Sòla o censura? Repubblica non pubblica lo scoop dell'Espresso

Cerca e ricerca, sfoglia e risfoglia. Nulla. Su Repubblica di oggi non si trova nemmeno un rigo sulle vicende pugliesi dell'Italia dei bollori. Eppure la notizia del giorno prima, di una denuncia per ricatti sessuali a due alti esponenti del partito di Antonio Di Pietro, l'aveva anticipata alle agenzie il settimanale L'Espresso, fratello gemello del quotidiano diretto da Ezio Mauro. Delle due l'una: o la favoletta delle notizie che vanno comunque date è appunto una favoletta anche in casa Mauro, o la scelta del silenzio è un atto di sfiducia palese a L'Espresso: la notizia non è stata pubblicata perchè ritenuta- come si dice a Roma, 'na sòla...

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In campagna elettorale la notizia deve essere sfuggita ai torinesi che pure hanno votato plebiscitariamente Piero Fassino come sindaco del capoluogo subalpino. Ma a ben scorrere fra gli annunci economici de La Stampa il primo atto del sindaco di Torino non è di quelli che fanno gongolare i cittadini: un bando di gara triennale dell'importo di 12,9 milioni di euro per affidare i servizi di "notificazione e archiviazione delle violazioni al codice della strada", e cioè le multe. Quel che probabilmente può suscitare qualche fischio (tanto Fassino ormai è stato eletto) è contenuto nel disciplinare di gara pubblicato per esteso sul sito del Comune di Torino. Al punto 3.2 del contratto proposto si trova scritto: "La civica amministrazione si impegna a richiedere nel triennio, un quantitativo minimo di notifiche pari a n. 1.000.000". Ah, bei tempi quelli in cui uno si faceva eleggere promettendo un milione di posti di lavoro. Fassino non ha nemmeno chiesto, ma una volta eletto si è già impegnato: un milione di multe per tutti...

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Che l'inchiesta sulla presunta P4 del pm John Woodcock fosse un po' traballante e appiccicaticcia si è ben compreso dalla scure calata dal gip che ne ha fatta buttare via più della metà. Ma che qualcosa fosse stato fatto fin troppo frettolosamente era ben noto anche al procuratore capo di Napoli, Giovandomenico Lepore. Un paio di mesi fa i suoi pm erano pronti a inserire nei capi di accusa verso Luigi Bisignani anche quello di avere condizionato e addirittura diretto l'attuale ministro della pubblica Istruzione, Mariastella Gelmini. In una telefonata intercettata fra i due infatti sembrava che Bisignani le desse ordini imperativi: "se fai così non ti accadrà nulla". Siccome l'episodio non riusciva ad avere controprova, su richiesta della difesa accolta da Lepore, sono stati riascoltati i nastri originari della intercettazione un po' frettolosamente trascritti. Ed è saltata fuori la verità. La Gelmini doveva andare a inaugurare un asilo nido a San Donato milanese, all'Eni. La sua scorta l'aveva avvisata che forse qualcuno stava preparando una contestazione pubblica per strada. Per un asilo nido il ministro non voleva affrontare polemiche e paginate di giornali. Così ha telefonato al suo amico Bisignani: "conosci qualcuno all'Eni per sapere se è vero che ci sono contestatori sulla strada". Bisignani ha chiamato ed è stato messo in contatto con la vigilanza dello stabilimento, che ha guardato la strada d'accesso sul retro dello stabilimento e ha visto che era sgombra: nessun contestatore. Richiamata la Gelmini è stato spiegato alla scorta quale strada fare per giungere all'asilo nido. E al ministro Bisignani ha chiosato: "se fai così non ti accadrà nulla". Solo grazie allo scrupolo di Lepore così fra le accuse rivolte a Bisignani non si è unita quella di avere diretto con la P4 anche il ministero della Pubblica istruzione...
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