DA ITALIA OGGI IN EDICOLA/Vince Speciale, altro schiaffo a TPS

La sentenza verrà depositata alla vigilia di Natale o nella settimana successiva, entro Capodanno. E rischia di trasformarsi nell'ennesimo capitombolo per il ministro dell'economia, Tommaso Padoa-Schioppa. Secondo quanto risulta a ItaliaOggi infatti il Tar del Lazio ha accolto il ricorso presentato dall'ex comandante generale della guardia di Finanza, Roberto Speciale, contro la sua epurazione dall'incarico alla fine di un lungo braccio di ferro con il viceministro dell'economia, Vincenzo Visco, e il governo. Riconoscendo eccesso di potere nella rocambolesca sostituzione, il Tar ritiene giustificata anche la domanda di risarcimento avanzata da Speciale, accolta in parte: 3 invece dei 5 milioni chiesti. Nel suo ricorso contro la destituzione il generale Speciale (tramite i suoi tre avvocati, Filippo Satta, Gianluca Esposito e Anna Romano), aveva sostenuto l'illegittimità della rimozione perché non era ricorso “alcuno dei presupposti di legge per la cessazione dal servizio”, e aveva interpretato l'atto come una sorta di sanzione disciplinare “in violazione dei fondamentali principi sul procedimento, sul contraddittorio e quindi sul diritto di difesa”. Speciale aveva insistito nel ricorso sull'argomento più evidente: se al generale si contestava una condotta illegittima, perché mai rimuovendolo lo avevano promosso alla Corte dei Conti? Scriveva infatti nel ricorso: “Il ministro accusa di slealtà e di una gestione personalistica della Gdf lo stesso soggetto in favore del quale ha disposto, in contemporanea, la nomina di consigliere della Corte dei Conti. Allora, delle due l'una: o la funzione giurisdizionale svolta dalla Corte dei Conti non ha goduto di alcuna considerazione, o l'accusa di slealtà e le altre accuse mosse sono destituite di qualsiasi fondamento”. Anche per il Tar il ragionamento non ha fatto una grinza. Come giustificata è apparsa la considerazione in base a cui veniva chiesto un maxi-risarcimento economico al governo: “la rimozione dall'incarico è ritenuta lesiva non tanto e non solo dal punto di vista economico-professionale, quanto sotto l'aspetto dell'immagine, della dignità e della onorabilità professionale”. Fin qui la battaglia di carta bollata. Già da qualche settimana peraltro stavano circolando indiscrezioni sulla possibile nuova sconfitta del ministero dell'Economia. Una disfatta, visto il fresco doppio ceffone appioppato al ministro da Tar e Consiglio di Stato dopo la maldestra sostituzione di Angelo Maria Petroni dal consiglio di amministrazione della Rai. La sentenza sul generale Speciale, pronta da tempo, ha bisogno ancora di essere limata nella stesura e per questo non verrà depositata prima che la legge finanziaria riceva la doppia benedizione finale di Camera e Senato. Un gesto di responsabilità dei giudici amministrativi che certo non dispiace al governo in questo momento. Ieri mattina, moderando i lavori di una tavola rotonda sull'outsourcing ho ascoltato una divertente tesi del viceministro dell'Economia, Sergio D'Antoni (nella foto). «Per mesi si è parlato del fattore “c” che avrebbe aiutato Romano Prodi. Forse quel fattore (chiamiamolo così, la fortuna- ndr) non funziona più. Ma ce ne è un altro che consente a questo governo di durare: il fattore “P”, quello della Provvidenza. Noi andiamo avanti grazie alla Provvidenza. Se ne è accorto anche Silvio Berlusconi, tanto è che subito dopo la fallita spallata sulla finanziaria è corso ad incontrare il segretario di Stato Tarcisio Bertone presentandogli il suo nuovo partito. La vera sfida fra noi è su quel terreno: vincerà chi è più aiutato dalla Provvidenza». Se si guarda la reazione della Chiesa al provvedimento anti-omofobia inserito dal governo nel decreto sicurezza, sembrerebbe che quel fattore “P” sia in questo momento sfavorevole a Prodi. Ma come dice un vecchio detto popolare “Aiutati che il ciel t'aiuta”. E per tornare alle brucianti sconfitte di Padoa Schioppa è proprio lì il difetto dell'esecutivo in carica. Non fa nulla per ottenere l'aiuto del cielo della terra. Anzi. Perché onestamente è un diritto dell'esecutivo- di qualsiasi governo- scegliersi uomini di fiducia. Potremmo discettare quanto si vuole sulla terzietà che dovrebbe contraddistinguere alcune cariche, ma un comandante della Guardia di Finanza, dei carabinieri o un capo della Polizia viene scelto da un governo pensando anche al rapporto fiduciario. Questo rapporto può resistere anche a un cambio di governo. Accade. Ma è accaduto anche il contrario. Stesso discorso può valere per un consigliere di amministrazione di una società pubblica, come la Rai. Non fa scandalo l'applicazione nell'uno e nell'altro caso del principio dello spoil system. Solo che a questo governo- zeppo di pasticcioni con altissima e mal riposta autostima - non basta lo spoil system. Vergognandosi di lottizzare come tutti gli altri, ha preferito gettare fango sugli uscenti: così non stava semplicemente occupando poltrone, ma compiendo un atto purificatore. Già, ma il fango è brutta materia: lo tiri addosso e magari gli schizzi rimbalzano...
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