E' Bersani il più coccolato dai Tg Rai

L’allarme è stato lanciato ieri dalle colonne di Repubblica: “Il Pdl invade i Tg Rai” e Silvio Berlusconi naturalmente li guida e presiede. E giù una serie di dati attribuiti all’Authority per le telecomunicazioni per testimoniare la preoccupazione dell’organismo di garanzia per presunte ripetute violazioni della par condicio. Ma i dati reali offrono un quadro diametralmente opposto. Nei telegiornali Rai viene sostanzialmente rispettato l’equilibrio che da anni governa la par condicio: un terzo del tempo al governo, un terzo alla sua maggioranza e un terzo all’opposizione. Se squilibrio c’è è proprio a favore di Pd-Idv e Udc. Nella settimana dal 28 febbraio al 6 marzo scorso, quella successiva alla presentazione delle liste, con tutto il caos che ne è venuto, il governo e il suo presidente hanno ottenuto sui Tg Rai non un terzo, ma un sesto o un settimo dello spazio a disposizione. Maggioranza e opposizione sono in perfetta par condicio sul Tg1 (28,72% l’una e 28,12% l’altra). Su tutti gli altri Tg ha spazio oltre misura l’opposizione, in vantaggio di 3,2 punti sul Tg2, di 6,3 punti sul Tg3 e dei quasi 12 punti su Rai news 24. Nelle due settimane precedenti di campagna elettorale, con le liste non ancora presentate, il governo ha avuto più spazio, con un eccesso di presenza sul Tg2 e un difetto sul Tg3. Quanto ai rapporti fra maggioranza e opposizione, Pdl e soci erano in vantaggio di un punto e mezzo sul Tg1 e in svantaggio di due punti e mezzo sul Tg2. Assai rilevante invece la violazione della par condicio su Tg3 (quasi venti punti percentuali regalati in più all’opposizione rispetto alla maggioranza) e su Rai news 24 (29 punti percentuali in più all’opposizione). La preoccupazione dell’Authoprity per lo squilibrio dunque riguarda l’eccesso di amore (proibito in campagna elettorale) di Tg3 e Rai news 24 nei confronti di Pd, Italia dei valori, radicali, verdi, sinistra e Udc. Per valutare la par condicio infatti un tempo la commissione di vigilanza e da quando è nata l’Authority prendono in considerazione il tempo di parola, e cioè le interviste e le dichiarazioni di tutti i protagonisti della politica trasmesse in diretta o riassunte dal conduttore o dal giornalista specializzato. Non fa fede invece il cosiddetto “tempo di notizia”, quello per cui un politico o un partito è oggetto e non soggetto della notizia trasmessa. Ad esempio nel caso del processo Mills tutto il tempo dedicato alla notizia è attribuito al Pdl e a Silvio Berlusconi, e non potrebbe essere considerato un favore. Altro esempio: se Antonio Di Pietro viene intervistato per un minuto da un tg e dice che Berlusconi è un corrotto, un mafioso e un bandito, quel minuto viene calcolato nel tempo di parola a favore di Di Pietro e nel tempo di notizia a favore di Berlusconi. Per questo il tempo di notizia (che per altro è giustamente dettato dalla cronaca) non vale ai fini della par condicio. Quello di parola dice invece che l’invasione dei Tg di Stato finora è stata di Pierluigi Bersani & c

4 commenti:

Tetsuo ha detto...

Ma la fonte di qusti dati?
Da quele istituto statistico o di controllo arrivano?

Franco Bechis ha detto...

Arrivano dall'Isimm che fornisce i dati all'Authority tlc. Si trovano sul sito dell'Authority, basta prendere le pagine con "tempo di parola"...

Tetsuo ha detto...

Ho trovato i riferimenti da lei citati, ma la sostanza dei fatti mi sembra un pò diversa da quanto lei espone.
Infatti i dati rispecchiano quanto pubblicato da Repubblica (parlo delle percentuali secche) e nel dato aggregato tra Rai e Mediaset, mostrano uno squilibrio verso la compagine di maggioranza.
Ovviamente nei TG mediaset non c'è battaglia, mentre nei Tg Rai, si salvano giusto Rai 2 e Rai 3 come percentuali, mentre il Tg1 mostra uno squilibrio più accentuato.
Credo che sarebbe giusto, per un giornalista, citare sempre le sue fonti e dato che internet lo permette, linkare certe cifre direttamente alle tabelle corrispondenti, in modo da permettere agli utenti di verificare con i loro occhi che il dato è reale.
Questa è la forza di Internet, cioè permettere a chiunque di verificare i dati, cosa che in TV e nei giornali non è permesso.
Se poi lei vuole fare un articolo sulle metodologie di rilevamento è una cosa diversa.

Franco Bechis ha detto...

No, i dati sono quelli che ho pubblicato io, non Repubblica. Li seguo dal 1993 e conosco le regole. Il più equilibrato è il Tg1. D'accordo con lei su Mediaset, che però non viene pagata dal canone di tutti gli italiani. In ogni caso per la par condicio le regole sono due: il riferimento è al "tempo di parola" e gli spazi devono essere divisi 33% governo, 33% maggioranza e 33% tutte opposizioni insieme. Nelle tabelle sul tempo di parola sul sito dell'autorità lei troverà due colonne percentuali. Una che non considera il governo, e una che comprende governo e istituzioni. Nella prima ci sarebbe par condicio se pdl + lega+ mpa fossero al 50% e al 50% tutti gli altri messi insieme. Nella seconda vale invece la regola sopra citata, quella di un terzo a testa. Le guardi e poi mi dica se ha più ragione Repubblica o il sottoscritto...