La scuola di Obama modello Gelmini

Via i professori fannulloni dalla scuola pubblica. Chiusura per gli istituti inefficienti e potenziamento di quelli migliori con i risparmi ottenuti. Mobilità per gli insegnanti costretti per fare carriera a passare per le sedi più disagiate in modo da non fare mancare qualità alle scuole di periferia. Attenzione, prima di scendere in piazza, occupare tutte le scuole e le università, coniare nuovi slogan contro Mariastella Gelmini e i suoi evidenti ispiratori: quel castiga-insegnanti di Renato Brunetta e il solito Giulio Tremonti dal braccino corto. Questo piano-scuola è a stelle e strisce. Porta la firma di uno dei beniamini sicuri dei manifestanti italiani: Barack Obama, candidato democratico alla presidenza Usa.. Certo, la scuola pubblica americana è in condizioni assai diverse e peggiori di quella italiana, ed è noto. Ma la ricetta per migliorarne gli standard contenuta nel piano appena presentato da Obama e dal suo vice Joe Biden e assai simile a quella contestatissima in Italia. Perfino nell'apertura alla scuola privata che come tutti sanno è di elevatissima qualità negli States. Al candidato democratico oggi in testa nei sondaggi dei principali istituti nella gara finale per la Casa Bianca è venuta in mente la stessa soluzione già sperimentata dalla Lombardia di Roberto Formigoni e da altre regioni italiane: il buono-scuola. La soluzione di Obama è quella di una detrazione fiscale di 4 mila dollari per consentire anche a chi ha meno possibilità l'iscrizione al college. In cambio gli studenti così premiati dovranno dedicare cento ore all'anno al servizio della comunità in cui risiedono, una sorta di volontariato per favorire il diritto allo studio. Soluzione ponte ideata solo fino a quando la scuola pubblica americana non raggiungerà gli standard qualitativi previsti dal piano democratico, anche attraverso piani di formazione continua degli insegnanti. Ma le soluzioni tecniche trovate sembrano davvero identiche a quelle buttate sul piatto dalla Gelmini in Italia. E in un paese come gli Stati Uniti dove la soluzione dei problemi vale assai più delle bandiera ideologiche con cui altrove si nasconde la loro esistenza, non una polemica è nata in proposito. Nessun appunto alla proposta di chiudere istituti le cui performance sono al di sotto dell'esigenza educativa, a quella di togliere dal mercato chi si è auto-escluso, come gli insegnanti non preparati e assenteisti. Sono ricette semplici, che nel resto del mondo aiutano...

STRAORDINARI, STATALI E PS FUORI. Tremonti stoppa Brunetta. Vegas conferma

Hanno atteso oltre due ore lunedì sera, poi nella più classica tradizione tremontiana, i partecipanti al pre-consiglio dei ministri si sono dovuti accontentare di una semplice bozza riassuntiva del pacchetto del ministro dell'Economia, Giulio Tremonti su detassazione degli straordinari e abolizione dell'Ici. Come già accadeva durante il Berlusconi bis e ter, Tremonti non ha inviato in preconsiglio i suoi testi, di cui è gelosissimo. Ma da fonte autorevole una certezza c'è già: la detassazione sperimentale degli straordinari non sarà estesa agli statali e nemmeno alle forze di polizia che operano su strada, come chiedeva Renato Brunetta. La conferma è arrivata martedì mattina alle 9 in Transatlantico dal sottosegretario all'Economia, Giuseppe Vegas. "Vero che ci sono problemi di costituzionalità nell'escludere gli statali, come ha segnalato Pietro Ichino", spiegava Vegas, "ma questi si risolvono con il carattere sperimentale della misura. Concedere alle forze di polizia quel che non viene esteso all'esercito o agli altri dipendenti pubblici avrebbe causato invece problemi ancora più rilevanti..."

L'APREA CERCA RASSICURAZIONI DA BOCCHINO

Non aveva preso nel migliore dei modi la sua esclusione dalla squadra ministeriale, Valentina Aprea. Anzi, a lei- la massima esperta di scuola di Forza Italia- la sola proposta di fare il sottosegretario all'Istruzione del ministro Maristella Gelmini è sembrata una sorta di provocazione, tanto da essere sdegnosamente rifiutata. Passata la delusione, però l'Aprea rischiava di restare senza alcun incarico. Basta rifiuti, via libera alla presidenza della commissione Cultura della Camera. Ma con il suo sì per quella poltrona è iniziato nei suoi confronti un fuoco di sbarramento continuo da cui hanno faticato a salvarla il capogruppo Fabrizio Cicchitto e il vicepresidente della Camera, Maurizio Lupi, suo grande sponsor. Così alle 8 e 30 di martedì 20 maggio l'Aprea è entrata a Montecitorio per affrontare con il vicecapogruppo (o presidente vicario, come ci tiene lui ad essere chiamato) Ital.o Bocchino le ragioni di un'interdizione che ha visto protagonista soprattutto An. Alla fine, poco prima delle 9, lei sembrava soddisfatta. Bocchino sorrideva. E chissà se diceva la verità...

VITO E' MINISTRO, MA AL MINISTERO NON LO SANNO

Elio Vito è l'unico ministro non ancora pienamente in carica nel gabinetto Silvio Berlusconi quater. Nel sito Internet del governo italiano Vito infatti risulta regolarmente in carica come ministro dei rapporti con il Parlamento. Ma se si naviga nel sito del suo ministero e si clicca sul Who's who, si scopre che in carica al ministero dei rapporti del Parlamento c'è ancora Vannino Chiti, il predecessore del governo di Romano Prodi che evidentemente ha ancora molti fans a palazzo... Ecco che cosa appare sul sito all'indirizzo... http://www.rapportiparlamento.it/default.asp?pagina=20 sei in Chi è chi Il Ministro Vannino Chiti Biografia

Biografia del Ministro Vannino Chiti

Il ministro per i rapporti con il parlamento <span class=Vannino Chiti. Nato a Pistoia il 26 dicembre 1947, laureato in filosofia. Studioso del movimento cattolico, vanta una lunga esperienza politica e amministrativa. Nel 1970 viene eletto consigliere comunale di Pistoia, poi assessore e infine sindaco della città. Nel 1985 eletto in consiglio regionale. Nel gennaio 1992 eletto presidente della Regione Toscana. La sua giunta s'impegna nella difesa dell'apparato produttivo e dell'occupazione, nello smaltimento dei rifiuti, nelle prime battaglie federaliste....

In casa Veltroni basta il superstipendio di Walter. L'architetto Flavia nel 2005 ha guadagnato meno di mille euro

Basta e avanza il superstipendio di Walter in casa Veltroni. Pur senza diritti di autore dei numerosi libri (nel 2005 non risultano), per tirare avanti alla famiglia è stato più che sufficiente lo stipendio da sindaco di Roma cumulato con il vitalizio da parlamentare. Walter ha sempre detto che parte di questo sarebbe finito in beneficenza, ma al fisco andava comunque dichiarato. Il suo reddito 2005 è ammontato così a 376.264 euro. E la moglie Flavia Prisco, architetto di fama, si è limitata a prestare consulenze casalinghe: è stata lei infatti a studiare il restyling dell'abitazione da poco acquistata da un ente pubblico. Consulenza naturalmente gratuita o quasi. Tanto che nel 740 Flavia ha inserito un reddito quasi da nullatenente: 948 euro in tutto il 2005...

Ma in casa del suo sindaco i pantaloni li indossa lui, Alemanno. Isabella Rauti guadagna solo un terzo del marito

All'epoca lui in effetti era parlamentare e pure ministro delle Risorse Agricole. Sarà stato anche per questo cumulo di incarichi che in casa Alemanno nel 2005 i pantaloni li vestiva rigorosamente lui, il Gianni neo sindaco di Roma. Reddito dichiarato: 188.055 euro, quasi il triplo della gtentile consorte. Isabella Alemanno, qui sopra ritratta insieme al marito nel giorno dle trionfo elettorale al comune di Roma, ha dichiarato infatti nel 2005 un reddito complessivo di 57.709 euro...

In casa Rutelli è Barbara a portare i pantaloni. Guadagna tre volte il marito, rimasto disoccupato

Chi porta i pantaloni a casa Rutelli? Ma naturalmente lei, Barbara Palombelli. Perfino prima che il marito diventasse quasi disoccupato perdendo il posto di lavoro da ministro e poi facendosi sfilare anche quello da possibile sindaco della capitale, era Barbara la colonna a cui la famiglia doveva aggrapparsi. Basti dare un'occhiata ai redditi 2005 della coppia: per fare una Palombelli con i suoi 304.454 euro di reddito imponibile ci volevano quasi tre Rutelli, che nel 740 non è andato oltre i 132.500 euro...

Berlusconi non è poi così ricco. A Milano lo battono Micheli jr e tutti gli stilisti

Prima sorpresa. Silvio Berlusconi, l'italiano ricco più famoso all'estero, nella sua Milano è solo sesto nella classifica dei contribuenti 2005 (28 milioni). Superato ampiamente dagli stilisti simbolo del made in Italy: Giorgio Armani (44,9 milioni), Domenico Dolce (29,7 milioni) e Stefano Gabbana (29,6 milioni). Primissimo in classifica, e primo in Italia Carlo Micheli, classe 1970, figlio del finanziere Francesco Micheli: reddito 2005 complessivo di 101 milioni di euro. Ma a Milano più ricco di Berlusconi è anche un manager: Enrico Bondi (Parmalat), 31 milioni. Il capoluogo lombardo si conferma la capitale del fisco, con oltre 500 milionari, battendo in ricchezza ampiamente la capitale reale, Roma (...) Oggi iniziamo a pubblicare i primi 300 contribuenti di 8 città italiane: Milano, Roma, Napoli, Firenze, Genova, Torino, Bologna e Venezia. Continueremo con tutti i redditi vip anche al di sotto delle cifre stratosferiche. Poi vi racconteremo i redditi nei grandi giornali, nella Rai (oggi prima puntata), in Mediaset, in tutte le imprese di comunicazione. Quelli dei vertici di Confindustria e delle organizzazioni sindacali, divise per territorio. Quelli di professionisti di ogni ordine e grado, quelli dei calciatori, di tutti gli uomini di spettacolo. Quelli dei banchieri piccoli e grandi, e dei dirigenti di tutte le aziende pubbliche e private. Vi racconteremo l'Italia attraverso la lente particolare dei redditi 2005. Con una grande operazione trasparenza che a questo punto è più che necessaria: essenziale. Dopo avere inserito alla chetichella, in un modo che lascia attoniti, questa grande novità in rete, il governo ha pensato bastasse un click a fermarla. Lo ha pensato perfino uno come Beppe Grillo, ritenuto un guru di Internet e invece travolto da questa vicenda. Non si può più. Quei dati sono stati scaricati- parzialmente- da centinaia e centinaia di naviganti. Da ieri mattina li mettono a disposizione attraverso il peer to peer. Con il rischio di offrire dati incompleti, di usarli strumentalmente e a proprio piacimento. Di farli diventare un business per gente dagli scopi poco chiari. Non abbiamo altra strada che questa operazione trasparenza, che ora è divenuta perfino specchio della civiltà di un paese. Lo faremo avendo presente il nostro ruolo di giornalisti: spiegando e tenendo presente la rilevanza pubblica dei personaggi di cui rileveremo il 740. E raccogliendo, insieme alla pubblicazione, tutte le opinioni contrarie, più che legittime.

Ora quei 740 diventano armi improprie. Unico antidoto: la trasparenza

Tutte le dichiarazioni dei redditi degli italiani sono state on line per meno di 24 ore. Dopo le rivelazioni di Italia Oggi ieri l'Agenzia delle Entrate ha fatto marcia indietro. Il suo sito Internet preso d'assalto fino dal primo mattino è andato in tilt. Poi il Garante della privacy ha contestato la decisione di pubblicare tutti i 740 vietandone l'ulteriore diffusione. Vincenzo Visco, il viceministro delle Finanze prima ha difeso l'operazione-trasparenza, poi è andato a palazzo Chigi per difendersi da un infuriato Romano Prodi. Insorge la nuova maggioranza di centro-destra, tace scuotendo la testa Giulio Tremonti. Ma una cosa è certa: quei dati sono finiti in molte mani in quelle ore. E diventano pericolosi...Ieri abbiamo sottolineato come un'operazione storica come la pubblicazione su un sito Internet del governo per la prima volta nella storia d'Italia delle dichiarazioni fiscali di tutti i cittadini avrebbe meritato un dibattito pubblico e un annuncio con tanto di fanfara. Farla alla chetichella, come è avvenuto, e poi giustificarsi come ha fatto ieri l'Agenzia delle Entrate con lo schermo di norme del 1991 e del 2005 mai applicate, è non solo tartufesco, ma assai poco credibile. Fatta la frittata, c'era un solo passo peggiore da compiere, ed è statoi puntualmente mosso ieri: lasciare in balia di chiunque quei dati, e poi all'improvviso toglierli di torno aggiunge un danno vero alla beffa iniziale. Perché quei dati nel frattempo sono stati scaricati- parzialmente o completamente da centinaia o migliaia di naviganti. Lo abbiamo fatto anche noi, nella redazione di Italia Oggi. Ma il nostro scopo è dichiarato: pubblicarli, e questo faremo, fornendo ogni spiegazione di lettura. Altre mani potrebbero però avere motivi meno trasparenti. Gli stessi dati potrebbero essere utilizzati nascondendone alcuni e mettendone in rilievo altri. I file così diventano possibili armi di ricatto in mano a chi ha pochi scrupoli. L'operazione trasparenza che poteva essere cavalcata, difesa e perfino rivendicata in pubblico, ora si è trasformata in un dossier di quelli che circolavano un tempo nei servizi segreti deviati. Tutto questo va evitato, qualsiasi opinione uno abbia avuto sull'opportunità o meno di mettere nella piazza virtuale mondiale quei dati fiscali. Il dibattito che ieri si è aperto, e che ha fatto gridare allo scandalo molti esponenti del centrodestra che fra pochi giorni avranno le leve di comando del governo, lascia presagire l'intenzione di mantenere oscurate quelle dichiarazioni dei redditi. Commenti e preoccupazioni sono legittime, personalmente condivido alcune preoccupazioni sui rischi che si corrono, ma quando i buoi sono scappati dalla stalla tutto è inutile. Ora la principale urgenza è non trasformare in attentato alla democrazia quella che- altrimenti gestita- avrebbe potuto essere una grande prova di democrazia. Le dichiarazioni dei redditi non sono coperte da segreto. La loro pubblicità- sia pure in forma cartacea- era da tempo garantita dalla legge. Anche se gli italiani restano assai gelosi dei segreti sul proprio tenore di vita, nel mondo questa trasparenza è costume consolidato da molti anni. Non è uno scandalo in sè mettere su Internet- a disposizione di tutti- quei dati cartacei. Forse più pericoloso in alcune regioni italiane che in altre: dove regna la criminalità organizzata, i dati facilmente reperibili sono buona guida per orientarsi nella richiesta di pizzo, nelle estorsioni, nella preparazione di rapimenti e rapine. Ma è un rischio che ormai va corso. Come spiega saggiamente Renato Brunetta nell'intervista che troverete all'interno, il vero pericolo è avere pochi dati nelle mani di pochi. Ne siamo convinti, e faremo la nostra parte per evitare questo rischio. Abbiamo iniziato da noi, giornalisti di Italia Oggi, mettendo in piazza il nostro reddito 2005 che era rintracciabile da chiunque in quegli elenchi. E lo faremo per tutti gli altri nei prossimi mesi. Redditi divisi per categorie professionali, anche per un confronto utile a tutti. Redditi divisi per comune di appartenenza, perché a questo punto meglio che i dati siano completi e a disposizione di ogni comunità. Verranno meno le tentazioni di un utilizzo improprio. Se ci fermerà la legge, non potremo che arrenderci. Ma lo riterremmo un errore, non di poco conto. Ora l'esercizio più importante è l'assoluta trasparenza democratica. Ve lo garantiremo, con le nostre piccole forze...

Cacia al 740 del vicino- Visco ha messo tutti i redditi in piazza

Quanto guadagna Francesco Totti? Basta andare su www.agenziaentrate.gov e in pochi minuti lo saprete. Città di Roma, contribuenti 2005, alla lettera “T”. Eccolo, il pupone: 10 milioni e 85 mila euro lordi. Più o meno il doppio della dichiarazione presentata nella stessa città da un altro personaggio famoso, Maurizio Costanzo. Tre volte il reddito 2005 di Paolo Bonolis, uno dei personaggi televisivi più pagati. Cinque volte la dichiarazione dei redditi di John Elkann, l'erede della famiglia Agnelli in Fiat. Per fare un Totti ci vogliono più di sei Francesco Gaetano Caltagirone (1,5 milioni). Ma solo due Beppe Grillo e mezzo (4,2 milioni). Ogni curiosità sarà soddisfatta. Per la prima volta sono online tutti i redditi degli italiani (...)(...) Ci sono tutti, milioni di dichiarazioni di persone fisiche, di persone giuridiche, di società di persone. C'è il vip da rintracciare, e per i lettori di Italia Oggi qualche curiosità abbiamo iniziato oggi a soddisfare. Ma c'è anche lo sconosciuto al grande pubblico con la sua bella dichiarazione dei redditi. Quello che ritieni ricchissimo e invece dichiara un reddito da barbone. Il compagno di ufficio che ritenevi pari a te, e invece guarda tu cosa gli devono avere dato extra. Il vicino di casa che zitto zitto sembrava un poveraccio, ed ecco lì quanto guadagna che ci vogliono sei stipendi tuoi per farne mezzo suo. E quell'altro del palazzo a fianco, sì, quello della Ferrari nascosta in garage, tirata fuori nei week end? Come fa a guadagnare quella manciata di euro? Signori, ecco l'ultimo regalo di Vincenzo Visco prima di svuotare i cassetti del ministero e passare il testimone alla squadra di Giulio Tremonti. Tutto legittimo, naturalmente. I redditi degli italiani non sono mai stati coperti da segreto di Stato. Il direttore dell'Agenzia delle Entrate, Massimo Romano, prima di inserire sul suo sito Internet tutti i dati ha scritto al Garante della privacy, Francesco Pizzetti, per chiedere ed ottenerne l'autorizzazione. Ma proprio nel passaggio delle consegne fra un governo e l'altro questa clamorosa novità inserita un po' alla chetichella, pubblica ma non strombazzata, potrebbe avere l'effetto di avvelenare non poco i pozzi. Una caccia al reddito del vicino promossa ora rischia di creare un clima sociale ancora più difficile di quello già esistente. Dentro un posto di lavoro, in una piccola comunità, in ogni ambiente scatterebbe l'invidia per qualsiasi tipo di differenza non giustificata. Forse una consultazione di questo tipo- e chissà se è proprio questo il motivo della pubblicazione- è in grado di produrre schiere di delatori, pronti ad aiutare per qualche piccola vendetta il fisco denunciando tenori di vita non compatibili con quei redditi ora conosciuti e confrontati con il proprio. Ricordo per altro che proprio i protagonisti di questa operazione trasparenza avevano gridato al delitto e allo scandalo all'inizio della scorsa legislatura per un accesso non autorizzato a questo tipo di dati da parte di operatori della stessa agenzia delle Entrate o di militari della guardia di Finanza che giocherellavano con le banche dati sbirciando le dichiarazioni dei redditi di questo o quel potente di turno. “Spiati”, si disse, montando uno scandalo politico-mediatico che poi si è dissolto nelle aule di tribunale. Quel che allora suscitò orrore, è divenuto regola, strumento di par condicio. Si possono sbirciare in un modo o nell'altro i redditi della Casta? Bene, lo si faccia anche con i signori Rossi, Verdi e Bianchi che magari erano in prima fila da veri voyeur. Quei dati di così facile accesso sul sito dell'Agenzia delle Entrate non sono illegittimi- e lo abbiamo sostenuto anche all'epoca delle presunte spiate ai politici, che tali non erano. Fanno la gioia di noi giornalisti che siamo sempre a caccia di notizie così. Ma rischiano di produrre conseguenze non dominabili: mettere tutto nella piazza virtuale, che non si dimentica e resta lì a disposizione senza ulteriori spiegazioni, sembra atto di democrazia, ma è arma affilata e molteplice taglio. Non sarebbe stato male- a proposito di democrazia e trasparenza- affrontare prima una pubblica discussione sulla opportunità o meno del gesto...

Quanto valgono le promesse di Veltroni? Nulla...

È stato difficile trovare una foto utile per la campagna elettorale di Walter Veltroni. Ne puoi passare decine e decine e non ce n'è una in cui il leader Pd venga bene. Non sorride quasi mai. Spesso è accigliato. Altre volte ombroso, si vede che cova dentro ira e non può tirarla fuori tradendo un clichè che si è imposto. Quando la Saatchi & Saatchi alla vigilia della campagna esaminò inutilmente una montagna di immagini, subito ne saltò all'occhio una, la sola. Uno scatto di Marco Delogu apparso sulla copertina di Class. Chiese la liberatoria al fotografo e all'editore che l'aveva pubblicata. Quel giorno comunicai io al portavoce di Veltroni, Roberto Roscani, il via libera. In cambio chiesi un'intervista. «Sì naturalmente...».

«Sì, naturalmente», è il ritornello che per 51 giorni mi è stato ripetuto in ogni modo. Per telefono, per sms, per e-mail. Perché Veltroni non dice mai «no». E la sua squadra si è abbeverata a questa tecnica micidiale. Nei 51 giorni Italia Oggi insieme a Class-Cnbc ha intervistato Silvio Berlusconi, Fausto Bertinotti, Pierferdinando Casini, Daniela Santanchè, Giuliano Ferrara e decine di altri, candidati premier o semplici candidati. Da Veltroni mai un no. «Adesso la facciamo, pazienta». Ho dato la disponibilità a salire sul pulman con le telecamere in qualsiasi ritaglio di tempo. Alle 7 del mattino, a mezzanotte. In qualsiasi luogo di Italia, con il semplice preavviso di qualche ora per trovare la troupe televisiva necessaria. «Ah, se è così, allora...», prometteva Roscani. Mai un no, fino a quando naturalmente ho capito da solo che il suo quasi sì mi avrebbe portato a schiantarmi sul muro dell'impossibilità. Naturalmente Veltroni è sempre stato libero di dare o non dare interviste a chi più gli piace, e non è in discussione questa libertà. Avesse detto «No, non mi interessa», fin dall'inizio, come fecero Romano Prodi e Silvio Sircana nel 2006, tutto sarebbe stato più semplice e chiaro. Allora chiesi: «Non vi interessa il giornale dei professionisti? Commercialisti, ordini professionali, categorie produttive? Non vi interessa rivolgervi a loro?». La risposta fu «No», sincera. Non ci volle molto nemmeno a comprenderne il motivo, visto che come primo atto di governo sui professionisti e sulle categorie produttive calò secco il bastone di Pierluigi Bersani e Vincenzo Visco. Con la coerenza che a Prodi non è mai mancata, non si volle nemmeno per scherzo promettere quel che fin dall'inizio si sapeva bene non potere mantenere. E convengo fosse inutile e poco produttivo elettoralmente rivolgersi ai lettori di Italia Oggi, annunciando: «Votatemi, e vi prenderò a schiaffi». Sono passati due anni, è arrivata la svolta copernicana di Veltroni. «Vi interessa l'intervista al giornale dei professionisti?». Risposta «Sì», ma significava no, e a questo punto non c'è più dubbio. Altra domanda: «Vi interessano i professionisti?». Risposta «Sì». «Le categorie produttive, le partite Iva?». Risposta: «Sì». Cosa significhino quei sì io non sono in grado di dire, ma fossi lì a guidare un ordine professionale, un'associazione di categoria, avessi una partita Iva, toglierei dal ripostiglio l'armatura, buona per proteggere in caso di pericolo e ottima già adesso per toccare ferro. Dispiace per i lettori di Italia Oggi e per i telespettatori di Class-Cnbc, che non avranno questa possibilità, anche se hanno potuto leggere- e nei prossimi giorni ancora, programmi, pensieri ed opinioni di altri autorevoli esponenti del Partito democratico. Non potremmo dare loro le risposte alle curiosità e agli interrogativi che riguardano il leader del Pd come è accaduto con tutti gli altri candidati premier. Con o senza la viva voce di Veltroni questa campagna elettorale- per fortuna- volge alla fine. Probabilmente è stata fra le meno coinvolgenti degli ultimi anni. Diciamo pure noiosetta salvo rare e lodevoli eccezioni. Con le polveri ormai bagnate si prova a lanciare qualche fuoco di artificio nelle ultime ore. Silvio Berlusconi che vuole fare l'esame psicologico ai pm, e la spara così grossa che anche lui fatica a crederci. Veltroni che dopo avere costruito una campagna elettorale secondo lui di svolta buonista, di riconoscimento dell'avversario che non è un nemico, di civiltà, ieri s'è inventato niente meno che un patto di fedeltà alla Repubblica, manco ci fossero le truppe dei Savoia alle porte. Meglio finirla qui, senza altro squallore.

BERTINOTTI SI CONFESSA SULLA CASTA, IL CACHEMIRE, IL SALOTTO ANGIOLILLO E I FALLIMENTI DEL GOVERNO PRODI

Intervista di Italia Oggi e Class-Cnbc

Domanda. Presidente Fausto Bertinotti, è deluso da questa campagna elettorale?

Risposta. Confesso che per una parte si. Insisto su questo carattere scisso della campagna elettorale che, per uno come me che le ha fatte su entrambi i binari, è evidente. Una è la campagna elettorale massmediatica che è davvero potente e- io credo per un difetto di sistema-davvero poverissima. Francamente anche questa discussione su come dev'essere la campagna elettorale, aspra o dolce, è incomprensibile. L'altra campagna, quella nel paese reale, è autentica. Si può incontrare l'entusiasmo, come io l'ho incontrato all'università di Rende: un'aula magna gremita all'inverosimile di giovani. Lo stesso nella piazza di Bari. Oppure si può incontrare anche la durezza, il gelo di realtà dove i temi del lavoro sono ricorrenti, dove c'è un clima cupo, come se fosse inesorabile l'emarginazione, il peggioramento della qualità della vita. O si incontrano ancora condizioni contrastate, come alle case popolari, dove c'è sia la voglia di fare che la disillusione. Un paese scomposto in tante facce diverse che non entra nell'altro registro se non in maniera che fa un po' scandalo. Per cui è una campagna elettorale così schizofrenica, che è difficile da prendere nel bandolo. Se ce l'ha un bandolo…

D. Non si è sentito in una posizione schizofrenica che lei? intendo dire lei, presidente della camera, che scende in piazza con i senza casa dicendo hanno ragione a occupare le case...

R. Beh, questa è una condizione di dissolvenza. È ovvio che essendo candidato premier svolgo il ruolo principale in una campagna elettorale. Naturalmente quegli incarichi, che sono pochi ormai, sul terreno istituzionale di svolgo con grande cura, con grande separazione. Però, francamente, il contrasto non c'è. Lo si vede anche per l'altro ramo del Parlamento, dove presidente Franco Marini è impegnato come me nella campagna elettorale...

D... Non glielo chiedevo sul piano formale, ma su quello personale: la imbarazza un po' questo ruolo insieme di lotta e di governo?

R. Anche per questo vale la dissolvenza: uno sempre più dismette il suo abito di presidente della camera, sempre più indossa quello di una presenza nella scena della battaglia politica.

D. Pentito di aver accettato di fare il presidente della camera?

R. Noo, no, no. Anzi...

D. tornasse indietro lo rifarebbe?

R. Sì, certo. Debbo dire che, per il mondo da cui vengo, per la storia a cui appartengo, in qualche modo mi è sembrato anche di vestire un abito a nome di tanti altri. Ricorderò sempre il 1 maggio a Torino dopo le elezioni. Dissero “li c'è uno dei nostri”.

D. contento però di non dover partecipare alla sfilata del 2 giugno?

R. Assolutamente sì, assolutamente sì.

D. Però, a forza di fare il partito di lotta e di governo, è successo che quando voi siete governo si fanno politiche di destra, si tira la cinghia, il fisco porta via anche ai poveri quel poco che hanno. Quando c'è da ridistribuire ricchezza, i vostri governi cadono. E il compito spetta alla destra, con voli a protestare in piazza. Non le sembra un paradosso?

R. sì, quello che lei descrive è un paradosso della vicenda italiana. Non una legge di natura. Ma è vero quello che lei dice. In genere in Europa era fisiologico che i conservatori andassero al governo quando bisognava risanare e tagliare, e invece i socialdemocratici o la sinistra andavano al governo quando si trattava di redistribuire. E al massimo della politica dei due tempi. Poi la politica dei due tempi è stata incorporata nello stesso tipo di governo, quando gli esecutivi di centrosinistra hanno determinato un'intera stagione in Europa. Sono però le istanze di giustizia parte fondamentale del mandato degli elettori a quel tipo di governi. Non ci sarebbero mai stati i due anni di Romano Prodi senza quella richiesta di giustizia di cui noi ci siamo fatti parte diligente, facendo inserire in programma tante cose come le modifiche alla legge 30, il ritiro delle truppe italiane dall’Iraq e tanto altro…

D. E invece?

R. invece quando il governo è partito, è avvenuto un combattimento suo interno. Il dibattito sulla contestualità o meno dei due tempi: il risanamento e la redistribuzione.

D. La risposta la conosciamo: no.

R. E, lì le forze moderate.... così si è imboccato un corso, dove insieme a delle cose buone come il ritiro delle truppe dal Iraq e la legge contro gli infortuni sul lavoro, nella sostanza, e cioè proprio nell'attesa di cambiamento, questa esperienza ha deluso. Non c'è dubbio su questo punto. E io vivo la stessa delusione della mia gente: è indubbio che non ce l'abbiamo fatta. Da qui appunto la conclusione politica, e la nascita della sinistra arcobaleno. Al di là della scelta di Walter Veltroni di andare da solo sono convinto che fosse ormai irripetibile l’esperienza del governo Prodi.

D. Lei citava prima alcuni incontri della sua campagna elettorale nelle piazze nei teatri d'Italia. Gli altri leader politici nei loro giri hanno incontrato magari scarso entusiasmo, ma quasi tutti raccontano di una rabbia e una delusione comune nei confronti del governo Prodi. È vero?

R. Assolutamente, è vero.

D. era così impopolare il governo?

R. Più che impopolare, ha deluso. Una parte importante del paese si aspettava delle cose che non sono avvenute. Specie la parte più sofferente del paese. Credo ci sia una solitudine operaia che non è stata contrastata dalle politiche del governo. Ci sono state tre occasioni, tutte perdute.

D. quali occasioni?

R. La prima è stata quella delle pensioni. Io continuo a pensare come allora che bisognava avere il coraggio di una misura limpida: esonerare dall'aumento dell'età pensionabile gli operai. Seconda occasione persa: il mercato del lavoro. Troppa cautela intorno alla legge 30, lasciando l'ultima parola alla Confindustria, che già aveva avuto vantaggi rilevanti con l'operazione sul cuneo fiscale. Infine, terza vicenda, e mi scusi la volgarità della parola, il tesoretto.....

D..... si figuri, siamo tutti volgari.....

R. Lì finalmente c'è una possibilità di spesa, e vi si è rinunciato per consolidare il consenso interno allo stesso governo, non quello esterno. L'avesse invece fatto, forse Prodi non sarebbe caduto.

D. mi scusi, ma voi eravate governo. Perché allora non avete minacciato di farlo cadere, usando l’arma suprema, quando si è trattato di discutere di pensioni, di mercato del lavoro, di tesoretto? magari aveste ottenuto qualcosa. D'ora in avanti potrete condizionare ben poco le decisioni politiche.....

R. l'arma suprema è sempre autodistruttiva. Se lei lancia l'atomica dove sta, muore. Questa era la difficoltà. In un governo che aveva la politica dei due tempi, su cui noi non eravamo d'accordo, ma c'era, sarebbe stato suicida porre fine a tutto nel primo tempo. Ci saremo preclusi il secondo tempo, quello della redistribuzione.

D. ma il secondo tempo non c'è stato lo stesso…

R. Non per colpa nostra, ma della parte moderata. Comunque avremmo tradito la nostra gente. Mi lasci dire però che non condivido quello che lei dice sulla nostra efficacia attuale. Chi lo sa quanto conteremo? dipende da che forza avrà la sinistra arcobaleno. Le faccio notare che i successi maggiori per la popolazione italiana sono stati ottenuti dall'opposizione. Lo statuto dei diritti dei lavoratori è stato varato con la sinistra all'opposizione, la riforma sanitaria pure.....

D. Erano però altri tempi…

R. vero, ma anche prima di questi altri tempi c'erano altri tempi ancora, come negli anni 50, in cui non conquistavano niente…

D. A quei tempi anche quattro radicali erano in grado di paralizzare le camere. Oggi, con i regolamenti che lei ben conosce, sarebbe impossibile. Oltretutto Veltroni e Berlusconi vorrebbero modificarli per rendere ancora meno possibile a piccoli gruppi condizionare la vita parlamentare.

R. Guardi però che questi regolamenti sono oggi sostanzialmente penalizzanti, non sostanzialmente decisori. La legge elettorale attuale e i regolamenti fanno sì che la maggioranza fatica a far valere le sue ragioni e le opposizioni fanno fatica a far valere qualsiasi capacità di influenza anche quando sono enormi, senza aver bisogno di piccoli gruppi. Qui, alla camera dei deputati, l'opposizione non è mai riuscita a far inserire un tema suo nell'agenda parlamentare. E la maggioranza ha dovuto ricorrere costantemente i decreti per poter andare avanti, e lo ha fatto con grande fatica, perché i decreti moltiplicano il tempo perso.

D. proprio per questo li vogliono riformare .....

R. Avete certo è terribile il combinato disposto tra regolamenti parlamentari e legge elettorale. Se lei pensa che la legge di bilancio occupa al Parlamento grosso modo tra settembre e dicembre, capirà come la produzione di indirizzo politico sia tragicamente amputata.

D. Lei cita casi nazionali ma non c'è anche un po' troppa Europa a condizionare la vita politica italiana? Glielo chiedo anche pensando al caso Alitalia.

R. che la politica europea debba in qualche modo condizionare, secondo me è in qualche modo obbligato. Perché la globalizzazione chiede, per poter essere influenti, e tu lavori su una massa critica economica e politica. Sotto la scala europea non c'è alcuna possibilità di fare politiche influenti: monetarie, di protezione, di intervento attivo. Il punto è un altro...

D. e cioè?

R. Questi signori che governano l'Europa sembrano essere gli ultimi sacerdoti di politiche liberiste che secondo me non andavano bene neanche in altri tempi, ma che in tempo di recessione diventano addirittura sconcertanti. Perché non le fanno neanche gli Stati Uniti d'America, che le predicano, ma non le fanno. La Federal Riserve interviene sistematicamente, come si è visto nel recente caso della Bear Stearns, salvata dall'intervento del denaro pubblico. Anche la Gran Bretagna ha nazionalizzato una sua banca in crisi. Mi si deve spiegare ora perché si può intervenire su una banca e non su Alitalia. Chissà perché risparmio sì, mentre occupazione e strategie industriali no. Questo è un errore dell'Europa…

D. E la sua ricetta quale è?

R. Coniugare diritti e competitività. Vinceremo con questo la competizione globale. Diritti del lavoro, piani per l’ambiente, valorizzazione di beni comuni come l’acqua, e così via. Con una soglia minima da cui comincia la sfida per la competizione…

D. vero che su questi temi sì che più vicini a Tremonti che a Veltroni?

R. Ci fosse qui Tremonti continuerebbe questo dibattito ci ha già visti protagonisti per lungo periodo, con elementi di dissenso radicale sulle ricette, e convergenze su alcune analisi. D'altra parte io appartengo a un movimento di critica della globalizzazione che per primo ha rotto il pensiero unico, spiegando che è un terreno accidentato, che può determinare la messa in discussione di diritti e produrre una vera e propria regressione di civiltà. Siccome Tremonti si è mosso su un terreno diverso da quello apologetico, c'è stato un dialogo. Quello che non mi convince è che da questo ti salvi con una politica protezionistica. Non mi convince perché l'arma di ritorsione dei paesi dell'America latina, come dell'est, sarebbe così imponente da renderla inefficace. Se vuoi competere con cinesi ed indiani devi pensare ad altri tipi di produzione e di organizzazione della produzione.

D. Quali?

R. Cinque anni fa noi sembravamo battuti in settori come il tessile e le calzature. Oggi non è più così, grazie alla qualità dei nostri prodotti. Io credo che una delle ricette possa essere la tracciabilità dei nostri prodotti, che vale per i generi alimentari con cui si difendono le produzioni biologiche del proprio paese e l'alta qualità dei prodotti naturali. Ma questa tracciabilità deve valere anche per il lavoro, per cui i prodotti possono girare per il mondo a patto che abbiano incorporato un minimo di diritti sociali, un minimo di retribuzione, un massimo di orario, un minimo di diritti sindacali. Tu devi essere competitivo perché hai una capacità di produzione diversa. È l'unica idea di lungo periodo.

D. Non teme che la qualità si possa imparare in fretta? I cinesi riescono anche in questo…

R. Sì, se si tratta di elaborare un buon tessuto. Ma se il tessuto si combina con un'idea di stile, con un tipo di abbigliamento, e con una qualità del prodotto che non è solo dipendente dalla tecnologia, ma dalla esperienza degli uomini, allora a Biella faranno una produzione laniera di qualità superiore perché c'è una rammendatrice che sa fare quello che nessun altro al mondo è in grado di fare. Perché vive in un luogo dove da 200 anni si è prodotta una sensibilità diffusa che ha a che fare proprio con la cultura. Le cito il caso del tessile, che secondo la letteratura industriale sarebbe dovuto scomparire già negli anni 70. E invece è stato salvato da quello che è stato chiamato il sistema moda, il made in Italy. È la stessa cosa che sta avvenendo nella produzione dei vini. Pensi a cos'era vent'anni fa il vino pugliese, o quello siciliano. Erano usati al massimo per tagliare i vini nobili. Oggi sono punti di eccellenza dell'Italia nel mondo. Magari anche grazie all'internazionalizzazione, ad enologi che arrivavano dalla Borgogna.

D. Era immaginabile l'esempio del tessile: in linea con la sua passione per il cachemire...

R. Ah, Ah… però io inviterei qualcuno ad andare a Solomeo in Umbria, dove c'è un signore che ha costruito questa avventura, di produzione di lane di cachemire, che vende in tutto il mondo. Andare lì e provar vedere la qualità di quel villaggio, di quel borgo, di quella produzione. In ogni caso io che non ho mai avuto il cachemire fino a qualche anno fa, quando qualcuno mi fece un dono, mi ricordo delle magliaie milanesi che me ne mandarono uno chiedendomi di apprezzare il loro lavoro. Io credo comunque che bisognerebbe avere un po' più di cura per parlare del lavoro delle persone e dei prodotti, anche di quelli che purtroppo non sono alla portata di tutti.

D. va bene, inventati gli attacchi sul cachemire. Ma sono veri quelli sulla casta, che le sono toccati proprio mentre lei era presidente della camera. I politici sono davvero una casta?

R. il termine mi pare improprio. Se si vuol dire che si sono venuti accumulando nei decenni anche dei privilegi per tutte le rappresentanze politiche in Italia, secondo me è vero. Bisogna intervenire, perché questi sono di nocumento grave alla politica, che spesso non risolve i problemi della gente, ma li complica. L'estraneità della gente è direttamente collegata all’ estraneità della politica della vita quotidiana della gente. Però non c'è la stessa avversione o denuncia quando il signor Ruggiero, amministratore delegato della Telecom, prende una liquidazione di € 17 milioni, equivalenti di 1000 anni di retribuzione di un solo operaio...

D. ma i signori Ruggiero sono pochi…

R. non è vero, sono centinaia di casi. Ma non voglio giustificarmi, io sono per colpire tutti privilegi, che si sono accumulati nei decenni...

D. Lei li ha vissuti adesso, da presidente della camera

R. per la prima volta quest'anno il bilancio della camera è inferiore a quello dell'anno precedente. Non era mai accaduto. Non sono stati erogati gli aumenti previsti dalla legge per gli stipendi dei deputati. Sono stati eliminati dei benefit. Ridotti i vitalizi. Pensi che un giornale come Libero, che sta facendo una campagna molto forte sui costi della politica, me lo ha riconosciuto pubblicamente…

D. Ah, sì?

R. sì, il vicedirettore in una conversazione pubblica ha riconosciuto che a leggi vigenti questa presidente della camera ha fatto quello che poteva. Sono contento. E so che questo è ben diverso da quello che bisognerebbe fare con modifiche strutturali, intervenendo sul numero dei parlamentari e abolendo il bicameralismo.

D. Torno al cachemire. Uno dei fotografi più famosi di Roma, Umberto Pizzi, aveva molta simpatia per lei. In un'intervista l'altro giorno ci ha confessato di essere rimasto deluso dal trovarla dove non si sarebbe aspettato, nei salotti…

R. no, so quel che dice. In un salotto, quello di Maria Angiolillo. Ci sono stato due volte, perché ho ricevuto un invito, con la presenza di numerose altre componenti politiche: da Piero Fassino, a leader autorevolissimi del centro, del centrodestra, dei Ds. Si trattava di colazioni serali con ampia presenza di tutte le componenti politiche. Sarei stato scortese a declinare l'invito, anche per il ruolo che esercitava. Questo è. In ogni caso ho una grande libertà perché sono sempre in grado di confrontare le ore passate davanti ai cancelli di una fabbrica con quelle passate nei cosiddetti salotti. Sono tranquillissimo da questo punto di vista.

D. altra polemica, non voluta. La tocca da vicino la questione giudiziaria in questa campagna elettorale. Un suo compagno di schieramento, Alfonso Pecoraro Scanio, è sotto indagine della procura di Potenza. Perché si tratti di giustizia ad orologeria?

R. no no, mai. Nessuno mi sentirà mai avanzato il sospetto sulla magistratura. Mai. Io penso che un politico debba sempre essere al di sopra di ogni sospetto. La magistratura faccia il suo corso. Non sono neppure sfiorato dal problema. Penso, per come lo conosco, che Pecoraio Scanio sarà in grado di dimostrare la sua estraneità ad ogni accusa. Ma penso che sia giusto fin d'ora dichiarare che se anche venisse eletto sarà a disposizione della magistratura concedendo tutto ciò che la magistratura chiederà. Certo, che capiti in campagna elettorale e un po' sconveniente. Sarebbe meglio che accadesse o prima o dopo. Ma non faccio polemiche.

D. i partiti che compongono la sinistra arcobaleno nel 2006 avevano circa l'11,5%...

R.... è cambiato il mondo...

D. cosa considera un successo alle prossime elezioni?

R. diciamo qualcosa di più di quello che ci attribuiscono i sondaggi…

D. … che la legge ci vieta di citare…

R. per questo lo dico.

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Come è bella, come è bella la mugliera di Mastella

"T'accompagno, vico vico, sulo a te che si' n'amico, accussì vide cumme sta chesta povera città; camminando tra 'sti mucchi viene voglia 'e chiude l'uocchi, ma poi pienso cumm'è bella a mugliera de Mastella. Dopo anne 'e Pomicino è arrivato Bassolino, che si è unito in matrimonio co' la Russo Iervolino, nun bastava stu binomio pe' acchiappa' tutte ste' milioni è venuto a da' 'na mano pure 'o re di Ceppaloni. 'Sta città aspetta ancora il suo rinascimento, nel frattempo ce tenimme chesta sorta 'e inquinamento; dove so' 'o cielo e 'o mare, a poesia e 'a bellezza? So' fernuti 'n miezz 'a via, insieme a tutta sta' munnezza. Finirà chisto burdello, qualcuno farà pulizia, e come sarà bello vederli andare via. Il giorno che finirà tutto avranno ormai piena la panza, saluteranno con un rutto e allora avremo una speranza... E sarà di nuovo bella 'a città 'e pulicinella , tornerà ancora bella cumme 'a mugliera 'e Mastella..." E' il testo della canzone di Giorgio Carosone, cantautore abruzzese con piglio napoletano e un passato americano, che sta spopolando fra gli italiani all'estero, in particolare quelli in Germania. Carosone (nessuna parentela con il celebre Renato), è autore di numerose canzoni per bambini e anche di alcuni pezzi di "satira politico-musicale". Tra i suoi titoli un "Tu sei buono e ti tirano Di Pietro" e un "Eppure so' Fazio" che ebbero qualche successo in passato...

TUTTI CONTRO BERLUSCONI CHE DISTORCE RUINI. MA NESSUNO L'HA LETTO

Una frase di Silvio Berlusconi sul cardinale Camillo Ruini ha mandato venerdì sera i tilt la squadra dei cattolici del partito democratico. La frase era contenuta nell'intervista rilasciata a Italia Oggi e a Class Cnbc, di cui in questo blog potete trovare l'audio (post precedente). A Berlusconi ho chiesto conferma di una telefonata- riportata da tutti i giornali a febbraio- che il cardinale Ruini gli avrebbe fatto per convincerlo a non divorziare da Pierferdinando Casini. Il leader del Popolo della Libertà nega che quella telefonata sia mai esistita. Quanto all'appoggio della Chiesa a Casini, Berlusconi sostiene che Ruini "è una persona eccezionale", di grande intelligenza e aggiunge che certamente non deve essere ignoto al cardinale il meccanismo della legge elettorale per cui solo chi dei due grandi contendenti vincerà le elezioni potrà avere responsabilità di governo. Una considerazione abbastanza scontata, in bocca a Berlusconi. Eppure, apriti cielo! Beppe Fioroni lo ha addirittura accusato di "ingerenza negli affari interni della Chiesa". Pierluigi Castagnetti e Paola Binetti hanno tuonato scandalizzati. Qualcuno di loro ha però letto il testo dell'intervista? No. Nessuno. A Fioroni l'ha riferito Castagnetti. Alla Binetti? "Me l'ha riferito Castagnetti. Io ho subito chiamato monsignor Betori per chiedere una smentita alla Chiesa, magari del cardinale Ruini. Ma non vogliono fare smentite. Così l'abbiamo fatta noi". Onorevole Castagnetti, ma lei ha letto l'intervista a Berlusconi? "no, me l'ha riferita il mio addetto stampa, io ero in un convegno un po' di fretta. Mi spiace dell'equivoco, ma sa, siamo in campagna elettorale..."

Berlusconi, la mia ricetta per Alitalia. Le insolenze di Casini, il tradimento di Veltroni: tutto l'audio dell'intervista a Italia Oggi- Class Cnbc

CAMERATA CIARRA, IL SUO PRIMO DISCORSO

Ecco alcuni brani del primo comizio di Giuseppe Ciarrapico a Piana delle Orme: "Il pensiero di Giorgio Almirante sarà sempre una grande scuola. In questi giorni ha parlato contro di me l’onorevole Casini. E’ lo stesso Casini che per anni ho finanziato al festival dell’amicizia a Fiuggi e che allora si diceva essere onorato di sedermi accanto. Pochi giorni fa ha detto che Berlusconi aveva raccolto di tutto, aveva raccolto pure Ciarrapico. Beh, sa, onorevole Casini, può darsi che Berlusconi mi abbia raccolto, onorevole Casini. Ma stia certo che io farò di tutto perché lei nella sua volta celeste non metta più piede, e questo è il sogno. Qui c’è gente perbene. C’è gente che non si genuflette quando esce qualche cardinale. Lei mi ha rampognato addirittura a piazza San Pietro quando andai ad esprimere con civiltà romana la nostra fedeltà cattolica- una fedeltà combattiva- e non mi inginocchiai (come fece lei) appena dissero “sta per uscire il cardinale Ruini”. Mi inchinai. Perché lei che oggi predica il verbo del laicismo si inginocchia quando vede un prete? Noi siamo rimasti a quel cattolicesimo combattente che ha difeso negli anni gloriosi il cattolicesimo sempre e dovunque, e non ce ne siamo mai fatti sgabello per fare politica. Vede, onorevole Casini, lei su di me la può pensare come vuole. Ma una cosa è certa: nel momento che lei ha voluto affermare il primato dell’Unione democratica di centro, io le ho portato via il sindaco più importante della provincia di Frosinone, il sindaco di Cassino! Alla prova del fuoco, onorevole Casini, lei e i suoi siete sempre mancati.. Lei deve tutto al suo maestro Arnaldo Forlani, eppure quando lo misero alla gogna lei non fu capace di un gesto, non fu capace di una parola… Ecco, fra me e lei, fra noi e voi c’è una sostanziale differenza: noi rappresentiamo i valori altri, noi sappiamo come pagare quando dobbiamo pagare.Perché ho scelto Piana delle Orme questa sera? Perché sono venuti qui a bagnarsi le scarpe 18 giornalisti sperando di cogliermi con il sorcio in bocca di qualche dichiarazione avventata? L’ho scelto apposta Piana delle Orme, perché qui tutto parla di noi come ha detto il camerata Finestra. Sì, Ancora per Casini. Quando ho scelto di affrontare questa battaglia politica, l’ho scelta con la consapevolezza che era il momento in cui era necessario scendere in campo. Ho sentito il richiamo della battagliaIo lo so che sono un personaggio scomodo, ruvido. Faccio l’editore a Latina da venti anni e lo faccio alle volte scomodamente anche per amici e alleati, partendo dal principio che un mascalzone, un ladro, uno che inciucia sulla cosa pubblica, non è necessario che sia di destra o di sinistra, è sempre un ladro. Questa è gente che non ci interessa.

Ho scelto Piana delle Orme non per un nostalgismo, perché ci sono le bandiere a noi care, i simboli a noi cari. L’ho scelta perché qui c’è la prova provata di una grande civiltà, la civiltà del lavoro che qui ha trionfato e lasciato le impronte. Ed è dalla civiltà del lavoro che l’Italia deve ripartire, se vuole vivere Non pensavo che la mia modesta figura suscitasse tanto clamore. Un mio amico che presiede una società di sondaggi internazionali mi ha detto che se avessi dovuto pagare la campagna pubblicitaria che hanno fatto sul mio nome non ci sarebbero bastate cifre da brivido Ho rilasciato quella intervista a Repubblica per una questione umana: sono amico da 40 anni, sono socio del rosso principe Caracciolo. Lui è rosso, io sono nero, nerissimo, non l’ho mai nascosto. Ma ci accettiamo. Lì però sono caduto nel tranello: mi hanno mandato- dicono. Il più velenoso giornalista del grande quotidiano Repubblica, tale Caporale. Ma a leggerla e rileggerla quella intervista non avevo detto tutto sommato nulla che non avevo sempre detto. Tutto sommato ha ragione il presidente Berlusconi quando mi ha detto “sperano che tu ti spaventi e scappi”… Io gli ho risposto: non ci penso per niente. Sono rimasto in lista, sono rimasto candidato e mi auguro proprio di provocargli più danno possibile. Non sapendo più cosa dire hanno detto che ero un antisemita, un perseguitatore di ebrei! Ma io ai tempi delle persecuzioni avevo 4 anni e mezzo. Sarò stato anche un enfant prodige, ma all’anima dell’enfant prodige! Una gentile signora giornalista ebrea, candidata nelle mostre liste, avrebbe dichiarato (perché poi a me lo ha negato) che non poteva stare in una compagine politica dove c’era Ciarrapico. MI ha chiesto invece di concludere la campagna elettorale con lei a La Spezia il giorno 10. Ci andrò, rinunciando a incontrare l’elettorato della mia circoscrizione, Ci andrò per dimostrare che tutto sommato non appartengo alla razza che volta la coda come i diavoli all’epoca di Belzebù. Ci vado per dimostrare che possiamo essere dei buoni cittadini del mondo anche senza fare la sfilata con la kippah. Tutto sommato la gente apprezza di più quelli che hanno il coraggio di dire e non rinnegano. Quelli che hanno ancora il coraggio di chiamare camerata il camerata, compagno il compagno! Onorevole Veltroni, ma sbaglio o lei dichiarava fino a qualche anno fa che era comunista? Io non sarò comunista. Voglio morire- il più tardi possibile- con le stesse idee con cui sono stato allevato… Tutto sommato quel Prodi là, un po’ gommoso come aspetto, mi fa pure pena. E’ rimasto solo, non lo guarda più nessuno. L’uomo onesto… che torna sempre sul luogo del delitto. Svendette tante aziende di stato, e ora svende pure l’Alitalia . Ecco la vita di Prodi: Più danni fai, più cresci in carriera. Sono stato condannato? Sì, condannato nell’epoca eccelsa della giustizia secondo Di Pietro. Non mi spaventate se mi rinfacciate la mia vita di imprenditore: ho avuito delle defaillance. Solo chi resta ferito in battaglia ha combattuto la battaglia. L’ho combattuta, e la combatto oggi in questa avventura politica…"

MITRAGLIETTA IN SPALLA, IL CIARRA SBARCA AD ANZIO

Inizia questa sera la campagna elettorale di Giuseppe Ciarrapico. Che presenterà il suo programma sbarcando ad Anzio e ricombattendo a Cassino. L'editore abruzzese di rito ciociaro, candidato al Senato al posto numero 11 della lista del Popolo della Libertà nel Lazio sud, infatti ha deciso di esordire in un posto simbolo come il Museo di Piana delle Orme (www.pianadelleorme.it) alle porte di Latina, dove sono raccolti tutti i più grandi cimeli della storia della bonifica pontina, della prima e della seconda guerra mondiale. Lì c'è il carro armato più richiesto nella storia del cinema, quello utilizzato nelle riprese de "Il paziente inglese" e de "La vita è bella". Sceneggiati pure le battaglie di Montecassino e lo sbarco ad Anzio. Ciarrapico è un appassionato collezionista militare. Se volete farlo felice, regalategli qualche soldatino raro... Di truppe avrà bisogno comunque per entrare in Senato. Con i sondaggi attuali il Pdl potrebbe perdere nel Lazio, e il Ciarra resterebbe tagliato fuori. Pronto a fare il tifo per un ingresso nel govermo di Lamberto Dini e Marcello Pera che- dimettendosi- gli lascerebbero il seggio...

E' L'ENI L'ARMA SEGRETA DI BERLUSCONI SU ALITALIA

Esiste o non esiste una cordata tutta italiana per l'Alitalia? Silvio Berlusconi ha lanciato il sasso in campagna elettorale, e a molti è apparsa una boutade. Ma il Cavaliere sta pensando davvero a un'alternativa seria alla soluzione Air France. In campo resta sempre il duo Banca Intesa-Air One, ma l'idea del leader del Popolo della Libertà è quella di affiancare altri istituti bancari (Unicredit-Capitalia, Banca popolare di Milano) qualche imprenditore noto (Luciano Benetton) e soprattutto l'Eni guidato da Paolo Scaroni, che ha le risorse finanziarie necessarie, è il gruppo portabandiera dell'Italia nel mondo e non è del tutto estraneo al business. Sia pure su piccola scala l'Eni possiede già una piccola compagnia di bandiera per i voli privati. Una mini-flotta che effettua servizi interni ma che affitta voli anche al management delle principali aziende italiane e ai privati che lo richiedono. Dell'ipotesi- secondo quanto rivelato da Berlusconi in privato- si è già fatto cenno a Scaroni, il manager che prima del cavaliere ha lanciato la moda del "tutti senza cravatta". Non si sa con quanto entusiasmo l'idea sia stata accolta dal diretto interessato. Ma è probabile, che a poche settimane dal rinnovo delle cariche in Eni, non sia arrivato un "no" scortese e roboante...

Ma sì che c'è un vero fascista in lista con Veltroni!

Sull'onda del caso Ciarrapico e spingendosi a una di quelle affermazioni apodittiche che mai si devono fare, tanto meno in politica, Dario Franceschini aveva sfidato chiunque a trovare un nostalgico del fascismo in lista con il Pd di Walter Veltroni. E ha perso la scommessa: c'è un fascista dichiarato, coordinatore nel Lazio di Alternativa sociale, partito di Alessandra Mussolini. Si chiama Paolo Arcivieri e corre per il Pd nel municipio VI di Roma-. L'ha pizzicato nelle liste depositate E polis, raccontando anche i sette mesi di galera che Arcivieri si è fatto nel 2006 non per apologia di fascismo ma per l'inchiesta sugli irriducibili della Lazio che ricattavano il presidente Claudio Lotito. Ora la candidatura, pare dovuta alla ex Margherita e a Giulio Pelonzi, consigliere comunale rutelliano di fede laziale, crea imbarazzo. E si sostiene che se anche eletto Arcivieri rifiuterò l'incarico. Ma come è finito in quel posto? E quale controllo c'è sulle liste in casa Pd?

CIARRAPICO, IL PAPISTA ANTI-PAPISTA

Giuseppe Ciarrapico ha annunciato urbi et orbi nel week end di non essere fascista, ma "papista e ghibellino", e così tutti i giornali hanno riportato, sintetizzando una intervista concessa dal futuro senatore del Pdl a Petrus, sito non ufficiale dei Ratzinger boys. Nessun giornale si è chiesto come si potesse essere allo stesso tempo anti-papista (ghibellino) e papista. Lunedì 17 marzo però il sito Petrus e il suo condirettore Bruno Volpe hanno corretto l'intervista a Ciarrapico, titolandola: "sono papista e guelfo". Lo stesso Volpe spiega che cosa è accaduto...