Anche il Fatto ha la sua travagliata manovra: ha inventato la supertassa e vuole salvare i giornali di partito


Il contributo di solidarietà uscito e poi ieri sera rientrato nella manovra (sopra i 300 mila euro) ha finalmente un padre certo: Giorgio Poidomani, il presidente della società editrice de Il Fatto quotidiano. Anche se diventa difficile comprendere come Silvio Berlusconi e Giulio Tremonti si siano fatti stregare dalla squadra di Marco Travaglio & c; c tanto da mandare a farsi benedire credo politici di una vita, la regia è inoppugnabile. Che l’idea per primo sia venuta a Poidomani è messo nero su bianco nella relazione sulla gestione del Fatto quotidiano allegata al bilancio del 2010. E anche se il documento integrale è stato depositato solo questa estate, porta la data del 31 marzo 2011, e non lascia dubbi sulla primogenitura del contributo di solidarietà. E’ a pagina 39 della sua relazione che Poidomani tira fuori l’idea dal suo cappello: “Appare anche indispensabile introdurre una tassazione straordinaria, certamente sgradita e forse ingiusta, sui patrimoni e sui redditi elevati”. Eccolo il primo contributo di solidarietà. Si vede che quando Tremonti e Berlusconi hanno letto l’idea e il giudizio dato sulla nuova tassa, (“ingiusta”) hanno pensato che se per il Fatto era ingiusto, per il governo il contributo di solidarietà doveva essere sacrosanto. Peccato però che non abbiano scorso anche il resto della “manovra Poidomani”. Perché il presidente della società editrice de Il Fatto ha disegnato una vera e propria finanziaria nella sua relazione. Tutti gli amministratori nella loro relazione al bilancio in effetti inquadrano l’andamento della propria società nella situazione economica generale sia di mercato che del proprio paese. Quello del Fatto però è andato ben al di là della descrizione. Forse rivelando un’ambizione da editorialista economico che deve essere sfuggita ad Antonio Padellaro, Poidomani si lancia davvero. Si dice preoccupato del patto di stabilità europeo che “comporta interventi stimabili in 50 miliardi di euro all’anno per diversi anni”, e si chiede “come potrà essere raggiunto questo obiettivo?”. Prima risposta- naturale per un amministratore di sinistra (Poidomani ha guidato anche l’Unità)- è andare a caccia degli evasori. Ma a sorpresa non viene ritenuta la strada idonea: “non va dimenticato che una volta messe in campo tutte le procedure per frenare o individuare le grandi evasioni, sono necessari vari anni per superare tutti i gradi di giudizio ed arrivare all’incasso”. Allora ecco la ricetta: fare crescere il Pil. Come? Con la ricetta più berlusconiana che c’è (se il premier mai l’avesse applicata): “uno strumento efficace per raggiungere questo risultato è sicuramente la riduzione delle imposte su lavoro dipendente ed imprese: ne sono una prova gli Stati Uniti, la Francia e la Germania”. Chissà se sul Fatto gli avrebbero mai pubblicato una proposta così. Di certo non il passaggio successivo, dove ci si lamenta del taglio governativo dei contributi statali ai giornali: “è chiaro che le testate minori”, scrive Poidomani in controtendenza, “avranno notevoli difficoltà a raggiungere l’equilibrio economico con l’eliminazione o la sensibile riduzione dei contributi”. E lancia la sua proposta: “una riforma che elimini gli sprechi ed alcune rendite di posizione ma sostenga le tate intrinsecamente sane ed equilibrate”.
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