Ecco i nemici del nucleare: Bindi e Vendola votarono per riaprire le pericolose centrali di Trino e Caorso


Il governo italiano riattivi subito due centrali nucleari che aveva chiuso, quella di Caorso (Pc) e quella di Trino Vercellese e “consideri la convenienza di un programma nucleare ai fini di calmierare i prezzi dell’energia elettrica che in Italia sono una volta e mezzo superiori a quelli della media europea e doppi di quelli della vicina Francia”. Firmato: Rosy Bindi, Nichi Vendola, Giuliano Pisapia, Oliviero Diliberto, Dario Franceschini e decine di altri insospettabili sostenitori del nucleare. Era il 30 luglio 2004. Alla Camera dei deputati si stava votando uno dei tanti decreti sull’energia presentato dall’allora governo guidato da Silvio Berlusconi. Respinti tutti gli emendamenti il rappresentante del governo, l’allora sottosegretario alle attività produttive, Giovanni Dell’Elce (Forza Italia), diede il parere dell’esecutivo sugli ordini del giorno presentati da maggioranza e opposizione. Venne il turno anche di quell’ordine del giorno. Portava il numero 9/3297- c/27. Era firmato da due deputati di maggioranza, entrambi di Forza Italia: Francesco Zama ed Eugenio Viale. Il governo voleva chiudere in fretta la discussione e accettò pochissimi ordini del giorno. A quello di Zama diede parere negativo. Bastò quel no a fare correre un fremito fra le fila delle opposizione: “il governo dice no,allora votiamo tutti sì, magari finisce sotto”, sorrisero furbescamente tutti i parlamentari della sinistra (Ds, Margherita, Rifondazione, Comunisti italiani). Così come dall’altro fronte i deputati di maggioranza scattarono come un soldatino a dire no. Così è finita che si schierarono addirittura per la riapertura delle vecchie e pericolose centrali nucleari di Caorso e Trino vercellese oltre che per la costruzione di nuove centrali nucleari in Italia Vendola, la Bindi, Diliberto, Pisapia e Franceschini. E con loro molti altri volti noti della sinistra italiana: i rifondaroli Ramon Mantovani, Tiziana Valpiana e Giovanni Russo Spena, i comunisti Maura Cossutta, Famiano Crucianelli e Katia Belillo, i diessini Mauro Agostini, Goffredo Bettini, Massimo Cialente (attuale sindaco dimissionario de L’Aquila), Pietro Folena, Giuseppe Lumia, Marco Minniti, Fabio Mussi, Umberto Ranieri, Carlo Rognoni, Walter Tocci e Vincenzo Visco. E poi ancora Giuseppe Fioroni, il prodiano Giulio Santagata, perfino il verde Marco Boato. Per contro dissero no non solo a resuscitare Trino Vercellese e Caorso (probabilmente non hanno mai cambiato idea sul punto), ma perfino a riprendere in Italia il nucleare l’attuale ministro delle attività produttive, Paolo Romani, il suo sottosegretario con delega sul nucleare, Stefano Saglia, l’attuale presidente della commissione Trasporti della Camera, Mario Valducci, ministri dell’attuale governo come Sandro Bondi, Elio Vito e Stefania Prestigiacomo, sottosegretari in carica come Guido Crosetto (Difesa), Luigi Casero (Economia), Daniela Santanchè e Carlo Giovanardi (presidenza del Consiglio), perfino Denis Verdini, ora coordinatore del Pdl. Anche per il loro no del 2004 la proposta non passò e ci vollero altri 4 anni perché il nucleare tornasse fra i piani del governo italiano e gli stessi protagonisti dell’epoca virassero di 180 gradi trasformandosi prima in pasdaran dell’atomo e ora in scettici convertiti dal Giappone.
Ma certo a fare più effetto- visti i toni che sarebbero venuti dopo- furono i sì a quella proposta. E soprattutto quelli di Bindi, Franceschini, Diliberto, Pisapia e Vendola, tutti pronti oggi a farsi scudi umani contro il nucleare. Basta scorrere le loro dichiarazioni di pochissimi giorni fa. Era il 15 marzo. La Bindi, presidente del Pd, ha tuonato da Ballarò la trasmissione di Giovanni Floris : “il governo fermi i programmi sul nucleare”. “Milano è e sarà una città antinucleare”, ha promesso il candidato sindaco del capoluogo lombardo, Pisapia. “Il nucleare? E’ una follia voluta da una cricca criminale- E’ una scelta pericolosa e violenta. Per costruire una centrale in Puglia dovranno venire con i carri armati”, ha gridato Vendola, leader di Sel e presidente della Regione Puglia. Stesso giorno, in campo anche Franceschini, capogruppo del Pd alla Camera dei deputati: “il governo si fermi sul nucleare o lo faranno gli elettori con il referendum”. Non l’ ha mandata a dire nemmeno Diliberto, leader dei comunisti italiani: “Impediremo che siano costruite centrali in Italia e lo faremo con tutti i cittadini italiani attraverso il referendum”. Per sentire questi tuoni e fulmini contro il nucleare del gruppo Bindi-Franceschini-Vendola-Diliberto-Pisapia per altro non c’è stato bisogno della tragedia giapponese: ne erano tutti convinti almeno da un paio di anni. Per fare dire loro no al nucleare che volevano con così tanta determinazione nel 2004 è bastata una sola cosa: che Berlusconi nel 2008, ascoltandoli a scoppio ritardato, dicesse sì. Oramai è diventata la cartina di tornasole della politica italiana: in Parlamento da lustri si vota pro o contro Berlusconi, non sui contenuti che non interessano quasi a nessuno degli eletti.
Quel che è avvenuto il 30 luglio 2004 sul nucleare la dice lunga sulla qualità della classe politica italiana, e ancora di più sulla leadership della sinistra. Di fronte a quel clamoroso voto pro-nucleare l’unica scusa che potrebbero trovare i Vendola, i Diliberto, le Bindi, i Pisapia, i Franceschini e tutta la compagnia e di non avere nemmeno letto quello a cui dicevano sì. E’ possibile, anche se quel giorno ad esempio la verde Laura Cima lesse il testo prima di votare e non se la sentì di appoggiarlo. Almeno si astenne. Ma se questa fosse la ragione sarebbe addirittura peggio: la dimostrazione della inconsistenza e della scarsa professionalità di tutta quella leadership. Vendola & c sarebbero stati super-nuclearisti a loro insaputa. Ed è ben peggio della famosa casa di Claudio Scajola

Berlusconi dilaga in Rai? Allora su Repubblica è uno tsunami!


Lo scandalo è stato scoperchiato ieri dal quotidiano di Ezio Mauro: Silvio Berlusconi dilaga nei tg. Secondo lo scoop di Repubblica nel mese di gennaio scorso Berlusconi ha totalizzato 402 minuti nei telegiornali Rai, battendo Giorgio Napolitano (secondo con 169 minuti) e surclassando Pierluigi Bersani (terzo con 72 minuti). Libero oggi è in grado di aggiungere scoop a scoop. Nel mese di gennaio 2011 Berlusconi non ha dilagato solo in tv. Ha dilagato proprio su Repubblica, il quotidiano diretto da Mauro. E’ stato il politico più nominato del mese con ben 1.007 citazioni in 30 giorni di articoli: ogni giorno negli articoli di Repubblica il nome di Berlusconi è apparso 35 volte. In due giorni di gennaio è stato citato 36 volte. E per 94 volte (tre volte al giorno) il nome di Berlusconi è apparso nei titoli del quotidiano o con il cognome, o con il nome “Silvio”, o con la funzione “premier”. Secondo posto anche qui per Napolitano: 244 citazioni in un mese e 32 titoli con il suo nome. Nella classifica di Repubblica il terzo posto a sorpresa spetta a Niki Vendola: ben 265 citazioni (più di Napolitano anche grazie a Checco Zalone), ma solo 26 titoli con il suo nome. E al quarto posto arriva finalmente Pierluigi Bersani, penalizzato evidentemente più da Mauro che da Augusto Minzolini e dal suo tg1: per lui 209 citazioni e 26 titoli dedicati. Questa volta i dati non sono dell’Osservatorio di Pavia, ma dell’Osservatorio Bincher (cioè di chi scrive) che ha compulsato la raccolta cartacea di Repubblica e ha trovato le citazioni grazie all’archivio informatico del quotidiano di Mauro. I due scoop per altro si equivalgono: la classifica dei più presenti è solo parzialmente diversa, e le proporzioni fra Berlusconi e gli altri sono assai simili. Un segreto però c’è: si chiama cronaca quotidiana. Se Repubblica come i Tg Rai hanno dato questo superspazio al presidente del Consiglio, è perché proprio a gennaio è esploso il caso Ruby: le perquisizioni alle Olgettine, i mandati di comparizione, l’autorizzazione a procedere inviata alla Camera, le centinaia di pagine di intercettazioni telefoniche e poi naturalmente anche la difesa di Berlusconi di fronte all’onda che lo stava travolgendo. Repubblica ha pubblicato, i tg Rai hanno mandato in onda: era la cronaca di gennaio. Anche un bambino può capire come tutto quello spazio ( i dati dell’osservatorio di Pavia citati non si riferiscono alle interviste o alle dichiarazioni, ma alla presenza complessiva di Berlusconi in tv anche come oggetto di notizia) non fosse un favore e tanto meno uno spot al premier, ma semmai l’esatto contrario. Tanto che quei titoli di giornale e di tg hanno fatto perdere in quel periodo al premier numerosi punti di consenso (poi parzialmente recuperati a febbraio). Oltre il caso Ruby fra i titoli che riguardavano Berlusconi per altro c’era anche l’accusa di alcuni pentiti di mafia di essere stato lui il mandante delle stragi del 1992 e del 1993. Secondo Repubblica un altro spot indebito al cavaliere…
FOSCA BINCHER*

  1. * Oggi sul blog ospito una cara amica....

La Finocchiaro vuole querelarmi. Ma qui la querelo io, immunità permettendo



     Su “Libero” di Sabato 26 Febbraio 2011 a pagina 3 è stato pubblicato un articolo a firma Franco Bechis così titolato:“LA NUOVA AFFITTOPOLI” FINOCCHIARO SALDI DEMOCRATICI LA CASA COSTA IL 30% IN MENO. L’articolo è accompagnato da una mia fotografia
     Poiché nell’articolo in questione e nel richiamo di prima pagina sono contenute informazioni inesatte ed artatamente fuorvianti, lesive del mio decoro e della mia dignità, con riserva di ogni e più opportuna azione a tutela della mia immagine e della mia onorabilità, La invito a volere pubblicare, nelle stesse pagine e con lo stesso risalto grafico, la presente nota di rettifica:
Per l’acquisto dell’appartamento di proprietà della Cassa del Notariato, sito in Roma via dei Savorelli,             non mi è stato praticato alcuno sconto o condizione economica di favore.
L’appartamento in questione, giusta delibera del Consiglio di Amministrazione della Cassa, era stato precedentemente offerto in vendita all’inquilino al prezzo di € 745.000,00. Non avendo questi accettato l’offerta nel termine assegnato, in data 02.07.2009 l’offerta di vendita allo stesso prezzo veniva inserita nel sito web della Cassa e riservata a notai e/o a loro parenti; entro il termine di scadenza pervenne una sola offerta da parte di un Notaio ad un prezzo inferiore che la Cassa ritenne di non accettare. Parecchi mesi dopo, la Cassa del Notariato su mia domanda, deliberò la vendita a mio favore al prezzo di € 745.000,00, già precedentemente offerto senza successo all’inquilino e ai Notai.
Sono decisamente fuorvianti le indicazioni del prezzo di vendita di altre unità immobiliari della zona, di dimensioni notevolmente inferiori, ove si consideri quanto invece artatamente taciuto dal ben informato Bechis e precisamente:
a) al momento della vendita l’appartamento era occupato dall’inquilino che lo ha rilasciato dopo  cinque mesi.
b) l’unità immobiliare, risalente agli inizi degli anni ’50,era in pessime condizioni manutentive,con impianti idraulici ed elettrici ormai fatiscenti e non a norma.
c) nello stesso edificio sono rimaste invendute, e sono ancora in vendita, n. 7 unità immobiliari di proprietà della Cassa offerte a prezzi oscillanti intorno a 4.000,00 € al mq.
Non è vero che non possedevo i requisiti per l’acquisto. Gli immobili che la Cassa del Notariato decide di dismettere, secondo il regolamento della stessa, vengono offerti in vendita al prezzo deliberato dal Consiglio di Amministrazione a seguito di stima della Commissione di Valutazione Tecnica,con prelazione a favore dell’inquilino e, in caso di mancato esercizio, dei Notai e dei loro parenti.  Se nessuna di queste categorie accetta l’offerta nel tempo assegnato, come nel caso di specie, la proposta di vendita viene estesa al libero mercato degli acquirenti.
Anche la notizia relativa alla stipula di un mutuo bancario a tassi di favore è del tutto priva di fondamento. Ho contratto il mutuo alle condizioni standard offerte al pubblico per un mutuo a tasso variabile.Distinti saluti,


                                      Anna Finocchiaro

La senatrice Anna Finocchiaro con un pizzico di ritardo ci tiene a fare pubblicare su Libero la stessa versione dei fatti già pubblicata ieri in una lettera del presidente della Cassa nazionale del notariato, Paolo Pedrazzoli. La accontentiamo. Ma non convince. Primo: sul sito Internet della cassa del notariato (http://www.cassanotariato.it) esiste una sezione “Alienazioni” con su scritto “riservato ai notai”. E in effetti solo i notai possono accedervi con le password di Notartel. L’unica cosa visibile a tutti è il regolamento di vendita delle case. Dove è chiaramente scritto che sono riservate in via esclusiva a “tutti i notai in esercizio, in pensione, e a parenti di notai entro il terzo grado”.  La Finocchiaro non chiarisce nella sua risposta a quale di queste tre categorie ella appartenga. Nessuna norma del regolamento pubblico indica che in caso di asta a vuoto fra i notai la casa possa essere venduta a chicchessia. Per altro un comune cittadino non avrebbe modo di sapere che è in vendita, visto che non è stato pubblicato alcun annuncio immobiliare, né un bando pubblico per l’assegnazione della stessa. L’autore dell’articolo- come ironicamente scrive la Finocchiaro- “è ben informato” per il solo fatto che fa il suo mestiere basandosi su prove documentali e non su chiacchere. La Finocchiaro dice il falso e diffama l’autore dell’articolo accusando di avere omesso il fatto che l’immobile era stato venduto occupato da inquilino. Ho scritto “al momento dell’acquisto c’era dentro ancora un inquilino in scadenza di contratto che aveva rifiutato l’offerta”. Ogni dato riportato nell’articolo è comprovato da documenti. La Finocchiaro- diffamandomi- sostiene che “anche la notizia relativa alla stipula di un mutuo bancario a tassi di favore è del tutto priva di fondamento”. In nessuna parte dell’articolo è scritto “a tassi di favore”. E’ invece scritto “ha acceso un mutuo quindicennale da 500 mila euro con il Monte dei Paschi di Siena al tasso di interesse annuo dell’ 1,604%”. Nessun giudizio su quel mutuo. La cifra è tratta dal documento depositato al catasto dal notaio di fiducia della Finocchiaro, Daniela Corsaro di Belpasso (che qui riproduciamo). Tutti gli annunci immobiliari esistenti per la stessa via dove la Finocchiaro ha acquistato casa indicano prezzi al mq oscillanti fra 5.346 e 7 mila euro, assai superiori ai 4 mila euro pagati dal capo dei senatori del Pd. Questi sono i fatti. Visto il tono e le considerazioni diffamatorie lesive del mio decoro e della mia professionalità contenute nella sua lettera, sono io che mi riservo ogni e più opportuna azione a tutela della mia immagine e della mia onorabilità. Certo che vorrà rinunciare alla immunità parlamentare di cui con generosità la sua categoria e anche la sua parte politica si fa scudo.
Franco Bechis

Lo strano caso di casa Finocchiaro



C’è voluto un quarto di secolo per convincerla e soprattutto un buon prezzo, di quelli che non si possono proprio rifiutare. Così alla fine anche un siciliana doc come Anna Maria Paola Luigia Finocchiaro, che in parlamento siede ininterrottamente dal lontano 1987, si è decisa a mettere su casa a Roma. Il capogruppo del Pd in Senato ha infatti acquistato sul colle che sale sopra San Pietro, dietro la Gregorio VII, la sua prima casa nella capitale poco meno di un anno fa. Nove vani al quarto piano, circa 180 metri quadrati a un prezzo più che buono: 745 mila euro. Visto che c’era da mettere mano al portafoglio e che la zona lo richiedeva, con altri 45 mila euro la Finocchiaro ha conquistato un box auto personale. Per acquistare la capogruppo del Pd in Senato ha anche accesso un mutuo quindicennale da 500 mila euro con il Monte dei Paschi di Siena al tasso di interesse annuo dell’ 1,604%.
L’investimento è fatto per le figlie, Costanza Luigia Fosca e Miranda Tina, che risultano acquirenti dell’immobile, ma l’usufrutto è riservato a mamma Finocchiaro e al gentile consorte, Melchiorre Fidelbo, entrambi acquirenti dell’appartamento. A vendere casa e box è stata il 17 maggio scorso la Cassa nazionale del notariato, che con quella cessione ha praticamente finito la sua libertà di vendita dei palazzi in cui aveva investito: dal primo luglio successivo per farlo serve l’autorizzazione del ministero del Lavoro. Il senatore del Pd ha sicuramente fatto un buon affare: ha acquistato a poco più di quattro mila euro al metro quadrato. Al momento nella stessa via a pochi metri di distanza quattro grandi agenzie immobiliari hanno messo in vendita otto appartamenti. Un bilocale da 55 metri quadrati è offerto a 355 mila euro, pari a 6.455 euro al metro quadrato. Al secondo piano di un palazzo limitrofo c’è un trilocale da 90 metri quadrati in vendita per 570 mila euro, e quindi per 6.333 euro al metro quadrato. C’è anche un appartamento allo stesso livello di quello della Finocchiaro e il prezzo per 100 metri quadrati è di 680 mila euro, pari a 6.800 euro a metro quadrato. La media delle transazioni effettuate negli ultimi due anni nella stessa via è di circa 6.400 euro a metro quadrato. Fosse stato applicato quel prezzo anche alla Finocchiaro avrebbe dovuto sborsare 407 mila euro in più: significa che lo sconto ottenuto dalla Cassa del notariato è stato superiore al 30 per cento rispetto ai valori di mercato. Capita quando si compra dagli enti previdenziali. Di solito questo è lo sconto riservato agli inquilini. Ma la famiglia Finocchiaro Fidelbo non ha mai abitato in quella casa: al momento dell’acquisto c’era dentro ancora un inquilino in scadenza di contratto che aveva rifiutato l’offerta. Anche se nessuno fra i notai è disposto a commentare quella che considera una normale transazione immobiliare, in ambienti vicini alla cassa si sostiene che prima di vendere qualsiasi immobile si riunisce una apposita commissione tecnica per definire il prezzo “congruo” dell’appartamento e che nessuna transazione può essere scontata rispetto a quella somma. Se a comprare fosse stato quindi un notaio, avrebbe ottenuto lo stesso prezzo. E in effetti dovrebbero essere solo i notai ad acquistare. Sul sito Internet della Cassa nazionale del notariato c’è anche un regolamento per le vendite. E lì si sostiene che “sono aperte a tutti i notai in esercizio, in pensione e parenti di notaio entro il terzo grado i quali tutti potranno proporre le offerte di acquisto” a determinate modalità. La Finocchiaro notaio non è, e non risulta neppure in possesso di strette parentele nella categoria. Aveva certo ottimi rapporti per via della sua attività politica con i vertici del notariato: un legame di amicizia stretto con l’ex presidente della categoria (uno dei professionisti più influenti), Gennaro Mariconda. E ora certo dovrà avere un rapporto di buon vicinato anche lo steso direttore della cassa che le ha venduto l’appartamento, Valter Pavan, perché anche lui ha acquistato un appartamento in quel palazzo. Lo sconto dunque è stato consistente (quel che si dice dunque un ottimo affare) ed applicato anche a una “fuori categoria” per quanto autorevole sia la parlamentare di lungo corso del Pd. Ed è testimonianza ormai di una realtà consolidata: nessun vip, meno che mai politici di professione, affitta o compra casa come fanno tutti gli altri italiani: semplicemente a prezzi di mercato.

Così intorno al crocifisso di Michelangelo è nata la Pizza connection...



Nel post precedente ho raccontato in un  articolo la storia dei due Crocifissi di Michelangelo, quello la cui attribuzione probabilmente è falsa, ed è stato comprato dallo Stato italiano. E quello autentico che invece è passato nelle mani del Vaticano, della massoneria, della ndrangheta e della P2 e forse oggi si trova negli Stati Uniti. Adesso metto a disposizione parte del materiale giudiziario da cui sono partito per raccontare la storia. Che emerge la prima volta da un interrogatorio di monsignor Francesco Camaldo del 17 febbraio 2006. Eccone il testo a puntate... Di Tolla è l'appuntato che interroga, Camaldo è il cerimoniere del Papa che risponde...

 
TRASCRIZIONE DI UNA AUDIOCASSETTA CONTENENTE LE SOMMARIE INFORMAZIONI
RESE DA CAMALDO FRANCESCO IL GIORNO 17 FEBBRAIO 2006

Di Tolla L'anno 2006, il giorno 17 del mese di febbraio, alle ore 16.00, in Roma,
presso gli Uffici dell'Ispettorato P.S. del Vaticano, dinanzi ai sottoscritti
Ufficiali Agenti di P.G., ispettore capo Pasquale Di Tolla, in servizio
presso la Squadra di P.G. della Polizia Stradale di Potenza, assistente
Rocco Taddei, agente Michele De Felice, in servizio presso l'Ufficio in
intestazione, è presente Camaldo Francesco, il quale richieste le
generalità, previo ammonimento delle conseguenze penali cui si espone
chi si rifiuta dí darle o le dà false, risponde: "Sono e mi chiamo..."?
Camaldo — Francesco Camaldo.
Di Tolla — Nato a Lagonegro...
Camaldo Sono nato a Lagonegro il 24 ottobre 1952.
e...
Camaldo — Risiedo a Roma, Piazza San Giovanni in Laterano, 4.
Di Tolla Il signor Camaldo Francesco, sentito in merito ai suoi rapporti con Pizza
Massimo, è avvertito che è obbligato a rispondere secondo verità in
ordine ai fatti sui quali vengono richieste le informazioni. Allora, signor
Camaldo, lei conosce il signor Pizza Massimo?
Camaldo Sì, lo conosco. Dobbiamo andare... per essere precisi, vado un pochino
indietro nel tempo. lo sono amico di un avvocato che si chiama Andrea,
che si doveva sposare con questa ragazzetta che si chiamava Cristiana.
Cristiana era la figlia del proprietario del ristorante "Matriciano" qui a
Roma. E allora, alcune volte sono andato al ristorante per andare a cena
con questi ragazzi, per preparare il matrimonio. Il papà di Cristiana,
Alberto, che si fermava sempre così, a cenare o a pranzare con noi, stava
vicino a me, mi era molto... mi è molto devoto, un giorno mi disse: "Ti
devo far conoscere il dottor Giuseppe Pizza, che è un grande studioso di
cose della Chiesa. Guardi, Monsignore, è proprio una cosa... lui è
bravissimo, conosce tutto, il Vaticano... Mi piacerebbe che lei lo
incontrasse". E io ho detto: "Va bene, quando sarà... un giorno che
capito lo incontrerò". In uno di questi incontri... in uno di questi pranzi
che abbiamo fatto lì per la preparazione del matrimonio, un giorno c'era
anche questo dottor Giuseppe Pizza. Io l'ho conosciuto, un'ottima
impressione, diciamo, un grande personaggio, di una cultura spaventosa,
spaventosa. Lui possiede decine di migliaia di volumi, sapeva del
Vaticano cose che possiamo sapere noi che siamo agli addetti ai lavori,
ma la gente di fuori... io... inimmaginabile. Insomma, abbiamo fatto
conoscenza con questo signor Pizza Giuseppe. Tanto che io l'ho fatto
conoscere anche ad altri amici miei di ufficio, sia sacerdoti che laici, che
lavoravano con me, l'ho messo in contatto, perché era un piacere sentirlo
parlare. Durante questo periodo, adesso gli anni... posso dire, cinque—sei
anni fa, forse, cinque—sette anni fa così, io ho conosciuto anche un altro
signore che era sua eccellenza ambasciatore Ugolini, che era
Ambasciatore di San Marino nella Repubblica Araba in Giordania.
Questo anche l'ho conosciuto tramite il cardinale Angelini, il Cardinale e
l'ambasciatore Galassi, che è il Decano del Corpo Diplomatico presso la
Santa Sede, che è l'Ambasciatore di San Marino presso la Santa Sede. E
questo uomo è anche un uomo di una profondissima cultura scientifica ed
ecclesiastica, proprio un gentiluomo di altri tempi, con grande garbo, una
estrema signorilità. Conosciuto lui, ho conosciuto anche il suo segretario,
che fungeva un po' da segretario, così, nei confronti dell'Ambasciatore,
questo dottor Angelo Boccardelli, che era uno scultore, un pittore.
Abbiamo fatto con lui una mostra alla Gregoriana di quadri di questo
Boccardelli con le icone coptiche che l'ambasciatore Ugolini si era
portato dall'Egitto: una cosa che ha avuto una risonanza veramente
eccezionale, perché era una cosa molto bella. Bene, questi due
personaggi, Ugolini... l'ambasciatore Ugolini è... era, perché purtroppo
è morto, adesso, un mese fa, poi lo dirò. L'ambasciatore Ugolini era il
proprietario di una cosa a livello di eccezione... di un Crocifisso di
Michelangelo, l'unico Crocifisso in legno fatto da Michelangelo. Questo
era una... E allora Padre Pfeiffer, questo grande studioso di
Michelangelo e di arte della Gregoriana, questo padre gesuita, ha fatto
una pubblicazione su questo Crocifisso e... insomma, è una cosa
veramente eccezionale. E allora... è autentico, abbiamo fatto questa
pubblicazione scientifica al riguardo. L'idea di Ugolini, in un primo
tempo, era quella di regalare il Crocifisso al Santo Padre. Prenderlo,
darlo al Santo Padre e metterlo ai Musei Vaticani. In una stanza unica
mettere al centro questo Crocifisso, che è alto 35 centimetri, così, di
legno, che ha la scritta: "Michelangelo" scritta dietro nei capelli, l'unica
cosa firmata da Michelangelo, in una stanza tutta nera, con le luci.
Abbiamo preso contatti con il professor Buranelli, Direttore dei Musei, e
insomma le cose sembravano che andavano così. Quindi è passato un
anno, un anno e mezzo, roba di questo genere, sempre in questo modo.
Un giorno Giuseppe Pizza mi invita al "Matriciano" a pranzo, perché lui
andava quasi tutti i giorni a mangiare là, insieme anche a questi altri
sacerdoti, amici della Congregazione, e insieme ad Ugolini, perché io gli
vevo d'età eff -qtr—esTrres-a. E 4+golihi--veea~a_4_sua-Bfxcra.rd4jeJà_,___
noi trovammo Massimo P1/23. Quindi la prima volta che io ho
conosciuto Massimo Pizza è stata in questa occasione, chiamato dal
fratello per fare conoscenza con me e parlare un po' del Crocifisso.
Abbiamo parlato di questo Crocifisso, lui si è entusiasmato del
Crocifisso, Giuseppe Pizza era ancora più entusiasmato, finché
l'Ambasciatore, di buon grado, ha detto: "Va bene, ve lo faccio vedere",
perché lui era molto geloso di questo, perché ce l'aveva in una cassetta di
sicurezza, doveva andarlo a prendere, lo doveva portare, eccetera. E
quindi andiamo a casa di questo Ambasciatore, all'EUR, proprio verso...
verso Ostia, da quelle parti lì, una sera a cena e lui ci porta questo... ci fa
vedere questo Crocifisso. Io sono andato lì tre, quattro volte, ho trovato
Generali dei Carabinieri, Generali della Finanza... perché Ugolini era
conosciutissimo e conosceva moltissime persone, sempre per far vedere
questo Crocifisso... anche Arcivescovi, Vescovi, perché era una cosa
molto bella. Il desiderio poi dell'Ambasciatore, ad un certo punto...
quindi già, diciamo, che dopo questo episodio sarà passato un anno, un
anno e mezzo almeno, lui ebbe l'idea, il desiderio di creare un centro di
studi a Roma a livello internazionale. Cioè dice... lui voleva creare un
centro di studi laico, al di fuori della religione, per abbracciare tutti i
popoli, diciamo, più o meno una cosa del genere. Ma l'Ambasciatore, che
pure aveva disponibilità economiche, non era al livello di poter comprare
una struttura e di poterla mantenere. Allora decise... dice: "Allora, io
vendo il mio Crocifisso". Naturalmente la vendita del Crocifisso era una
vendita... perché non era un valore venale, che si poteva dire: "Questo
vale un milione o cento milioni", cioè questo era un pezzo unico. Lui
l'aveva fatto già anche valutare, penso... non so, in Danimarca, non so
dove, ma insomma era una decina di miliardi, in buona sostanza, questa
cosa qua. Allora decise di vendere il Crocifisso per reperire il danaro
necessario per comprare la villa dove fare il centro e per cominciare a
fare questo centro. Individuò una villa a Frascati. Questa villa era la
vecchia villa di Carlo Ponti, che lì a Frascati chiamano tutti quanti... tutti
c iamano
Carlo Ponti. Io sono andato una volta, una volta sola, a vedere questo,
una cosa tanto grande che io dissi pure all'Ambasciatore, dico
"Eccellenza, ma non è... ma questa non è cosa, cioè è una cosa troppo
grande. Non so, soltanto per comprarla... poi per mantenerla, per
agire...". Lui aveva tante amicizie, l'Ambasciatore, nel campo
ecclesiastico, per esempio, anche con don Picchi. Dice: "Ma don Picchi
ha detto che mi manda i ragazzi tossicodipendenti che si devono
redimere, che possono venire là a lavorare, facciamo una sorta di
scambio: io offro la casa e loro offrono il lavoro". Insomma, a livello di
idea poteva essere anche una cosa molto bella, a livello poi di
concretizzare questa cosa diventava un po' difficile. Allora, individuata
la villa, per comprare... Poi andammo a Città della Pieve, nella villa di
Giuseppe Pizza, per avere una idea in vista della ristrutturazione della
villa di Frascati. Giuseppe Pizza a Città della Pieve ha una grande villa,
una villa settecentesca che lui aveva rimesso tutta quanta a posto, con il
giardino, una cosa molto tecnologica...
Di Tolla — Questo Giuseppe Pizza, chiedo scusa, è il fratello di Massimo?
Camaldo — Il fratello grande di Massimo. Il fratello grande di Massimo.
Di Tolla — Quello che sta in politica.
Camaldo — Quello che sta in politica. Stava, non so se sta più. Sta ancora?
Di Tolla — Sì, sì, sì.
Camaldo — Ah, questo qua.
Di Tolla — No, giusto per capire chi è.
Camaldo — Ah, sì. Il primo fratello, penso che... non so, ma penso che sia il fratello
più grande, credo. Non lo so...
Di Tolla — Ha altri tre fratelli, però non sappiamo, in ordine, chi è più grande e chi è
più piccolo.
Camaldo — Ah, altri tre? Cioè...
Di Tolla — Sì.
Camaldo — Adesso io conosco altri due. Adesso dirò.
Taddei — Sono i quattro in totale.
Camaldo —membri della famiglia: il dottor Lino Pizza, che... lui ancora viene, ogni
tanto mi telefona, passa a salutarmi, a livello proprio di conoscenza, al
quale io non ho detto niente di tutte queste storie del fratello, cioè di
questo che poi dirò, a lui non ho detto mai niente. Un altro fratello, che
presumo si chiamasse o si chiami Antonio, ma non so con sicurezza, che
è un medico geriatra...
.
Taddei Luigi.
Camaldo Luigi, forse. Ah, allora Luigi. Non lo sapevo. No, pensavo che si
chiamasse... Io l'ho visto una volta soltanto questo Luigi, un geriatra...
E poi ho visto una volta la mamma, perché sono venuti da me, a San
Giovanni, alla Cappella Corsini, per fare la Prima Comunione della figlia
di Massimo, che doveva fare la Prima Comunione, si era preparata
all'Istituto di... non so dove andava a scuola, c'erano stati dei problemi,
forse la mamma, la vecchia nonna, non poteva andare, che era stata un
po' così, stava male, eccetera eccetera, mi chiese se potevano fare la
Prima Comunione là e noi abbiamo fatto questa Comunione. Quindi, io
Luigi, la mamma, l'ho vista la prima ed unica volta lì a casa, durante
questa... questa Prima Comunione. Devo dire... devo dire che anche...
perché c'era mio padre allora, credo prima di morire, mio padre, mia
mamma, mio fratello piccolo... cioè abbiamo avuto l'impressione che
fossero persone dabbene, persone degne di rispetto, perché si sono
comportati degnissimamente. Cioè poi... manifestavano anche
esternamente cioè dei sentimenti buoni nei confronti di questa vecchia
mamma, che era come se fosse scesa la Madonna in mezzo a loro, tutti
quanti così... al momento della Comunione tutti si sono fatti la
Comunione, hanno partecipato alla messa, hanno risposto alla messa...
cioè queste cose qua. Allora, questo per... diciamo, questa parte della
famiglia. Il rapporto ancora Ugolini—Pizza Massimo: ad un certo punto,
quando loro si sono conosciuti, io non è che mi sono ritirato indietro, ma
io ho mille cose da fare, come ho detto prima, sono sempre indaffarato,
sono sempre occupato, loro due si vedevano spesso, Ugolini e Pizza, si
chiamavano ogni mese, ogni mese e mezzo, ogni... "Monsignore, tutto
quanto bene, tutto quanto a posto, stiamo procedendo in quella cosa".
Ugolini qualche volta veniva... veniva di più, però io gli ho detto
sempre, dico: "Eccellenza, lei non mi deve raccontare tutte queste storie,
perché io non ne capisco, non voglio entrarci. Queste sono cose che vi
dovete vedere voi". Perché lì subito sorse... ancora adesso io non ho
capito bene, per cercare di districare l'imbrogliata questione dell'acquisto
della villa, perché per grossi problemi esistenti... perché questa villa
comprata da Ugolini, cioè che Ugolini voleva comprare questa villa, mi
pare che forse c'erano delle... come si dice...
Di Tolla — Dei problemi di...
De Felice — Di ipoteca.
Camaldo — Di ipoteche, di... Eh, sì, ipoteche... forse questa, la figlia di Ponti, che
adesso non mi ricordo come si chiamava, questa qua forse aveva fatto
delle ipoteche e non l'avevo detto, aveva preso soldi... insomma, c'erano
dei problemi.
Di Tolla — Quanto costava questa villa?
Camaldo — Ah, non lo so.
Di Tolla — Non lo sa?
Camaldo — No.
Di Tolla — Quindi c'erano questi problemi.
Camaldo — Sicuramente c'erano dei problemi. Problemi anche grossi, perché una
volta Ugolini mi disse, dice: "Eh, meno male — dice — Monsignore che
lei, così... che ci siamo conosciuti, che abbiamo conosciuto anche
Massimo Pizza e Giuseppe, perché loro mi possono aiutare a districarmi
in questa cosa, perché è un problema molto grosso". Ma io in questo
istante ancora se dovessi dire quali erano i problemi effettivi... io non li
so.
Di Tolla — Ho capito. C'erano dei problemi, però lei non ne è a conoscenza.
Camaldo — Non sono a conoscenza.
Di Tolla — E i fratelli Pizza come potevano risolvere questo problema? Il Pizza
Massrrrrty, gaffiràvi-è.--p~rtat
Camaldo — Pizza Massimo era come se.:.
Di Tolla — Si è presentato come avvocato, come generale...
Camaldo — No.
Di Tolla — Come appartenente ai Servizi Segreti... che diceva?
Camaldo — Lui era uno che aveva una grande... quello che, secondo me... non tanto
che si è presentato con me, ma quando si è presentato con Ugolini, che
lui era un uomo d'affari, che aveva una grande disponibilità di danaro.
Di Tolla — D'affari, con grandi risorse economiche? Non ha mai detto che faceva
parte dei Servizi Segreti, era appartenente ai Carabinieri...
Camaldo — No, una volta mi disse che c'erano... che c'era... che conosceva forse,
ma però adesso questo non saprei... non saprei dire bene, non saprei...
Di Tolla — Va bene, vada avanti.
Camaldo — Eh.
Di Tolla — Quindi poi che cosa è successo?
Camaldo — Allora, ad un certo momento...
Di Tolla — Sì.
Camaldo — Quindi qui stiamo parlando di un anno, un anno e mezzo di tempo di
questa cosa, eh, almeno. Ad un certo momento, io ho cercato di
memori... di tornare indietro con la memoria, sarà stato a maggio di due
anni fa, penso. Perché io ho fatto il calcolo, l'anno scorso, con tutto
quello che è successo con il Papa, io non ho visto né l'uno e né l'altro,
quindi è stato sicuramente prima. A maggio di due anni fa, ci sarà stata
una rottura dei rapporti fra i due.
Di Tolla — Fra il Pizza e l'Ugolini?
Camaldo — Fra Pizza e Ugolini. E Ugolini mi telefonò e venne da me, disperato,
dicendo che lui aveva dato soldi a Pizza, che questi soldi dovevano
servire per risolvere i problemi, penso del... dell'acquisto di questa casa,
però io adesso come e quando non lo so, ma questo sicuro, non restituiti.
Lui aveva delle difficoltà enormi, aveva problemi gravissimi, il mondo
disperato, proprio disperato.
Di Tolla — Quanti soldi aveva dato al Pizza?
Camaldo — 380.000 euro. Questo lo so precisissimo. E vi spiego perché. Allora, lui
aveva dato in danaro a Pizza 380.000 euro. Allora io dissi
all'Ambasciatore: "Caro Ambasciatore, adesso..."... perché lui era
proprio disperato, voleva fare tutte le cose di questo mondo, voleva...
fare... come si dice, denunce sopra denunce, eccetera. Dico: "Guardi, io
le voglio bene...". Lui era molto afflitto, lui era molto già avanti con gli
anni e un po'... insomma, in salute non stava bene, come poi purtroppo
si è risolto. Io dico: "Guardi, io posso aiutarla in questo momento suo...".
Queste sono cose che una persona può fare una volta nella vita, io lo
posso fare una volta nella vita. Cioè io ho... io ho un giro dove ho tanti
amici, tante persone che mi vogliono bene. Io sono stato tanti anni
segretario del cardinale Poletti, sono venti anni... ventidue anni che sono
Cerimoniere... cioè ho tante amicizie, tante persone buone che mi
vogliono bene. Allora, dico: "Senta, io posso fare così. Io posso, penso di
potere... — e poi di fatto l'ho fatto — penso di poter chiamare un po' di
amici e se lei mi lascia un tempo utile...". Avevo chiesto un anno, ma poi
si è risolto in meno. "Se lei mi lascia un anno di tempo, io posso venirle
incontro. E quel danaro che le doveva dare Massimo Pizza io glielo
rimetto... glielo metto insieme io un po' alla volta, in modo che lei possa
risolvere questi suoi problemi, si tranquillizzi la vita...", perché lui era
tesissimo, molto nervoso, molto teso. "Si tranquillizzi la vita e termini
ogni rapporto con Massimo Pizza". Così è stato.

(1- continua)