitare della Camera dei deputati in una vera e
propria televisione, che non si limiti a trasmettere le sedute di aula e
commissioni di Montecitorio. Un po’ sulla piattaforme satellitari (quella di
Sky ma anche quella nuova Rai-Mediaset), un po’ sul canale web, sta prendendo
forma la nuova Fini-tv. Nel progetto di bilancio per il 2010 che sta per essere
approvato dalla Camera dei deputati viene definita così: “lo sviluppo del
palinsesto del canale satellitare è funzionale all’ampliamento dei contenuti
dell’informazione relativa ai lavori parlamentari. Ciò mediante al costruzione
di un palinsesto organico che preveda trasmissioni anche nelle ore serali, nel
fine settimana e nei periodi di sospensione dei lavori, mediante la produzione
di contenuti aggiuntivi rispetto alle sedute e agli eventi, quali,
esemplificativamente, documentari storico culturali, programmi da studio,
sintesi dei lavori parlamentari, filmati divulgativi da utilizzare anche sugli
altri canali di diffusione delle informazioni”. Secondo quanto risulta a Libero
per il momento la Camera si è limitata ad accordi con produttori terzi,
stringendo intese con Rai-teche e con l’Istituto Luce per acquisire documentari
storici, artistici e culturali da loro posseduti da trasmettere durante i week
end e nei momenti di pausa dai lavori parlamentari (quindi nella parte più
rilevante del palinsesto annuale). Sono stati presi poi contatti diretti con
l’ex direttore Rai Giovanni Minoli, appena andato in pensione dall’azienda ma
restato alla guida della struttura che si occupa delle celebrazioni per i 150
anni dell’Unità di Italia. Con Minoli, che è stato prodigo di suggerimenti
sullo sviluppo della Fini tv la Camera ha già immaginato di dedicare una parte
della sua programmazione sia satellitare che web proprio alla trasmissione di
produzioni Rai legate a Italia 1961, il centenario dell’Unità. Un terzo filone
utile alla costruzione del nuovo palinsesto sarà quello di una sorta di baratto
con altri produttori televisivi e cinematografici. La Camera darà il suo
benestare a girare film e documentari al proprio interno solo se in cambio i
produttori ne daranno il diritto di trasmissione sul proprio canale televisivo.
Naturalmente non si tratta di un diritto di prima scelta (fiction e documentari
andranno prima in onda sui canali generalisti e poi su quelli tematici come di
consueto), ma sulla Fini tv potranno andare in onda- ad esempio- documentari
come quello recentemente girato sull’architetto Ernesto Basile o fiction di
grido come quella girata non molto tempo fa negli “studios” reali di Montecitorio
sulla vita di Alcide De Gasperi (interpretato magistralmente dal neo “compagno”
Fabrizio Gifuni, figluio del più potente segretario generale del Quirinale di
questi decenni). Per la produzione in proprio- ipotizzata nel piano allegato al
bilancio della Camera- non ci sono al momento le forze e le professionalità
necessarie. Però nel 2009 sono stati terminati i lavori per l’allestimento di
uno studio di registrazione alle spalle dell’aula destinato proprio alla
Fini-tv. Utilizzando l’ufficio stampa verranno auto-prodotti “programmi da
studio” di taglio giornalistico, ad esempio mini talk show e brevi interviste
con i parlamentari, che verranno poi offerti gratuitamente ad altre reti
pubbliche e private.
A Napoli c'è un cardinale che si è perso nel bosco...
C’è anche un bosco, e che
bosco, fra le proprietà immobiliari della Archidiocesi di Napoli ora guidata
dal cardinale Crescenzio Sepe. Una distesa di 17 ettari alle porte
della città partenopea che secondo disposizione testamentaria del benefattore
debbono appartenere non alla archidiocesi, ma al’arcivescovo pro tempore della
Archidiocesi di Napoli. E così avviene: appartenevano a Michele Giordano, ora
quegli ettari sono divenuti proprietà pro tempore del cardinale Sepe. Sarà
anche per questo che il porporato non sentirà troppa nostalgia dell’epoca in
cui stava al vertice della Congregazione di Propaganda Fide, da cui lo rimosse
proprio l’attuale Papa Benedetto XVI promuovendolo arcivescovo della sua
amatissima Napoli. Da papa Rosso il cardinale che organizzò alla perfezione il
grande Giubileo del 2000 vegliava su un patrimonio immobiliare di 761
fabbricati e 445 terreni. Ma con quelle distese, è chiaro, qualcosa poteva ben
sfuggire anche all’occhio di un amministratore attento come Sepe. Provocando i
guai che ora si vedono emergere dalle inchieste della procura di Perugia sulla
cricca degli appalti. A Napoli no, l’occhio può vigilare con più attenzione,
mettere a reddito e fare funzionare in modo oculato. Ma anche nella nuova
avventura il mattone a Sepe non è mancato. La sua archidiocesi di Napoli
direttamente o indirettamente (anche attraverso il locale istituto per il
sostentamento del clero), controlla 138 fabbricati e 47 terreni, compreso quel
bel bosco che in qualche modo è destinato alle passeggiate dell’arcivescovo.
C’è un po’ di tutto: sedi di istituti religiosi, conventi, case parrocchiali,
uffici, esercizi commerciali e anche abitazioni vere e proprie messe a reddito
con inquilini estranei alla curia. Grazie alla propria squadra di consulenti
portata con sé il cardinale Sepe è riuscito a mettere ordine alle finanze di
curia e a fare fruttare quel patrimonio immobiliare che era in alcuni casi non
censito e assai trascurato. Ha trovato così risorse necessarie alle nuove
iniziative lanciate dalla curia. La prima è stata la creazione di una sorta di
finanziaria di mutuo soccorso. Si chiama Fondo spes, è stato creato in
collaborazione con Unicredit bank e il Confidi Pmi Campania ed opera sul
modello di una finanziaria per il microcredito. Concede- senza chiedere alcun
tipo di garanzia patrimoniale- prestiti entro i 20 mila euro per avviare o
riconvertire iniziative imprenditoriali o commerciali e riuscire così a
superare i morsi stretti della crisi finanziaria. Ha già ottenuto qualche
successo soprattutto fra i commercianti di Napoli. L’altra iniziativa è ancora
tutta da creare. Ma le fondamenta sono già state poste fra la fine del 2009 e
la primavera del 2010. E’ stato allora che Sepe ha dato i natali alla Verbum
ferens srl, società controllata dall’arcivescovado che ha intenzione di farne
la propria holding in campo editoriale. A febbraio scorso ha chiesto e ottenuto
dall’Autorità di garanzia nelle comunicazioni l’iscrizione nel Roc, il registro
degli operatori della comunicazione. L’ok è arrivato il 18 febbraio scorso dal
direttore del servizio ispettivo e di registro della sede napoletana della
autorità, Nicola Sansalone. La
Verbum ferens è diventata così attiva, ma per il momento il
piano di sviluppo resta riservato. Nel suo oggetto sociale c’è per altro la
comunicazione (il Verbo da portare) a 360 gradi. La società infatti ha diritto
alla “pubblicazione, distribuzione e commercio di libri, riviste e periodici di
qualunque tipo e specie, sia in lingua italiana che in lingua straniera;
l’attività tipografica; l’esercizio e la gestione di reti radiofoniche e
televisive e la gestione di agenzia di stampa e/o di concessionarie di
pubblicità”.
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