Non è Tangentopoli, è il ritratto di un paese intero attraverso il filo del telefono (o meglio le cellule del telefonino). E’ tutto e il suo contrario il contenuto di quelle 22 mila pagine degli allegati all’ordinanza del tribunale di Firenze sulla cricca degli appalti pubblici. Dipende da chi le legge e da come si possono leggere. Dipende- è inutile nascondercelo- soprattutto da chi le vuole usare e contro chi le si voglia usare. Certo, per due anni quelle intercettazioni (ed è un caso raro in Italia) sono restate esclusivamente nelle mani di che le stava effettuando: i Ros dei carabinieri e- certo- anche i magistrati che le avevano ordinate. Non è uscito uno spillo. Al momento del deposito dell’ordinanza però sono deflagrate in tutta la loro potenza. Si può usare “Massaggiopoli”- come si è fatto, per colpire Guido Bertolaso (altro non c’è in quelle carte). Si può usare “Escortopoli” per puntare diritto a un gruppo di funzionari pubblici pedinati e intercettati – questo è certo- mentre si dirigono in stanze di albergo per farsi coccolare da casalinghe vogliose di arrotondare lo stipendio o da professioniste vere e proprie, anche se raccattate per strada davanti a una gelateria di Treviso (come è accaduto). Si può puntare a Gianni Letta, perché il suo nome è evocato nelle intercettazioni (ma lui mai intercettato). Si può unire tutto- come è stato fatto- per mettere nel mirino Silvio Berlusconi il cui nome a dire il vero appare assai poco nei brogliacci, ma che insomma alla fine sta sopra tutti e quindi di qualcosa dovrà pure essere colpevole. Ma con la stessa materia si può fare l’esatto contrario. Si può imbastire “Veltronopoli” e “Rutellopoli”, come Libero ha dimostrato, visto che i nomi di Walter Veltroni e Francesco Rutelli sono stati più volte tirati in ballo dalle intercettazioni come sponsor di imprese che alla fine hanno vinto i due più grandi appalti per le celebrazioni per i 150 anni dell’Unità d’Italia. Si può utilizzare quel materiale anche per gettare ombre non proprio piccole su Antonio Di Pietro. Era lui ministro delle Infrastrutture a controllare Angelo Balducci e la sua squadra. Per questo nel novembre 2007 Di Pietro fu chiamato a incontrare 50 imprenditori dell’Ance che si lamentavano dell’andazzo. Si alzò un marchigiano e disse di sapere prima ancora del varo dei bandi di gara quale sarebbero state le prime otto imprese a vincere gli appalti per i 150 anni dell’unità di Italia. Le elencò e le azzeccò tutte. E Di Pietro? Il massimo che riuscì a rispondere fu “io non posso farci nulla. Ho le mani legate”.
Si potrebbe imbastire un filone di inchiesta sui magistrati: c’è materiale, e anche sostanza, sui comportamenti tenuti dal giudice della Corte Costituzionale, Giuseppe Tesauro, socio di una immobiliare che speculava in Gallura (e nel cui capitale figurano esponenti coinvolti in inchieste sulla criminalità organizzata). Ci sono due autorevoli consiglieri della Corte dei Conti che brigano, prendono appalti e fanno attività del tutto incompatibile con il loro mandato. Si può imbastire un processo all’Università di Roma, per le raccomandazioni ottenute per passare gli esami e perfino per cambiare le classifiche di ammissione a facoltà con numero chiuso. Si può imbastire anche una commedia di quelle he sarebbero piaciute a Totò, qualcosa di vicino a Totò-truffa, perché ci sono pagine e pagine di intercettazioni truffaldine, dove è chiaro il millantato credito e perfino espresso. Magistrali le telefonate in proposito fra la coppia più messa all’indice in questa inchiesta: l’imprenditore Piscicelli e suo cognato Gagliardi (che festeggiano alle 3 di notte il terremoto de L’Aquila perché portarà lavori che in realtà poi non porta a loro). Prendono in giro un consigliere della Corte dei Conti, Antonello Colosimo, (che probabilmente prende in giro a sua volta loro vantando un canale privilegiato con Corrado Passera), assicurando di avere avuto un incontro (mai avvenuto) con Marco Bassetti per fargli avere una consulenza con Endemol. Si potrebbe usare quel materiale per costruire una “Vaticanopoli”: ci sono monsignori che chiedono raccomandazioni, c’è un commercialista che si intrufola negli appalti sostenendo di essere un alto esponente dello Ior. C’è di tutto davvero. Persino in una delle imprese chiave: la Btp. All’inizio dell’inchiesta al suo vertice c’è Vincenzo Di Nardo, che dichiara di votare Pd ed è vicino agli assessori Pd di Firenze. Poi arriva Riccardo Fusi, che vota Pdl ed è amico di Denis Verdini. Come si fa l’inchiesta per quegli appalti? Contro il Pd o contro il Pdl… C’è solo l’imbarazzo della scelta.
Visualizzazione post con etichetta Gianni Letta. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Gianni Letta. Mostra tutti i post
Che vuoi fare con questa inchiesta? Berluscopoli o Veltronopoli? Con 20 mila pagine tutto è possibile
Non è Tangentopoli, è il ritratto di un paese intero attraverso il filo del telefono (o meglio le cellule del telefonino). E’ tutto e il suo contrario il contenuto di quelle 22 mila pagine degli allegati all’ordinanza del tribunale di Firenze sulla cricca degli appalti pubblici. Dipende da chi le legge e da come si possono leggere. Dipende- è inutile nascondercelo- soprattutto da chi le vuole usare e contro chi le si voglia usare. Certo, per due anni quelle intercettazioni (ed è un caso raro in Italia) sono restate esclusivamente nelle mani di che le stava effettuando: i Ros dei carabinieri e- certo- anche i magistrati che le avevano ordinate. Non è uscito uno spillo. Al momento del deposito dell’ordinanza però sono deflagrate in tutta la loro potenza. Si può usare “Massaggiopoli”- come si è fatto, per colpire Guido Bertolaso (altro non c’è in quelle carte). Si può usare “Escortopoli” per puntare diritto a un gruppo di funzionari pubblici pedinati e intercettati – questo è certo- mentre si dirigono in stanze di albergo per farsi coccolare da casalinghe vogliose di arrotondare lo stipendio o da professioniste vere e proprie, anche se raccattate per strada davanti a una gelateria di Treviso (come è accaduto). Si può puntare a Gianni Letta, perché il suo nome è evocato nelle intercettazioni (ma lui mai intercettato). Si può unire tutto- come è stato fatto- per mettere nel mirino Silvio Berlusconi il cui nome a dire il vero appare assai poco nei brogliacci, ma che insomma alla fine sta sopra tutti e quindi di qualcosa dovrà pure essere colpevole. Ma con la stessa materia si può fare l’esatto contrario. Si può imbastire “Veltronopoli” e “Rutellopoli”, come Libero ha dimostrato, visto che i nomi di Walter Veltroni e Francesco Rutelli sono stati più volte tirati in ballo dalle intercettazioni come sponsor di imprese che alla fine hanno vinto i due più grandi appalti per le celebrazioni per i 150 anni dell’Unità d’Italia. Si può utilizzare quel materiale anche per gettare ombre non proprio piccole su Antonio Di Pietro. Era lui ministro delle Infrastrutture a controllare Angelo Balducci e la sua squadra. Per questo nel novembre 2007 Di Pietro fu chiamato a incontrare 50 imprenditori dell’Ance che si lamentavano dell’andazzo. Si alzò un marchigiano e disse di sapere prima ancora del varo dei bandi di gara quale sarebbero state le prime otto imprese a vincere gli appalti per i 150 anni dell’unità di Italia. Le elencò e le azzeccò tutte. E Di Pietro? Il massimo che riuscì a rispondere fu “io non posso farci nulla. Ho le mani legate”.
Si potrebbe imbastire un filone di inchiesta sui magistrati: c’è materiale, e anche sostanza, sui comportamenti tenuti dal giudice della Corte Costituzionale, Giuseppe Tesauro, socio di una immobiliare che speculava in Gallura (e nel cui capitale figurano esponenti coinvolti in inchieste sulla criminalità organizzata). Ci sono due autorevoli consiglieri della Corte dei Conti che brigano, prendono appalti e fanno attività del tutto incompatibile con il loro mandato. Si può imbastire un processo all’Università di Roma, per le raccomandazioni ottenute per passare gli esami e perfino per cambiare le classifiche di ammissione a facoltà con numero chiuso. Si può imbastire anche una commedia di quelle he sarebbero piaciute a Totò, qualcosa di vicino a Totò-truffa, perché ci sono pagine e pagine di intercettazioni truffaldine, dove è chiaro il millantato credito e perfino espresso. Magistrali le telefonate in proposito fra la coppia più messa all’indice in questa inchiesta: l’imprenditore Piscicelli e suo cognato Gagliardi (che festeggiano alle 3 di notte il terremoto de L’Aquila perché portarà lavori che in realtà poi non porta a loro). Prendono in giro un consigliere della Corte dei Conti, Antonello Colosimo, (che probabilmente prende in giro a sua volta loro vantando un canale privilegiato con Corrado Passera), assicurando di avere avuto un incontro (mai avvenuto) con Marco Bassetti per fargli avere una consulenza con Endemol. Si potrebbe usare quel materiale per costruire una “Vaticanopoli”: ci sono monsignori che chiedono raccomandazioni, c’è un commercialista che si intrufola negli appalti sostenendo di essere un alto esponente dello Ior. C’è di tutto davvero. Persino in una delle imprese chiave: la Btp. All’inizio dell’inchiesta al suo vertice c’è Vincenzo Di Nardo, che dichiara di votare Pd ed è vicino agli assessori Pd di Firenze. Poi arriva Riccardo Fusi, che vota Pdl ed è amico di Denis Verdini. Come si fa l’inchiesta per quegli appalti? Contro il Pd o contro il Pdl… C’è solo l’imbarazzo della scelta.
Ha ragione Letta: gli sciacalli non hanno vinto appalti a L'Aquila
Nessuna delle imprese- “sciacallo” i cui imprenditori sono stati intercettati dalla procura di Firenze nell’inchiesta sulla cricca degli appalti pubblici ha vinto una sola gara post- terremoto nella provincia de L’Aquila. Non ha quindi mentito Gianni Letta, e non ha invece alcun fondamento la caccia grossa al sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei ministri scatenata da Repubblica e da autorevoli esponenti dell’opposizione. Non ci sono quelle, ma ci sono invece entrambe le società che secondo le intercettazioni sarebbero state già aiutate da Walter Veltroni a vincere i due appalti principali per le celebrazioni dell’Unità di Italia: quello di Firenze e quello di Venezia.
Sono pubbliche dal primo giorno, e non segrete, le commesse date alle imprese di ogni tipo per i lavori post-terremoto. Gli elenchi sono sostanzialmente tre, in continuo aggiornamento, consultabili da qualsiasi cittadino sui siti della Regione Abruzzo, del comune de L’Aquila e della protezione civile. Il primo elenco contiene lavori in emergenza e tutti i nomi delle ditte impegnate nelle opere di puntellamento degli edifici lesionati e di demolizione di quelli che non si possono tenere più in piedi. Per ogni casella è indicato il nome della ditta, la città o il paese dove vengono eseguiti i lavori e perfino via e numero civico interessati. In questo elenco (11 pagine) non ci sono importi pre-stabiliti, perché ogni lavoro non è quantificabile prima del suo compimento. Non figura nessuna ditta riportabile agli imprenditori “sciacalli”, ma c’è la romana Sac (associata a un’impresa abruzzese) cui sono dedicate pagine e pagine di intercettazioni: si tratta della stessa ditta che ha vinto l’appalto per il teatro della musica di Firenze e che secondo gli intercettati sarebbe stata sponsorizzata dal sindaco di Roma, Walter Veltroni.
C’è poi un secondo elenco (7 pagine fitte fitte), associato al prospetto C.a.s.e., che comprende 97 ditte, i lavori assegnati, gli importi a base d’asta, le variazioni, i ribassi offerti e il valore definitivo di ciascuna commessa. Anche qui assenza totale degli sciacalli intercettati. C’è però- insieme a numerose altre ditte venete, la Sacaim spa della famiglia Alessandri. Anche questa ditta era già emersa nelle intercettazioni per avere vinto l’appalto del nuovo palazzo del cinema di Venezia come ditta del cuore di Veltroni. A L’Aquila ha ottenuto un piccolo lotto di lavori per 4,8 milioni di euro, per la realizzazione di piastre in cemento armato. Nello stesso elenco figura anche un colosso della Lega coop, come Manutencoop, che si è assicurata il servizio di facility management per 9,6 milioni. Sempre Lega cooperative ha ottenuto con il Consorzio Etruria coop uno dei lotti principali per la progettazione e realizzazione degli edifici residenziali: 13,7 milioni di euro. Ma ci sono tutte le imprese più note del settore, e l’appalto più rilevante (54,8 milioni) l’ha vinto un consorzio fra Giuseppe Maltauro spa e Taddei spa.
Il terzo elenco ne raggruppa in realtà altri due sotto le sigle Map (Moduli abitativi provvisori rimovibili) e Musp (Moduli uso scolastico provvisorio), e racchiude 76 ditte che in qualche caso vincono più di un appalto. Anche qui nessuna ditta in qualche modo riportabile a quella degli sciacalli di cui Letta aveva negato (giustamente) ogni tipo di presenza.
D’altra parte quelli definiti sciacalli erano due imprenditori, legati da rapporto di parentela: Francesco Maria De Vito Piscicelli e suo cognato Piefrancesco Gagliardi. Quest’ultimo è il proprietario del gruppo Gialor che controlla a sua volta la Avalon srl, la Soave srl, la Per non dormire srl e a cui sono collegate anche la Gamas srl, la Magazzini generali srl, la Casello srl, la W3 srl, la Paradiso srl, la santa letizia srl e la Case nel verde srl. Nessuna di queste imprese è mai sbarcata a L’Aquila e dintorni. Quanto a Piscicelli, imprenditore non lo può più essere: sono fallite le due imprese di sua proprietà, la Edil costruzioni generali (1996) e la casa di tutti srl (2004). Oggi Piscicelli è solo il direttore tecnico della Opere pubbliche e ambiente spa, con sede a Roma in via Margutta 3. Il 90 per cento del capitale figura in mano alla legittima consorte, Rossella Troise: Ma al di là delle quote azionarie, anche questa azienda non figura negli elenchi post-terremoto abruzzese. Per altro l’unico segnale da parte del governo ai Piscicelli è arrivato il 10 febbraio scorso proprio alla Troise: una cartella esattoriale per 7.168,42 euro spedita da Equitalia gerit a nome del fisco italiano. Per altro ieri confondendo un po’ le acque, Repubblica confondeva questi unici sciacalli doc con una serie di altri imprenditori intercettati mentre brigavano per ottenere gli appalti a L’Aquila. Non erano gli sciacalli: ma i soci del supergiudice della Corte Costituzionale, Giuseppe Tesauro.
De Gennaro imperatore dei servizi segreti
l prefetto Gianni De Gennaro ha chiesto al governo di Silvio Berlusconi poteri più stringenti per la guida dell'intelligence italiana in vista di una possibile recrudescenza dell'offensiva terroristica internazionale. Secondo il direttore del Dipartimento delle informazioni per la sicurezza oggi è necessario un coordinamento centralizzato di tutte le attività di intelligence svolte non solo dai servizi segreti ma anche dai servizi interni alle forze che garantiscono l'ordine pubblico (polizia, carabinieri e guardia di finanza) per poter gestire a livello centralizzato la massa di informazioni in mano a ciascuno. Non ci sarebbe bisogno di modificare la riforma dei servizi appena entrata in vigore, ma di una interpretazione della norma... Sull'ipotesi avanzata dal prefetto che per lunghi anni ha guidato la polizia italiana si è già discusso nelle scorse settimane a palazzo Chigi durante una serie di incontri ufficiali fra De Gennaro e il sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei ministri, Gianni Letta, che ha la delega sui servizi di sicurezza. In quei faccia a faccia sono per altro state concordate le prime nomine di vertice: Pasquale Piscitelli, che viene dal ministero dell'Interno, il generale della guardia di Finanza Cosimo Sasso (vice al Dis), un altro generale delle Fiamme Gialle, Paolo Poletti e il superpoliziotto Nicola Cavaliere (vicedirettori all'Aisi) e il carabiniere Michele Franz (vice all'Aise). Già con la scelta degli uomini, tutti provenienti dalle tre forze dell'ordine, sarà possibile un coordinamento di fatto delle attività segrete. Ma il direttore del Dis vorrebbe qualcosa in più che lo stesso Letta sembra disposto a concedere: un riferimento esplicito alla necessità di coordinamento all'interno di uno degli ultimi regolamenti attuativi della riforma dei servizi segreti che ancora mancano all'appello per dare piena operatività a una funzione ancora troppo burocratica. Se Letta sembra disposto, soprattutto dopo le ultime nomine cogestite in piena armonia a concedere a De Gennaro la guida sostanziale di tutta l'intelligence italiana, un po' più di maretta sembra esserci fra le forze politiche che sostengono il governo Berlusconi e anche all'interno dello stesso consiglio dei ministri dove qualche perplessità serpeggia fra le fila di An e della Lega. Ma la situazione internazionale, con i preoccupanti fatti di Mumbai, potrebbero aiutare le aspirazioni e le esigenze del direttore del Dis. Negli ultimi anni si sono ridotti gli stanziamenti per la sicurezza antiterrostica. Una struttura accentrata potrebbe risultare più efficace senza costi aggiuntivi...
CASINI RIVELA I SEGRETI DEL VELTRUSCONI
Lui li ha visti da vicino per anni. Coverà qualche risentimento, ma è un testimone attendibile. Pierferdinando Casini sostiene di sapere già cosa accadrà dopo il voto del 13 e 14 aprile. Non usa toni di propaganda. Parla di governissimo, di un patto già scritto fra le vere eminenze dei due leader che stanno facendo campagna elettorale: Gianni Letta e Goffredo Bettini. Un accordo alla base della decisione di Walter Veltroni e Silvio Berlusconi di correre quasi da soli. Con gli altri, compresa l'Udc, alla finestra: «Se si penserà al bene del paese, ci saremo. Se il patto riguarda solo loro, faremo i cani da guardia. Vigileremo». In una lunga intervista a ItaliaOggi il leader dell'Udc si candida anche ad alfiere dei cattolici... La campagna elettorale è appena all'inizio, ma sembra iniziata da mesi. «Sono stanchissimo...», si sfoga Casini nel suo ufficio a Montecitorio, «ogni giorno un incontro. Sicilia, Lombardia, Bruxelles. E di notte non si dorme...». La moglie, Azzurra, è avanti nella seconda gravidanza. Alle cinque del mattino il piccolo sveglia tutti ancora prima di nascere. Si accumula sonno, e lo sforzo non era previsto. «Ma ormai è acqua passata. Inutile polemizzare». Il quorum è certo alla Camera. Per il Senato al momento sicuro in Sicilia «probabile in Campania, forse in Puglia. Possibile in Veneto o Lazio». Si punta al Senato, perché lì l'Udc (in lista tutti cattolici sicuri) potrebbe diventare determinante per la Chiesa, che in qualche modo è divenuta grande sponsor di questa avventura. Qualche giorno fa, prima di combinare l'intervista, Casini telefonò per replicare a una prima pagina di Italia Oggi che non gli era piaciuta. Cortese come sempre, si era lasciato andare: «Berlusconi aveva immaginato di schiacciarmi. Ora anche lui ha capito che non era possibile...». La rabbia giorno dopo giorno è svanita. Gli errori compiuti dai due padroni della campagna elettorale con la presentazione delle liste, e soprattutto quell'intesa che li costringe a correre paralleli senza mai graffiare aprono un'autostrada inattesa al piccolo centro che non aveva ottenuto la legge elettorale necessaria a diventare l'ago della bilancia. Nell'intervista (che sarà trasmessa anche su Class Cnbc) il leader Udc spiega naturalmente il programma, offre qualche retroscena gustoso delle ultime settimane, non si tira indietro quando si tratta di dare i voti alla campagna elettorale degli avversari. Sembra sincero, e non è poco. Non è un male che riesca a sopravvivere anche al grande patto...
Iscriviti a:
Post (Atom)