
Ma quante facce di
tolla fra gli indignati commentatori delle
intercettazioni sulla
Rai! Perfino il sindacato interno dei giornalisti dell'azienda, il celebre
Usigrai, che minaccia una
class action contro i responsabili dell'
inciucione aziendale con
Mediaset... Scandalizzati, scandalizzatissimi degli stretti legami di qualche dirigente con il presidente del Consiglio dell'epoca, Silvio
Berlusconi o il politico di turno. Infatti tutti, dal segretario dell'
Usigrai in giù, nel sindacato dei giornalisti
Rai essendo entrati per concorso e poi divenuti sordi, non hanno mai cercato raccomandazioni di sorta
nè ascoltato il politico-sponsor che poi reclamava i suoi diritti. Non ce ne è uno di loro che ogni giorno prima di cercare una notizia non si faccia il giro delle sette chiese politiche per avere una raccomandazione. Non c'è uno di loro che sia divenuto conduttore, caposervizio, caporedattore, vicedirettore o direttore per meriti personali: ha sempre, in tutti i casi, telefonato il politico-sponsor a chi doveva prendere quella decisione. Non c'è una sola scaletta di
Tg Rai che sia pensata per le esigenze del telespettatore: tutte decise a tavolino con lunghe riunioni di strategie politica su come fare risaltare o evitare di deprimere l'uomo politico del cuore. Non c'è un giornalista o un dirigente
Rai che prima di tutto non pensi questo. Vogliamo chiedere a
Pierluigi Celli, ex capo del personale ed ex direttore generale dell'azienda? Ora che è fuori dai giochi può anche esplicitare meglio quello che riservatamente ha già raccontato e velatamente ha scritto per allegorie. Vogliamo fare raccontare a Claudio
Velardi cosa era contenuto nelle liste che inviava al direttore generale della
Rai o ai consiglieri di amministrazione quando era il principale collaboratore di Massimo D'
Alema? E allora fate un bella pernacchia quando sentite l'
Usigrai tuonare: "via la politica dalla
Rai!". Se così fosse bisognerebbe licenziare 1800 giornalisti...
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