Il lato scoperto del governo

Da più di cinquanta anni la vita privata dei presidenti dei Consiglio italiani, ma anche di importanti leader politici e di rappresentanti delle istituzioni viene protetta e blindata in ogni modo dalla sicurezza pubblica. Non sono mancati premier e importanti esponenti di ogni partito, anche della Dc, che nella vita privata hanno razzolato assai meno bene di quel che sarebbe apparso nelle dichiarazioni e battaglia pubbliche. Amanti, relazioni anche omosessuali, feste private non sono mancate. Non una foto, un video, un resoconto, un’indagine è scappata. E’ questo il lato che più preoccupa perfino gli esponenti più seri dell’opposizione delle vicende che riguardano Silvio Berlusconi: il tema è l’assenza di protezione e sicurezza... All’ora di pranzo sotto il mio ufficio ho incontrato ieri un uomo serio e cristallino come l’ex tesoriere dei Ds, Ugo Sposetti, oggi parlamentare del Pd. Il colloquio è stato privato, mi perdonerà però se ne rivelo parte del contenuto, perché le sue osservazioni raccontano molto del disagio che si vive anche in quel partito e soprattutto centrano il tema più delicato di quel che sta avvenendo in queste ore. “Ho incontrato a cena ieri sera dei colleghi del Pdl”, spiegava Sposetti, “e ho chiesto loro se sono impazziti: volete preoccuparvi di garantire una volta per tutti la sicurezza del presidente del Consiglio? Ma non è un tema solo loro. Berlusconi è il presidente del Consiglio d’Italia, io ho rispetto per le istituzioni. Qui non è questione di vita privata o meno. Come è possibile in Sardegna o a Portofino fare cinquemila fotografie che ritraggono il premier e i suoi ospiti in casa? Certo, si è trattato di un flash. Ma come ci riesce un flash può arrivarci una pallottola. Che fa la sicurezza? E nessuno è preoccupato della gravità di quanto sta accadendo? E’ protetta così la residenza romana del premier? Chiunque può introdurvisi, scattare foto, effettuare registrazioni, farle circolare senza che nessuno sia in grado di impedirlo o di saperlo prima?”. Sposetti è appunto politico limpido, di quelli rari. Ha senso delle istituzioni come chi è cresciuto a quella grande scuola politica del partito comunista. Ma la sua preoccupazione non è solitaria. “Beh, certo che tentare di sfruttare politicamente quel che sta accadendo è da matti”, sostiene ad esempio Bobo Craxi, pur ritenendo che un presidente del Consiglio dovrebbe evitare situazioni che lo mettano troppo a rischio, “ma sbagliamo noi a non capire la gravità”. Non è un tema di donnine. Ma di sicurezza delle istituzioni Franco Bechis
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