SILVANA, CHIAMA LA TIPOGRAFIA, CHE SI VOTA- Gli ordini al telefono di Antonio Di Pietro alla sua tesoriera...

Sabato 26 gennaio, ore 13 circa, sala Alitalia Freccia alata aeroporto di Roma. Antonio Di Pietro è appena stato al Quirinale per le consultazioni di rito, ha appena dichiarato alle agenzie che certo ci vuole un governo per fare le riforme istituzionali. Parla al telefonino "Silvana, chiama le tipografie per farti fare il migliore prezzo per i manifesti, inizia la campagna elettorale...". Di Pietro chiude e un metro più in là nota la deputata di Forza Italia, Jole Santelli. Sorride: "Ma sì... Parlavo con la Mura, la mia tesoriera. Certo che si va a votare, e bisogna attrezzarsi subito per spuntare i prezzi migliori con lo stampatore...". Di Pietro scappa, la Santelli sorride e spiega al suo vicino che certo si voterà- ma in carica resta ancora Romano Prodi e lui farà le nomine di tutte le spa di Stato. Così se anche vincesse le elezioni Berlusconi, i poteri forti saranno di Prodi e governare impossibile. "Berlusconi non sembra preoccupato, dice che tanto poi c'è lo spoil system, ma non è così. Dovrebbe porre il problema al presidente della Repubblica alle consultazioni di martedì...". Ma non c'è tempo per risposte: si sta imbarcando il volo per Lamezia Terme. Giusto il tempo per un saluto sulla porta con un altro deputato dell'Italia dei Valori: Leoluca Orlando. In mano un solo quotidiano, e salta all'occhio: la Frankfurter Allgemeine Zeitung...

DITE CHE IL PAPA HA UN RAFFREDDORE- Esclusivo: cosa disse Amato al cardinale Bertone per evitare il caso Sapienza

Una lunga telefonata per descrivere quello che sarebbe accaduto sia dentro che fuori l'Università La Sapienza di Roma. Da un capo del filo il ministro dell'Interno italiano, Giuliano Amato, dall'altro il cardinale Tarcisio Bertone, segretario di Stato Vaticano. Fu così che mentre il comandante della Gendarmeria vaticana, l'ex capitano della guardia di Finanza, Domenico Giani, stava mettendo a punto il sistema di sicurezza intorno al Pontefice con la questura e la prefettura di Roma, il governo italiano cercava- riuscendoci- di ottenere una rinuncia della visita. Secondo fonti di altissimo livello di cui ho raccolto testimonianza diretta, nella telefonata Amato ribadì che non ci sarebbe stato alcun problema per l'incolumità personale del Pontefice, che sarebbe stato coperto da una schiera a protezione anche di lancio di uova o vernici. Ma tutto intorno sarebbe stato probabile l'inferno: auto rovesciate, incendiate, scontri anche violenti con "possibili feriti e anche peggio". Fu a quel punto che Amato disse a Bertone: "Eminenza, io sconsiglierei la visita alla Sapienza. Può sempre dire che al Papa è venuto un raffreddore e la febbre...". Soluzione presa dall'Urss di Breznev, probabilmente. Che ha lasciato attonito Bertone e addoloratissimo il Papa...

OFFERTA DI NOMINE UDEUR- Il racconto di un testimone- Gino Capotosti, deputato Udeur

Gino Capotosti, avvocato e deputato Udeur, era presente mercoledì pomeriggio nel cortile di Montecitorio insieme a Mauro Fabris, vicesegretario Udeur e ad altri due esponenti del partito: Paolo Del Mese, presidente della commissione Finanze di Montecitorio e Pasqualino Giuditta. In attesa del voto di fiducia a Romano Prodi il capannello si è messo a parlare di nomine pubbliche. E con un sospiro Paolo Del Mese ha spiegato la rinuncia a 30 poltrone. Fabris ha commentato :"l'Udeur non è Giuda, non prende 30 denari". Al colloquio erano presenti due giornalisti, io e l'inviato de La Stampa, Augusto Minzolini. Entrambi abbiamo riportato su Italia Oggi e su La Stampa il contenuto di quel colloquio (www.italiaoggi.it). Il giorno dopo hanno reagito duramente Romano Prodi ed Enrico Micheli, negando l'offerta. In Senato ne abbiamo riparlato con i diretti protagonisti. Ecco la prima testimonianza, quella di Gino Capotosti, che era presente a quel colloquio e che spiega come l'offerta fosse una percentuale di circa 600 poltrone in consigli di amministrazione vari su cui i principali partiti di maggioranza stavano già discutendo. Nel documento audio-video tutti i particolari...

PRODI PIU' CHE CADUTO E' ROVINATO- Un onore delle armi ingiustificato

Romano Prodi non è solo caduto. E' rovinato scegliendo forse la peggiore uscita di scena mai vista nella pur ricca storia della Repubblica italiana. Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini hanno concesso l'onore delle armi, ammirandone il coraggio con cui ha sfidato il Parlamento fino all'ultimo istante. A me non è sembrato coraggio, ma cocciutaggine e anche qualcosa in più. Fino all'ultmo Prodi ha pensato di farcela, sguinzagliando i suoi a caccia di voti nelle fila degli incerti come in quelle degli avversari. Ci sono molti si dice, difficili da provare. Ma c'è anche un fatto purtroppo ormai confermato: l'assunzione a 24 ore dal voto di fiducia dell'assistente (legato anche da strettissima amicizia) del senatore Udeur Nuccio Cusumano (che infatti ha votato per Prodi in dissenso dal suo gruppo) in una agenzia controllata dal ministero delle Politiche agricole e forestali. Assunzione effettuata- per interessamento del ministro titolare, il prodiano Paolo De Castro. Ha detto di avere a cuore il bene del Paese e l'urgenza delle riforme, ma Prodi ha fatto tutto meno quel che le avrebbe rese possibili: un suo passo indietro prima della fiducia, evitando lo scontro frontale fra gruppi in Senato. Ha pesato di più il desiderio d minare il più possibile il cammino di Walter Veltroni che la possibilità di un passo da statista o da civil servant. Brutta fine. Da archiviare in fretta...

IN RAI NOMINE POLITICHE? Guai a pensarlo. Si offende "la persona" giuridica. Che vuole 2 milioni di danni

C'è qualcuno che ha mai sospettato che la nomina di un direttore di un Tg, di un manager, di un caporedattore Rai possa essere stata suggerita da rappresentanti della politica e delle istituzioni? Beh, si tenga stretto e segreto il suo sospetto, perché se reso pubblico offenderebbe la dignità della persona. Quale persona? La Rai, naturalmente, che è anche persona giuridica. Mi è arrivato infatti l'atto di citazione civile della Rai- Radiotelevisione italiana- che chiede 2 milioni di euro di anni per un articolo di Italia Oggi in cui si riportava un'indiscrezione sulle indicazioni di palazzo Chigi su alcune nomine Rai. Ecco i passaggi della citazione: "(...) E' noto che la dottrina e la giurisprudenza più attente ai valori della persona hanno elaborato da tempo- accanto al diritto al nome e all'immagine, alla vita e alla integrità fisica, nonché al diritto all'onore- il diritto all'identità personale, inteso come diritto alla verità personale e sostanziantesi nel diritto ad essere conosciuti per quello che realmente si è, quindi di essere rappresentati o narrati in modo veritiero (...) Come è ben noto anche le personalità giuridiche sono ricomprese fra i soggetti titolari di diritti della personalità e che pertanto, in particolare, anche esse sono legittimate a reagire alle lesioni dei diritti della reputazione e all'identità personale (...) Nell'articolo edito il 28 novembre 2007 si riferisce, in sostanza, che 'le più importanti nomine Rai'- vale a dire quella di Gianni Riotta a Direttore del Tg1 e quella di Maurizio Braccialarghe a Direttore del personale- sarebbero state 'determinate' da 'un bigliettino' che 'Angelone Rovati, il mitico amicone-consulente dell'attuale Presidente del Consiglio Romano Prodi', avrebbe 'consegnato al Direttore Generale di viale Mazzini, Claudio Cappon... su richiesta del presidente del Consiglio'. Il teorema, dunque, è inequivocabilmente quello a tenore del quale i ruoli più rilevanti nella Rai sarebbero attualmente ricoperti non già in base a considerazioni di merito, di effettive capacità e di idoneità a rivestirli, ma esclusivamente in base a diktat dell'attuale premier (...) Alla stregua di tutto quanto sopra, l'articolo in questione risulta gravemente lesivo del diritto all'identità personale della Rai, per contenere affermazioni non veritiere, nonché offensivo della reputazione della stessa, in quanto certamente idoneo a vulnerare la considerazione che il pubblico dei lettori ha di essa: invero, lo scritto del 28 novembre 2007 contiene- lo si ribadisce- inequivoco riferimento alla matrice esclusivamente politica della nomina del Direttore del Tg1 e del Direttore del personale della Rai, disancorata dunque da qualunque merito e supinamente recepita, ciò è certo devastante per l'immagine dell'odierna deducente presso il pubblico dei telespettatori..."

PRODI E' SICURO: UNO DI LORO TRADIRA'- Prevista l'influenza per uno dei 35 senatori del centro destra che perde la pensione se finisce la legislatura

Romano Prodi lo ha confidato ai suoi. giovedì in Senato qualcuno del centrodestra tradirà. Un'improvvisa malattia potrebbe colpire nelle prossime ore uno dei 35 senatori che dicendo no- come chiede il partito di appartenenza- al governo di Romano Prodi rischia di non maturare il preziosissimo diritto al vitalizio parlamentare, che scatta solo dopo 30 mesi di legislatura, e quindi nel prossimo mese di ottobre. I 35 sospettati sono quelli della foto (tutti alla loro prima legislatura). Partendo dall'alto, da sinistra verso destra. Nella fila in alto: Vincenzo Barba (Fi), Tommaso Barbato (Udeur), Sergio Divina (Lnp), Sergio De Gregorio (Misto), Sandra Monacelli (Udc), Salvatore Ruggeri (Udc), Paolo Amato (Fi), Nicola Buccico (An), Nedo Lorenzo Poli (Udc), Michelino Davico (Lnp). Nella seconda fila. da sinistra verso destra: Mauro Libè (Udc), Massimo Fantola (Udc), Marcello De Angelis (An), Luigi Di Bartolomeo (Fi), Luca Marconi (Udc), Laura Allegrini (An), Giulio Marini (Fi), Giovanni Pistorio (Mpa), Giorgio Stracquadanio (Fi), Franco Malvano (Fi). Nella terza fila, sempre da sinistra verso destra: Francesco Pionati (Udc), Francesco Divella (An), Francesco Casoli (Fi), Filippo Piccone (Fi), Fedele Sancio (Fi), Dario Fruscio (Lnp), Claudio Fazzone (Fi), Cinzia Bonfrisco (Fi), Antonio Paravia (An), Antonella Rebuzzi (Fi). IN quarta e ultima fila, da sinistra: Andrea Augello (An), Andrea Fluttero (An), Albertino Gabana (Lnp), Achille Totaro (An) e Vincenzo Taddei (Fi)

DE MAGISTRIS non applica la legge? Allora facciamolo giudice, così i cittadini si sentono più protetti/ L'incredibile filosofia del Csm

Del pubblico ministero Luigi De Magistris il procuratore generale della Cassazione, Vito D'Ambrosio, ha sostenuto davanti al Csm che «manca nella condotta dell’incolpato il principio costituzionale per il quale i giudici sono soggetti soltanto alla legge, un principio che è il limite interno per la magistratura. L’autonomia e l'indipendenza delle toghe sono assicurate in quanto si ha la certezza che il giudice sia vincolato all’applicazione della legge e alle regole disciplinari anche a quelle che non piacciono». Di più- chiedendo la revoca dalle funzioni- ha detto che De Magistris ha avuto «comportamenti sleali» e ha contestato al pm di Catanzaro «l'adozione di provvedimenti al di fuori del Codice». Il Csm ha accolto la tesi di D'Ambrosio e ha proposto il trasferimento di De Magistris sia dalla sede- Catanzaro- sia dalle funzioni di pubblico ministero. Dopo averlo accusato di non applicare la legge, di fare come vuole senza rendere conto al codice, di essere assai parziale hanno cioè punito un pm - la parte di un processo- proponendo di trasformarlo in giudice- una funzione terza. Ora o le accuse a De Magistris sono fondate o non lo sono. Ma fare diventare giudice un pm accusato di tante nefandezze sarebbe una punizione non per lui, ma per i cittadini che dovranno essere giudicati! Questa è una delle tante follie dell'ordinamento giudiziario italiano...

Trovato il Papa nero, Lombardi torna dal Papa bianco. Il Vaticano è stato senza portavoce nella bufera Veltroni-Sapienza

La 35° Congregazione mondiale dei gesuiti, 218 elettori sui 226 presenti ai lavori (tre membri ex officio e cinque membri nominati dal padre generale non hanno diritto di voto), ha eletto questa mattina il nuovo superiore generale, il cosiddetto "Papa nero" (perché è l'unico altro incarico vitalizio presente nella Chiesa): si tratta dello spagnolo Adolfo Nicola, che succede a padre Peter-Hans Kolvenbach, che -caso unico-ha voluto lasciare all'incarico. Nella notizia- importante perché i gesuiti sono l'ordine religioso più diffuso al mondo- ce ne è anche un'altra. Dal conclave per l'elezione del Papa nero- iniziato il 7 gennaio scorso- esce finalmente anche padre Federico Lombardi, il portavoce ufficiale del Vaticano. Che così può tornare dal Papa bianco, Benedetto XVI, che ne ha dovuto fare a meno proprio nei giorni più complicati del Vaticano. Il portavoce di Joseph Ratzinger infatti era chiuso a pane acqua in conclave- secondo la regola- e non poteva avere alcun contatto con l'esterno. Padre Lombardi non ha sostituti ufficiali, e così il Vaticano si è trovato sostanzialmente muto dopo l'incontro fra il Papa e Walter Veltroni, con tutto il seguito di polemiche, così come in pieno caso Sapienza. Le funzioni di padre Lombardi sono state rilevate impropriamente dal segretario di Stato, Tarcisio Bertone, che però non ha in agenda i numeri dei direttori di giornali e di tutti i vaticanisti...

INCHIESTA MASTELLA- C'è anche polpa sulle sponde del Sele

Da Italia Oggi in edicola:

Carlo Camilleri non è solo il consuocero di Clemente Mastella. Non è solo l'uomo di raccordo per tutte le nomine campane dell'Udeur. È anche segretario generale dell'Autorità di bacino del fiume Sele. L'autorità della riva sinistra, perché ce ne è anche una per la riva destra. Sarebbe toccato a lui e ai suoi tecnici dare il parere decisivo per la costruzione di un villaggio turistico a Sapri che stava a cuore ai mastelliani locali. Tutti danno parere negativo. I suoi tecnici avvertono: «Se lo chiede, è negativo!». Lui guarda il progetto. Dice «Ma sono dei pazzi, lì mi scoppia il tubo sotto il centro abitato e salta tutto il paese». Sono dei pazzi, ma il villaggio si deve fare. Basta non fare la domanda, dare un parere generico (...) L'intercettazione, contenuta nella maxi-ordinanza sul caso Mastella, risale all'estate scorsa. Camilleri è al telefono con un certo Antonio Barbieri, interessato al progetto di villaggio turistico. Sentendosi ringraziare risponde: “... ci mancherebbe. A disposizione... E' un dovere da parte mia. Ma deve ringraziare il cielo che ci stai tu. Perché poi... vedi... il tecnico mi ha confermato quello che mi hanno detto i miei. Perché là... sai che cazzo hanno fatto per passare... sono dei pazzi! (...) camminano sul vecchio programma di fabbricazione e poi concedono a tutti queste cose come variante alla... Questo intervento sta a monte dell'abitato. Che cosa hanno fatto? Hanno pensato bene poi... nel centro del paese- perché attraversa tutto il paese il vallone... di intubarlo, Per cui io non solo non mi ritrovo con le sezioni aperte che- bene o male- se sondo non faccio grandi danni e può darsi che allago solamente senza fare niente... no. Ma essendo incubato... dice... quello mi scoppia il tubo...». Può saltare in aria un paese, ma pazienza. E' stato sufficiente dare un ok più generico, che non affrontava il fatto. E il favore al potente mastelliano locale è stato fatto. Ci sono anche fatti di questo tipo nelle centinaia di pagine dell'inchiesta della procura della Repubblica di Santa Maria Capua a Vetere. Fatti gravi, non di solo costume campano. Perché sono altrettanto preoccupanti le decine di pagine che raccontano i concorsi per l'assunzione o per le consulenze all'Autorità di bacino del Sele, riva destra o riva sinistra non importa. Ingegneri, geometri, geologi, tecnici che dovrebbero essere superqualificati perché si occupano della sicurezza di un intero territorio, di decine di migliaia di cittadini. Viene lottizzata la commissione di esame, ma qualche esterno qualificato bisogna pur inserirlo. Servono 6 ingegneri, 8 geometri, altrettanti geologi. Tutti gli esami si riducono a una farsa. Perché i candidati sono accompagnati da auguste sponsorizzazioni: il sindaco di quel paesino, l'assessore di quell'altra città, il dirigente Udeur, l'assessore regionale. Un ingegnere super-raccomandato si presenta e fa scena muta. Dramma, ci sono anche esterni, non è stato in grado di rispondere alle domande più elementari della selezione. Se ne rende conto anche lui, rassegnandosi alla sconfitta. Camilleri però non demorde: insiste con i commissari di esame, prova ogni strada possibile, giunge perfino a minacciare velatamente il presidente della commissione. Alla fine il candidato che non dice una parola esce fra gli ammessi. Con una furbata: non può essere fra i 6 ingegneri, perché anche esterni hanno assistito all'esame imbarazzante e non sarebbe stato motivato. Finisce però quarto fra i geometri e il posto così è ottenuto. Purtroppo fra i candidati ce ne era anche uno bravo, bravissimo. Esame straordinario. Perfino un buon cognome: Iervolino. Parente? Macchè. Raccomandato da qualcuno? Niente, nemmeno da un segretario di una comunità montana. Al concorso si è presentato con le sue gambe. Irritazione di Camilleri: “ma come ha fatto, nemmeno uno sponsor?”. Già, come è possibile in Campania, in un concorso pubblico? Soluzione di un esaminatore: “peccato, così bravo. Credo proprio che sarà fra i primi esclusi...”. Secondo escluso. Così non si correva proprio il rischio che entrasse. CI sarebbe da ridere, come c'è da sorridere per molti altri episodi contenuti in quella inchiesta. A dire il vero per quasi tutti i fatti imputati direttamente ai coniugi Mastella. Ma gestire così un'Autorità di Bacino è ben altra cosa. E non fa ridere: quando una frana si abbatte su Sarno, quando un'alluvione sommerge interi paesi, quando parti intere dell'Italia vivono in continua emergenza ambientale rischiando tragedie, è anche perché un ingegnere che ci sapeva fare si trova senza lavoro e uno che non sa rispondere alle domande- ma è raccomandato- trova alla fine almeno un posto da geometra. In un'inchiesta in più parti zoppicante (lo riconosce anche il gip che ha cassato molte richieste dei pm), dove si scambia la barzelletta per un reato, ci sono fatti gravi che la giustificano. Uno spaccato tutt'altro che minore del cancro che divora questo paese e lo ha messo in ginocchio...

La vendetta di Anselma sugli ayatollah di Fisica- Tagliati i fondi per un film di Cini

Probabilmente nemmeno era a conoscenza della parentela. E ancora più probabilmente Anselma Dall'Olio, gentile consorte di Giuliano Ferrara nonchè autorevole membro della commissione cinematografia ministeriale, era all'oscuro di chi fosse l'azionista della Talpa sas, società di produzione cinematografica che più volte ha bussato alla porta del ministero dei Beni culturali per chiedere un finanziamento pubblico per l'ultima creazione artistica. Fatto sta che l'Anselma, il 13 dicembre scorso, ha chiuso le porte alla Talpa sas, escludendola (ottava fra gli esclusi, con punteggio 67, ma servivano almeno 74 punti) dalla ripartizione dei 4 milioni di euro per l'interesse culturale opere prime/seconde & cortometraggi. Ignara o cosciente che fosse, la Dall'Olio strapperà ora un sorriso beffardo all'autorevole marito (sempre che ci legga): perché a bussare alla cassa di Francesco Rutelli sia pure vestito da Talpa sas era Marcello Cini. Sì, proprio lui, l'autore dell'appello che ha trovato altri 67 seguaci nella facoltà di Fisica per sbarrare a Benedetto XVI le porte dell'Università La Sapienza di Roma. Certo, Cini è uno scienziato. Ma anche gli scienziati tengono famiglia. E il figlio Daniele si diletta di cinematografia. Così insieme padre e figlio dal 19 luglio 1990 hanno aperto una società in accomandita semplice, la Talpa: socio accomandatario il figlio Daniele (classe 1955), socio accomandante il padre Marcello (classe 1923). L'oggetto sociale indica la “produzione e/o distribuzione di prodotti filmati, audiovisivi e videoregistrati, testi giornalistici nonché opere teatrali e musicali”. Questa volta Daniele sperava di strappare un contributo per il suo “Noi che siamo ancora vive- Storie di donne sequestrate all'Esma”, un docu-film che comunque ha ottenuto il sostegno dell'Istituto Luce, co-produttore. Ma non si tratta di un'opera prima. Il suo maggiore successo è stato Last food, uscito nel 2003, ma già finanziato nel 2001 dal ministero dei Beni culturali e nel 2002 dalla film commission di Torino. Una storia di cannibalismo in Tibet dopo un disastro aereo con due soli sopravvissuti: il titolare di una ditta di catering e uno chef cordon blue. Cinema a parte il giovane Cini e il padre sono protagonisti anche di una piccola opera letteraria. Firmata da Daniele ed uscita nel 2004 per le edizioni Voland di Roma, è intitolata “Io, la rivoluzione e il babbo”. Testo dove rivela come lui bambino e papà Marcello già negli anni Sessanta sfilavano contro il Papa: “Avevo già manifestato” rivela Cini jr a pagina 10, “contro Ciòmbe sulle spalle di mio padre a sette anni, dopo l'uccisione di Patrice Lumumba e la benedizione dell'assassino da parte di papa Paolo VI”. E il 68? “C'era qualcosa di simile all'Iran degli ayatollah (...) ma non vigeva la Shar'ja del Vaticano...”. Ah, beh... Sì, beh...